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Provare davvero a far comunità

Anche quest'anno, martedì 5 ottobre presso il Centro Congressi di Darfo Boario Terme, il nostro Vescovo, mons. Luciano Monari, ha presentato a tutte le parrocchie della Valle Camonica la sua lettera pastorale “Tutti siano una cosa sola”.

Ovviamente la lettura del documento, abbastanza scorrevole e ricco di immagini bibliche, è la scelta migliore per conoscere le riflessioni e i motivi di crescita che il Vescovo propone ad ogni comunità nel nuovo anno pastorale 2010-2011. I più pigri, invece, possono trovare un suo esauriente riassunto sullo scorso numero estivo di Cüntòmela, steso da mons. Gianfranco Mascher, Vicario Generale della diocesi di Brescia.

Personalmente desidero solo condividere ciò ha attirato la mia attenzione sia leggendo la lettera, sia ascoltando la presentazione dello stesso Vescovo in una sala piena di gente e con l'impianto audio che faceva i capricci: durante l'incontro mons. Luciano Monari ha dovuto imparare a colpire con un dito, a cadenze più o meno regolari, il microfono per mantenerlo in funzione e farsi udire.

Partendo dalla nota immagine della vite e dei tralci (Gv. 15), il Vescovo ha ricordato che per restare uniti al Signore, ricevere la linfa del vero amore e portare molto frutto, abbiamo a disposizione due esperienze fondamentali, quelle che lo stesso Vescovo ha illustrato nelle sue lettere precedenti: porsi in ascolto della Parola di Dio per conoscere, amare e rimanere in Cristo; celebrare e nutrirsi dell'Eucaristia (specialmente nel Giorno del Signore) per vivere di Lui e in Lui.

Tutto ciò, però, non per sentirci più bravi e meritevoli di indulgenze e paradiso, bensì per cercare di vivere già su questa terra un accenno germinale della pienezza di vita che si irradia dal Padre e dal Figlio uniti in un solo Spirito d'amore, e che viene donata ad ogni uomo.

È questo, a mio avviso, uno degli spunti preziosi che mons. Monari ci propone. La preghiera, la fede, l'Eucaristia sono indispensabili per far nascere e alimentare in ognuno di noi quell'autentica amicizia e fraternità che, nel Signore, ci fa sentire ed essere davvero una cosa sola nella famiglia, nella comunità e, aprendoci sempre più, nella diocesi e nella Chiesa universale.

Notevole il fatto che fra famiglia e parrocchia, il Vescovo abbia voluto inserire la “comunità territoriale”: espressione che lui stesso ha riconosciuto poco felice, ma che indica tutte quelle persone (vicini di casa, colleghi di lavoro, compagnia di amici soprattutto per gli adolescenti e i giovani) con le quali abbiamo davvero l'occasione di instaurare rapporti sinceri, solidali e profondi.

Tali rapporti dovrebbero poi tendere a rendere visibile e sperimentabile quell'unico “corpo di Cristo” descritto da San Paolo (1Cor 12); un corpo in cui ognuno con le proprie peculiarità può avere funzioni diverse - sacerdoti, genitori, figli, anziani, ammalati - ma dove tutti si prendono a cuore l'esistenza e il destino dell'altro, iniziando dalle persone più deboli e bisognose. Questo, ricordava giustamente il Vescovo, non perché esse siano più brave o più degne, ma perché amare significa desiderare e fare di tutto affinché il fratello possa vivere.

Ecco allora che la mamma si donerà per nutrire e far crescere il proprio bambino; altri si prenderanno cura di chi è anziano, ammalato o si trova in particolari difficoltà; altri ancora eserciteranno il non facile compito della correzione fraterna verso chi ha sbagliato, offrendogli però sempre una nuova occasione perché, appunto, egli possa ritornare a vivere. Tutto questo nella logica di porsi a servizio gli uni degli altri, come è indicato nell'introduzione della lettera pastorale, dove viene evocata l'immagine di Gesù che lava i piedi ai discepoli.

crescere
... è possibile crescere insieme.

Spesso mi dichiaro fortunato di vivere a Borno, un paese abbastanza piccolo e in cui si respira ancora aria di comunità. È sufficiente uscire dal portone di casa per ricevere un saluto, scambiare una battuta o, come mi è capitato una domenica, incontrare una coppia di sposi, fare due passi insieme, andare sul sagrato per la festa dell'oratorio e trascorrere un piacevole pomeriggio in loro compagnia.

Negli ultimi anni i Centri di Ascolto, il Rosario pregato fra vicini di casa, ma anche il Palio delle contrade che, oltre all'aspetto competitivo e folkloristico, sembra aiuti le persone ad incontrarsi, conoscersi e vivere alcuni momenti insieme, sono senz'altro buone occasioni per provare davvero a far comunità.

Frequentemente ci lamentiamo per questa società in cui impera l'individualismo, la corsa ad accumulare e a consumare sempre di più, a scapito magari dei più deboli o considerati tali dai parametri del mondo. Anche i molti che generosamente si danno da fare per gli altri, a volte sembra facciano molta fatica a sottrarsi alla cultura del denaro e di valutare tutto in termini mercantilistici.

Facendo tesoro dei suggerimenti del nostro Vescovo, se ogni giorno ci impegnassimo a vivere piccoli e autentici gesti di amicizia e gratuità, se ogni tanto ci ricordassimo che le esperienze più belle e vere sono quelle che nascono sotto il segno del dono, forse qualcosa potrebbe cambiare.

Le nostre mancanze, i nostri egoismi, le nostre difficoltà non scomparirebbero all'istante, ma sicuramente sarebbe la più limpida testimonianza che è possibile camminare e crescere insieme. Accogliendo quella Parola che continua a farsi carne e luce per ognuno di noi, è possibile provare davvero a vivere quell'amicizia e quella gratuità che ci fanno sentire una cosa sola in famiglia, nella comunità... nel mondo intero.

Franco


4 2010


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