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La parola del Parroco

Si rallegri il vostro cuore: Cristo è risorto!

don francescoLa domenica di Pasqua tra pochi giorni sarà passata. Risuoneranno ancora per un po’ di tempo gli echi gioiosi della Parola che annunciava “Cristo è risorto” e le immagini del Vangelo che ci proiettavano dal vivo, la scena delle donne al sepolcro, Maria di Magdala che scopre la tomba aperta e il suo correre da Pietro per annunciare l'impensabile, il trafelato incedere del primo dei discepoli col più giovane di loro che lo sopravanza, ma non entra nel sepolcro e dopo l’essere entrati entrambi, il “vedere e credere” di quei poveri pescatori ancora ignari e incapaci di comprendere le Scritture che già avevano annunciato la Resurrezione.

Cosa ci avrà lasciato la Pasqua, cosa avremo colto nei modi e nelle azioni di quegli amici del Signore? L'andare di Maria, quando è ancora buio, rimanda alle tenebre che ancora avvolgono gli stessi amici di Gesù. La resurrezione è già avvenuta, ma ai loro occhi non è chiaro ciò che è accaduto. Eppure qualcosa già ha fatto breccia nel loro cuore e già li ha sollecitati a muoversi, a cercare il maestro.

La tomba vuota li ha lasciati stupiti, ma non li ha bloccati nel dubbio senza risposta, anzi li ha avviati a una nuova ricerca del Signore, che per essere trovato e riconosciuto chiede ora il passaggio maturo della fede, quello di Giovanni che “vide e credette”. Da quel momento, quel giovane apostolo è disposto a lasciarsi trasformare da Gesù-Amore, che genera una speranza tutta nuova. Ed è così che è capitato dopo, agli altri apostoli e ad ogni cristiano come noi.

Ecco l'effetto della Resurrezione: poter partecipare alla vita del Risorto, vivere noi stessi da “risorti”, da uomini che portano in sé la speranza. Perché ciò avvenga, quello che celebreremo in questi giorni non deve vederci solo come inerti spettatori di eventi lontani, ma come persone coinvolte dai riti della Pasqua, persone decise a fare nostra la sorte di Gesù, Maestro e Signore, persone nuove, trasformate, coscienti di essere al centro di una storia visitata da Dio, persone che comprendono sempre più di avere ricevuto una vita nuova, una vita che sembra ancora nascosta con Cristo in Dio, ma che domanda ora di trasparire, nell'esperienza personale e nella vita comunitaria. È la fatica e la gioia del Tempo Pasquale.

Cosa ci propone allora il tempo dell’attesa della Pentecoste? Ci invita ad una contemplazione più intensa e grata della Pasqua che ci ha immerso nel Mistero di Cristo morto e risorto, e ci permette di vivere nel quotidiano, con la luce la forza della sua Grazia. Ci invita ad amare e ringraziare Dio per il suo Amore Misericordioso che dolcemente ci orienta alla conversione continua, alla riparazione per il peccato commesso, al cammino santo verso l'eternità. Ci invita anche ad un approccio coraggioso con il mondo, capace di trasmettere la forte attrattiva che Cristo esercita intorno a sé, proprio attraverso la testimonianza. Ci invita ancora ad un accostamento delle persone con la consapevolezza di avere un dono da portare: Cristo crocifisso e risorto, che porta su di sé il peso della sofferenza di ciascuno, infondendo speranza e forza di vivere.

Non ci sembrino impegni difficili, quelli che la Pasqua del Signore ci chiede ora. Il Padre che ha risuscitato il Figlio, nell’attesa dell’abbondante effusione dello Spirito, ci unisce a lui nella sua vittoria e il nostro destino è ormai nelle sue mani. Nulla più ci può fare paura.

Don Francesco


 

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