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Sommario

Una casa di preghiera per tutte le genti

La gente che va in chiesa è diminuita notevolmente negli ultimi decenni, ed anche da noi si nota che in questo periodo estivo ci sono meno messe domenicali con la chiesa colma.

Può essere la crisi che fa venire meno turisti del solito, può anche essere che le persone abitualmente presenti alle messe sono diventate anziane e non ce la fanno più a camminare, oppure può dipendere anche dalla maggior quantità di celebrazioni eucaristiche offerte, grazie alla presenza di sacerdoti in vacanza; però è un dato di fatto che la percentuale di coloro che vanno in chiesa è bassa.

Riflettendoci sopra credo che ci siano almeno due ragioni alle quali chi non va in chiesa si appoggia: una è che la chiesa sia ritenuta un luogo riservato a pochi, solo ai fedeli di quella religione; l’altra è che, non potendo essere coerenti con la morale proposta della Chiesa, è meglio starne alla larga.

Spiluccando in alcuni articoli che riportano riflessioni di alcuni teologi contemporanei, provo a dare ragione della infondatezza di queste scuse.

tempio di gerusalemme

Che il tempio sia un luogo riservato ai soli fedeli non era vero nemmeno per i figli di Israele. Il tempio di Gerusalemme conteneva luoghi e oggetti strettamente legati al culto ebraico: la stanza cubica chiamata “Santo dei Santi” era il luogo della presenza di Dio la cui vista era preservata dal velo, da una tenda; vi era poi lo spazio riservato ai sacerdoti per compiere i sacrifici, quindi uno spazio per i credenti figli di Israele, uomini e donne.

Ma nel medesimo perimetro era stato pensato un luogo per gli altri, i non ebrei che non credevano nel Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe: uno spazio dell’Altro-Dio, del Dio vivente ma per gli “altri”. È stato lo stesso luogo in cui Gesù si è arrabbiato perché lì, nella casa di preghiera per tutte le genti, si stavano invece facendo affari e ruberie varie, tipiche di ogni tempo.

Analogamente e per questo motivo le chiese, i santuari, le cattedrali e tutti i luoghi di culto cattolici, accolgono chiunque in esso si preenti, senza chiedere a nessuno la patente di cristiano.

La seconda scusa per non andare in chiesa riguarda l’incoerenza morale; per non sentirsi in colpa si preferisce evitare prediche.

Un monaco tedesco, Anselm Grun, monaco benedettino e autore di saggi psicologici e religiosi, afferma che il primo messaggio di Dio non è la morale, bensì la fede.

È vero che nell’infanzia nostra e dei nostri predecessori abbiamo ascoltato messaggi come questo: “Se sei cattivo, se sei peccatore (e per peccato si intendeva spesso quello di matrice sessuale) andrai all’inferno!” Ma il monaco e teologo tedesco afferma che al primo posto ci deve essere sempre il messaggio di Gesù, la lieta novella che solleva l’uomo e gli dona il coraggio di vivere di fronte a Dio in modo autentico e, aggiungo io, così come è, fragile e peccatore.

Gesù non è andato in croce per una parte eletta di gente perfetta, che non sbaglia mai, che ha sempre ragione e che ha il permesso di giudicare gli altri, ma per tutta l’umanità, cancellando i peccati a tutti coloro che credono in Lui.

Se avessimo il coraggio della sincerità con noi stessi, forse scopriremmo che tante nostre ritrosie sono appunto scuse, ma scopriremmo anche le tante e buone ragioni per ritornare a vivere la Messa ogni domenica.

I sacerdoti sono lì proprio per questo: pregare con noi e per noi, presentando al Padre, nel sacrificio eucaristico, le nostre gioie, i nostri dolori, le attese e le speranze di ogni uomo.

Gabriele


Estate 2010


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