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Sommario

Saluto del consiglio pastorale

Carissimo don Giuseppe,

in simili circostanze è difficile esprimere ciò che ognuno di noi avverte dentro di sé; ogni frase rischia di essere formalità, inutile incensazione come direbbe Lei, o esplicitazione di sentimenti che imbarazzano sia chi li esprime sia la persona verso cui sono rivolti.

Ma Cüntómela come Lei ben sa, visto che l'ha portata avanti per tutti questi anni con pazienza ed entusiasmo, è fatta di parole oltre che di immagini, alle quali Lei teneva particolarmente, per cui non potevamo evitare di servirci, ancora una volta, delle sue pagine per “ contarcela su”, ripensando al lungo tratto di strada che il Signore ci ha concesso di percorrere insieme.

chiesa parrocchiale
Chiesa parrocchiale

Ovviamente dopo la S. Messa festiva, esperienza fondamentale nella vita di chi vuole dirsi cristiano, come Lei non mancava di ricordarci in ogni momento (opportuno e inopportuno direbbe S. Paolo), gli incontri del consiglio pastorale hanno scandito le tappe di questo lungo percorso, sono stati luogo e occasione in cui ognuno di noi ha potuto maturare cosa significhi porsi a servizio della comunità; a volte, le letture e le riflessioni sui documenti ecclesiali che Lei ci proponeva, provocavano in alcuni di noi qualche sbadiglio ma anche dubbi circa la nostra capacità di leggere personalmente tali testi e la fatica di tradurli in proposte concrete per la nostra comunità.

Lungi dall'essere incontri meramente formali, i nostri consigli pastorali di frequente si potevano paragonare ad una grande tavola, attorno alla quale la famiglia parrocchiale si ritrovava per pregare, proporre, discutere e far nascere nuove iniziative. Come in ogni vera famiglia in alcune occasioni, le discussioni potevano accendersi un po' troppo ma, da buon padre, Lei riusciva quasi sempre a far emergere gli spunti positivi, dichiarandosi persino contento che “finalmente il suo consiglio pastorale si fosse svegliato”.

Macchina del Triduo
"Machina del Tridio"

Le iniziative proposte e realizzate in questi anni sono state molte e hanno spaziato dalle cosiddette opere materiali a quelle più propriamente pastorali e spirituali. A noi, però, questa netta distinzione non piace, perché solo il loro virtuoso intrecciarsi ci ha consentito, sotto la sua guida paterna, di essere e fare comunità.

Ci siamo sentiti comunità quando ci incontravamo in una bella chiesa, dalla facciata rimessa a nuovo e con un tetto robusto, non solo per celebrare l'Eucaristia e le altre funzioni liturgiche, ma anche in occasione del Triduo dei Morti, di fronte alla “Machina” restaurata (di cui lei non ha tardato ad innamorarsi), degli Esercizi spirituali nella vita corrente, della settimana della vita, che culminava con la Giornata della Vita e il lancio dei palloncini sul sagrato risistemato.

Ci siamo sentiti comunità quando nella nostra bella chiesa, abbiamo vissuto i giorni straordinari delle Missioni popolari, gli incontri di catechesi per gli adulti, il mandato per i catechisti dei ragazzi e per gli animatori dei centri di ascolto. Sempre in chiesa abbiamo accolto i nuovi nati al fonte battesimale che, come ultimo gesto di affetto per noi, lei ha voluto restituire alla sua originaria fisionomia; dopo un cammino che lei seguiva personalmente, abbiamo celebrato le prime Comunione le Cresime dei nostri ragazzi e dato l'ultimo saluto terreno ai nostri fratelli defunti, molti dei quali ancora giovani.

Chiesa S. Anna a Paline
Chiesa di S. Anna a Paline

La sua cura e attenzione pastorale si è rivolta sempre anche alla cara comunità di Paline, dove celebrava con gioia, nella chiesa di S. Anna resa ancora più bella dopo il restauro, perché come lei diceva si respirava “un vero senso di famiglia”.

Mediante la ristrutturazione e la sistemazione di alcuni edifici minori (chiesetta di San Fiorino, dei Lazzaretti ecc.), Lei ci ha aiutato a recuperare tradizioni ormai dimenticate, come le rogazioni, e tutti quei segni (cappelle, nicchie, effigi) che possono e devono continuare ad essere un costante invito alla preghiera, a cogliere la presenza del “Sacro” nei luoghi del nostro paese e delle nostre montagne.

Ci siamo sentiti comunità quando, come consiglio pastorale, come catechisti e animatori o insieme ai gruppi di ragazzi, adolescenti e giovani, ci ritrovavamo per i ritiri presso la Casa delle Suore, completamente ristrutturata e funzionale, sia per i gruppi esterni che per noi di Borno; ritiri e incontri che di frequente, proprio come lei desiderava, terminavano con una cena in fraternità.

In tutti questi anni vissuti insieme abbiamo potuto concretamente constatare come Lei fosse la prima persona che si preoccupava degli ammalati, degli anziani, delle persone sole o in difficoltà.

Gli stessi viaggi-pellegrinaggio che ci ha proposto annualmente, oltre a permetterci di visitare luoghi che magari singolarmente non avremmo mai raggiunto (vedi la Terra Santa), si sono rivelati momenti di maggior conoscenza e comunione fra di noi, occasione per sperimentare, anche fisicamente, cosa significhi camminare insieme.

Ma la miglior sintesi fra le “cose pratiche”, come ama chiamarle Lei, e l'esperienza di preghiera, di ascolto, di formazione, rimarrà lo straordinario avvenimento vissuto nei mesi primaverili ed estivi di quell'ormai storico 1998. Di tale periodo ricorderemo sempre la trepidazione, la voglia di fare e di preparare, la preoccupazione che la macchina organizzativa non si inceppasse, le sue raccomandazioni a noi del consiglio di non divulgare troppo presto la grande notizia, quando era proprio Lei che non riusciva a trattenere né l'entusiasmo, né la notizia stessa.

La visita di Papa Giovanni Paolo II, in quella luminosa domenica 19 luglio 1998, il vissuto di quelle ore e la gratitudine per chi l'ha resa possibile rimarranno nel cuore e nella mente di tutti noi, ma immaginiamo che faranno sempre parte anche dei ricordi più preziosi della sua vita di sacerdote e parroco di Borno.

Nell'ormai lontano novembre 1990, in occasione del suo ingresso nella nostra comunità, sempre per “Cüntómela”, Lei scriveva: “Ecco, io vengo, o Signore, per fare la Tua volontà”.

Grazie, don Giuseppe, per essere stato fedele per ben 19 anni a questa promessa, anche e soprattutto mediante la sua costante presenza e disponibilità verso chiunque bussasse alla sua porta; presenza e disponibilità che venivano alimentate dalla sua continua preghiera e dalla sua fede incrollabile. Grazie per l'amicizia e la fiducia che ha offerto a molti di noi.

Il Santo Padre Benedetto XVI ha proclamato “Anno sacerdotale” un periodo che per lei si sta rivelando non privo di difficoltà, sofferenze e sorprese. Ma confidando che “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”, noi tutti ci auguriamo di cuore che il Signore le doni sempre tanta forza, tanto entusiasmo, tanta fede per continuare a fare la Sua volontà, aiutando anche le persone di Darfo ad essere e a sentirsi comunità.

Il consiglio pastorale
a nome di tutta la comunità


3 2009


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Don Giuseppe Maffi

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