Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

di tutto un po'...

Padre Domenico Fumagalli (1922-2009)

Ho conosciuto Padre Domenico, che per tanti anni ha svolto il suo ministero presso il Convento dell'Annunciata, guidando molte persone nel loro cammino spirituale. Nel mese di ottobre dello scorso anno Padre Domenico è morto. Mi è parso bello chiedere a P. Serafico il permesso di pubblicare sul nostro periodico questo articolo, apparso sul bollettino dell'Annunciata, sia perché P. Domenico era conosciuto da molti bornesi, sia perché ha rappresentato per me un sicuro, costante e prezioso riferimento spirituale. Sono certa che continua, dal cielo, ad accompagnarmi e a tracciarmi un segno di croce sulla fronte, come faceva sempre. Grazie, Padre Domenico! (Anna Miorini)

Padre Domenico Fumagalli

Mi sembra bello associare padre Domenico al Beato Innocenzo da Berzo per questi motivi: Innocenzo fu ordinato nella diocesi di Brescia come prete diocesano ed esercitò il suo ministero in obbedienza al vescovo. Padre Domenico fu ordinato sacerdote nell'ordine dei Barnabiti e visse il suo ministero in tale Ordine.

Innocenzo sentì la vocazione alla vita ritirata nella preghiera ed entrò nei cappuccini e visse quasi tutta la sua vita alla Santissima Annunciata. Padre Domenico ebbe lo stesso desiderio e si fece cappuccino nello stesso convento del Beato. Un binomio perfetto.

UN BARNABITA - Domenico nacque a Bevera di Castello Brianza (Como) il 15 ottobre 1922 da Eugenio ed Eugenia Ferrario. Entrò nel noviziato dei Chierici Regolari di san Paolo decollato detti Barnabiti nel 1940 e fece la prima professione religiosa il giorno 8 settembre 1941 a Monza Carrobiolo.

Emise la professione perpetua nel medesimo Ordine il 5 luglio 1947 a Roma, e fu consacrato sacerdote sempre a Roma il 22 maggio 1948.

Nello stesso anno si iscrisse all'Università di Firenze, alla facoltà di Lettere moderne. La sua vita nell'Ordine non fu sedentaria, ma passò da una città all'altra: Roma, Firenze, Bologna, Cavareno (Trento), Perugia, Lodi, Eupilio (Como). Lodi. Fu il classico religioso disponibile all'obbedienza dei superiori che lo usarono per vari servizi e uffici.

Visse i primi decenni nel collegio addetto ai giovani studenti. Più tardi iniziò la sua attività come direttore spirituale dei giovani. Nel 1966 fu destinato all'Opera Ritiri Spirituali di Eupilio e vi rimase fino al 1979 svolgendo i seguenti uffici: superiore, direttore dei corsi di esercizi e predicatore.

L'ultima destinazione come barnabita fu il Collegio di Lodi, dove esercito l'ufficio di direttore spirituale e fu assistente al Circolo Carlo Parravicini.

Come appare da questa breve lettura della sua attività nell'Ordine dei Barnabiti, padre Domenico fu collocato sempre nel mondo giovanile come educatore e poi figura spirituale. I superiori avevano compreso la ricchezza interiore di padre Domenico, una ricchezza che viene costituita da due elementi: quello umano e quello spirituale. Per stare con i giovani occorrono qualità e virtù umane di grosso spessore: intelligenza, sensibilità, accoglienza, rispetto e pazienza.

Capire il mondo interiore di un giovane, le sue aspirazioni, i suoi progetti richiede una grande capacità di ascolto e comprensione. In tal modo si riesce a stabilire una rapporto confidenziale che genera fiducia e perciò apertura di cuore. L'educatore si pone sullo stesso piano del giovane e si dispone a camminare con lui senza giudicarlo, ma prendendolo per mano come fratello maggiore. E così operò padre Domenico nella sua lunga presenza tra la gioventù.

Evidentemente l'educatore religioso ha come compito non solo una crescita umana della persona, ma soprattutto l'annuncio del mistero di Dio che si realizza attraverso le domande fondamentali sul valore della vita, e su di esse propone la figura di Gesù e del suo Vangelo come punto fondamentale di riferimento per una visione piena e più ampia della nostra esistenza. La profonda fede, la ricchezza spirituale, l'autorevolezza che gli venivano da un vissuto esperienziale avevano presa sull'animo giovanile; e il suo lavoro si dimostrava prezioso.

Per questo la perdita - diciamo così - di padre Domenico recò ai suoi confratelli e soprattutto ai superiori meraviglia e sofferenza.

UN CAPPUCCINO - Padre Domenico entrò tra i cappuccini nel convento di Lovere il giorno 8 dicembre

1981, a 59 anni, e nello stesso convento emise la professione perpetua l'8 dicembre 1982.

Nel gennaio del 1983 fu destinato al convento dell'Annunciata dove rimase, eccetto una breve parentesi a Sovere, fino all'agosto del 2008, quando fu ricoverato nell'infermeria "Beato Innocenzo" dei cappuccini in Bergamo come ammalato e dove morì il 3 ottobre 2009. Fu sepolto al suo paese natale Bevera di Castello Brianza (Como).

Come il Beato Innocenzo visse all'Annunciata di preghiera e ritiro. Pensiamo al passaggio da una vita molto attiva tra i giovani e in casa di ritiro dove organizzava e predicava ritiri e corsi di esercizi spirituali, a una vita completamente ritirata. Veramente nel suo cuore coltivava da tempo tale vocazione o forse l'ha sempre avuta, ma i casi della vita ti portano qua e là dove non vuoi. E dopo, alla fine, riesci a raggiungere e a realizzare i desideri del cuore.

Le occupazioni giornaliere furono umili e domestiche. Non ebbe compiti particolari, ma sviluppò la realtà di una presenza, la presenza di un frate, sacerdote a disposizione delle gente. Accostarsi a un convento e trovare un frate che ti accoglie in chiesa, in confessionale, oppure sulla piazza e che ti viene incontro fraternamente non è cosa di tutti i giorni. La figura del frate ti si imprime nella mente e negli occhi e la vedi come benedizione di Dio; ti rasserena nell'animo, magari colmo di amarezza, e te ne ritorni a casa consolato, con il desiderio di rivederlo.

Egli era un uomo colto e di spirito vivace, esperto di preghiera e denso di interiorità. Facendosi Cappuccino depose la veste del professore per rivestire la tonaca della semplicità. La bella figura di frate Cappuccino dalla barba fluente, dallo sguardo intenso e sereno, addolcita da un sorriso contenuto si è impressa nell'animo della gente che frequentava il convento dell'Annunciata e ne ha sentito la mancanza quando la malattia lo ha loro sottratto.

È vissuto in quel convento 26 anni, un tempo abbastanza lungo per imprimere un esempio di francescana originalità e santità. La sua presenza in chiesa nella celebrazione dell'Eucarestia e del sacramento della riconciliazione l'ha messo a contatto con molta gente, specialmente d'estate quando la località viene invasa da molti abbonati fedeli al santuario, in particolare durante i giorni della festa del Perdono d'Assisi e del Beato Innocenzo.

Aveva un carattere molto umano e un atteggiamento di grande serenità. Gli era facile accostare le persone nell'intimo della coscienza, mettere a proprio agio nel raccontare le gioie e le pene della propria storia umana e cristiana. Gli era di grande aiuto poi la ricca esperienza accumulata negli anni precedenti per dirigere le anime nella vita cristiana della virtù. La sua presenza fu una grazia per la vita del santuario della Santissima Annunciata e del Beato Innocenzo.

Fratello discreto nella vita fraterna, attento e rispettoso delle persone, seppe vivere la carità accettando il diverso nella pazienza e nella comprensione. Avendo vissuto sempre all'Annunciata, molti frati giovani non l'hanno conosciuto se non per sentito dire. Peccato! È stato una grande bella figura di frate!

padre Ismaele Bertani


Pasqua 2010


ritiro pre cresima
...però cantano

copertina cuntomela

copertina

deco
Donazione: una storia di ...

tutti gli articoli

 

Parrocchia San Giovanni Battista - Borno (BS)