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Sommario

ripensandoci

Giustizia o misericordia?
Giona, il profeta convertito alla misericordia

Quello di Giona è uno dei libri più brevi della Bibbia - quattro piccoli capitoli - ma forse nessun altro libro dell'Antico Testamento ha saputo mettere in luce con semplicità, forza e grazia la misericordia di Dio.

Giona è il profeta minore più popolare della Bibbia, probabilmente per il racconto del suo fantasioso salvataggio ad opera di una “balena” (che magari a molti può ricordare anche la favola di Pinocchio), ma il contenuto di questo libro è ben più ricco e profondo.

profeta giona

I protagonisti sono Dio, il profeta Giona e la grande città di Ninive. Questa città aveva smarrito la via della speranza e della fiducia in Dio, i suoi abitanti erano caduti molto in basso e avevano bisogno di una scossa che gli inducesse a cambiare vita.

Il Signore rivolge a Giona queste parole: «Alzati, và a Ninive la grande città e in essa proclama che la loro malizia è salita fino a me». Giona, però, cerca di sottrarsi a questa missione, fuggendo in direzione opposta. Dio lo riporta a Ninive e per la seconda volta lo invita ad entrare in città. Il profeta questa volta obbedisce e percorre tutta la città annunciando che... «Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta».

I cittadini di Ninive accolgono le parole del profeta, fanno penitenza e «Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si impietosì riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece. Ma Giona ne provò grande dispiacere e ne fu indispettito. Pregò il Signore: “Signore... so che tu sei un Dio misericordioso e clemente, longanime, di grande amore e che ti lasci impietosire riguardo al male minacciato. Or dunque, Signore, toglimi la vita, perché meglio è per me morire che vivere!”»

Il profeta, un po' testone, non aveva accettato la logica di Dio: “minacciare il male” per far ripartire il bene, sempre pronto a perdonare anziché condannare. Dio ama talmente le sue creature da impietosirsi quando queste vivono nel male e fa di tutto perché esse siano salvate, siano felici. Questo amore sempre più grande si compirà, infatti, nel dono completo di Gesù che «amò i suoi fino alla fine», morendo per loro e per noi sulla croce.

Giona vorrebbe un Dio “giustiziere”, che castighi i tanti abitanti di Ninive; non accetta e non comprende la misericordia di Dio, dimenticando che anche lui vive grazie a questa stessa misericordia.

Quante volte anche noi vorremmo che Dio castigasse duramente chi ha sbagliato e non ci accorgiamo delle infinite volte in cui noi per primi siamo stati perdonati da Dio. Giona non ha capito nulla della sua missione, ma Dio non lo abbandona; si prende cura di lui, cerca di fargli comprendere ciò che conta davvero nella vita: desiderare e impegnarsi perché tutti abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.

Ci sono due modi di condurre il mondo e la storia: la misericordia di Dio o la “giustizia” umana. Per nostra fortuna Dio ha scelto la prima opzione. Giona, invece, vorrebbe una giustizia secondo la logica umana, basata sull'antico “occhio per occhio” e che non contempla il perdono.

Dio desidera sempre “scusare” l'uomo:

Si può quasi dire che Dio non sopporti di essere offeso dagli uomini e nemmeno che questi offendano la loro stessa vita. Proprio per questo è sempre pronto a scusarli, amarli e a ravvivare in loro anche la più piccola scintilla di bene. L'amore immenso di Dio si manifesta solennemente nella misericordia e nel perdono universale: Dio o ci perdona tutti o non perdona nessuno.

A volte noi possiamo far fatica ad accogliere questa straordinaria e misteriosa verità. Può apparire più facile una “giustizia distributiva”: compi il bene avrai il bene; compi il male avrai il male. E qualche volta la fatica più grande che dobbiamo compiere è quella di usare misericordia, oltre che verso gli altri, anche verso noi stessi: spesso i buoni propositi naufragano nelle nostre fragilità e ci troviamo, come diceva S. Paolo, non a compiere il bene che vogliamo, ma il male che non vogliano (Rm 7,19).

Se riuscissimo a convertirci al modo di agire di Dio sicuramente la nostra vita cambierebbe e fraternità, perdono e solidarietà non resterebbero solo belle parole da pronunciare o scrivere, ma diventerebbero luce e realtà nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nel mondo intero.

Il breve libro biblico termina con un altro episodio abbastanza buffo: Giona si arrabbia di nuovo e vuole ancora morire solo perché una pianta di ricino, fatta seccare apposta da Dio mediante un vermicello, non può più fargli ombra quando il sole è alto.

Quante volte anche noi per una inezia o piccoli disguidi quotidiani ci arrabbiamo e, magari, nel nostro intimo per un attimo mandiamo tutto e tutti a quel paese, invocando le regole della giustizia o, peggio ancora, ci lasciamo corrodere dal verme della vendetta.

Sempre S. Paolo ci ricorda che «la lettera uccide, lo spirito fa vivere» (2cor 3,6). Senz'altro per vivere insieme dobbiamo darci delle regole ed impegnarci a rispettarle, ma solo con le pietre vive della misericordia e del perdono, che il Signore per primo dona a ciascuno di noi, possiamo costruire quella che Papa Paolo VI definiva la “Civiltà dell'Amore”.

Don Giuseppe


Pasqua 2008


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