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Sommario

Superare l'individualismo con il dono

Mi ha fortemente impressionato - e con me, credo, anche altri - la notizia dell’AVIS della Lombardia in merito al numero delle donazioni in estate e, con buona previsione, per i tempi che verranno: le presenze si sono ridotte ma, pure nei mesi caldi, non diminuisce la richiesta di sangue, e cosi per le stagioni che ci attendono.

Qui “donare” è sempre stato un alto merito, con la spontaneità di tanti giovani protagonisti, anche in questo campo, di avventure dell’umano di altissimo significato.

Dalla nostra terra ad altre regioni - sempre nello stesso servizio - un uguale lamento: l’invito esplicito a non perdere questa battaglia, che è il vero orgoglio del nostro Paese, anche se tante persone influenti fingono di ignorare il problema.

Il Pastore di Milano, nel discorso alla città per la Vigilia di Sant’Ambrogio 2007, scriveva con la solita capacita dialettica: «Quella del Concilio è una pagina estremamente lineare e insieme di singolare efficacia e incisività nella sua concretezza, merita di essere attentamente meditata per recuperare e rilanciare con rinnovata forza la coscienza della responsabilità sociale di tutti e di ciascuno».

Con il significativo titolo “Occorre superare l’etica individualistica”, cosi inizia il numero 30 della costituzione pastorale “Gaudium et spes”: «La profonda e rapida trasformazione delle cose esige, con più urgenza, che non vi sia alcuno che, non prestando attenzione al corso delle cose e intorpidito dall'inerzia, indulga ad un'etica puramente individualistica».

E Carlo Maria Martini, l'indimenticato arcivescovo di una comunità in profonda evoluzione, nelle sue pagine “Conversazioni notturne a Gerusalemme” del 2008, poneva questa riflessione, frutto di saggezza e lungimiranza: «La vita nel benessere apre ai giovani molte possibilità, più di quelle di cui disponeva la mia generazione. Più possibilità si prospettano, più le decisioni saranno difficili. Vorrei incoraggiare i ragazzi a scegliere e a non aspettare troppo a lungo. Chi non prende decisioni si lascia sfuggire la vita. Questo, al giorno d'oggi, è il problema più grande. In confronto il rischio di prendere una decisione sbagliata, che andrà corretta, è assai inferiore. Chi ha coraggio, rischia di sbagliare. Ma la cosa più importante è che solo gli audaci cambiano il mondo, rendendolo migliore. Ai coraggiosi sono concessi amici sinceri. Essi imparano che la potenza viene dalle mani di Dio».

Ecco una risposta onesta ed esauriente alle difficoltà di oggi, nella speranza che anche il dono del sangue rappresenti la meta di un autentico risveglio della coscienza sociale.

a cura di Carlo Moretti


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