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Sommario

I.C.F.R.: riscoperta del vivere in comunione

Sono una catechista-mamma del nuovo cammino catechistico, cioè l’I.C.F.R.; sono con i ragazzi della 5° classe della scuola di 1°grado che debbono concludere la prima parte del loro percorso catechistico  con la celebrazione unitaria dei sacramenti della Cresima e dell’Eucaristia.

I bambini vengono con regolarità e puntualità ai loro incontri che si svolgono ogni settimana; essi sono vivaci ed è giusto che lo siano perché dimostrano di amare e di interessarsi a quello che fanno, perché intervengono con domande pertinenti e mettono in comunione le loro esperienze di vita familiare e scolastica. Parlano con la loro innocenza velata, a volte, d’ingenuità ma anche di malizia. In loro c’è entusiasmo e voglia di sapere e di chiarire i loro dubbi.

Invitata e sollecitata da don Simone sono presente anche come accompagnatrice-mamma, una volta al mese, agli incontri con  i genitori che hanno i figli al 1° anno dell’I.C.F.R. È questa un’esperienza che se all’inizio mi spaventava, mi sta invece arricchendo e coinvolgendo proprio perché, mettendo in comunione la nostra pochezza, sta scaturendo il bisogno e si sta cercando il modo di crescere spiritualmente prima noi genitori,  per  far poi crescere adeguatamente  i nostri figli.  

Certamente questo nuovo modo di fare catechismo ha un po’ stupito e lascia una scia di larvato scetticismo. Oramai il catechismo e il ricevere i sacramenti  (tappe obbligate) erano delegati ai preti e ai catechisti; i genitori apparivano al momento delle cerimonie quasi del tutto estranei ad ogni genere di preparazione spirituale.

famiglia

Perciò oggi si vogliono coinvolgere i genitori per permettere loro di recuperare la responsabilità di primi educatori cristiani, di primi accompagnatori del cammino di fede dei loro figli. Si vogliono far riscoprire i veri valori della vita che aiutano ad essere più cristiani, cioè più altruisti, più attenti al nostro prossimo, meno chiusi nel nostro egoismo.

In tempi non molto lontani, la fede si viveva in famiglia, era trasmessa dai nonni, dai genitori attraverso l’esempio della preghiera giornaliera (mattina, mezzogiorno e la sera con l’immancabile rosario), considerata  guida e forza della vita.

Ricordiamoci che i bambini ci guardano, interiorizzano di più e meglio ciò che vedono, mentre le nostre parole si perdono al vento.

Madre Teresa di Calcutta non si stancava di ripetere  che i giovani sono stanchi di sentire bei discorsi, belle parole; i giovani vogliono vedere, vogliono esempi e allora... cominciamo tutti a dare esempi positivi col nostro comportamento, con la preghiera, andando a Messa la domenica e le feste comandate; diamo il giusto posto al Signore nella nostra giornata; incoraggiamo i nostri figli con aspettative di speranza di un mondo migliore svolgendo le azioni della giornata con l’aiuto e la benedizione della nostra mamma celeste e del suo Divin Figlio. Non dobbiamo spaventarci pensando di fare chissà quali grandi cose, dobbiamo solo vivere e agire con onestà e serenità, facendo sempre e solo il nostro dovere.

Come ci teniamo a curare i nostri figli nell’abbigliamento, nell’alimentazione, nella salute, nel partecipare con impegno e puntualità alle attività sportive e scolastiche, perché non ci preoccupiamo di aver a cuore anche la loro crescita nella fede? Perché ci pesa tanto questa attenzione spirituale?  La risposta penso sia molto elementare: “Non credo perché se credessi, se avessi fede, Gesù occuperebbe il primo posto nei miei pensieri e nella mia vita!”.

Si educa alla fede solo vivendo la fede, così come si educa all’Amore amando chi ci sta vicino: la famiglia, il  prossimo, la comunità intera.

I genitori sono i veri testimoni della fede. L’educazione religiosa nasce in famiglia, si allarga andando a Messa (avete forse già dimenticato l’invito insistente di don Giuseppe?) dove, con l’ascolto della Parola di Dio e ricevendo l’Eucaristia, usciamo pieni di grazia e pronti ad affrontare più sereni la giornata e la settimana che inizia.

In questi tempi di vita frenetica, l’I.C.F.R. da l’occasione di trovare uno spazio per riflettere, pensare, meditare, facendo riscoprire la bellezza della preghiera comunitaria; dà l’opportunità di scambiarsi idee, esperienze, di presentare perplessità e problematiche che si affrontano ascoltando la Parola di Dio. Essa servirà ai genitori ad accompagnare verso il bene i propri figli che sono il segno tangibile della testimonianza, del nostro modo di vivere in casa. I figli sono il dono più caro e più prezioso che il Signore ci abbia dato, cerchiamo di farlo brillare di luce propria.

madre teresa

Questi incontri con i genitori sono, quindi, un aiuto per  incoraggiarli a trasformare le loro famiglie in chiese domestiche, dove si vive respirando Dio.

Mi piace concludere meditando questo scritto di Madre Teresa di Calcutta che ci fa comprendere l’importanza e la forza della preghiera.
Il frutto del Silenzio è la Preghiera.
Il frutto della Preghiera è la Fede.
Il frutto della Fede è l’Amore.
Il frutto dell’Amore è il Servizio.
Il frutto del Servizio è la Pace.

Francesca


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