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Sommario

Preparate la via al Signore

In preparazione alla festa del nostro patrono San Giovanni Battista, anche quest'anno don Francesco ci ha proposto quattro processioni serali. Abbiamo iniziato lunedì 20 giugno ritrovandoci presso il giardino della casa posta sulla prima curva di Rivadossa. Pregando il Rosario nelle varie tappe segnate dalle croci posizionate nel pomeriggio, ci siamo diretti verso Calagno, per poi scendere in Via Don Moreschi e terminare la preghiera mariana presso i giardinetti in fondo a Borno.

san giovanni battista

Il Castello nella parte alta del paese è stato punto di riferimento per la seconda serata, in cui abbiamo pregato mediante la Via Crucis che si è snodata per alcune strade che non capita spesso di percorrere a chi non abita in quei paraggi. Dopo l'ultima stazione di nuovo davanti al tradizionale e suggestivo portale del Castello, don Francesco si è giustamente complimentato con gli abitanti della zona per gli addobbi (fiori, daze, tovaglie, lumini, ecc.) con cui avevano abbellito questa porzione di paese, raramente coinvolta in manifestazioni religiose e non.

Per mercoledì sera l’appuntamento era in Viale Pineta dove, percorrendo le varie traverse di Pciandass, abbiamo vissuto e pregato la Via Matris: come riportato nel libretto ogni tappa di questa preghiera prevedeva la lettura di un breve brano biblico e di alcuni paragrafi del Catechismo della Chiesa Cattolica riguardanti Maria la Madre di Gesù, seguiti da tre invocazioni e una preghiera finale. La preghiera si è conclusa presso la santella dedicata all’apparizione della Madonna ad Ardesio, all’imbocco della strada vecchia delle Ogne.

Tornando a casa martedì sera con Pierina e Giacomina che, insieme a Franca, mi hanno accompagnato con amicizia e disponibilità, da solito criticone mi ero un po’ lamentato del fatto che “almeno quando non è Quaresima”, dicevo a loro, “sarebbe bello concludere la Via Crucis con la stazione dedicata alla Risurrezione”. La mia frettolosa lamentela è stata soddisfatta nella processione di giovedì sera. Partendo dalla Casa delle suore, percorrendo via Piana per poi risalire via Milano e giungere all’albergo delle Suore Orsoline di Piacenza, abbiamo celebrato la Via Lucis che, sullo stile della Via Matris, è dedicata interamente proprio alla Risurrezione di Gesù.

Venerdì 24 giugno, ovviamente, abbiamo vissuto la festa del nostro patrono con una Messa solenne alle ore 10,00, presieduta da mons. Giuglio Sanguineti, penultimo vescovo della nostra diocesi, e un’altra alle 20,00, seguita dall’ultima processione con la statua di san Giovanni Battista dalla piazza alla chiesetta della Dassa.

Le celebrazioni in onore del patrono hanno avuto un’appendice il successivo sabato sera con un bel concerto in chiesa proposto dal coro “Amici del canto” di Borno e dall’altrettanto bravo, anche se meno numeroso, coro “Fragmenta”, un gruppo di voci miste proveniente da Scorzé, un paese in provincia di Venezia.

Sinceramente non sono un grande appassionato di processioni e altri orpelli devozionali. Quest’anno vi ho partecipato, su invito dell’amica Pierina, soprattutto per trascorrere qualche sera pregando e camminando: due azioni che non fanno mai male, pur richiedendo qualche fatica. Però alcuni spunti offerti da don Francesco mi hanno fatto riflettere.

Fin dalla prima sera ci ha ricordato che, come qualsiasi momento di preghiera, anche la settimana dedicata al patrono, magari sostenuta dall’intercessione di Maria e dello stesso san Giovanni Battista, doveva avere sempre al centro il vivo fondamento della nostra fede: Gesù Cristo.

Durante le processioni è capitato più di una volta di aver creato qualche disagio a persone che, giungendo con la loro auto nel tratto di strada da noi occupato, si vedevano costrette a fermarsi, tornare indietro oppure deviare per un’altra via. In quel momento, magari, gli automobilisti ci avranno bonariamente mandato a quel paese. Don Francesco, tuttavia, ci faceva notare come anche questi piccoli disagi possono divenire segno della nostra testimonianza, suscitando in chi era costretto ad incontrare o subire la nostra presenza la possibile domanda sul perché un gruppo di persone decida di trascorrere qualche bella serata di giugno pregando e cantando lungo le strade del proprio paese.

In fondo anche Giovanni Battista attirava l’attenzione per alcuni suoi comportamenti non proprio usuali: viveva nel deserto, si cibava di locuste e miele selvatico, si copriva di peli di cammello e definiva i ben pensanti “razza di vipere”.

Grazie alla grande pazienza e al lavoro di diverse persone che anche quest’anno hanno colorato e rallegrato la piazza e la sua bella fontana con i fiori e le tradizionali “daze” (sia vere che finte), senza dimenticare le molte persone che nelle varie zone del paese hanno accolto le processioni con vari arredi lungo le strade e ai davanzali delle finestre, possiamo affermare di aver letteralmente preparato le vie per far festa al nostro patrono.

Tali manifestazioni esteriori, le processioni e la stessa festa patronale, però, hanno senso ed evitano di scadere appunto in meri orpelli devozionali o folkloristici, solo se ci impegniamo a vivere realmente fuori, sulle strade e nei crocicchi della quotidianità ciò in cui crediamo, ciò che riceviamo e celebriamo dentro la chiesa e nell’intimo della nostra preghiera, trovando anche il coraggio, con amore e nel massimo rispetto degli altri, di andare controcorrente quando è necessario, di essere segno e pietra di inciampo sui percorsi della consuetudine.

Solo così potremo testimoniare il nostro desiderio di preparare la via del Signore, accogliendo e facendo nostro anche l’altro invito che San Giovanni Battista ci rivolge: abbassare i monti dell’egoismo e i colli della diffidenza che si accumulano nel cuore di ogni uomo e che, non di rado, impediscono di sentirci davvero comunità.

Franco


Estate 2011


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La Madonna di Agosto

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