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Sommario

Borno-Ardesio 2010

30 maggio 2010, ore 21,00. Il tempo è nuvoloso ed ha appena smesso di piovere. Cosa faccio? Parto per Ardesio oppure no? Decido di si.Mi muovo verso la chiesetta dalla Dassa ed ecco Mara che mi aspetta. Dopo pochi minuti arrivano un gruppo di donne di Malegno, tre signori di Angone e Patrizia, manca solo Pier Antonio. Aspettiamo qualche minuto ed ecco il nostro curato che arriva a bordo della sua vettura. Partiamo dopo aver ricevuto la benedizione.

Scrutiamo il cielo, ma le stelle e la luna sono nascoste dietro grosse nubi nere. Speriamo che la Madonna non faccia piovere.

Camminiamo per circa un’ora e arriviamo a Paline. Il paese è deserto. Intravediamo alcuni uomini al bar e nessun altro.Proseguiamo, ma non incontriamo un’anima: solo rane e lumache. A mezzanotte arriviamo al Dezzo.

Ci fermiamo per fare una breve pausa. Siamo restate in tre. Abbiamo superato il gruppo di Malegno e perso il gruppo di Angone. Qui alcune macchine passano noncuranti della nostra presenza. Pochi minuti e via... dobbiamo scalare la Presolana.

È il tratto di strada più impegnativo e pericoloso perché in alcuni punti la strada è priva di illuminazione. Che fortuna... inizia a piovere e siamo solo a Colere. Ormai siamo quasi in cima alla Presolana e il sudore si mescola all’acqua che ci rinfresca.

Mentre parliamo, cerchiamo di scorgere le luci del gruppo partito da Borno alle 24,00. Wow, siamo quasi arrivate. Si vedono le luci delle case, ormai dobbiamo camminare pochi metri. Siamo in perfetto orario. Sono quasi le due.

Troviamo riparo nella veranda di un hotel. Ci sediamo a facciamo un piccolo spuntino, molto energico. Controlliamo le caviglie e i piedi e ci imbacucchiamo perché fa freddo, iniziamo la nostra discesa.

Parliamo al cellulare con i nostri amici che, preoccupati, si informano sulla nostra salute. Scherziamo, pensiamo ai nostri cari che dormono nel loro letto caldo, mentre noi riusciamo ad addormentarci anche su un muretto.

Verso le sei incontriamo alcuni giovani che rientrano da una serata in discoteca e, incuriositi, ci chiedono dove stiamo andando.

Ecco Clusone. Qui facciamo l’ultima pausa davanti a una bellissima fontana circolare che ci invita a immergere i piedi bollenti, ma l’esperienza ci ha insegnato che “se ad Ardesio vuoi arrivar le tentazioni devi evitar”.

Riprendiamo il cammino ed ecco che incontriamo un contadino. In bicicletta va a mungere le mucche che con i loro campanacci svegliano tutto il vicinato.

Sono le sei e qualche minuto ed ecco che un ragazzo di Borno ci supera di corsa. È partito a mezzanotte ed è già arrivato a pochi chilometri da Ardesio.

Proseguiamo e all’improvviso arrivano in bicicletta i tre moschettieri: uno è il curato che ci ha salutato volando verso la meta.

Ormai mancano pochi chilometri, ma i piedi sono gonfi, le gambe indolenzite e lo zaino pesa sempre di più. Ecco Ardesio. Non è una visione. Quest’anno ci sono anche gli artisti di strada per le vie.

Siamo stanche ma orgogliose di essere arrivate al santuario della Madonna di Ardesio. Ci rinfreschiamo ed aspettiamo l’arrivo di tutti i partecipanti.

Ho scritto la mia esperienza per far capire il clima di amicizia e di calore umano che si forma durante il cammino verso la Madonna di Ardesio. È un’esperienza coinvolgente, che entra nel sangue e che ogni anno ti richiama nonostante i numerosi chilometri.

Provateci anche voi e non potrete più smettere.

Giulia


Estate 2010


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