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Santana (Amazzonia) – Lunedì Santo 2011

Carissimo Don Francesco, tra pochi giorni ti arriverà un pacchetto per posta normale, ma prima avrai ricevuto per posta elettronica, che va un po’ meglio e molto più alla svelta, la mia mail.

Ieri abbiamo fatto la processione delle Palme, è mancato solo l’asinello, che all’ultima ora si è inforcato tanto da voler strappare la corda. Ed io ho pensato che il poveretto non era mica un “Giuda” per fare una cosa del genere. Pazienza, sarà per il prossimo anno.

Ti mando alcuni gusci delle grosse lumache dell’Amazzonia. Il nome è ARUA’, sono anfibi come le rane e le tartarughe, e sono commestibili. Io le ho già mangiate con la polenta, e sono buone. E vedi come sono grossi i gusci di queste lumache. Quando sono adulte, arrivano a pesare più di mezzo chilo. Me le hanno portate sabato, ed erano 40 in tutto. Le ho già cucinate per poter spedire subito questo pacchetto. Ho già cominciato a mandare questi gusci ai ragazzi delle scuole medie e poi alle elementari, a mia sorella Antonietta, a mio fratello Giovanni, e adesso li mando a te, così sul tavolo della tua scrivania faranno sfoggio della loro bellezza naturale. Quelli di Trenzano, quando sono venuti per l’inaugurazione della cattedrale di Castanhal, li hanno portati anche loro in Italia.

I laghi che si formano attorno al grande fiume Amazonas sono pieni di questi animali. Gli uccelli rapaci si tuffano nell’acqua per succhiarli vivi, ma si riproducono anche con molta facilità. In una busta separata trovi una specie di galleggiante, su cui si appoggiano quando entrano nell’acqua per nuotare, ma questo galleggiante si ritira in un movimento circolatorio dell’animale stesso, per cui quando camminano per terra, mettono fuori la “lapa” come le nostre lumache in Italia e il galleggiante rimane sopra il guscio e il corpo dell’animale stesso. Sono stato lì a guardare come fanno a fare questo movimento, che è un mistero della natura creata da Dio. La loro difesa consiste in quel guscio finissimo, per cui se non si sta attenti, ti tagliano le dita delle mani.

Messa p. defendente

Adesso le notizie della mia salute. Sono stato dal medico nefrologo, e lui mi ha prescritto dei medicinali appropriati al mio caso, e mi sono accorto che un po’ alla volta riesco a stare meglio. Il gonfiore ai piedi e alle gambe è scomparso, per cui cammino spedito come un giovincello, alla mia bella età di 73 anni.

I lavori di Santa Rita proseguono veloci, tra un acquazzone e l’altro. Mai vista tanta acqua. In questa settimana mettono su il tetto con i coppi. E poi hanno 4 settimane, fino al 22 maggio, festa di Santa Rita, per lavorare dentro, al riparo degli acquazzoni.

Per la festa della santa, che cade in un giorno di domenica, non sarà tutto pronto, ma l’inaugurazione la faremo lo stesso con la presenza del vescovo Pedro Conti, bresciano. Il pavimento lo faremo più avanti, un po’ alla volta, e lo voglio proprio di granito. Fare una cosa del genere in così poco tempo è sembrato una pazzia. Ma Santa Rita non è forse la santa degli impossibili?

Qualcuno mi ha detto che sono un po’ pazzerello, perché sono nato nel mese di marzo, il 2 marzo del 1938, per l’esattezza. Quel giorno era Mercoledì delle Ceneri e la mia santa mamma mi diceva che io sono nato in un giorno predestinato per fare penitenza. Forse è vero, ma io dico sempre una cosa: a un certo punto nella vita bisogna pagare i peccati della gioventù. Ma sarà poi vero? Io però lo sto sperimentando sulla mia pelle. Che disastro.

Posso dire però anche una cosa, che sto vivendo una seconda gioventù. Incredibile, ma vero. Molti giovani vogliono la mia mail per entrare in contatto con me e ricevere tanti bellissimi messaggi, che mi arrivano un po’ da tutte le parti. Io che ero così imbranato ed incapace di usare il computer, mi sono accorto che è un bellissimo mezzo di apostolato personale, perché il messaggio entra nel profondo del cuore delle persone. E adesso basta, perché hai troppo da fare. Un parroco moderno non può stare lì molto tempo a leggere baggianate.

Un caro saluto. Ci sentiamo il giorno 11 giugno per il tuo compleanno, quanti ne fai? Un caro saluto anche alla tua santa mamma. Di mamma ce n’è una sola.

Affezionatissimo Padre Defendente


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