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Sommario

L’interesse generale

Nel significativo volume “A un giovane italiano” del Presidente Ciampi, tuttora in libreria, ho letto questo messaggio, ora ripropongo per una riflessione in comune: “Servire l’interesse generale non richiede, o non dovrebbe richiedere, di essere persone eccezionali, santi, eroi o anacoreti. È necessario credere fermamente nei valori portanti della democrazia; è importante porsi obiettivi realisticamente perseguibili per lo sviluppo della società; è sufficiente essere uomini e donne probi, competenti, coerenti nel praticare valori e convinzioni professati a parole e, se non è troppo ingenuo da parte mia, sentire l’incarico assunto prima di tutto come dovere civico.

Non conta il dissenso, non conta la diversità di opinione e di valutazione, di fronte a un disinteressato e faticoso impegno a servire con la parola, con l’ammonimento, con le decisioni, con le scelte le idee in cui si crede… Quanto più ci si disinteressa della vita pubblica, per attendere esclusivamente alla cura dei propri pur legittimi interessi, tanto più si indeboliscono lo spirito di solidarietà e la stessa capacità di immedesimarsi e comprendere le condizioni dei nostri simili” [pag. 115/116].

Sembra un discorso comune, che non si allontana dalle solite impostazioni generali, ma, analizzato nei suoi valori portanti, richiama a certezze che non possono lasciare indifferenti: l’infiacchimento dello “spirito di solidarietà” e il guardare con indifferenza “le condizioni dei nostri simili” sono paurosi limiti della nostra vita di comunità, che generano individualismo ed egoismo, distruggendo sempre più il tessuto sociale, nelle sue idee portanti.

Del resto, ogni festa celebrativa dell’AVIS, con la sua semplicità di impostazione e la sua ricchezza di idee propositive, è sempre un invito a pensare agli “Altri”, a superare la propria dimensione, a considerare le possibilità di uscire dall’indifferenza. Il Direttore del quotidiano La Stampa, Mario Calabresi, nelle sue ultime pagine scritte “Cosa tiene accese le stelle” (un grande viaggio nel vissuto del nostro Paese attraverso le storie di chi è stato capace di inseguire i propri sogni, affrontando a testa alta le sfide collettive e individuali del mondo di oggi), conclude: “Sono arrivato alla fine di un viaggio, cominciato per reazione alle lettere che ricevo ogni giorno dai lettori, per il bisogno di capire se il declino e il pessimismo siano una condizione a cui noi italiani non possiamo più sottrarci, per scoprire se sotto la superficie della paura o del cinismo esistono ancora energie fresche, speranze di cambiamento e passioni da far emergere.

Per rendermi conto se, nonostante il Paese scivoli ogni giorno un po’ più in basso, ci siano conquiste da riconoscere e nostalgie da ridimensionare”. Una rinnovata speranza, in un'identità di Paese che attende sempre il nostro impegno responsabile e la nostra coscienza di cittadini.

Carlo Moretti


Estate 2012


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