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cüntòmela a Lozio

Chi pratica la misericordia non teme la morte

Mi ha colpito questa affermazione di Papa Francesco in una delle sue ultime catechesi di novembre, perché riguardo alla morte molte persone sono bloccate, impotenti, terrorizzate, anche se all’esterno sembrano non dare a vedere il loro problema. Questo modo di affrontare la morte tocca anche molti credenti e questo è il sintomo di una fede indebolita e non più capace di rendere ragione della speranza che è in noi. La ragione di ciò è l’abbandono della pratica della fede, la frequenza sporadica alla Messa, il non seguire più i comandamenti come regola di vita.

Questa purtroppo è la realtà anche nei nostri piccoli paesini di montagna dove sussiste una religiosità costruita su misura, che pretende i segni sacramentali del battesimo, della comunione e della cresima, del matrimonio ed il funerale, ma ritiene non sia necessario praticarli dopo averli ricevuti. Questa è una opinione tutta sbagliata della fede che induce poi a comportamenti che distruggono la vita personale, delle famiglie e delle comunità a cui apparteniamo.

Se non abbiamo le fette di salame sugli occhi vedremo chiaramente che tanti dolori che ci feriscono sono provocati proprio dall’aver abbandonato Dio ed il suo insegnamento morale, perché laddove lasciamo Dio entra il suo avversario. Riguardo alla morte intesa come “fine di tutto” essa, quando ci tocca, provoca una rassegnazione estremamente negativa di fronte alla vita, che pure dobbiamo continuare a vivere ed il terrore di dover fare ancora, indirettamente o proprio noi stessi, quell’esperienza straziante.

Questo modo di pensare alla morte è tipico della filosofia atea che pensa la vita come il trovarsi casualmente nel mondo, riempiendo come capita il tempo, mentre camminiamo inesorabilmente verso il nulla. Ma c’è poi un ateismo pratico e superstizioso, che fa vivere anche tanti credenti solo per le cose terrene, per i propri interessi e dove la morte è vista come una intrusione che distrugge questa ascesa, tutta immersa nelle cose del mondo. Quando essa arriva distrugge tutte le certezze e resta solo il vago e sentimentale ricordo di chi non c’è più, ma nella assenza totale di una speranza di vita oltre la morte. Non resta altro che cercare di esorcizzare la morte, di occultarla alla vista dei bambini, di far finta che non verrà, di negarla a sé stessi banalizzandola perché faccia meno paura ed è quello che fanno moltissime persone.

Fa scuola in questo senso la scempiaggine di tanti genitori che anche da noi favoriscono la festa pagana di Halloween e quelle manifestazioni di genere macabro ed irriverente proprio verso coloro che con un lutto reale hanno avuto a che fare. Su tutto questo la fede cristiana non si straccia le vesti, ma ha invece qualcosa da ricordare soprattutto a chi è battezzato e da dire soprattutto a chi vive la fede da troppo tempo lontano dal Signore. Il cuore dell’uomo, e ancora di più del credente, si ribella alla risposta atea della morte. È proprio nel momento in cui per altri “tutto finisce” che la fede ha l’audacia di annunciare la Resurrezione di Gesù Cristo il Figlio di Dio.

Questo non solo dà la certezza della vita oltre la morte, ma indica anche la maniera di entrare nella vita eterna, la vita nuova dei risorti, dei vivi in cielo. Se la vita è stata un cammino con il Signore, un cammino di fiducia e misericordia, noi non abbiamo nulla da temere ed anche la fine di questo cammino sarà un abbandono confidente nella mani del Padre. Gesù ci chiede di essere pronti in questa maniera, vigilanti sempre, sapendo che la vita in questo mondo ci è data per preparare la vita nell’altro mondo, quella col Padre Celeste.

Nella parabola del giudizio finale in cui i capri verranno separati dalle pecore ed ognuno riceverà ciò che ha meritato, è espresso il modo di prepararsi a quell’incontro col Signore. È la pratica dell’amore fraterno, della misericordia verso i piccoli, i deboli, i malati, i bisognosi: questo ci salverà. Per loro viviamo, preghiamo, usiamo le mani e, come dice un canto, saranno piene di quel bene che aprirà anche a noi le porte del cielo. Chi pratica la misericordia non teme la morte perché Dio è buono. Ditelo anche ai vostri figli ed insegnate ai vostri nipoti a fidarsi del Signore piuttosto che di maghetti, streghe, fantasmi e pipistrelli che di certo non ci salvano la vita.

Don Francesco


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