Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

ripensandoci

Il fiume, il Precursore, la vita

Riflessione a margine della festa patronale di don Alberto

2009: addobbi per la Festa di San Giovanni Battista 2009: addobbi per la Festa di San Giovanni Battista 2009: addobbi per la Festa di San Giovanni Battista

C’è un fiume, un piccolo fiume, tra i tanti che scorrono sulla terra, il cui nome si è legato indissolubilmente a una vicenda che ha segnato l’inizio di una nuova storia e di una nuova cultura. Un fiume sulle sponde del quale tanti, tanti anni fa (stiamo parlando di più di duemila) giunse un uomo ritiratosi lì a vivere da eremita e chiamato da Dio ad essere segno per Qualcuno di più grande che, con la sua misericordia, avrebbe abbracciato il mondo.

Tra i due avvenne un dialogo: di fatto essi si conoscevano perché cugini ma il dialogo, a cui i presenti assistettero, era sul fatto che quell’uomo non voleva battezzare quel suo cugino come aveva cominciato a fare in segno di penitenza con altri che andavano da lui. Quell’uomo però aveva insistito, si era chinato e lasciato immergere nelle fresche acque di quel fiume.

Una folata di vento aveva agitato le palme sulla sponda, un vento che da qual momento avrebbe invaso la storia con la sua potenza, perché era il vento dello Spirito, un vento creatore che ancora aleggia nell’universo.

Il nome di quell’uomo, Giovanni Battista, si è legato inscindibilmente a quello di un certo Gesù, che sulla riva di quel fiume, il Giordano, indicandolo come l’Agnello che toglie il peccato del mondo, aveva dato avvio alla nascita e alla storia del cristianesimo di cui noi siamo parte. Quel Giovanni sarebbe morto martire nelle prigioni di Erode per il capriccio e l’invidia di una donna; l’altro, lo sappiamo ma forse non ce ne rendiamo conto, sarebbe morto donando la redenzione all’umanità.

Del primo uomo la nostra parrocchia porta il nome, un nome grande come grande è stato il compito che il destino gli ha assegnato: quello di essere Precursore, quello di indicare a un popolo, in quel tempo, in quel luogo della storia, la venuta del Salvatore.

Di lui, che è il nostro patrono, ne abbiamo celebrato la festa anche quest’anno esponendo, come si faceva una volta, la statua sul sagrato della chiesa quasi ad indicarci che l’Agnello che toglie il peccato del mondo, l’agnello del nostro riscatto, è lì dentro e che ogni domenica si ripete il miracolo della redenzione, in quel pane che viene spezzato e in quel vino che viene versato come nell’ultima cena.

L’abbiamo esposto sul sagrato quasi per ricordarci che il Signore cammina nelle strade delle nostre borgate, e proprio le strade del nostro paese abbiamo voluto addobbare così bene, con tanti fiori frutto del paziente lavoro di tante mani e con le belle arcate come si faceva una volta: si perché una volta la vita era più semplice, si godeva di queste cose e noi sentiamo la nostalgia di questa bellezza e semplicità nel cuore, in una società che corre e corre, ma forse senza avere una chiara direzione.

Come non ricordare che l’arco sempre nella Bibbia è simbolo di alleanza, l’alleanza fra il cielo e la terra, tra l’amore di Dio e la miseria dell’uomo a cui Lui ha voluto legarsi. E così questo ci ricorda che la fede cristiana è fatta di cose semplici: del segno della croce al mattino, delle semplici preghiere, degli amici santi, della preghiera prima del pasto, della Messa la domenica, della confessione abituale, del suffragio per chi muore.

Gesti semplici e quotidiani, perché il cristianesimo è semplice e quotidiano, per gente semplice e quotidiana, come il Papa, per esempio, che in questo tempo, pur essendo un teologo di fama mondiale, ci mostra come si può essere dei semplici fedeli, con la devozione ai santi e con parole alla portata di tutti.

Che Giovanni Battista ci conservi la fede così: così alta e nello stesso tempo così semplice. Quel giorno sulla riva di quelle acque c’erano due discepoli del Battista. Alle sue parole guardarono l’uomo che aveva indicato e, incuriositi, lo seguirono rimanendo con lui tutto quel giorno. Da allora non si staccarono più da lui, ne divennero seguaci fino alla morte per lui.

Anche noi guardando al nostro patrono non stacchiamoci da Cristo che è l’unico che ha parole di vita eterna, che è l’unico nella storia nel quale si compie la verità dell’uomo. Un giorno ci ritroveremo tutti sulla sponda di quel fiume che è l’eternità, un cuor solo e un’anima sola, e il vento dello Spirito ci avvolgerà per sempre.


Estate 2009


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