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Sommario

di tutto un po'

Trent'anni e non sentirli...

Annalisa, devi intervistare Suor Ida!”. “Perché? Non è che se ne va via di nuovo, vero? Ci ha già fatto il brutto scherzo una volta...” “Ma no! Devi intervistarla perché si avvicina il centenario dell'arrivo delle Suore Dorotee qui a Borno.” “Ah... ecco.”
Intervistare Suor Ida... Mica una cosa da poco! In un paese ci sono delle persone che in qualche modo, e per i motivi più diversi, diventano dei punti di riferimento. Inutile dire che tra queste persone c'è la nostra Suor Ida (nostra, sì, perché anche se è nata a Ono San Pietro e ha provato ad abbandonarci per ben 2 volte, è sempre tornata “a casa”!). Lo so che Suor Ida non vuole che io scriva queste cose, perché è allergica ai complimenti, ma le Suore Dorotee mi hanno insegnato a dire la verità, quindi...

suor ida

Allora, Suor Ida, che cosa ci può raccontare dell'arrivo delle Suore Dorotee qui a Borno, nel novembre del 1909? Lo so che lei ancora non era nata, ma di sicuro sa tante cose.
So quello che mi ha raccontato in dialetto una delle nostre nonne: il Parroco aveva avvisato per tempo la popolazione dell'arrivo di 5 suore a Borno. Siccome qui di suore non se n'erano mai viste, il Parroco, per far capire di chi si trattasse, le aveva paragonate a degli “Angeli in Terra”. Il Sindaco, che era un brav'uomo ma non aveva studiato, aveva chiesto aiuto al maestro del paese per poter accogliere le suore nel modo giusto. Il giorno fatidico dell'arrivo delle suore, tutti gli abitanti si erano recati all'Annunciata (con gli zoccoli ai piedi e gli asini per i bagagli) e nel vederle il Sindaco, incoraggiato dal maestro al suo fianco, le aveva accolte con una voce squillante e le seguenti parole: “Ben arrivate alle cencinelle del Signore!” Al che il maestro si era messo le mani nei capelli (lui aveva suggerito di accogliere le ANCELLE del Signore!) e i Bornesi si chiedevano un po' confusi come mai il Signore, invece che degli angeli, gli aveva mandato delle poverelle!

E da allora le “Cincinelle del Signore” non hanno mai abbandonato il paesello...
No, mai. Ora siamo solo in 2, ma per moltissimi anni ci sono state 5 suore: quattro lavoravano per la scuola materna (tre insegnavano e una faceva la cuoca) e una insegnava alle elementari. La Casa delle Suore (senza fantasmi! n.d.r.) era l'oratorio di allora, ma accoglieva solo le ragazze, mentre i ragazzi stavano col parroco. All'oratorio per le bambine più piccole venivano organizzati giochi, tante recite e la pesca. Con le più grandicelle, invece, si discuteva dei problemi quotidiani e le si preparava per il matrimonio, per la loro vita da mamme e mogli. L'estate la Casa delle Suore diventava un pensionato per le famiglie che venivano a Borno in visita; c'era la scuola di lavoro, dove le ragazze imparavano a cucinare e cucire; c'era il servizio mensa per i bisognosi e anche la possibilità per le mamme che lavoravano di lasciare i loro bimbi alle cure delle suore.

Ci può fare il nome di qualche suora un po' speciale?
C'era la superiora, Madre Scolastica, che è stata a Borno fino al 1945 e di cui io ho sentito tanto parlare. Era una persona presente e sempre pronta a dare una mano. Quando nasceva un bimbo in una famiglia, Madre Scolastica portava alla mamma una pagnotta fatta in casa, per fare il “pà còt” al nuovo arrivato... La gente era molto povera, allora. Una volta all'anno si organizzava anche la cena con le famiglie delle neo-mamme, e alla fine ricevevano pagnotte e vivande da portare a casa nascoste nei grembiuli. Poi c'era Suor Agnese, che dirigeva il coro e suonava l'organo... Si cantava sempre e le Suore avevano il cuore allegro!

E poi, un bel giorno di Settembre del 1966, a Borno arriva Suor Ida... Che cosa ricorda del suo ingresso in paese?
Mi ricordo che la gente mi ha accolto molto bene... Ai suoi tempi Don Moreschi diceva sempre: “Borno è un paese benedetto, perché avrà sempre preti e suore santi!”. Quando sono arrivata io la gente credeva ancora a queste parole e vedeva le Suore come persone superiori, che andavano riverite e io non capivo perché la gente mi tenesse in così grande considerazione... Non mi sentivo degna di una cosa del genere e allora mi impegnavo sempre di più per essere all'altezza di un'aspettativa così grande. Pregavo tanto perché il Signore mi aiutasse e per la gente di Borno. Quando sono stata via (a Roma e Brescia n.d.r.) per 10 anni, dal 1971 al 1982, ho continuato a pregare e sono sicura che anche la gente di Borno ha pregato tanto, tanto per me! Mi ha sempre voluto bene.

E ancora gliene vuole... Ci può raccontare qualcosa della sua vocazione?
È stata una lotta. Io ero la prima di 9 figli e mi sono sempre presa cura della casa e dei miei fratelli. Fin da bambina, però, avevo il pallino dell'insegnamento. Avevo una stanza dove avevo messo un bel tavolo e la sera radunavo tutti i bambini del vicinato e ripetevo quello che avevo sentito a messa la mattina o quello che m'insegnavano a scuola, come una maestra vera. Chissà che cose raccontavo! Ero una bella peperina! Poi un giorno, mentre ero a casa, ho sentito un calore e una gioia dentro e ho iniziato a pregare, tenendo stretto il crocifisso. Non avevo idea di che cosa mi stesse succedendo. Quell'anno mia mamma mi ha mandato a Cemmo per fare le scuole medie e, parlando con Suor Gerolama, Suor Giulia e Don Rizzi, ho capito cosa mi stava accadendo. Fino a 21 anni mi sono rifiutata di credere che Dio mi stava chiamando, ma poi non ho più potuto negare ciò che sentivo e sono entrata in convento a Cemmo. Era il 1956. Quest'anno, a settembre, festeggerò il 50° anniversario di professione.

Complimenti! Inutile chiederle se rifarebbe tutto ciò che ha fatto...
La vocazione alla vita religiosa ha i suoi momenti di difficoltà e, come ogni altra scelta di vita, offre sempre tante sfide, ma se la scelta è fatta con decisione e con profondo amore, allora non ci si pente mai. Nemmeno quando non è tutto semplice. In questi cinquant'anni ho vissuto tante esperienze che mi hanno arricchito e che ricordo con tanto piacere. Quando rivedo i miei “alunni”, di trent'anni più grandi, mi viene un tuffo al cuore e mi chiedo se ho fatto abbastanza per loro o se avrei potuto fare di meglio. Dico sempre una preghiera speciale per tutti loro e per le loro famiglie, che continuo a seguire.

Per concludere, che cosa augura al suo Borno?
Io auguro quello che ha augurato S.S. Giovanni Paolo II quando è venuto qui tra noi: “Conservate la vostra fede e siatene orgogliosi. Non abbandonate le vostre tradizioni!”.

Ci vuole proprio tanto bene, eh, Suor Ida?
Sì, vi voglio proprio bene...


Dopo un'ora passata a parlare con Suor Ida mi sembrava di aver letto un romanzo. E nella vita di Suor Ida di avvenimenti non ne sono mancati. Quello che leggete qui non è che un granellino di sabbia nella spiaggia. Mi ha parlato delle tante recite che ha organizzato; di quando era responsabile della Chiesetta nella casa delle Suore; di quando ha smesso di dire il rosario in chiesa perché una nonnina le ha detto che “sembrava che piangesse”; di come il paese le sembrava cambiato dopo dieci anni di assenza; dei mosconi che le giravano attorno da ragazza (eh sì!). Mi ha parlato con semplicità e sentimento, come le è solito fare. Per Borno è un punto di riferimento... Trent'anni non sono uno scherzo!
E io, beh, io ogni volta che penso a Suor Ida, penso a una mela rossa! La mela rossa che tutti gli anni, il 6 febbraio, le suore ci facevano lucidare e portare a casa per ricordare S. Dorotea. Un modo per le nostre suore di entrare nelle case dei bambini e delle loro famiglie e dirgli: “Siamo qui e preghiamo per voi...”.
Penso anche al suo modo di fare, calmo e deciso allo stesso tempo, e penso che forse tra quarant'anni mi ritroverò a parlare di Suor Ida, perché ci sono cose che non si dimenticano mai e ci sono persone che lasciano il segno.

Annalisa


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