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Sommario

Canzone della bambina portoghese

E poi e poi, gente viene qui e ti dice
di sapere già ogni legge delle cose.
E tutti, sai, vantano un orgoglio cieco
di verità fatte di formule vuote.
E tutti, sai, ti san dire come fare,
quali leggi rispettare, quali regole osservare, qual è il vero vero... vero
E poi, e poi, tutti chiusi in tante celle,
fanno a chi parla più forte per non dir che stelle e morte fan paura.
Al caldo del sole, al mare scendeva la bambina portoghese.
Non c’eran parole, rumori soltanto come voci sospese.
Il mare soltanto, e il suo primo bikini amaranto,
le cose più belle e la gioia del caldo alla pelle.
Gli amici vicino sembravan sommersi dalla voce del mare;
o sogni o visioni qualcosa la prese e si mise a pensare;
sentì che era un punto al limite di un continente,
sentì che era un niente, l’Atlantico immenso di fronte.
E in questo sentiva qualcosa di grande
che non riusciva a capire, che non poteva intuire;
che avrebbe spiegato, se avesse capito lei, e l’oceano infinito;
ma il caldo l’avvolse, si sentì svanire e si mise a dormire.
E fu solo del sole, come di mani future.
Restaron soltanto il mare e un bikini amaranto.
E poi e poi, se ti scopri a ricordare,
ti accorgerai che non te ne importa niente.
E capirai che una sera o una stagione son come lampi,
luci accese e dopo spente.
E capirai che la vera ambiguità è la vita che viviamo,
il qualcosa che chiamiamo esser uomini.
E poi, e poi, che quel vizio che ti ucciderà
non sarà fumare o bere, ma il qualcosa che ti porti dentro,
cioè vivere, vivere e poi e poi vivere...

In questi anni don Alberto ci ha parlato spesso del senso religioso, di quell’insopprimibile bisogno di cercare qualcosa o qualcuno che colmi la nostra sete di vita vera. Non solo con gli adolescenti, lo stesso don Alberto ha affrontato questo argomento proponendo l’ascolto di alcuni testi di canzoni contemporanee, proprio per evidenziare come questo bisogno di salvezza, come lo chiama la Bibbia e la teologia, non sia solo un’astrazione filosofica, ma una concretezza che emerge da quelle situazioni quotidiane che anche le canzoni, sbrigativamente definite leggere, sanno comunicare molto bene.

Una sera cercando in Internet l’espressione “senso religioso” - oltre agli ovvi riferimenti a don Luigi Giussani, fondatore del noto movimento ecclesiale “Comunione e liberazione” e autore di un libro sul tema, frutto della sua lunga esperienza con i giovani universitari - ho trovato una paginetta in cui venivano analizzati i testi di diverse canzoni che esprimono questo senso religioso.

Fra canzoni più o meno conosciute, sono rimasto sorpreso di trovarvi il brano sopra riportato. L’autore, Francesco Guccini, a me piace e lo ascolto molto volentieri, ma sicuramente non può essere annoverato fra i fedeli cattolici. Dichiarandosi un po’ infastidito di venire sempre identificato come icona della sinistra, in alcune interviste, con la sua tipica ed intelligente ironia, ha affermato di considerarsi un esistenzialista agnostico, in quanto ateo gli appare una definizione troppo impegnativa.

Volendo trovare un aggancio tra Guccini e la religione, forse il brano più noto che può venire subito in mente è il famoso “Dio è morto”. La leggenda racconta che quando uscì questa canzone negli anni ‘60 la Rai non la mandò in onda perché ritenuta blasfema; più probabilmente la censura derivò da una certa politica che, allora come adesso, è “solo far carriera” aderendo ad un “perbenismo interessato”, come dice il testo della stessa canzone. Si racconta, invece, che la Radio Vaticana diffuse volentieri la canzone cogliendo in essa, penso io, non tanto un senso religioso, quanto un positivo invito a credere e a lottare per un futuro migliore.

La “Canzone della bambina portoghese” a me è sempre piaciuta, sia come musica (abbastanza triste), sia come significato del testo. Le prime strofe illustrano molto bene l’integralismo di chi è sicuro di avere la verità in tasca, una ricetta giusta per ogni problema, ed è sempre pronto a scagliarsi contro chi manifesta un altro modo di pensare.

In un’intervista di qualche anno fa il cantautore emiliano disse di aver scritto questi versi per i “sessantottini troppo convinti”, ma, se posso permettermi, queste espressioni aderiscono bene anche a certi atteggiamenti di noi cristiani. È sufficiente scorrere alcuni siti Internet per ricavarne l’impressione che, a volte, una certa cultura cattolica sembra più discepola dei farisei che di Gesù Cristo, più appassionata delle opere della legge, direbbe san Paolo, che della grazia dello Spirito.

Alla spavalda sicurezza di questi versi si contrappone il pessimismo, la delusione delle ultime strofe. Come in altre canzoni di Guccini, affiora una visione molto negativa della realtà quotidiana, in cui tutto appare soffocante e privo di interesse, fino a giungere alla tremenda conclusione che la vita può diventare un vizio più nocivo del fumare e del bere.

bambina portoghese

In mezzo a questa cornice poco incoraggiante appare, però, la scena della bambina, probabilmente alla soglia dell’adolescenza visto quel “suo primo bikini amaranto”, che scendendo verso il mare è colta dalla solitudine dei rumori che si assopiscono. Ciò la induce a pensare e, forse più con il cuore che con la testa, alzando lo sguardo verso l’oceano infinito, percepisce tutta la sua piccolezza ma anche qualcosa di grande.

Una chiacchierata con un amico, un semplice sorriso e saluto scambiato per strada, un cielo stellato in una notte d’estate, il panorama che possiamo contemplare da una montagna, un’arrabbiatura con una persona cara, un attimo di intensa solitudine... sono molti i frangenti della realtà quotidiana che possono destare in noi quelle domande, quell’arsura di verità che, come la bambina portoghese, non riusciamo a comprendere razionalmente, ma che avvertiamo fortemente presenti nella nostra vita.

Spesso, però, questa sete di cose vere viene sopita dalle preoccupazioni quotidiane, dalle nostre piccole o grandi sofferenze che siamo chiamati comunque a vivere; può essere mitigata e apparentemente annullata dai bisogni consumistici e dalla superficialità a cui l’attuale cultura ci induce.

Forse è proprio per questo che il Vangelo ci ricorda come sia necessario continuare a chiedere, cercare, bussare, pregare per mantenere viva la curiosità, la disponibilità, l’entusiasmo, l’attesa per qualcosa di grande di cui sentiamo il bisogno ma che, proprio come la bambina portoghese, per quanti sforzi facciamo non riusciamo a comprendere e a raggiungere da soli.

“Shomér ma mi-llailah“ è il titolo quasi impronunciabile di un’altra bella canzone di F. Guccini tratto da un passo del profeta Isaia (21,11-12) in cui viene proposta due volte la domanda: “Sentinella, quanto resta della notte?”. La sentinella e lo stesso Guccini nella canzone rispondono che l’alba prima o poi verrà e affermano che, anche se ad essa seguirà di nuovo la notte, l’importante è rimanere svegli, non stancarsi di chiedere di nuovo.

Se rimaniamo svegli e, nonostante le difficoltà, riusciamo a mantener viva la speranza e lo stupore, tipici dei bambini indicati da Gesù come esempio per poter entrare nel suo regno, forse le stelle e la morte non ci faranno così paura. Poi la felicità, la pienezza di vita, la grandezza a cui tutti aspiriamo, come scriveva A. Camus (un altro esistenzialista dichiaratosi ateo),“arriverà, a Dio piacendo, come una bella giornata”.

Franco


Estate 2010


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