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Donazione: una storia di atti d'amore

La storia della donazione degli organi ha inizio con un grande atto d'amore compiuto da un santo. Il 28 febbraio 1956 moriva a Milano don Carlo Gnocchi, autentico interprete dell'amore evangelico, dapprima come cappellano degli Alpini durante la tragica ritirata di Russia, poi nell'immediato dopoguerra come educatore e “padre” di tanti piccoli orfani e mutilati.

L'ultimo suo gesto profetico di carità, quando ancora in Italia i trapianti di organi non erano previsti dalla legge, fu quello di donare le cornee a due ragazzi non vedenti: Amabile Battistello e Silvio Colagrande.

Dopo 53 anni li abbiamo ritrovati lo scorso 23 ottobre in piazza Duomo a Milano, mentre scoprivano l'urna con le spoglie mortali di don Gnocchi, proclamato beato al culmine di una solenne e toccante celebrazione presieduta dal card. Dionigi Tettamanzi.

Tanti altri atti d'amore hanno contrassegnato la storia delle donazioni e dei trapianti. Basti ricordare quella dei coniugi americani Green che, nel 1994, non esitarono a donare gli organi del figlioletto Nicholas, barbaramente ucciso durante una tentata rapina sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Questo loro atto di grande generosità, che garantì una vita serena a sette pazienti italiani, calamitò per diverso tempo l'interesse dell'opinione pubblica, contribuendo in modo determinante a dare rilancio a quella cultura della donazione che era ancora quasi assente nel nostro paese.

A quindici anni dalla morte del piccolo Nicholas, il tasso della donazione degli organi in Italia risulta pressoché triplicato. Dopo un biennio piuttosto negativo i dati parziali del 2009 indicano una generale ripresa dei trapianti che a fine anno dovrebbero superare quota 3.000, circa 400 in più rispetto al 2008. Eppure, come ha sottolineato il presidente nazionale dell'Aido Vincenzo Passarelli, le liste di attesa si attestano su 9.500 pazienti, dei quali solo uno su tre riuscirà a vincere la battaglia per la vita. Per gli altri o una lista d'attesa che non lascia speranze, o sarà la fine.

Una situazione drammatica, che ha indotto di recente Stefania Mariotti - madre ad Alessandria di un bambino di 4 anni gravemente malato ai reni e in attesa di trapianto - a creare su Facebook il gruppo “Donazioni organi. Facciamo qualcosa” che conta già oltre ventimila iscritti, desiderosi di stimolare la cultura della vita e della donazione a ogni livello, partendo dai banchi di scuola.

Un obiettivo che i vari gruppi Aido di Cremona e provincia cercano da tempo di perseguire con le loro modeste risorse finanziarie, ma con l'appassionato impegno di tanti volontari.

Carlo Moretti


Pasqua 2010


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