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ripensandoci

Pasqua? Con chi vuoi... meglio con tutti!

A volte è calda, a volte è fredda. Qualche volta piove, altre invece c’è un sole bellissimo senza una nuvola in cielo. Perfino il giorno sul calendario non è mai lo stesso, cambia ogni anno; alta o bassa qualcuno direbbe. È quella domenica (questo è certo ed immutabile) da passare con chi vuoi; a Natale si sa, devi stare con i tuoi. “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi...”.

Questo adagio torna ogni anno a rimbalzare nelle nostre orecchie: costume, consuetudine, o semplice modo di dire. Ogni Natale salta fuori, ci avete fatto caso? Arriva dicembre, si sente odore di vacanza, di feste, e... “Cosa fai a Natale?” Risposta: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. Unica, inimitabile ed eloquente risposta.

Dai... non può essere solo un detto così a caso, buttato lì da secoli solo per una bella rima e perché suona piuttosto bene. Pensateci un po’... “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. È solo rima? No, direi di no. Sotto sotto questo motivetto riassume, secondo me, la grandezza della fede cristiana.

A volte, quando ero piccolo, capitava che in alcune occasioni venisse a trovarci il curato a catechismo; la catechista se ne stava zitta zitta e per quella lezione parlava il prete. Più precisamente avveniva che noi “boce” facessimo domande e il curato rispondeva alle nostre curiosità. Una volta qualcuno chiese: “Ma don... è più importante il Natale o la Pasqua?”

A distanza di qualche anno posso intuire le difficoltà del curato nel cercare di formulare una risposta: “Accidenti... E cosa gli dico adesso? È nato prima l’uovo o la gallina?... Domanda di riserva?”. Passò qualche secondo ed ecco la risposta: “La Pasqua”. Vi lascio immaginare il seguito; al coro di “Perché?” che seguì, il prete decise di intraprendere il sentiero della teologia per dare un’ulteriore risposta. “La Pasqua è più importante perché senza di essa, cioè senza la resurrezione di Gesù, non esisterebbe la nostra religione”. Va bè... per quella volta ci accontentammo di tale risposta che ci sembrò più che esaustiva, ma a distanza di anni, ripensandoci, mi ha lasciato un po’ di dubbi, come la storia dell’uovo e della gallina.

Ecco che giunge anche quest’anno la Quaresima ed ecco che, nel flusso dei pensieri e della preghiera, mi torna in mente quella lezione di catechismo e la domanda che facemmo al curato. Tra le decine di pensieri in sovrapposizione spunta ancora il vecchio adagio: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. Che stranezze che genera il cervello. Parafrasato suona così: “Passa il Natale con la tua famiglia in serenità, che a Pasqua poi te ne andrai dagli amici a festeggiare”.

Continuo a sovrapporre pensieri e mi rendo conto della grandezza della cosa.

Il mistero del Natale ci è stato donato attraverso la famiglia (Natale con i tuoi...), si instaura nella nostre vite per sempre attraverso una madre, un padre ed un figlio che giunge a portare la felicità. La sacra famiglia diventa quindi il tramite per accogliere Gesù, il Dio fatto uomo venuto a sconfiggere il peccato nella Pasqua della sua resurrezione.

Ed ecco come la famiglia, piccola chiesa domestica, continua ad essere oggi la base, il mattone della Chiesa universale. Nella famiglia cresciamo, condividiamo, amiamo. La Chiesa è semplicemente questo. A noi il compito di condividere il mistero della Pasqua di resurrezione, partendo dall’edificante esperienza della famiglia per arrivare agli altri, agli amici, ai nemici (Pasqua con chi vuoi...) a portare quello che Lui ci ha insegnato: “Amatevi gli uni gli altri”.

E se le cose stanno veramente così, la risposta del mio vecchio curato forse è stata un po’ affrettata. Non ha senso subordinare una festa all’altra. La Pasqua e il Natale sono scritte in noi sulla stessa pagina perché ci sono state donate per un unico grande scopo: volerci bene. Quindi passate pure la Pasqua con chi volete, amando come amate e siete amati nelle vostre sacre famiglie.

“Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”.

Massimo Gheza


Pasqua 2008


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