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Sommario

Quel ponte tra cielo e terra

Una delle celebrazioni religiose più attese di questo 2011 sarà la beatificazione di Giovanni Paolo II. Negli ultimi dieci secoli nessun Papa ha innalzato agli onori degli altari il suo immediato predecessore.

giovanni paolo e pì de papà matteo

La celerità con cui, per Giovanni Paolo II, è stata portata a termine la complessa procedura è stata possibile perché Benedetto XVI aveva dispensato dalla norma che impediva di iniziare l’iter prima che fossero passati cinque anni dalla morte. Certamente poi ha facilitato le cose l’esemplarità della vita e la vasta fama di santità che Karol Wojtyla godeva.

Come data per la cerimonia di beatificazione è stata scelta domenica 1 maggio, ottava di Pasqua, perché è la festa della Divina Misericordia, celebrazione liturgica istituita proprio da Giovanni Paolo II. Karol Wojtyla è rimasto nel cuore della gente. La luce dei suoi insegnamenti e della sua testimonianza personale non si è spenta con la morte, ma continua ad illuminare il cammino dell’umanità.

Giovanni Paolo II è un papa che non muore, soprattutto nel cuore dei bresciani, grazie anche alle cinque volte che è stato in terra bresciana. Nel 1982 e nel 1998 a Brescia, due volte in Adamello (una a sciare e una per celebrare la Messa per gli alpini) e una a Borno. Giovanni Paolo II appartiene ai giganti della storia. Suo grande merito è di avere risvegliato nel mondo il senso religioso. Ha fatto capire che non si possono limitare gli orizzonti dell’uomo a questa terra. Ha insegnato che la coscienza “in cui l’uomo si trova solo con Dio e scopre una legge scritta nel cuore” (Gaudium et spes, 16) conferisce un’altissima dignità all’uomo e alla donna, che nessuno può strappare o sopprimere, e che ognuno è obbligato a seguire.

Ha avuto fiducia nella forza delle istanze spirituali e morali ed ha sempre messo al centro la persona umana, con la sua intangibile dignità e libertà. E questa centralità della persona umana ha saputo non solo difenderla col vigore che ha caratterizzato il suo ministero apostolico, ma l’ha testimoniata con l’esempio eloquente della sua profonda umanità, che aveva il fascino di una personalità completa. Egli, inoltre, ha saputo congiungere un profondo e penetrante realismo storico con uno sguardo illuminato dalla fede. Perciò ha saputo scorgere l’azione di Dio nella trama degli avvenimenti ed ha saputo influire da protagonista sul corso degli eventi, incidendo nella storia, come ha affermato lo stesso Gorbaciov; ma la prima e fondamentale caratteristica del suo pontificato è stata religiosa.

Il movente di tutto il pontificato, il motivo ispiratore di tutte le iniziative intraprese fu religioso: tutti gli sforzi del Papa miravano a fare rientrare Dio da protagonista in questo mondo. Il motivo per cui Giovanni Paolo II era contro il comunismo era un motivo non politico, ma religioso: egli operò con coraggio contro un sistema che professava l’ateismo e perseguitava la Chiesa, e in pari tempo opprimeva l’uomo, negandogli piena libertà. Era religioso il motivo che ispirava il Papa e faceva seguito alle parole vibranti da lui pronunciate nella prima celebrazione in piazza San Pietro: “Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!”.

La Divina Provvidenza mi ha concesso la gioia e il privilegio di essere vicino al papa Giovanni Paolo II dall’inizio del suo pontificato fino alla fine. Vivendo vicino a lui, molte erano le cose che colpivano, su tutte, però, l’intensità della sua preghiera. Una preghiera profonda e intimamente personale, e in pari tempo legata alle tradizioni e alla pietà della Chiesa. Attirava l’attenzione il modo in cui egli si abbandonava alla preghiera: si notava in lui un trasporto che gli era connaturale e che lo assorbiva come se non avesse impegni urgenti che lo chiamassero alla vita attiva. Il suo atteggiamento nella preghiera era raccolto e, in pari tempo, naturale e sciolto: testimonianza, questa, di una comunione con Dio intensamente radicata nel suo animo; espressione di una preghiera convinta, gustata, vissuta.

Commuoveva la facilità, la spontaneità, la prontezza con le quali egli passava dal contatto umano con le folle al raccoglimento del colloquio intimo con Dio. Quando era raccolto in preghiera, ciò che succedeva attorno a lui sembrava non toccarlo e non riguardarlo, tanto si immergeva nell’abbandono in Dio. Egli si preparava ai vari incontri, che avrebbe avuto in giornata o nella settimana, pregando.

Prima di ogni decisione importante Giovanni Paolo II vi pregava sopra a lungo. Più importante era la decisione, più prolungata era la preghiera. Nella sua vita vi era un’ammirevole sintesi fra preghiera ed azione. Giovanni Paolo II è stato un grande uomo, un grande Papa e un grande santo. Grande come uomo: aveva una straordinaria ricchezza di umanità. Aveva profondità di pensiero, con un impianto filosofico e, in pari tempo, era un mistico che aveva dentro di sé una forte tensione spirituale.

Era poi molto attento alle vicende e alle inquietudini degli uomini ed aveva una grande capacità di apprezzare e godere le bellezze della natura, dell’arte, della letteratura, del calore delle amicizie, delle conquiste umane. Un grande Papa: è stato il primo pontefice a compiere il giro del mondo, proponendosi ovunque come seminatore di speranza. È il primo Papa a entrare in sinagoga; il primo a visitare una moschea e a parlare a una folla di musulmani (in Marocco). Un Papa che ha saputo compiere il suo ministero di confermare i fratelli nella fede, visitando e incoraggiando le comunità cristiane sparse nei cinque continenti. Un comunicatore nato, che ha realizzato una infinità di cose ed ha aperto vasti orizzonti davanti al cammino della Chiesa.

Gian Franco Svidercoschi, con espressione audace, ha scritto che Giovanni Paolo II “ha accorciato la distanza fra il cielo e la terra”, nel senso che ha fatto molto per aiutare gli uomini ad incontrarsi con Dio.

Un grande santo: fu un uomo tutto di Dio. Sì, il grido nato tra la folla ai suoi funerali: “santo subito”, manifestò la convinzione che c’è nel cuore di molte persone. In lui vi era una perfetta coerenza fra ciò che diceva, ciò che pensava, ciò che faceva e ciò che era. Giovanni Paolo II ha indicato a tutti la via della verità e dei valori morali e spirituali, come unica strada che può assicurare un futuro più umano, più giusto e più pacifico.

Card. Giovanni Battista Re


Estate 2011


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