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Sommario

cüntòmela a Ossimo Inferiore

20° Anniversario dell’Operazione Sorriso

Alpini Ossimo 2013A venti anni dalla costruzione dell’asilo per i bambini di Rossosch, alcune Penne Nere di Ossimo, hanno orgogliosamente rappresentato la valle, in un commovente viaggio nella storia, tra “tanto sgomento, rancore, impotenza, ma anche misericordia, fede e fiducia”.

Le impressioni di un nostro concittadino Ci sono segrete speranze che si crogiolano da sempre in ogni cuore alpino, che batte nel ricordo della sua gloriosa storia. C’è forse uno di noi che non abbia mai sognato di poter visitare quei luoghi lontani che hanno visto il valore e la sofferenza di tante giovani vite, che vivono nel ricordo ad ogni nostra commemorazione?

Certamente si, ma poi si devono fare i conti con il quotidiano e le alterne vicende della vita e così questi bei sogni, il più delle volte, finiscono per restare tali. Ma a volte no. Capita così che l’occasione buona, che in cuor mio aspettavo da tempo, si è concretizzata in una fredda serata d’inverno leggendo di un viaggio nella memoria per il ventesimo anniversario delle costruzione dell’asilo per i bambini di Rossosch. Asilo sorto, grazie al volontariato alpino, come segno di fratellanza tra i popoli, proprio sulle macerie di quella che fu la palazzina che ospitò il Comando del Corpo d’Armata Alpino nelle tragiche vicende della ritirata di Russia sul gelido Don.

Avendone parlato al Gruppo non è stato difficile coinvolgere nell’avventura l’amico alpino Bortolo Zendra, scoprendo poi che nella comitiva camuna hanno finito per trovarsi anche Valerio Franzoni, un socio aggregato e due mie colleghe (Donadoni Ornella di Cerveno e Sanzogni Patrizia di Borno), oltre ad altri tre Alpini, due dei quali (Enzo Botticchio di Ossimo accompagnato dalla moglie Orietta ed Antonioli Mario Capogruppo di Gianico) avevano partecipato, vent’anni fa, proprio all’operazione Sorriso per la realizzazione dell’Asilo; con loro Mazzoli Bortolo di Artogne. Insomma, una piccola, ma simbolica, rappresentanza della Sezione Camuna.

Non dei semplici turisti, perché, anche se ognuno di noi aveva la sua spinta interiore, chi per uno zio od un parente disperso, chi per ricordare il padre che aveva vissuto la ritirata di Russia o chi, come chi scrive, che, per la giovane età, ha raccolto testimonianze solo attraverso scritti di chi ha narrato quelle dolorose vicende, in comune, tutti noi, avevamo il desiderio morale di visitare quelle terre lontane.

Terre dove tanti giovani hanno perso la vita, per testimoniare loro che non abbiamo dimenticato il loro sacrificio e, rivolgendo oggi al cielo una preghiera sulle sponde del Don, vogliamo esprimere la nostra vicinanza ed il nostro affetto per tutti questi giovani che si sono trovati sugli opposti schieramenti a vivere, in prima persona, una delle pagine più tragiche della storia recente. Al nostro arrivo a Mosca, dopo una giornata dedicata alla visita alla città, ci siamo trasferiti a Rossosch in treno, viaggiando di notte.

Alpini Ossimo 2013Il viaggio è durato ben 14 ore nella immensa steppa russa, solo a tratti coltivata e così lontana dagli sfarzi della capitale. Una trasferta lunghissima, nella quale ognuno di noi, nel buio della notte, rimanendo solo con i suoi pensieri, “cullato dai binari” e insonne per lo sferragliare del treno, finisce inevitabilmente per provare quella tenera malinconia che ti fa pensare agli affetti lontani.

Malinconia subito sopraffatta dalla profonda emozione per l’avventura che ci aspettava il giorno seguente. All’arrivo abbiamo trovato gente povera e magari meno “calda e rumorosa” di noi italiani, ma con espressioni ben salde di dignità e fierezza. Quanto a Rossosch è una tranquilla cittadina collocata a sud-ovest di Mosca, vicina al confine Ucraino. L’età media della popolazione è di circa 40 anni e il clima, a metà settembre, è decisamente di fine autunno e, a parte un vento veramente freddo, le condizioni meteorologiche, che abbiamo trovato, sono state per lo più variabili.

Arrivati in stazione di primo mattino, venerdì 20 settembre, abbiamo modo di incontrare altri 400 Alpini giunti da tutta Italia per l’occasione. A rappresentare la Sezione ANA di Valle Camonica non siamo in tanti, ma ci siamo e siamo orgogliosi di esserci in rappresentanza della nostra Terra. Si festeggia, infatti, il 20° anno dalla costruzione dell’Asilo, idea che era nata all’inizio degli anni 90.

Alpini Ossimo 2013I protagonisti di allora sono tanti e, anche citandoli tutti, si incorrerebbe nel rischio di ometterne qualcuno. Voglio solo ricordare, per la parte italiana, l’allora Vice Presidente Nazionale dell’ANA Panazza, il Presidente Caprioli e la Commissione che seguì il Progetto (Favero, Chies, Busnardo, Poncato) e, per la parte russa, il Professor Morozov che durante l’invasione tedesca prima e italiana poi, della cittadina di Rossosch aveva 12 anni; la mediatrice culturale/interprete Valsecchi, e gli Amministratori locali del tempo (Sindaco Ivanov, Ass. ai Lavori Pubblici Jakusheva), ma soprattutto dobbiamo essere grati a tutte quelle 700 penne nere che, arrivando sin qui da ogni angolo d’Italia, fra il 1992-93 hanno realizzato questo “Monumento alla Vita” in una terra dove, solo 70 anni prima, vi era distruzione e miseria per una guerra che molti di noi conoscono solo per quanto scritto sui libri di storia.

L’Edificio, eretto dai nostri volontari, sorge, con un alto valore simbolico, dove un tempo vi erano le macerie della sede del Comando del Corpo d’Armata Alpino. Ma oggi è un giorno di Festa. Si celebra la “Vita” e la collaborazione fra due popoli un tempo contrapposti. L’Amministrazione Comunale e la gente comune ci hanno accolto calorosamente. Viene celebrata la S. Messa, da Don Bruno Fasani, nel piazzale sul retro dell’Asilo con i tanti Vessilli Sezionali e i tanti Gagliardetti, orgogliosamente portati dai molti Alpini accompagnati dai loro famigliari giunti per la commemorazione del 21 settembre. In bella mostra il Labaro Nazionale, con il Presidente Favero che, in prima persona ha seguito l’operazione Sorriso, era collocato a lato dell’Altare mentre dall’alto sventolavano sia il Tricolore che la Bandiera Russa.

A seguire l’Alzabandiera, i discorsi ufficiali delle Autorità locali, del Presidente Favero, del Professor Morozov e della Direttrice dell’Asilo. Commoventi le tante testimonianze di riconoscenza di chi, ora adulte e madri di famiglia, ha avuto modo di frequentare la struttura voluta dalle Penne Nere e che, davanti a tutti, hanno espresso, con parole semplici, quanto toccanti, la loro gratitudine per il dono fatto alla Comunità di Rossosch.

Un dono concreto, una importante struttura didattica, che ancora oggi accoglie tanti bambini, educandoli alla pace fra i popoli perché non si commettano gli errori del passato.

La cerimonia è proseguita con una visita guidata ai locali dove, ad accoglierci con emozionanti spettacoli preparati per l’occasione, c’erano tanti bambini festanti e chiassosi nei loro costumi tradizionali. Nel seminterrato il Professor Morozov ha allestito un Museo dedicato alla “Guerra nei territori del Medio Don”, di cui è Direttore. Abbiamo visitato, con sacra riverenza, la stanza dedicata proprio al ricordo degli Alpini che hanno partecipato a questo tragico conflitto.

Abbiamo potuto vedere immagini, armi, munizioni, piastrine e tutto quanto è stato ritrovato sui campi di battaglia. A testimonianza di quanto affetto si abbia per noi Alpini abbiamo scoperto che ci sono anche dei locali che consentono sia ai Membri della Commissione ANA, che ai volontari italiani, che garantiscono la manutenzione e conservazione dell’edificio, di soggiornare durante le periodiche visite a questo giardino d’infanzia. Non manca nemmeno una sala dove la Professoressa Valsecchi tiene corsi di Italiano.

Alpini Ossimo 2013

A conclusione della giornata il Sindaco e l’Amministrazione civica ci hanno ospitato presso il Teatro cittadino offrendoci un gradevolissimo spettacolo con gran sfoggio di costumi tipici e canti della tradizione locale. Sul palco ha avuto modo di esibirsi il Coro ANA di Trento omaggiando il pubblico con un repertorio tipico della tradizione Alpina.

Insomma, emozioni su emozioni. Ma quanta gratitudine dobbiamo a chi ha proposto, ideato e realizzato questo “Monumento Vivente”. Queste persone, con la loro riconoscenza, ci rendono ulteriormente orgogliosi di appartenere alla famiglia degli Alpini, espressioni di amore, di solidarietà, di pace per i popoli.

E’ questo il nostro credo e il nostro spirito. Il nostro fine ultimo. Nel lasciare a malincuore quelle terre ci consola il fatto che anche chi ha sacrificato la sua giovinezza e i suoi sogni, in queste lande lontane, troverà ora un pezzo d’Italia a testimoniare il fatto che non solo non li abbiamo abbandonati e che non ci siamo dimenticati di loro, ma che abbiamo dimostrato, con i fatti, che gli Italiani sono gente amica e pronta a collaborare per la pace tra uomini. Nei due giorni successivi, abbiamo ripercorso alcuni punti chiave di appostamento delle Truppe Alpine e della successiva ritirata. Siamo transitati da “Quota Pisello”, una collina alta circa 200 m s.l.m., punto strategico e quindi sede di numerose battaglie. A testimoniarlo un monumento con i nomi di 200 soldati russi che qui persero la vita.

Il fiume Don sulle cui rive erano disposte per chilometri la Cuneense, la Julia e la Tridentina a difesa delle retrovie, fino al momento in cui, in seguito all’Operazione “Piccolo Saturno”, furono accerchiate dall’esercito russo che era riuscito a fare breccia fra le linee. A questi fatti seguì la tragica Ritirata che tutti conosciamo. Momenti di riflessione, di preghiera collettiva ed individuale. Lancio di mazzi di fiori avvolti nel tricolore e tanta, tanta commozione.

Alpini Ossimo 2013Scorgiamo da lontano le candide rocce del“Monte Bianco”, così identificato ai tempi per conformazione territoriale dal nostro esercito e descritto nei libri e nei racconti dei reduci. Il Professor Morozov, affiancato dal traduttore, illustra con impressionante lucidità gli appostamenti di allora e le manovre delle nostre Truppe aiutandoci così a rivivere in parte e meglio comprendere quei tragici giorni. Non è mancata qualche lacrima nemmeno a Nikolajewka (oggi Livenka), dove, nei pressi del Cippo Monumentale, posto a ridosso di una fossa comune, dove moltissimi soldati italiani hanno trovato indegna sepoltura, è stata concelebrata la S. Messa da tre Sacerdoti Italiani, attorniati da tante penne nere strette a ricordo di questi nostri giovani caduti.

Il silenzio tutt’intorno era rotto solo dal fruscio degli alberi e dal mesto canto del Coro ANA di Trento. Tanto sgomento, rancore, impotenza, ma anche misericordia, fede e fiducia. Una prece anche al sottopasso ferroviario di Nikolajewka, teatro dell’eccidio e punto d’inizio della storica ritirata, un varco che fu aperto dagli Alpini della brigata Tridentina e che rappresenta uno dei momenti più tragici ed eroici della storia italiana del ‘900. Qui molti videro la fine di una misera esistenza o forse l’inizio di una ritrovata pace.

A tutti loro va il nostro ricordo e il dovere di tramandare alle nuove generazioni, attraverso le nostre manifestazioni e celebrazioni, che quanto è accaduto è successo realmente e non deve più ripetersi. Rientriamo in Italia toccando terra alle 22 di lunedì 23 settembre… sicuramente stanchi ma arricchiti dentro. Non posso che consigliare a tutti questo meraviglioso bagno nella nostra storia. Un vero “Viaggio nella Memoria”.

Zani Pierfranco Capo Gruppo Alpini di Ossimo Inferiore


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