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Sommario

Storia del mosaico della Mater Ecclesiae in Piazza San Pietro

Il pellegrino o il turista che giunge in piazza San Pietro vede dominare dall’alto della facciata del braccio avanzato del Palazzo Apostolico, nel lato verso la basilica Vaticana, il mosaico della Madonna recante il titolo di Mater Ecclesiae. Alla base del mosaico, che raffigura la Vergine Maria col bambino Gesù, è inserito lo stemma di Giovanni Paolo II con il motto “Totus tuus”. L’immagine, di oltre due metri e mezzo di altezza, è stata collocata lì tra novembre e dicembre del 1981, e ha una storia che merita di essere ricordata per lo stretto e significativo legame col Pontefice beatificato lo scorso 1° maggio.

Quando, infatti, dopo l’attentato del 13 maggio 1981, Karol Wojtyla ritornò in Vaticano dopo il primo ricovero al policlinico Gemelli, i responsabili del Governatorato stavano valutando la possibilità di collocare un segno visibile sul selciato di piazza San Pietro, nella zona in cui il Papa era stato colpito, per ricordare una pagina dolorosa della storia della Chiesa ma anche per testimoniare il segno di una protezione celeste. L’intenzione di Giovanni Paolo II fu espressa immediatamente: il suo desiderio era che, a ricordo dell’attentato, nella piazza fosse collocata, ben visibile, un’immagine della Madonna. Egli infatti era convinto che fosse stata la Vergine Maria a proteggerlo. E dunque non c’era modo migliore per fare memoria di quel 13 maggio.  

Papa Wojtyla rivelò anche che, già nell’anno precedente, qualcuno gli aveva fatto notare una singolare “mancanza” in piazza San Pietro: alla statua di Cristo, che spicca sulla facciata della basilica, facevano corona quelle degli apostoli e di numerosi santi, disseminati in tutto l’emiciclo del colonnato, ma non c’era un’effige della Madonna. In realtà, una bella immagine della Vergine è dipinta nella lunetta sopra il portone di Bronzo, ma è visibile soltanto a chi entra sotto il colonnato e si porta ai piedi della grande scala di accesso.

Il Papa aggiunse che bisognava studiare con cura una soluzione intonata a una piazza ricca di arte e quanto mai suggestiva e maestosa. Si procedette pertanto in tale direzione. L’arcivescovo Eduardo Martínez Somalo, sostituto della Segreteria di Stato, incaricò me, allora assessore, di prendere direttamente contatto con il vescovo Giovanni Fallani, presidente della Commissione permanente per la tutela dei monumenti storici e artistici della Santa Sede, e col professor Carlo Pietrangeli, direttore dei Musei Vaticani, chiedendo loro di studiare un progetto degno di piazza San Pietro e poi di fare proposte, consultando eventualmente in merito anche qualche artista. Quando gli illustrai il desiderio del Pontefice, Pietrangeli si mostrò piuttosto scettico. E pur promettendo che avrebbe riflettuto e consultato qualche collega, espresse la convinzione che si trattasse di un’impresa - per quanto suggestiva - quasi impossibile da realizzare.

Monsignor Fallani riferì che qualche mese prima gli era stato chiesto un parere sulla proposta di un mosaico mariano in una finestra affacciata su piazza San Pietro. E assicurò che si sarebbe subito recato sul posto per studiare il problema. Due ore dopo mi telefonò, dando appuntamento in piazza San Pietro a me e a Pietrangeli. Quando arrivammo egli, indicando col dito la finestra del Palazzo Apostolico dove ora è il mosaico, disse: “Per me, una soluzione che si inserisce bene nello scenario di piazza San Pietro è quella di un mosaico collocato dentro la cornice in travertino di quella finestra lassù in alto”.

Fallani mi domandò che cosa c’era dietro la finestra. Risposi che si trattava della stanza dove lavoravano due suore dattilografe della Segreteria di Stato e che, per di più, quell’ampio locale aveva già un’altra finestra laterale. Pietrangeli giudicò valida la proposta, sorpreso che fosse stata individuata così presto una soluzione adatta per un complesso architettonico che molti avrebbero giudicato intoccabile. Ma soprattutto il progetto piacque al Papa, che ci esortò ad andare avanti.

Trattandosi di un mosaico, si pensò di interessare subito l’arcivescovo Lino Zanini, presidente dello Studio del mosaico della Fabbrica di San Pietro, il quale fece presente che bisognava innanzitutto decidere quale raffigurazione mariana scegliere per il mosaico. Interpellato in proposito, Giovanni Paolo II fece sapere che gli sarebbe piaciuta una raffigurazione della Madonna come Madre della Chiesa, perché - spiegò - “la Madre di Dio è sempre stata unita alla Chiesa ed è stata sentita sempre come particolarmente vicina nei momenti difficili della sua storia”. Aggiunse peraltro che egli era personalmente convinto che il 13 maggio la Vergine Maria fosse presente in piazza San Pietro per salvare la vita del Papa.

Monsignor Zanini informò al riguardo che, all’interno della Basilica Vaticana - precisamente sul primo altare a sinistra per chi entra dalla porta laterale detta “della preghiera” - vi era una Madonna col Bambino, la quale, durante il pontificato di Paolo VI, era stata ben restaurata e poi denominata Mater Ecclesiae, a ricordo della storica data del 21 novembre 1964, quando Papa Montini, durante il concilio Vaticano II, aveva proclamato la Vergine Maria “Madre della Chiesa”. È un’effige ricca di significato e di storia, essendo un affresco dipinto in capite columnarum e posto nell’atrio dell’antica basilica costantiniana. Si tratta, tra l’altro, di una delle poche cose belle che fu possibile salvare e trasferire poi nella nuova basilica, dopo che fu terminata la cupola michelangiolesca. Il suo trasferimento avvenne nel 1607 e il Capitolo vaticano la incoronò nel 1645. Dato che proveniva da una colonna dell’atrio della precedente basilica, si soleva designarla genericamente come “Madonna della colonna”.

La proposta di monsignor Zanini di riprodurre in mosaico per piazza San Pietro questo storico affresco, intitolato alla Mater Ecclesiae, fu condivisa da monsignor Fallani e dalla Commissione da lui presieduta. Il progetto fu quindi sottoposto al Papa, che diede la sua approvazione. Il professor Virgilio Cassio, con la collaborazione di un paio di esperti artisti, con lodevole impegno interpretò per il mosaico l’antico affresco, rispettandone le caratteristiche, ma con un lieve ritocco per quanto riguarda la raffigurazione del bambino Gesù, e intensificando il vigore cromatico dell’intera immagine, affinché fosse meglio visibile a grande distanza. Nella parte inferiore del mosaico furono collocati lo stemma di Giovanni Paolo II e il motto “Totus tuus”. Sotto il basamento fu posta la scritta in caratteri bronzei: MATER ECCLESIAE.

La direzione degli Uffici tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano preparò la cornice metallica da applicare all’immagine musiva e si procedette all’installazione. L’8 dicembre 1981 Giovanni Paolo II, prima di recitare l’Angelus, benedisse l’immagine mariana, segno di celeste protezione sul Pontefice, sulla Chiesa e su chi giunge in Piazza San Pietro. Successivamente, sul selciato della piazza, fu collocata una piastrella in marmo recante lo stemma di Papa Wojtyla per indicare il punto preciso in cui fu colpito.

di GIOVANNI BATTISTA RE
Cardinale prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi
L’Osservatore Romano 18 maggio 2011


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