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Sommario

ripensandoci

Attacco contro il Papa e contro i preti
Padre Santo resisti, siamo con te

L’Anno Sacerdotale, che ormai volge al termine, ha attirato l’attenzione sui sacerdoti, chiamati ad essere uomini di Dio nella società di oggi, capaci di parlare di Dio agli uomini e di parlare a Dio, nella preghiera, degli uomini.

A Borno l’argomento “preti” è stato sulla bocca di tutti per il cambio di parroco: don Giuseppe è passato a fare il parroco a Darfo dopo 19 anni a Borno e don Francesco è venuto a sostituirlo pieno di vigore e con una grande carica di umanità. Uno è partito e l’altro è arrivato: è tuttavia la medesima missione del Buon Pastore che continua per il bene di tutti.

Nelle intenzioni del Papa, l’Anno Sacerdotale è stato un invito a guardare ai sacerdoti con gli occhi della fede, per cogliere il mistero di predilezione con cui Cristo è entrato nella loro vita e li ha resi strumenti per comunicare il suo amore, il suo perdono e la sua grazia.

Ogni sacerdote, benché conscio della propria debolezza, offre la sua vita per chiamare Dio sulla terra sotto il velo delle specie eucaristiche; presta le sue mani per la distribuzione dell’Eucaristia; presta la sua testa per spiegare la Parola di Dio; a nome di Dio assolve dai peccati; presta la sua lingua per esortare a divenire una nuova generazione di credenti che, con la testimonianza della vita, rendono Dio credibile. Ad un uomo sulla terra Dio non può fare dono più grande del sacerdozio.

Detto Anno è stato anche occasione per guardare al Santo Curato d’Ars a 150 anni dalla sua morte. Quando Don Giovanni Maria Vianney fu destinato ad Ars, il Vicario Generale della diocesi gli disse: “Ars è una piccola parrocchia nella quale c’è poco amore di Dio, ma voi ce lo metterete”.

E realmente la gente di Ars frequentava le osterie e le balere più della bella chiesetta parrocchiale.

Il Curato d’Ars era però tutto il giorno in chiesa, da prima che spuntasse l’alba, e là pregava e, meditando davanti al Santissimo Sacramento, preparava le sue prediche.

La gente che lo cercava, sapeva di trovarlo in chiesa ed i fedeli che riprendevano ad andare a Messa ed a confessarsi aumentavano, fino a quando negli ultimi anni il Curato d’Ars doveva passare 14-15 ore al giorno in confessionale per i pellegrini che venivano anche da lontano.

Dalla chiesa il Curato d’Ars usciva per andare a visitare gli ammalati, per organizzare opere di carità e di aiuto sociale. Con la collaborazione di un paio di buone donne e di una signora benestante che mise a disposizione una casa, il Curato d’Ars fondò anche un orfanotrofio. In occasione del Corpus Domini si dava da fare perché tutte le strade fossero parate a festa, affinché il Santissimo Sacramento ricevesse il dovuto onore e tra il popolo crescesse il fervore eucaristico.

E così la gente di Ars sentì il fascino del Vangelo di Cristo e in paese rifiorì la vita cristiana.

Anche oggi ci sono numerosi “Curati d’Ars” che danno tutto se stessi per il bene della loro gente. Quanti bravi preti – ed anche Borno ne è testimone, da don Domenico Moreschi a Don Pinotti in giù (per citare quelli che ho conosciuto nei miei anni verdi) – dedicano la propria vita a preparare i ragazzi ed i giovani al loro futuro; quanti sacerdoti proclamano con la parola e con l’esempio (sì, anche con l’esempio) l’ideale di una vita pulita, seria, impegnata, generosa; quanto fanno i preti per formare le coscienze ed incoraggiare a vivere con rettitudine morale!

Il grande risalto nella stampa e nei mezzi di comunicazione di questi ultimi mesi ai preti pedofili, o che si sono resi colpevoli di peccati con minori, tende a fare dimenticare i tanti “Curati d’Ars” che ancora esistono.

Certamente l’abuso di minori è un peccato gravissimo che offende Dio e la dignità della persona umana. Il danno fatto da alcuni sacerdoti e religiosi a persone minori e fragili riempie tutti di profonda tristezza, dolore e senso di condanna.

Però sia chiaro: è la nostra società che è malata, ed anche alcuni uomini di Chiesa, purtroppo, ne sono stati contaminati. Dai titoli dei giornali i casi sembrano più di quelli che sono in realtà: se poi si esaminano le cose in profondità, la percentuale numerica è bassissima: si tratta di casi isolati, riguardanti l’uno o l’altro e molti non sono recenti, ma risalgono alla metà del secolo scorso e i cui responsabili, o almeno una parte di essi, sono già morti da più anni.

Dobbiamo riconoscere che è in atto una battaglia campale contro la Chiesa, che ha cercato di colpire perfino il Papa. Non propriamente contro la persona del Papa, perché su questo terreno è impossibile attaccarlo: basta conoscere Benedetto XVI per essere sicuri che in questo è inespugnabile, essendo la sua vita al di sopra di ogni dubbio. L’accusa è che, prima di essere Papa, non avrebbe fatto tutto il possibile per combattere energicamente gli abusi da parte di sacerdoti (quando era Arcivescovo di Monaco di Baviera o Capo della Congregazione per la Dottrina della Fede). La verità è che ben pochi hanno fatto quanto il Cardinal Ratzinger e poi Papa Benedetto per combattere gli abusi sessuali e creare attorno alla gioventù un ambiente sano e sereno. La Chiesa non intende tollerare nessun cedimento e nessuna incertezza circa la condanna dell’abuso sessuale dei minori e circa la necessità di allontanare immediatamente dal ministero sacerdotale chi si è macchiato, anche una sola volta, di tanta infamia. In pari tempo la Chiesa desidera essere vicina alle vittime e offrire loro giusta riparazione.

In un primo momento avevano cercato di coinvolgere il Papa, attaccando il fratello del Papa; poi è stato dimostrato che il caso riguardante un ragazzo del coro di Ratisbona era avvenuto non durante gli anni in cui il Direttore del Coro era il fratello del Papa. Essendo fallito questo tentativo, hanno alzato il tiro. Si vuole tentare di indebolire l’autorità morale della Chiesa e del Papa.

In fondo è vero quanto il Sen. Pera ha pubblicato sul “Corriere della Sera”: è in atto una lotta accanita del laicismo contro il cristianesimo.

I riflettori accesi dai mezzi di comunicazione sui peccati commessi dai sacerdoti hanno dato la falsa impressione che molti preti siano “bacati”. In realtà non è così. Ogni persona ben intenzionata sa che ciò non è vero. Non è giusto estendere i comportamenti di una percentuale minima a tutti i preti della Chiesa.

Fortunatamente, la nostra gente stima ed ama i sacerdoti, li cerca ed è loro riconoscente per quanto fanno.

Il tam-tam dei mezzi di comunicazione degli scorsi mesi ha avuto anche un effetto contrario: ha portato la gente delle nostre parrocchie a non lasciare troppo soli i preti, a pregare per loro ed a sostenerli con calore umano.

Card. Giovanni Battista Re


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