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Sommario

ripensandoci

Una lunga storia d'amore

In principio Dio creò il cielo e la terra” (Gn 1,1) - È il “c'era una volta” di questa storia con cui il Protagonista inizia a sprigionare il suo desiderio e la sua fantasia, chiamando all'esistenza l'universo, le piante, gli animali e collocando al vertice, in un giardino, l'uomo e la donna creati... a Sua immagine.

Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d'Israele trattandoli duramente” (Es. 1,13) - Purtroppo gli uomini chiamati a partecipare ad un grande progetto d'amore, mostrarono subito la loro impazienza e il loro egoismo, guastando i rapporti con il proprio coniuge, con il proprio fratello (Caino e Abele), con lo stesso Creatore che volevano raggiungere (e forse superare) solo mediante le proprie forze e la propria superbia (torre di Babele). Così i figli del patriarca Israele divennero schiavi di un altro popolo.

Ora và! Io ti mando dal faraone. Fà uscire dall'Egitto il mio popolo, gli Israeliti!” (Es. 4,10) - Spesso le storie hanno dei punti focali, sui quali si regge l'economia dell'intero racconto. Una delle colonne portanti di questa storia è che Dio si prende cura del suo popolo, lo libera dalla schiavitù e, attraverso Mosè, gli propone un'alleanza e lo guida verso una terra promessa.

Amerai il tuo prossimo come te stesso” (Lv 19,18) - È esperienza quotidiana che per vivere su questa terra senza farci troppo male gli uni con gli altri, sono necessarie delle leggi che valgano per tutti. Il racconto, infatti, prosegue presentandoci una moltitudine, spesso intricata e non certo di piacevole ascolto, di norme, divieti, imposizioni, alcune delle quali sono e saranno sempre a fondamento della convivenza umana: non uccidere, non rubare, non dire falsa testimonianza. In mezzo a questo groviglio, però, risuona già uno strano comandamento: amare.

Ora stabilisci per noi un re che ci governi, come avviene per tutti i popoli” (1Sam 8,5) - Ad un certo punto della vicenda al popolo d'Israele non sembra più bastare il patto proposto da Dio (“Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”); esso reclama un'esperienza più concreta: un re in carne ed ossa (Saul, Davide, Salomone ecc.), un regno e un territorio ben definiti.

Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia” (Ez. 3,17) - Fra resoconti di lotte per il potere, guerre, esili e ritorni, spunti di sapienza universale e raccolte di canti molto belli (tanto che ancor oggi li preghiamo nelle lodi e nei vespri), questa lunga storia viene animata dai profeti. Questi non erano specificatamente dei veggenti, e tanto meno dei patetici ciarlatani di oroscopi. I profeti ricordavano al popolo una Parola che non era la loro: non si stancavano di invitare la gente a ritornare al Signore, infondevano speranza quando tutto sembrava perduto, richiamavano alla realtà quando l'euforia del successo momentaneo appannava la verità degli eventi. Fra di loro c'erano persone colte e raffinate (Isaia), personaggi refrattari (Giona), o pastori alquanto rudi (Amos), che non risparmiavano termini ed espressioni infuocate. Singolare, poi, è la vicenda del profeta Osea a cui tocca in sposa una prostituta, proprio per sottolineare come l'alleanza proposta dal Signore poteva essere paragonata al più intimo rapporto che possa esistere tra un uomo e una donna, e come questo patto nuziale venisse spesso rovinato dagli uomini che, con facilità, si vendevano al primo idolo incontrato.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv. 1,14) - Dicevamo che i racconti spesso convergono in punti focali. Certamente tutta questa lunga storia trova il suo culmine nel fatto che il suo Protagonista, che aveva già parlato molte volte e in diversi modi, decide di rivelarsi pienamente agli uomini facendosi Egli stesso uomo, in uno spazio e in un tempo ben precisi, percorrendo strade, incontrando persone, stringendo amicizie, guarendo ammalati e chiamando gli uomini non più servi ma amici. Il Dio fatto uomo ha annunciato la salvezza, non con bei discorsi filosofici, ma amando i suoi sino alla fine, fino a lasciarsi inchiodare su una croce, morire e risorgere perché tutti avessero la vita e l'avessero in abbondanza.

Vieni, Signore Gesù” (Ap. 22,20) - Dopo aver toccato il suo vertice e raccontato la vita delle prime comunità che, mediante la testimonianza e la guida degli amici più stretti di Gesù (gli apostoli), hanno potuto iniziare a vivere nella luce del Risorto e sorrette dalla forza del suo Spirito, questa storia non si conclude con il consueto “... e vissero tutti felici e contenti”. Le sue pagine finali, anzi, appaiono notevolmente inquietanti, tanto che ancora oggi quando nel mondo accade qualcosa di veramente brutto lo si definisce con lo stesso nome di quelle pagine. Ma forse queste ci dicono che, nonostante le grandi tragedie, le violenze o i piccoli egoismi quotidiani, non dobbiamo mai perdere la speranza di essere in cammino verso un giardino ancora più bello di quello iniziale, una città celeste, perché questa lunga storia continua ancora oggi: Lui continua a venire, continua a bussare alla porta della nostra vita, delle nostre case, delle nostre comunità.


In molte occasioni (S. Messa, incontri di preghiera, centri di ascolto, lectio divina) siamo invitati ad ascoltare e a riflettere su singoli brani della Sacra Scrittura, non sempre però veniamo sollecitati a prendere in mano la Bibbia per leggerla con calma, dalla Genesi all'Apocalisse.

Eppure se ci prendessimo l'impegno di leggerne anche solo due capitoli al giorno, in due anni avremmo la possibilità di cogliere che, seppur composta da libri molto diversi fra loro per stile e intensità, la Bibbia è davvero un'unica e grande lettera d'amore, come ci ricordava mons. Tino Clementi durante il Triduo dei Morti, una viva narrazione delle più profonde aspirazioni umane, del desiderio di incontro e di comunione tra Dio e l'uomo nella sua esistenza concreta.

Se, almeno a grandi linee, riuscissimo ad avere una certa amicizia con questa lunga storia d'amore, durante la S. Messa - esperienza in cui, ci ricorda il nostro Vescovo Luciano, la Sacra Scrittura raggiunge la sua massima attuazione ed efficacia in quanto, insieme all'Eucaristia, essa si fa presenza reale di Gesù Cristo - sicuramente ci sentiremmo ancor più a casa nostra perché in ascolto, insieme ad altri fratelli, di una parola che ci è cara, che ci è famigliare: la Parola di Colui che ci è Padre.

Franco


1 2009


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