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Sommario

ripensandoci

Un solo pane, un unico corpo

È questa l'espressione della seconda lettera dell'apostolo Paolo ai Corinzi che dà il titolo alla “lettera pastorale” di quest'anno del nostro vescovo. L'obbiettivo è quello di riflette sul ruolo fondamentale che ha l'Eucarestia nella vita della comunità cristiana.

Monsignor Monari si domanda nel prologo la motivazione che porta molte persone ad andare in chiesa la domenica; la risposta è immediata: è il giorno del Signore, il giorno in cui Dio ha risuscitato Gesù dai morti dando la possibilità anche a noi di partecipare alla pienezza di vita che appartiene a Lui. Quindi, afferma il vescovo, i fedeli vanno in chiesa per «ringraziare, lodare, gioire insieme».

La lettera è suddivisa in tre parti: la celebrazione eucaristica, la cura dell’ars celebrandi ed Eucaristia e vita.

Nella prima parte il vescovo Luciano ripercorre in modo molto dettagliato i diversi momenti della celebrazione eucaristica, spiegandone il significato teologico. In primo luogo viene approfondita la liturgia eucaristica, successivamente i riti di comunione e, infine, viene presa in esame la liturgia della Parola.

Ritengo sia impensabile in un articolo di presentazione della lettera entrare nel merito, ma permettetemi di sottolineare alcuni aspetti che credo possano consentire una riflessione.

La grande preghiera eucaristica che è al centro della celebrazione, inizialmente ha l'intento di ringraziare Dio per le sue opere, ma, dice il vescovo, «l'opera per cui dobbiamo ringraziare il Padre è Gesù Cristo. In lui il Padre ci ha rivelato e donato il suo amore e nel suo amore ci ha donato tutto».

Viene poi invocato lo Spirito Santo sul pane e sul vino perché diventino il corpo e il sangue di Gesù. Dice Mons Luciano che noi facciamo ogni cosa in obbedienza al comando di Gesù: “Fate questo in memoria di me”, quindi: «Siamo convinti che quanto chiesto ci viene effettivamente donato e che lo Spirito Santo opera davvero la trasformazione del pane e del vino». Fondamentale, poi, è accogliere questo dono dell'Eucarestia liberamente, con stupore e gioia; soltanto così il sacramento produce l'effetto sperato: la comunione con Dio e fra di noi.

Si mette in rilievo la grande importanza dell'essere in comunione con tutta la Chiesa, appunto “un solo pane, un unico corpo”, dice il vescovo: «siamo mescolati con tutta l'assemblea, con tutti i discepoli».

La liturgia della Parola è necessaria: per comprendere davvero l'Eucarestia bisogna metterla innanzitutto in relazione alla vita di Gesù, che è interpretata dal Nuovo Testamento come compimento della storia di salvezza che Dio ha inaugurato col popolo di Israele.

Nella seconda Parte Mons. Luciano Monari dà parecchi suggerimenti pratici e, dal mio punto di vista, molto interessanti. Per fare in modo che la Messa domenicale sia una celebrazione degna è importante, dice il vescovo, che nulla sia lasciato all'improvvisazione, che tutto proceda senza intoppi, per fare in modo che nulla possa distogliere l'attenzione dal protagonista: il Signore.

I fedeli partecipino all'azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente” (SC 48).

Ci sono molte altre indicazioni a cui vi rimando, ma vorrei metterne una in risalto. Dice il vescovo che ricevere la comunione in mano è bellissimo, ma che il gesto non dev'essere banalizzato: «Bisogna che si insegni il modo corretto di accogliere l'Eucarestia e si ripeta l'insegnamento fino a che questo non sia diventato usuale... Posso fare bellissime riflessioni teologiche sull'eucarestia, ma se quando la si riceve lo si fa nel disordine e nella confusione tutti i bei discorsi diventano inutili».

Parlando ancora dei suggerimenti pratici il vescovo ribadisce: «Vorrei che ogni parrocchia avesse, la domenica, una celebrazione particolarmente curata, che manifesti nel modo più pieno la convocazione della comunità parrocchiale stessa».

Nell'ultima parte della lettera viene affermato che la Messa domenicale non si conclude con l'espressone “Andate in pace”, ma continua sempre il vescovo, «È il Signore risorto che agisce nell’Eucaristia; è il suo Spirito che ci viene trasmesso e che riordina dentro di noi pensieri, sentimenti, desideri, decisioni... Per questo ho insistito tanto sulla celebrazione in se stessa; non per il desiderio di una precisione rituale, ma per permettere all’eucaristia di operare in noi con il massimo di efficacia».


Questa è la seconda volta che mi viene data la possibilità di scrivere un articolo su un documento del nostro vescovo e ancora una volta rimango veramente affascinato dalle sue parole. Nello stesso tempo mi rendo conto, che per capire seriamente il suo messaggio, sia necessario leggerlo. Spero in ogni caso di aver fatto un lavoro accettabile.

Luca Dalla Palma


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