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ripensandoci

Triduo dei Morti: qualcosa di bello, di grande e di valido

A venti giorni dal Triduo dei morti mi viene di ringraziare il parroco che mi ha chieste di partecipare, dico partecipare, e di venire a predicare in quel di Borno, perché non è possibile non farsi coinvolgere dal clima che si respira in questa occasione.

Vedere una “machina del Triduo” di rara bellezza e magnificenza, segno tangibile della fede dei padri, un trono tanto solenne per Gesù Signore Eucaristico, ti fa toccare con mano la fede che quelli (i nostri padri) avevano e che non si tiravano indietro quando c'era da spendere per il Signore. Quella era Fede di opere e non di chiacchiere: quando si usa il portafoglio per Dio è segno che la fede c'è ed è genuina; fede che si è radicata e si mantiene viva e fruttificante anche ai giorni nostri.

Ho visto non solo la “machina del Triduo”, ma ho goduto soprattutto la presenza di una folla che si accalcava per stare con altri fratelli, per ascoltare la parola di Dio, per lasciarsi disturbare da questa Parola e per volersi lasciare guidare da questa Parola.

Le fede comune si esprime in meraviglioso modo e con mutuo aiuto nel pregare insieme, nell'insieme cantare il nostro Signore. Chi non era presente ha perso qualche cosa di bello, di grande e di valido.

Il nugolo di bambini chierichetti meriterebbe un capitolo di un libro, per non dire dei chierichetti grandi fedeli, puntuali e gioiosi nel servire all'altare. Questa realtà ti obbliga a sperare nel futuro sano di Borno.

Anche i temi toccati potrebbero essere oggetto di approfondimento nella famiglia: è li che la fede masticata, digerita, assimilata diventa vita. Il percorse delle idee toccate è facilissimo: Gesù ci è stato inviato come regalo impagabile del Padre perché noi ne approfittassimo; questo Gesù ci dice chiaramente che senso ha la vita ed oggi in particolare ci richiama il fatto incontestabile, ma spesso non vissuto, che i beni terreni non danno nessuna garanzia per la vita vera, quella non di assaggio, ma che avremo per sempre. Ed in fine, la gustosa e sapiente omelia del nostro Vescovo sul Paradiso.

Se le nostre famiglie condissero i loro pranzi, almeno quelli festivi, con le parole del Vescovo dateci in regalo in quella ultima sera, certamente anticiperebbero un bel po' di Paradiso e i nostri morti gioirebbero ancora di più vedendo che quanto hanno seminato ai loro giorni, non solo non è andate perduto, ma sta addirittura migliorando.

Grazie a tutti.

don Paolo Ravarini


1 2008


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