Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

Ben arrivato don Francesco
Borno accoglie il nuovo parroco

Ultimo saluto a Capo di Ponte

Ho già fatto precedere i miei ringraziamenti sul bollettino parrocchiale, perciò permettetemi oggi di rimanere sul Vangelo, mentre condivido con voi queste ultime riflessioni, dopo otto anni di permanenza alla guida di questa parrocchia di Capo di Ponte.

La Parola di Dio di oggi ci presenta uno spaccato dell'atteggiamento con cui molti, che hanno conosciuto Gesù, si sono posti davanti a Lui. Accogliere è il verbo sul quale anche noi oggi, da cristiani, ci dobbiamo verificare, per scoprire quanto sia presente e significativa la persona del Signore nostro Gesù Cristo. Anche ieri sera nella Messa, ricordavo che molti sono i pregiudizi su di Lui, tra i quali c'è anche quello che giudica le sue parole, la sua azione e finanche la croce un sacrificio inutile, perché non cambia nulla nella vita concreta delle persone. Questo pregiudizio blocca ogni ricerca ed impedisce di aprirsi al Signore, perché non avrebbe nulla di immediato da offrire e, tanto meno, una felicità che costi poco e non comporti sforzi. Così molti lo estromettono dalla loro vita di cristiani ed altri lo rinnegano con facilità nella vita quotidiana.

accoglienza don Francesco

Ecco invece a cosa serve un prete: a far incontrare la gente con il Signore della vita, della vita beata e senza fine. Serve a far tornare la memoria su chi è Dio, sul suo disegno riguardo al destino dell'uomo, sul paradiso, che è il luogo della nostra vera felicità, su chi ci fa entrare in quella condizione beata, e su come raggiungere quella meta desiderata. Questo è il compito del prete in una comunità parrocchiale: comunicare la buona notizia su Gesù il Salvatore, illuminare e precedere gli altri sulla via per incontrare ed accogliere il Signore, accompagnare e condividere la fatica dei credenti in Cristo nello stare dietro a Lui.

Così ho cercato di fare anch'io, con la mia umanità imperfetta, negli otto anni che sono stato tra voi. Ho provato a comprendere il Vangelo con voi ogni domenica. Ho incontrato molti di voi personalmente. Ho più spesso parlato con voi in occasione della celebrazione dei sacramenti, il battesimo, la cresima, l'eucarestia, il matrimonio, l'unzione dei malati, nei funerali e nelle celebrazioni anche civili. Ho invitato con caparbietà papà e mamme con i figli nella catechesi. Molte volte sono state belle soddisfazioni, talvolta delle delusioni, ma sempre con la speranza di avere un'altra occasione per parlare del Signore Gesù. L'ho fatto sempre con la convinzione che Egli soltanto è capace di cambiare la vita di una persona e di trarre fuori da lei doti insospettate per il bene di tutti.

Potrei testimoniare io stesso questa verità perché nel 1983, ventisette anni fa, nessuno immaginava che sarei venuto tra voi e che mi aveste a segnare così profondamente la vita. Potrebbero dire la stessa cosa molti di voi, che in questi anni con me hanno cercato il Signore e, in molte maniere, hanno capito che Egli sta nella Parola Rivelata, nei sacramenti, nelle persone di fede, nei poveri, nella preghiera e nella carità fraterna. Questo Signore che ha cambiato la mia vita, ne ha cambiate molte altre ed ha lasciato il suo segno, anche tra voi che, ancora come me “imperfetti”, cercate da Lui le risposte alle tante domande della vostra vita. Noi dunque siamo la risposta al pregiudizio che Cristo, la sua passione, morte e resurrezione, la fede, la Messa siano inutili.

accoglienza don Francesco

Certo, talvolta, noi stessi abbiamo complicato le cose, abbiamo reso opaca la testimonianza del Signore, perché abbiamo permesso che prevalesse la parte nera della nostra anima. E anch'io l'ho fatto, non sempre, non con piena coscienza, non con volontà malefica, ma l'ha fatto: offendendo, arrabbiandomi violentemente, trascurando, sottovalutando situazioni, non compiendo fino in fondo il mio dovere. Vi chiedo perdono ora dei miei errori, perché solo ora, ripensando a questi anni, emergono ricordi e situazioni in cui avrei potuto fare di più e meglio, se solo avessi imitato di più Gesù.

Gioie e amarezze le abbiamo provate tutti, anch'io. Se le prime sono per me di gran lunga maggiori delle seconde, queste però ci segnano di più, soprattutto se sono ancora vicinissime nel tempo, ma anche queste servono per farci più maturi nella vita e nella fede, vivendole in unione Gesù nostro Salvatore.

Mi consola e mi dà fiducia, anche nel nuovo servizio, il fatto che le cose meno belle e dolorose non le ho vissute tra voi come “parroco” e questo mi rincuora, dovendo assumere un incarico più oneroso, in una parrocchia che conosco ancora poco, ma che mi dicono voglia molto bene ai suoi sacerdoti. Voi non siate da meno dei bornesi. Così come avete voluto bene a me, accogliendo con pazienza uno della bassa bresciana per farlo diventare un po' meno bresciano e sempre più camuno, accogliete con fiducia e vogliate bene al vostro nuovo parroco che verrà.

Non è un addio questo, ma un arrivederci ad altre numerose occasioni per incontrarci e perciò auguro a ciascuno di mantenerci in amicizia, ricordandoci nel Signore. Io lo farò e spero sia così anche per voi.

Don Francesco


Pasqua 2010


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