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A Piacenza fra merli e castelli

Ricevuto il testimone dal suo predecessore, don Francesco ne mantiene le belle tradizioni; fra queste vi è sicuramente la gita del mese di ottobre. Partecipatissima come al solito, con due pullman pieni di gente allegra e festosa. La meta era Piacenza dove con gioia abbiamo incontrato suor Lidia, suor Candida e le consorelle nella loro prestigiosa casa in centro città. Visita brevissima ma piacevole, anche se abbiamo dovuto rinunciare alle golosità che ci avevano preparato perché la S. Messa non doveva essere procrastinata. Alla fine ci siamo comunque consolati con un pranzo veramente eccellente e gustosissimo. Poi, sul bus, qualcuno ha potuto schiacciare un sonnellino ristoratore mentre ci dirigevamo a Castell’Arquato.

Questo graziosissimo borgo medievale ci ha portato in un baleno in quell’epoca lontana che tanto ci affascina ma che serbava, per chi meno poeticamente la viveva, atrocità, malattie, fame e consunzione tanto che l’aspettativa di vita era molto breve, cinquant’anni i più fortunati, mentre la maggior parte delle donne raramente raggiungevano i trent’anni di età. Ciò non toglie che quel bel villaggio ci sia piaciuto molto, con le sue torri merlate e le stradine lastricate di pietra, il tempo sembra veramente essersi fermato ed è facile immaginare dame preziosamente vestite affacciarsi curiose al nostro passaggio, o cavalieri con tanto di cimiero tenere a freno il loro destriero bramoso di galoppare via veloce verso fantastiche avventure.

Le guide che ci accompagnavano ci hanno descritto con maestria vita ed opere degli abitanti di quel tempo lontano: i Visconti e gli Sforza, i Farnese ed i Borboni hanno tutti lasciato memoria in quelle pietre consunte dal tempo. È bello per un giorno tuffarsi in un’altra epoca e immaginarsi di vivere fantastiche avventure, anche se è ancor meglio poi poter apprezzare tutte le meraviglie che riserva il mondo d’oggi.

Una su tutte, ci vien subito da pensare, per quanto fascino potesse avere la carrozza, volete mettere la comodità dell’autobus riscaldato che in breve tempo ci riporta a casa? Noi nel pullmann numero due “capitanato” dal simpaticissimo don Simone e “imbeccati” da lui, ci siamo divertiti un sacco fra canti e barzellette irriverenti, tanto che avremmo voluto che la nostra “carrozza” non fosse così veloce a riportarci in Valle Camonica, anche se è sempre emozionante rivedere il nostro meraviglioso paesello, luminoso e bello, adagiato su un cuscino di velluto verde sotto il cielo trapuntato di stelle.


4 2010


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