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Sommario

Il più bel catechismo è la Santa Messa

Durante la S. Messa

Caro don Giuseppe,
abbiamo sempre temuto questo momento e cioè che lei venisse trasferito in un'altra parrocchia! E sì, caro il nostro don Camillo (non si offenda) con la sua aria burbera che vuole nascondere un cuore buono e generoso, ha deciso di abbandonarci, ma ci lascia un mare o, meglio, montagne di insegnamenti.

Lei ha cercato di dare tutto se stesso, infaticabile, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, per 19 anni; da buon pastore ha tenuto a bada le sue pecorelle, contandole, cercando di far entrare nell'ovile le ribelli o le disobbedienti, e da bravo operaio o, meglio, muratore ha posto pietra su pietra per rendere più solida la spiritualità della sua comunità bornese, a cui lei si sente legato.

Ha cercato di andare avanti senza mai dare segni di stanchezza, è stato per noi un padre (lei che si rammaricava di non avere dei figli suoi, stia pur sicuro che sta lasciando tanti orfani che la cercheranno e la rimpiangeranno); un padre spirituale, specie nelle Confessioni, dove la sua maschera burbera cadeva e appariva il buon pastore che parlava con la voce di Dio, arrivando a toccare i cuori con saggi consigli ed incoraggiamenti. Iperattivo e innovativo ha vivacizzato il nostro Oratorio, coadiuvato dai tanti bravi curati che la Curia le ha affidato, pretendendo che tutto riuscisse al meglio.

Perfezionista, pignolo, puntiglioso, caparbiamente ha realizzato ciò che poteva rendere migliore e santa la sua Borno, coinvolgendo sempre più il maggior numero di persone. Ci ha dimostrato che per lei non esistono ostacoli insormontabili, né difficoltà, mettendo in secondo piano anche la sua stessa salute.

Durante la S. Messa

Tutto ciò che ha fatto non andrà perduto, né tanto meno dimenticato. Lei ci lascia un'impronta profonda nei cuori e nel paese. I 19 anni passati insieme, lavorando fianco a fianco, fanno parte della nostra vita e, lasciandoci, una parte dei nostri cuori va via con Lei.

Proviamo quasi un sentimento di abbandono e vorremmo dirle tante cose, ma come sempre, con le lacrime agli occhi, non riusciamo che a dirle GRAZIE, grazie, mille volte grazie, anzi (19 anni x 365) 6935 GRAZIE per ogni giorno vissuto con noi catechisti. Non ci dimenticheremo le raccomandazioni che ci faceva di ricordare ai nostri bambini e ragazzi di non trascurare mai la partecipazione alla Santa Messa domenicale, più importante del catechismo stesso, tanto da poterlo sostituire in occasione contemporanea di un funerale. “Il più bel catechismo è la Santa Messa”, amava esclamare.

Stia pur sicuro che faremo tesoro di questo suo costante invito che lei faceva durante le Sante messe a tutta la comunità bornese, perché, come ripete lei, la Santa Messa deve essere il centro della vita stessa e quindi di tutti, dai bambini, agli adulti e agli anziani.

Grazie perché si è voluto circondare anche di persone semplici e umili; ha cercato di coinvolgere tutti, dandoci incarichi di responsabilità e facendoci capire che noi dobbiamo, prima individualmente come catechisti e poi come comunità, essere esempi viventi di veri cristiani, convinti e praticanti.

Nel ripercorrere i 19 anni di lavoro a fianco a lei come catechisti, abbiamo ricordato, fra risate e calde lacrime, soprattutto il suo meraviglioso rapporto con i bambini e i ragazzi che si accostavano a ricevere i Sacramenti della Confessione, della Comunione e della Cresima, il suo premuroso interessamento e le sue frequenti presenze per prepararli al meglio a ricevere questi doni della Grazia.

Rimarranno nella nostra mente e nel nostro cuore il clima di tensione che sapeva creare in tutti (ragazzi, catechisti e persino genitori), le minacce di non ammettere ai sacramenti tutti coloro che fossero risultati impreparati e quindi meritevoli di bocciatura, insieme naturalmente ai catechisti che non erano stati in grado di preparare i propri ragazzi come voleva o, meglio, pretendeva lei. Come potremmo dimenticare quel suo sogghigno malizioso-bonario quando i ragazzi non riuscivano a trovare la risposta giusta alle sue domande di catechismo che, seppur semplici, nascondevano qualche doppio senso o interpretazione.

Tutti soffrivamo, ma arrivato il giorno fatidico la sofferenza e la tensione si trasformavano in gioia, in soddisfazione perché tutto si era svolto con serietà e convinzione, ed era bello vedere lei che raggiava felicità perché aveva vinto la sua battaglia di voler testardamente trasmettere il vero significato e valore dei Sacramenti non solo agli interessati coinvolti, ma anche a tutta la comunità presente in quel momento.

Anche a noi catechisti ha dato e fatto tanto. Prima di tutto ha voluto che fossimo delle persone disponibili a saper trasmettere ai ragazzi valori sani e veri mediante la nostra semplice e tutt'altro impeccabile vita quotidiana; poi ci ha permesso di fare corsi di formazione, di aggiornamento, mettendoci a disposizione tutto il materiale necessario ad accrescere la nostra formazione, le nostre conoscenze e il nostro sapere cristiano.

Caro don Giuseppe non si può fare tutta la lista di cose fatte in 19 anni; non ci resta che ripetere che non ci stancheremo mai di dirle GRAZIE.

I catechisti


3 2009


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