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Sommario

Il Rosario, preghiera facile e bella

Il rosario è una preghiera, facile e bella, che ha accompagnato generazioni e generazioni di cristiani; è una preghiera profondamente amata dai Santi e vivamente incoraggiata dai Papi, ricca di contenuti biblici e teologici.

rosario

Questa preghiera non ha perso nulla del suo valore tra i ritmi della nostra società tecnologica. Anche nel terzo millennio rimane una preghiera di grande significato, desinata a portare frutti di spiritualità. Se è vero che, tra le preghiere, il primo posto va alla liturgia, fonte e culmine della vita ecclesiale, non è meno vero che, tra le devozioni del popolo di Dio, al rosario spetta un posto d’onore.

Esso è “catena dolce che ci rannoda a Dio”, secondo la bella espressione del beato Bartolo Longo, “vincolo di amore che ci unisce agli angeli”, “torre di salvezza” e “porto sicuro”, perché ci affida all'intercessione potente di Maria e ottiene la grazia che ci salva.

La storia del rosario mostra che la Chiesa, nei momenti difficili, ha fatto ricorso a questa preghiera, che possiede una forza particolare, per ottenere l’aiuto di Dio mediante l’intercessione della Madonna.

È preghiera che alimenta la nostra spiritualità e ci fa crescere come cristiani perché, mediante Maria, porta ad una conoscenza più profonda dei misteri di Cristo. Il rosario, infatti, ci guida al cuore della vita cristiana ed aiuta a contemplare e ad approfondire il mistero di Cristo e il posto della Beata Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa.

ll rosario, con i suoi venti misteri, esprime la fede della Chiesa senza giri di parole e senza falsi problemi, aiuta ad avere fiducia in Dio e ad abbandonarsi a lui.

Apparendo a Lourdes e a Fatima, la Madonna si è presentata con il rosario in mano ed ha raccomandato la recita del rosario.

Il Papa Giovanni Paolo II, che e venuto due volte a pregare presso questi Santuari durante il suo pontificato, confidò che fin dagli anni giovanili la preghiera del rosario ha avuto un posto importante nella sua vita. Nella Lettera Apostolica sul rosario, in occasione dell’anno del rosario, Rosarium Virginis Mariae (del 16 ottobre 2002), il compianto Papa afferma: “Il rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto” (n. 2).

Egli soleva dire che recitare il rosario era “pregare con Maria e alla scuola di Maria”. E diceva ancora: “Il rosario, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne magnificat per l’opera dell’incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi indurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e dall’esperienza della profondità del sue amore. Mediante il rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore” (Rosarium Wrginis Mariae).

Padre Pio da Pietrelcina confidò ad un suo figlio spirituale che, attraverso la recita del rosario, la Madonna non gli aveva mai negate le grazie domandate (Giovanni Bardazzi, “Un discepolo di Padre Pio”, pag. 92). E quando, negli ultimi giorni della sua vita, fu chiesto a Padre Pio: “Che cosa ci lascia in eredita?”, egli rispese: “Vi lascio il rosario”.

particolare cappella sistina

La storia è piena di testimonianze che ci mostrano come questa preghiera ha accompagnato sia gente comune, che personaggi e artisti famosi.

Nella parte mediana del grande affresco del Giudizio Universale della Cappella Sistina, dipinte da Michelangelo negli anni 1536-1541, spicca un particolare: uno dei risorti porge con la mano sinistra la corona del rosario ad un uomo e ad una donna per aiutarli a salire in paradiso, aggrappandosi ad essa.

Con questa sobria raffigurazione pittorica, che nel capolavoro michelangiolesco e un piccole particolare, l’artista ha espresso la convinzione che il rosario è una preghiera importante per ottenere la salvezza eterna.

Nella casa di Alessandro Manzoni a Milano (via del Morone, 1), appesa in capo al letto, si vede ancora oggi la sua corona: la recitava abitualmente. Nel suo romanzo “I promessi spesi”, Lucia nel momento più drammatico della sua vita, tira fuori di tasca la corona e recita il rosario (capitolo 21) e, mentre sgrana il rosario, sente spuntare e crescere nel cuore una fiducia indeterminata e una improvvisa speranza.

Alcide De Gasperi nelle “lettere dalla prigione” che indirizza alla moglie quando fu arrestato dal fascismo, scrive che gli fu di sostegno spirituale la preghiera del rosario, che nei primi giorni recitava “come poteva”, cioè senza la corona. Poi la moglie gli inviò una corona del rosario che Alcide recitava alla sera, pensando che verso quell’ora anche la moglie e le sue bambine erano in preghiera e allora - cosi scriveva alla moglie - “il mio spirito si inginocchia con voi” (Lettere dalla prigione, pag 26-27).

Cristoforo Glück, grande musico, durante i ricevimenti alla Corte di Vienna, si appartava ogni giorno a recitare il rosario.

Il Beato Contardo Ferrini, professore universitario a Pavia, quando la sera aveva amici in casa, oppure era invitato da amici a cena, prima del congedo tirava fuori la sua corona e invitava gli amici a recitarlo insieme.

La pratica del rosario in famiglia la sera era molto diffusa in passato. Oggi purtroppo si guarda la TV o una parte dei membri della famiglia è fuori casa.

Al giorno d’oggi c'è la moda di imparare tecniche yoga per rilassarsi, ripetendo in continuazione uno stesso “mantra” che aiuta a centrarsi su sé stessi e a trovare la propria energia. Queste persone si sono dimenticate che questi “segreti” li avevano già in tasca. Bastava prendere in mano una corona del rosario. Esse cercano lontano ciò che già avevano molto vicino. Cercano in moderni maestri ciò in cui i loro padri e i loro nonni erano già esperti: il rosario.

Riscopriamo, dunque, il rosario. Sentiamolo come angolo di contemplazione da assicurare quasi come boccata di ossigeno alle nostre giornate. Facciamone un vincolo di unità per le nostre famiglie. La famiglia che prega unita, rimane unita.

Pratichiamolo come preghiera che accompagna i nostri viaggi, che si insinua tra un occupazione e un’altra, che occupa spazi vuoti di attesa, quasi ad immettere piccoli squarci di cielo nel grigiore della routine quotidiana.

Lungi dall’essere una fuga dai problemi della propria famiglia e del mondo, il rosario ci spinge a guardarli con occhio responsabile e sereno, e ci ottiene la forza di tornare ad essi con l’aiuto di Dio. Il rosario getta luce sul nostro cammino umano, è sorgente di speranza e di conforto, ci da la forza per andare avanti.

Card Giovanni Battista Re


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