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Sommario

Famiglia: lavoro e festa

Un contributo appassionato di civiltà e di speranza per la costruzione della società del futuro è il messaggio che ci viene dall’Incontro Mondiale delle Famiglie, che ha avuto luogo a Milano nei giorni 30 maggio – 3 giugno scorsi, al quale ho avuto la gioia di partecipare.

È stato un evento grandioso, oltre che uno straordinario momento di gioia e di comunione ecclesiale, che nella Messa conclusiva, presieduta dal Santo Padre, ha visto la presenza di più di un milione di persone.

Aperto con un Congresso teologico-pastorale, nel quale sono risuonate le voci degli esperti (ecclesiastici e laici) circa la realtà della famiglia oggi, l’incontro ha avuto il suo vertice nei tre giorni della presenza del Santo Padre.

Il Cardinale Bagnasco, Presidente della CEI, nel suo applaudito intervento ha affermato tra l’altro che “se la società distrae l’attenzione dalla famiglia, va anche contro se stessa perché indebolisce la coesione, la serenità e il suo futuro.” Una società che non sostiene la famiglia danneggia se stessa.

congresso milano 2012

Nel Congresso è emerso anche l’appello ai politici a ripensare le politiche famigliari e a mettere più risorse a favore della famiglia, quale via per investire sul futuro e costruire una società in cui ci sia lavoro, giustizia e pace per tutti. Sia per uscire dalla presente crisi, che non è soltanto economica e finanziaria, ma anche morale, culturale e antropologica, sia per costruire una società più giusta e più libera, bisogna investire sulla famiglia. Se la famiglia con figli non viene adeguatamente sostenuta, diminuisce la fiducia sociale e cresce l’insicurezza delle persone, peggiorando la situazione dell’intera società.

Le tre parole chiave dell’intero incontro sono state: famiglia, lavoro e festa. Tre parole che il Papa ha definito “tre doni di Dio, tre dimensioni della nostra esistenza, che devono trovare un armonico equilibrio, per costruire una società dal volto umano”.

Un po’ in tutti i toni è stato messo in risalto che la famiglia, fondata sul matrimonio tra uomo e donna, va difesa e sostenuta, perché è il principale patrimonio dell’umanità. La famiglia è importante per la serenità e la felicità personale, ed è insostituibile per la buona educazione dei figli. Il vissuto familiare è la prima scuola per una vita buona e feconda di bene, come pure è una insostituibile scuola delle virtù sociali come la giustizia, il rispetto delle persone, la fiducia, la responsabilità, la solidarietà , la collaborazione. La famiglia è il cuore della società.

Il Papa, nell’omelia della grande messa a Bresso, ha esortato i genitori a “trasmettere ai figli, con serenità e fiducia, le ragioni del vivere, la forza della fede, prospettando loro mete alte e sostenendoli nella loro fragilità”.

La seconda parola-chiave è stata il lavoro, come risorsa necessaria per la vita della famiglia: ogni tipo di lavoro, incominciando da quello domestico. Esso è importante non soltanto perché nel lavoro l’uomo e la donna guadagnano il necessario per vivere, ma anche perché realizzano se stessi. Senza lavoro è compromessa la dignità personale. Senza lavoro non si possono fare progetti per il futuro. In particolare, senza lavoro un giovane non può sposarsi, non può procurarsi una casa per la famiglia che desidera fondare.

Al riguardo corale è stato l’auspicio che la persona umana sia sempre posta al vertice di ogni scelta economica, sociale e politica, e che siano moltiplicati gli sforzi per superare con la crescita la presente situazione di crisi, che su molte famiglie fortemente pesa.

Tocca in profondità la vita delle famiglie anche la festa. L’uomo e la donna, nel progetto di Dio, sono chiamati anche al riposo e alla festa. L’uomo moderno ha creato il “tempo libero”, ma ha perso spesso il senso della festa. Il tempo libero è diventato per molti soltanto un intervallo fra una fatica e l’altra. La festa invece, è qualche cosa di molto più bello che dà gioia al cuore e che dà senso anche agli altri giorni della settimana. La domenica non solo si riposa dal lavoro, ma la famiglia si ritrova insieme con ritmi più distesi, in cui ci si dona agli altri e si sta insieme con gli altri.

Per noi cristiani la festa si chiama domenica, cioè giorno del Signore, perché al centro della festa sta l’incontro con Cristo nella partecipazione alla Messa. La domenica è il giorno in cui siamo invitati a interrompere le nostre occupazioni ordinarie per dare spazio alla dimensione spirituale. Senza l’Eucaristia domenicale, noi cattolici perdiamo la nostra identità.

Il Papa ha sottolineato tre dimensioni della festa domenicale:
– è il giorno della Chiesa, in cui siamo convocati dal Signore attorno alla mensa della Parola e del Sacrificio Eucaristico, per nutrirci di Lui, per entrare nel suo amore e vivere del suo amore. È il giorno in cui dissetiamo la nostra sete di Dio e scopriamo il senso e la bellezza della vita ordinaria.
– è il giorno dell’uomo e dei suoi valori: convivialità, amicizia, solidarietà, cultura, contatto con la natura, gioco, sport…
– è il giorno della famiglia, nel quale vivere insieme il senso della festa, dell’incontro, della condivisione. È come un’oasi in cui fermarsi per assaporare le gioie familiari e trovare ristoro tra le fatiche spesso logoranti del quotidiano.

Un messaggio grande è dunque venuto dall’incontro a sostegno della famiglia, che ha avuto luogo a Milano: un messaggio forte, altamente ispirato, che rappresenta un luminoso punto di riferimento religioso e morale non soltanto per i credenti, ma anche per quanti sono convinti che il futuro dell’umanità passa attraverso la famiglia.

Card. Giovanni Battista Re


Estate 2012


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