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Sommario

Vocazione sacerdotale: sentirsi responsabili verso tutti

Vi ringrazio e vi benedico di cuore

Lo scorso 11 giugno Piazza san Pietro, cuore della chiesa cattolica, ha visto la chiusura dell’anno sacerdotale con la presenza di più di quindicimila sacerdoti provenienti da ogni parte del mondo, radunati attorno al Santo Padre. È stata una grande emozione per me essere in quei giorni a Roma con i miei genitori e alcuni miei compagni di classe e poter partecipare a quell’evento così da vicino.

La parola evento è proprio quella che maggiormente credo possa descrivere quella circostanza. La Chiesa stessa è un evento: l’avvenimento del Cristo risorto che investe la storia e la vita di ogni singolo fedele. Essere li, in quei giorni è stato proprio come rivedere con gli occhi e con il cuore cosa significhi appartenere a Cristo nel suo corpo, che è la chiesa.

Con i miei compagni di classe abbiamo voluto ricordare il nostro anniversario di ordinazione sacerdotale, sempre l’11 giugno ma di cinque anni fa. Insieme al Papa e a tutti i sacerdoti presenti abbiamo rinnovato le promesse sacerdotali, cioè quegli impegni che ogni sacerdote pone nelle mani del proprio vescovo nel giorno della propria ordinazione.

Quando si guarda indietro alla propria vita, e alle scelte fatte, è necessario interrogarsi sul senso e su quali siano gli ideali veri che si sono scelti come fondamento. Che senso ha la storia? Che senso ha la storia personale di ciascuno di noi? Che senso ha la mia storia vocazionale, cioè di “chiamato”?.

“In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto
di tutto ciò che esiste” (Gv 1, 1-3)

San Giovanni esprime il senso della storia, della vocazione di ciascuno di noi. Cristo è il principio della storia (“…in principio era il Verbo…”): questo rende sacra ogni vicenda personale, ogni fatto, ogni circostanza perché essi sono posseduti e voluti da Dio. Dire che “…in principio era il Verbo…” e che le cose esistono per Lui, significa che il fondamento di ogni storia è l’amore.

don Alberto

Sono testimone che al principio, all’inizio della mia storia vocazionale, sta l’amore di Dio L’ho sperimentato in questi anni a Borno. La vocazione sacerdotale è essere scelti in Cristo prima ancora che il mondo potesse esistere: è per un grande progetto nella mente di Dio; è per una responsabilità nuova e più vasta.

L’apostolo Paolo scrivendo agli Efesini, indica due motivi per cui Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo, motivi che definiscono anche il senso di ogni vocazione sacerdotale.

“Ci ha scelti a lode e gloria della Sua Grazia” (Ef 1, 6-12). La prima ragione è che siamo stati chiamati per Lui. E quale ragione aveva Dio per scegliere proprio me? Una sola: l’amore. Mi ha amato. Non c’è un’altra ragione adeguata perché mi abbia scelto prima che io esistessi. Non mi ha scelto per dei particolari meriti che ho acquisito. La vocazione sacerdotale non è dettata da un alto senso di altruismo, ma è un avvenimento, un fatto straordinario: Dio ti sceglie e ti costituisce dispensatore dei santi misteri, perché in ogni parte della terra sia offerto il sacrificio perfetto, e con la parola e i Sacramenti si edifichi la Chiesa.

“… in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della Sua gloria…” (Ef 1, 14). La seconda ragione che definisce il senso della vocazione sacerdotale è che “si è scelti per la missione”. Ciò che rende appassionante la vocazione è la responsabilità missionaria “in attesa della completa redenzione di molti”. Questo rende la vita un lavoro, un compito. L’uomo trova gusto nel lavoro perché in esso si realizza, mettendo a frutto la sua intelligenza, i suoi doni e la sua volontà.

Dio mi ha chiamato ad una cosa sola: collaborare all’opera della Redenzione di tutti.

La vocazione sacerdotale è questo: sentirsi responsabili verso tutta l’umanità; chiamati a collaborare all’opera di Cristo perché debitori verso tutti di ciò che abbiamo ricevuto.

Vedo l’obbedienza al Vescovo nel chiedermi di assumere il nuovo incarico come curato di Castel Mella, come la fedeltà a questa storia di amicizia con Dio: Lui mi ha scelto, Lui mi ha chiamato e Lui mi manda in missione dove sente che la mia presenza è necessaria.

Tradire questo significherebbe per me rinnegare la mia storia e la mia vita.

Nella piazza gremita da così tanti sacerdoti sono risuonate le parole del Papa sul buon pastore, che è il sacerdote, che da la vita per il suo gregge.

Ora anche per me (come ormai sapete) è giunto il momento di salutare Borno e di prepararmi a dare la vita per un’altra porzione del gregge di Cristo.

Mi preparo a questo facendo memoria del bene che ho ricevuto dai bornesi, gente buona che fa sentire il sacerdote amato, nella quale ancora pulsa il senso della pietà e della carità cristiana.

Grazie per lo sguardo buono di questi giorni, per le parole dette ma anche per i silenzi che, a volte, esprimono più delle parole.

Sono convinto che con il vostro affetto anche don Simone si sentirà parte di questa nostra famiglia; a lui auguro ogni bene.

Mi preparo al saluto chiedendo perdono per le mie “lentezze”, in particolare verso quei giovani che non sono riuscito a raggiungere.

Porto nel cuore tanti ricordi e tanti volti incontrati, ognuno dei quali racchiude storie diverse per me tutte preziose.

Mi preparo anche se con un pizzico di fatica, con la consapevolezza che nella Chiesa si è chiamati a un servizio indicato dal vescovo, e con la serenità che “non alla pietra tocca fissare il suo posto, ma al Maestro dell’opera che l’ha scelta…” (Paul Claudel, da “L’annuncio a Maria”) Con la mente torniamo alle immagini di piazza San Pietro.

Pensiamo al cuore di ognuno dei sacerdoti presenti, alle preoccupazioni e ai sentimenti che ognuno si porta dentro, e accompagniamoli con l’affetto e la preghiera, con essi il popolo cristiano, che ama i suoi figli sacerdoti, li comprende nella loro umanità e anche nelle loro insufficienze.

Da questa preghiera e da questo affetto sono certo di sentirmi accompagnato fin d’ora e per questo vi ringrazio e vi benedico di cuore nella certezza che tutti apparteniamo al grande cuore del Signore, di Maria e alla Chiesa che ci è Madre.

Don Alberto


Estate 2010


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