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Sommario

Oratorio Arcobaleno

Adolescenti: un’età di progetti?

La nostra chiesa bresciana, attraverso alcuni uffici di curia impegnati nel campo della catechesi e della animazione, sta lavorando,da diversi mesi, ad un documento che rediga le linee per un progetto diocesano di pastorale dei pre-adoelscenti e degli adolescenti.

Questo documento, arrivato alla sua seconda bozza, vuole essere condiviso anche a livello delle singole comunità parrocchiali perché, attraverso la mediazione dei consigli pastorali parrocchiali e l’esperienza diretta di educatori e animatori, si possa giungere alla stesura definitiva in modo più condiviso possibile.

adolescenti al lavoro

Il documento è diviso in tre parti: nella prima e nella seconda parte, con l’ausilio delle scienze pedagogiche, vengono definiti chi sono i pre-adolescenti e gli adolescenti, quali sia la situazione in cui si trovano oggi i nostri ragazzi e le dinamiche psicologiche/affettive che caratterizzano queste età; il tentativo è quello di delineare alcuni obiettivi in ordine alla crescita umana, di fede e all’inserimento graduale e personale all’interno della chiesa e della società.

Questi obiettivi sono certamente alti e gli estensori del documento non si esimano dal sottolinearlo, bensì dicono che: “la misura alta della pastorale adolescenziale (…) sembra cozzare con la realtà del punto di partenza: la situazione degli adolescenti di oggi, segnati da una forte fragilità e «culturalmente» condizionati”.

Rimane pur vero che seppure constatiamo, nei nostri ragazzi, momenti nei quali prevale in loro l’amor proprio e l’egoismo, non possiamo negare come la nostra comunità può vantarsi ancora di molti ragazzi dediti allo studio (in estate anche al lavoro), alla passione per qualche hobby o sport, ma soprattutto capaci di rendersi disponibili tutte le volte che chiedi loro un aiuto.

Nella conclusione della seconda parte del documento, si sottolinea come nell’adolescente la capacità di sognare e la forte immaginazione può diventare una risorsa, un motore che permette di progettare il futuro.

Non volendo rivoluzionare quanto già proposto ai nostri ragazzi dalla singole realtà parrocchiali, il documento, nella terza parte, individua dei punti cardine per l’elaborazione di un concreto progetto parrocchiale zonale.

Tale progetto dovrà interessare l’intero panorama della vita dei nostri ragazzi e quindi prevedere interventi specifici all’interno di tutti gli ambienti di cui sono protagonisti: dalla casa all’oratorio, dalla scuola al lavoro, con una particolare attenzione all’utilizzo del loro tempo libero.

Tutti noi, soggetti diretti o indiretti della crescita cristiana dei nostri ragazzi, in qualità di membri della comunità cristiana, di educatori, di familiari, dobbiamo impegnarci in scelte fondamentali che condizionino, a priori, tutti gli interventi e le azioni educative proposte.

Il documento della diocesi traccia, a riguardo, un preciso e dettagliato elenco di tali scelte.

Anzitutto qualsiasi progetto dovrà avere lo scopo di aiutare ogni singolo ragazzo a dire il proprio libero e responsabile “sì” alla propria vocazione personale, “a scoprire quale sia il suo posto nella chiesa e nel mondo”.

Ciò dovrà avvenire nell’ottica di una educazione di tipo globale, cercando cioè di non separare la maturazione umana da quella cristiana ma facendo in modo che, in ogni aspetto della vita cristiana “crescere” sia sempre “crescere in Cristo”.

Inevitabile sottolineare come la figura dell’educatore/animatore, che segue il gruppo degli adolescenti, sia fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi prefissati; quel che conta è che essi siano veri testimoni, soggetti di una “solida scelta di fede di vita cristiana, e una chiara appartenenza alla comunità ecclesiale”.

Tuttavia essi non potranno essere le uniche figure di riferimento cristiano dei nostri ragazzi; il documento non può nascondere, infatti, l’essenzialità di un costante coinvolgimento della famiglia in quanto “l’adolescente ha ancora bisogno di quei rapporti, così come ha ancora bisogno dell’affetto dei propri genitori”.

La comunità cristiana dovrà aiutare i genitori “ad essere sposi, il più possibile, autentici e cristianamente maturi”.

La nostra tradizione bresciana ha, alle spalle, l’esperienza dell’oratorio come luogo di crescita umana e cristiana per i nostri ragazzi; purtroppo, nonostante per diversi di loro resti uno spazio significativo, bisogna riconoscere che la situazione attuale nelle diverse realtà locali e le prospettive a venire “esigono un forte ripensamento della sua identità e delle sue strutture”.

In particolare, ci si chiede se oggi l’oratorio possa esaurire tutte le possibilità di pastorale degli adolescenti e dei giovani o se sia importante e determinante l’apertura e il collegamento anche con altri luoghi di vita dei nostri ragazzi, come ad esempio quella delle associazioni, dei movimenti, dei gruppi sportivi o di altre istituzioni educative, che vanno al di là degli oratori o delle singole parrocchie.

Se da una parte, dunque, si ribadisce la convinzione che l’oratorio, con la sua forte potenzialità e specificità educativa, può essere ancora una presenza significativa per i nostri ragazzi, dall’altra è necessario attuare uno sforzo per adattare le sue risorse e la sua progettualità alla loro concreta situazione.

Come si può evincere da questo breve sunto gli obbiettivi del progetto diocesano sono alti e l’impegno necessario per raggiungerli cospicuo.

La speranza è quella che anche la nostra comunità possa lavorare al meglio nelle direzioni proposte dalla diocesi, pur ritenendo essenziale anteporre ad ogni generico progetto quello di positivo che è già stato fatto nella nostra realtà.

Una delle frasi finali del documento ne individua lo scopo nel “mantenere viva l’attenzione delle comunità cristiane nei confronti dei pre-adolescenti e degli adolescenti, perché non capiti che, terminato il cammino della iniziazione cristiana con la cresima, vengano abbandonati a sè stessi o siano visti come un problema”.

Convinta e consapevole che l’attenzione verso coloro che rappresentano il nostro futuro non dovrà mai scemare, l’augurio che la nostra comunità deve farsi è, piuttosto, quello di essere in grado di affascinare e condizionare la loro esistenza con l’esempio di una vita vera vissuta sulle orme di Cristo.

Don Alberto - Valerio


1 2008


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