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Sommario

Oratorio Arcobaleno

Donne coraggiose che sanno dire no alla guerra

Suor Giuliana

Era la sera del 4 dicembre 2008 quando noi adolescenti abbiamo incontrato Suor Giuliana. Suor Giuliana è una suora che ha trascorso alcuni anni anche presso la comunità di Borno prima di partire per la sua missione in Congo, presso il villaggio di Cimpunda nel Nord Kivu. Ed è proprio di questo che è venuta a parlarci: della situazione del Congo e di quello che, con la volontà, sono riuscite a compiere queste suore negli anni.

Ci siamo accorti, parlando con lei, che spessissimo le informazioni (già di per sé poche) ci vengono passate dai mass media in modo errato o comunque parziale. Sembra quasi che da quel mondo le notizie non possano arrivarci, ed è anche per questo che come gruppo adolescenti desideriamo ringraziare Suor Giuliana per averci permesso di capire che cosa realmente accade in quel Paese che ci appare così lontano.

Solo negli ultimi 15 anni in Congo ci sono state ben 3 guerre: la prima, detta anche guerra di liberazione, dal 1996 al 1997, la seconda dal 1998 al 2000 e l'ultima iniziata nel 2004 e non ancora terminata. La prima guerra era nata con lo scopo di liberare il Paese dal dittatore Mubutu e di installare la tanto desiderata democrazia. Ma i risultati non furono dei migliori: la democrazia venne installata, ma la popolazione ne uscì divisa, distrutta, con numerosissimi morti e sfollati e tutti finirono in una miseria ancora più disumana. La seconda fu invece una guerra di conquista portata avanti dal generale ruandese Nkuda che dopo aver aiutato il Congo a liberarsi dalla dittatura, avrebbe voluto per se una parte di questa terra, ponendo a Goma la sede del suo governo. Riuscito nel suo intento Nkuda, col pretesto di liberare Bukavu dagli Hutu, ha dato il via, nel 2004, ad una nuova guerra. L'azione è andata a buon fine e come ricompensa Nkuda si è ritirato con i suoi seguaci a Goma per prepararsi ad un nuovo attacco: l'attuale.

Ma chi sono i protagonisti di questa crisi? In primo luogo il governo congolese col presidente Josephe Kabila, che non ha mantenuto la promessa fatta nelle elezioni del 2006 di creare uno stato di diritto e di pace; abbiamo poi il già citato comandante Nkunda, che si rifiuta di integrarsi all'esercito congolese; e quello che nessuno di noi s'aspetterebbe: l'ONU che, invece di difendere la gente dai soprusi e far mantenere i trattati di pace, approfitta della situazione per consentire ai Paesi più ricchi ed ai ribelli di sfruttare il sottosuolo.

bambini del Congo

Suor Giuliana ha definito questa guerra ”un paravento che nasconde lo sfruttamento indiscriminato delle risorse”. E noi ci siamo a questo punto chiesti: ma che cos'ha il Congo da fare tanta gola agli altri Stati? La risposta di Suor Giuliana è stata molte chiara e sicura anche se ci ha lasciato forse un po' d'amaro in bocca: “In questa guerra non c'entrano le etnie, le religioni: è una questione di accaparramento illegale di risorse, di influenze politiche, di equilibri regionali e internazionali. In Congo sono presenti oro, diamanti, piombo, cobalto, coltan, stagno, niobo e carbone. C'è una responsabilità collettiva su quanto sta avvenendo. Il cellulare, il computer, funzionano anche con il coltan, un minerale che importiamo da quelle terre. La tecnologia avanzata di oggi, a nostro servizio, ha bisogno di cassiterite, di niobio, oltre che di rame, oro, petrolio, diamanti. Possiamo quindi definirci un po' colpevoli anche noi.” E le vittime di tutto ciò sono i congolesi che vengono uccisi, sfollati e delusi nelle loro speranze più profonde.

Ma dopo questa spiegazione abbastanza rapida sulla situazione del Congo, mi piacerebbe parlarvi un po' di cosa sono riuscite a fare queste suore con l'amore che hanno donato al prossimo.

La missione in cui si trova Suor Giuliana è stata fondata da un gruppo di Suore Dorotee di Cemmo, che hanno deciso di restare a fianco di questa gente per dare loro la speranza che una convivenza pacifica sia possibile. Esse si sono occupate dell'istruzione, creando scuole che partono dalla scuola materna, passando per la scuola primaria e secondaria, per arrivare agli istituti professionali sia per i ragazzi che per le ragazze che vengono date in moglie a seconda degli studi che hanno seguito.

Con gli aiuti che arrivano dalle comunità come la nostra, le suore cercano di dare a questi bambini almeno un pasto al giorno e di tenerli lontani dalle strade organizzando giochi e lezioni anche il pomeriggio. Per l'educazione dei giovani le suore stanno, inoltre, cercando di formare degli insegnanti del posto che le possano supportare nell'istruzione di questi ragazzi.

Abbiamo poi scoperto, sempre grazie a questo incontro, che con i soldi che noi ragazzi di Borno spendiamo per mangiare una pizza, possiamo mantenere un anno di studi di una ragazza congolese. Ci siamo così promessi di dare una mano a queste grandi donne che, con il loro amore, hanno trovato la forza di rimboccarsi le maniche aiutando questo devastato popolo ed esprimendo il loro dissenso per questa guerra sfruttatrice che ha già tolto la vita ad oltre 4 milioni di persone innocenti.

Noi siamo persone fortunate, abbiamo tutto quello di cui abbiamo bisogno, ed è per questo che rigiriamo l'invito a tutta la comunità di Borno: diamo il nostro aiuto alla lotta contro questa guerra (passatemi il termine) veramente stupida!

Paola


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