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ripensandoci

Che cos'è Parola di Dio?

Con questa domanda il nostro Vescovo, mons. Luciano Monari, ha iniziato la sua relazione “Dal Sinodo dei Vescovi - La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa” a conclusione del Convegno Biblico proposto all'Eremo di Bienno domenica 10 maggio 2009.

Citando la risposta più immediata che molti di noi avrebbero dato a questo interrogativo, ossia la Bibbia, il Vescovo ha ricordato che, riprendendo quanto espresso dal Concilio Vaticano II mediante la Dei Verbum, l'ultimo Sinodo dei Vescovi ha ribadito che è Parola di Dio sia quanto contenuto nella Sacra Scrittura, sia la viva Tradizione della Chiesa.

Sebbene, infatti, anche la nostra sia spesso considerata una delle tre grandi religione del libro, insieme all'ebraismo e all'Islam, la fede cristiana non è fondata su un insegnamento codificato in uno scritto. A differenza del Corano che, secondo la tradizione islamica, è disceso dal cielo così com'è, in lingua araba, e Maometto l'ha solo trascritto, la Bibbia è una raccolta di libri sviluppatasi in un arco di 1200-1300 anni in cui vari autori, con parole, espressioni e riflessioni pienamente umane, hanno cercato di raccogliere e trasmettere, prima oralmente e poi per iscritto, la loro viva esperienza di incontro e di rapporto con Dio.

Proprio mediante e in questa viva esperienza Dio si è rivelato all'uomo: una rivelazione che è iniziata con un popolo ed in un'epoca storica ben precisa (Antico Testamento), ha raggiunto il suo culmine con l'incarnazione, morte e risurrezione di Gesù Cristo, è stata vissuta dalle prime comunità apostoliche (che ad un certo punto l'hanno messa per iscritto nel Nuovo Testamento) e continua ad essere vissuta, attualizzata e trasmessa nella Chiesa lungo la storia, fino ai nostri giorni.

Per affermare questo il Vescovo si è soffermato ovviamente su alcuni passi della Sacra Scrittura. Oltre al prologo del Vangelo di Giovanni - dove viene solennemente espresso che “Il verbo (la parola) si fece carne (in Gesù) e venne ad abitare in mezzo a noi” - fra gli altri ha ricordato i primi versetti della Lettera agli Ebrei - “Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” - per sottolineare ancora una volta che: Dio ci ha parlato e continua a parlarci adesso, in questi giorni, in molti modi; tutta la Bibbia, come ci aveva già detto nella sua lettera pastorale sulla Sacra Scrittura, dev'essere letta, ascoltata e accolta mantenendo lo sguardo fisso su Gesù che la riassume e ne è, allo stesso tempo, il fondamento.

Con un linguaggio chiaro, immediato e colloquiale (reso simpatico magari anche dal suo accento emiliano) il Vescovo ci ha donato molti spunti. Ha ricordato, ad esempio, che più che affannarsi per inventare catechesi bibliche, incontri biblici, corsi biblici, si dovrebbe essere maggiormente coscienti che l'intera azione pastorale, come anche la vita spirituale di ogni persona, dev'essere permeata e animata da un costante accostamento e ascolto della Bibbia.

Continuando sempre ad essere eco del Sinodo dei Vescovi svoltosi nell'ottobre 2007, ha accennato ai vari problemi di interpretazione del testo biblico. È stata riaffermata la validità del metodo storico-critico per gli studiosi di Sacra Scrittura. Pur essendo materia per specialisti mi sembra d'aver capito che tale metodo consista in una continua ricerca storica, letteraria e stilistica dell'epoca e delle culture vicine in cui i libri biblici sono stati scritti per riuscire a cogliere sempre meglio ciò che l'autore biblico voleva effettivamente esprimere e comunicare con un determinato testo.

Non so quanto possa interessare, ma mi è parso abbastanza chiaro questo metodo storico-critico pensando a certi nostri modi di dire. Noi, ad esempio, quando un'impresa fallisce diciamo in dialetto “L'è 'ndada sol balù” (è andata sul pallone). Sicuramente se in futuro una persona trovasse una simile frase in un libro e si accontentasse di coglierne solo il significato letterale, senza indagare sui nostri modi di dire, rimarrebbe al quanto perplesso, immaginando magari un muratore o un operaio che lavora sospeso ad una mongolfiera.

Tuttavia mons. Monari ha ricordato anche una difficoltà, più volte evidenziata dallo stesso Papa Benedetto XVI: il metodo storico-critico è molto utile per gli studiosi e i traduttori che ci mettono a disposizione la Bibbia nelle nostre lingue moderne, ma una sua assolutizzazione rischia di far apparire la Sacra Scrittura un mero reperto storico oggetto di studi archeologici, mentre essa è e rimane Parola di Dio, viva, efficace e continuamente attuale.

Mons. Luciano Monari ha ricordato che, proprio mediante la Sacra Scrittura, Dio ci parla oggi, specialmente nella S. Messa dove essa raggiunge la sua massima intensità e attualizzazione. A tal proposito ha sottolineato ciò che diverse volte, negli incontri di magistero per i catechisti, anche don Alberto ci ha fatto notare circa la proclamazione delle letture all'interno della celebrazione Eucaristica. Innanzitutto la preparazione dei lettori che, salvo particolari celebrazioni, dovrebbero essere persone adulte, che sappiano leggere rispettando pause e punteggiatura e che, mi permetto di aggiungere io, capiscano almeno letteralmente ciò che stanno leggendo. Il Vescovo ha ammesso di essersi un po' meravigliato quando una professoressa gli ha confidato che alcuni giovani arrivano all'università con difficoltà a leggere speditamente testi scritti.

Sempre riguardo alla lettura della Parola durante la S. Messa, essa andrebbe fatta dall'ambone, che è lo spazio riservato per tale funzione e non per gli avvisi, letta dagli appositi lezionari e non da foglietti volanti. Tutto questo, ricordava sempre il Vescovo, non per allestire un bello e riuscito spettacolo, ma per evidenziare che in quel momento, mediante la voce del lettore, Dio parla davvero a ciascuno di noi.

Nell'ultima parte della relazione mons. Monari ha richiamato un'esperienza a me molto cara, la Lectio Divina, elencando i quattro momenti in cui si articola questo antico metodo monastico di rimanere in costante contatto con la Parola di Dio contenuta nella Sacra Scrittura:

Ovviamente tali momenti devono essere avvolti dal silenzio, interiore ed esteriore, per permettere alla Parola, proprio come la pioggia citata da Isaia (Is. 55,10), di penetrare e irrigare il terreno del nostro cuore.

La Bibbia come mero libro scritto, quindi, non è l'unica fonte attraverso la quale Dio si fa e si dona come Parola, però mi è piaciuto molto quando il nostro Vescovo Luciano, partendo ancora dalla Dei Verbum, ha affermato che essa deve diventare sempre più il libro letto e ascoltato dai fedeli, in particolare nella S. Messa ma anche a livello personale, perché, al di là anche degli insegnamenti che può offrirci, è uno dei modi più saldi per mantenere viva la nostra amicizia con il Signore.

Franco


Estate 2009


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