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Sommario

Giovanni Battista: un nome ed una missione

Il nome dice chi è l’uomo. Così è per Giovanni figlio di Zaccaria ed Elisabetta, a cui è imposto un nome che non ha posto nella tradizione famigliare dei genitori. Giovanni significa “Dio è propizio”. Questo nome esprime già la missione di quel piccolo bambino ed anche il contenuto della sua predicazione. Imporre quel nome non è dunque una volontà esclusiva dei genitori. Piuttosto la concordanza tra il volere di Dio ed il desiderio del padre e della madre di Giovanni. C’è una collaborazione dei genitori alla realizzazione della missione del figlio, che dovrà annunciare la “benevolenza di Dio”, un dono che giungerà agli uomini nel battesimo nello Spirito Santo, passando per il battesimo di conversione di Giovanni, il Battista.

Il nome imposto a Giovanni è già dunque un annuncio della buona notizia, è già un Vangelo. Fa riflettere invece l’uso di oggi di imporre nomi ai figli che nulla hanno a che fare con il loro destino e men che meno esprimono una scintilla di fede: Alano, Vikinga, Asia, Luna, Oceano, Channel, Lido ed altri nomi di persona ancora più imbarazzanti per chi li porterà. È vero che ognuno costruisce il suo futuro con le proprie qualità, con l’educazione e la volontà, ma grande è anche la responsabilità di genitori che sviliscono la stima e le possibilità di un figlio imponendogli un nome che gratifica solo il desiderio momentaneo di chi lo sceglie per una moda o una passione propria.

Non è tramontato tuttavia l’uso cristiano di dare ai bambini il nome di un santo, un nome nobile, che ha un significato etimologico antico ed un significato che viene dall’esempio di vita di chi lo ha portato con onore. Il nome è dunque una via in parte già tracciata, che tuttavia può e deve diventare “personale” mediante lo sviluppo originale dello stile, delle qualità, dei principi contenuti nel nome battesimale. Un nome cristiano darà poi la sicurezza a chi lo ha ricevuto nel giorno del battesimo, che in ogni evenienza mai sarà abbandonato da Colui che lo ha segnato per sempre con il primo sacramento.

È questa la garanzia migliore che il patrimonio buono posseduto da ogni piccolo bambino al momento del battesimo sarà esaltato dalla Grazia del Padre, che l’ha eletto con quel segno indelebile, “suo figlio”. Così con l’aiuto dei genitori, crescendo, quel bambino prenderà pian piano coscienza della sua identità di uomo con un nome che gli indica già la via possibile da seguire e di “figlio di Dio” che ha un destino grande ed un posto unico nel cuore del Padre del cielo.

Don Francesco


2 2011


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