Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno torna inizio

Editoriale

Le cronache storiche raccontano che nel 1156, durante una processione lungo la strada di Malegno, un gruppo di catecumeni bornesi e un altro di Lozio ebbero un diverbio, e se le diedero di santa ragione, su quale dei due gruppi dovesse avere la precedenza nel ricevere il Battesimo presso la Pieve di Cividate. Per evitare tali episodi, poco consoni con il fine stesso della processione, alcuni anni più tardi le autorità ecclesiali pensarono bene di concedere a Borno un proprio fonte battesimale autonomo.

Lo scorrere dei decenni e la saggezza della Chiesa portò così alla nascita e alla diffusione delle parrocchie, sancite formalmente mediante il Concilio di Trento (1545-1563). Ogni paese, ogni frazione, ogni aggregazione di case vicine (è questo il significato etimologico del termine parrocchia) aveva la propria chiesa, il proprio parroco, le proprie tradizioni.

 Ora sembra che tale realtà, profondamente radicata nella mentalità di chi ci ha preceduta e quindi anche nella nostra, debba essere un po’ rivista. Andando oltre i motivi più o meno ufficiali che hanno portando la Diocesi a camminare verso le unità pastorali, i facili entusiasmi di chi vede tutto bello e buono, oppure i rimpianti di chi vorrebbe rimanere aggrappato a consuetudini e tradizioni che nella verità degli eventi mutano e si evolvono di continuo, anche mediante questo nuovo numero di Cüntòmela (con il sottotitolo cambiato) desideriamo accogliere con fiducia ciò che ci attende.

Lo stesso Anno della Fede, indetto da Papa Benedetto, è un invito a rinnovare la speranza in questi momenti di crisi e di incertezze, non solo economiche; un invito appunto a mantenere aperta la porta della nostra fiducia per vivere in modo nuovo ciò che abbiamo ricevuto e che siamo chiamati ogni giorno a ridonare. È con fiducia quindi che anche da queste pagine desideriamo continuare a raccontarci ciò che sentiamo, pensiamo e viviamo non solo nella comunità di Borno, ma anche in quelle di Ossimo e di Lozio.

Pur se le nostre comunità avranno ancora spazi fisici distinti in cui celebrare Battesimo ed Eucaristia, – con i sacerdoti che soprattutto la domenica dovranno fare un po’ di corse in automobile per assicurarci le S. Messe – tutti siamo chiamati a condividere diversi momenti dei nostri cammini di fede, superando campanilismi esasperati e un certo tifo da stadio. Al “noi e loro” sarebbe bene passare idealmente ad un solo “noi”.

Un “noi” che, ovviamente, continuerà a concretizzarsi con chi ci è più prossimo, con chi ci è più vicino ma che è destinato ad essere sempre più ampio, solidale, inclusivo, come testimoniano gli stessi missionari camuni. Anche se viviamo in paesi, in città, in nazioni diverse tutti, infatti, siamo stati immersi in un’unica fonte: la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.

La redazione

 

 

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