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Sommario

cüntòmela a Ossimo Superiore

Rintocchi dalla Torre campanaria dei SS. Gervasio e Protasio

campane Ossimo Sup.Accolgo con piacere l’invito di Omar Zani, che nel precedente “Cuntòmela” aveva chiesto di raccontare un po’ di storia dei campanili delle Parrocchie dell’unità pastorale.

Stando agli scritti storici, tra cui quello del noto storico francescano Padre Gregorio Brunelli (Canè di Vione 1644 - Treviso 1713), la nostra Chiesa Parrocchiale sarebbe stata edificata e poi ampliata sui resti di un antico castello, ai margini del piano che ospita il paese in luogo già oggetto di lavori di fortificazione per la protezione dell’abitato. Scrive infatti il noto cronista nel 1698: “Nel rivolgersi verso il piano della Valle, piegando alquanto a mattina per la strada, ch’è la più comoda di molte altre, e la più battuta per venir a Borno, s’incontrano di due Ossimi, superiore et inferiore; il prima già rimarcato d’un castello nel sito dove hora è situata la Chiesa parochiale de’ Santi Gervasio, e Protasio, del quale appaiono tutt’ohora vestiugie di grosse mura, balestriere, archi, fosse et una gran porta, che fu atterrata col occasione della fabrica della chiesa sodetta”.

Sicuramente le pietre provenienti da una buona parte di queste fortificazioni sono state impiegate per la costruzione dell’edificio sacro.

La torre campanaria della nostra Chiesa è posta sul lato Sud della Parrocchiale; si tratta di un notevole esempio di architettura del primo Seicento. Il manufatto è in pietra grigia con massi a bugne negli spigoli con la cordonatura che divide lo zoccolo della base dalla canna. La cella è costituita da quattro lesene tuscaniche agli angoli che racchiudono aperture con archi a pieno centro con cornicione molto aggettato su cui si imposta una lanterna ottagonale con finestrelle su ogni lato anche’ esse a otto lati. Cupolino in rame (sostituito alla fine dello scorso secolo in occasione della ristrutturazione della costruzione) con pinnacolo a croce.

campane Ossimo Sup.Il campanile ospita un concerto di 5 campane (Nel tono di Re Maggiore) del peso complessivo di circa 4 tonnellate. La loro storia. Nel mese di Maggio 1877 gli abitanti della frazione superiore iniziano una raccolta pubblica di offerte per la fusione delle nuove campane al posto delle 4 già esistenti. Il contratto per la fusione dei nuovi bronzi viene stipulato con la stimata ditta Giorgio Pruneri di Grosio (oggi gli esperti e studiosi di campanologia considerano la storia e la produzione di questa fonderia come una tappa fondamentale dell’arte campanaria italiana. La ditta, attiva fino alla prima metà dello scorso secolo, viene considerata ai vertici qualitativi della produzione di campane, raggiungendo livelli elevati di bellezza e qualità sonora ancora non superati da alcun fonditore in Italia!). Nel mese di Luglio del 1877, viene confermato l’incarico ed il giorno 26 la ditta procede alla pesatura delle vecchie 4 campane (circa 12,5 quintali).

campane Ossimo Sup.Il 14 Agosto 1877 sono fuse le nuove 5 campane che, con aggiunta di nuovo bronzo, raggiunto il peso complessivo di circa 40 quintali. Sappiamo che fu proprio alla vigilia di Natale, alle ore 21 del 24 Dicembre dell’anno 1877 esse suonarono per la prima volta. Il suono di una campana è strettamente legato ad un complesso equilibrio di spessori che determinano il profilo della campana. Gli spessori formano, assieme alla nota fondamentale ed ai suoni toni parziali, il suono della campana. La nota, invece, è determinata dal volume del vaso sonoro: più grande è la campana più grave sarà la nota; più piccola è la campana e più acuta sarà la nota. La bravura del fonditore sta proprio nella creazione di bronzi che possano con buona precisione replicare le note della scala musicale, le campane suonando nella posizione “a bicchiere” infatti rintoccano formando diverse melodie.

Durante i battesimi o di mattina, suonando “in allegrezza” vengono eseguite l’Ave Maria e altre musiche orecchiabili.

Nel 1919 la campana più grossa subisce una crepatura che rende il suono non più armonioso. Gli Ossimesi all’indomani della rottura si mobilitano per porvi rimedio. Già l’anno successivo infatti viene rifusa la nuova Campana (da parte della Premiata Fonderia Ottolina di Seregno) utilizzando il bronzo e la sagoma della precedente; la dedica ripresa anche nella foto “Togni Parroco, Dabeni Parroco, Popolazione di Ossimo Superiore”. La foto sopra riportata, originale del 1920 in bianco e nero, ritrae la campana appena scaricata dal treno, presso la stazione ferroviaria di Cogno.

Da qui verrà recuperata da volontari, caricata su carri trainati da buoi e trasportata lungo i ripidi tornanti della strada delle “vigne”.

campane Ossimo Sup.Nella foto: particolare del medaglione ornato con la crocifissione, posto sul lato frontale del Campanone ( peso circa di 14 quintali, diametro alla bocca di circa Mt 1,4 ed un’altezza di Mt 1,15). Sotto l’incisione “ A PESTE, FAME, BELLI ET IGNE, LIBERA NOS DOMINE” .

Spesso nella civiltà rurale le campane venivano suonate all’arrivo dei grossi temporali o della grandine, nella speranza di allontanarli e quindi di salvare i raccolti; nelle tante preghiere scritte sopra le campane si trovano spesso queste formule. Ognuna delle 5 campane riporta incisioni sacre, con formule latine e dediche ai Santi.

Il 25 Giugno del 1943 le due più grosse vengono destinate ad “usi bellici”, staccate dalla loro inceppatura e caricate su appositi carri. Fortunatamente a guerra ormai finita i due bronzi si salvano dalla fusione e vengono recuperate con ingenti sacrifici della popolazione e riportate al loro posto. L’attuale carpenteria di sostegno, completamente in ghisa è stata installata nel dopoguerra, ad opera della ditta “F.lli Filippi di Chiari”.

Ancora oggi, dopo 136 anni, scandiscono i momenti della giornata attraverso il battito delle ore, ed il richiamo ad ogni funzione religiosa. Vorrei anche ricordare in questa occasione anche l’anziano Sacrista, Botticchio Battista (“Batistì”) che per tantissimi anni ha tirato le corde delle nostre campane, insegnando a noi ragazzini a “chiamare” la campana giusta… noi ascoltavamo, ed a volte restavamo appesi o ci facevamo trascinare fino al soffitto della stanza dalla risalita della fune!! Oggi questo “sforzo” viene fatto dai motori elettrici.

Luca Bardoni


Natale 2013


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