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La parola del PARROCO

La voce libera delle campane e la pretesa del silenzio

don francescoLa nota informativa sul silenziamento notturno delle campane della nostra parrocchia si presta bene come metafora, per riflettere sulla realtà che viviamo, anche in questa nostra Italia, e con la quale dobbiamo confrontarci tutti i giorni.

La voce della campana era fin dall’inizio il segno della identità, della diversità e della libera espressione delle opinioni. Era il segno della identità, e per noi identità religiosa, perché la campana ha da sempre un uso prevalente nella espressione tradizionale della fede: per noi fede pubblica, fede libera, fede cristiana che aveva posto nella società, richiamando che ogni realtà trova il suo senso ultimo quando è letta nel grande disegno di Dio. Era il segno della diversità, tranquillamente accettata, perché ogni campanile ha il suo specifico concerto, e non scandalizzava nessuno il fatto che l’uno suonasse in modo differente da altri concerti, ed anzi, proprio la diversità accettata e garantita è fonte di orgoglio, ricchezza di proposte e salutare confronto. Era il segno della libera opinione perché il suono delle campane non è imbrigliabile, non è manipolabile, si diffonde nell’etere e se tutti possono giudicare la buona o cattiva qualità del suono, per tutte le campane c’era libertà di esprimersi secondo la propria natura ed intonazione.

Tutto questo accadeva non in un progressista paese islamico, non sotto un regime dittatoriale illuminato, non in una nazione ad ideologia libertaria, ma su un territorio vastissimo ed una cultura millenaria che aveva al centro la fede cristiana, il culto, l’onore e il rispetto degli uomini verso Dio e suo Figlio Cristo Gesù.

Ora la storia sta cambiando. Di Dio è ancora accettata la sua esistenza, ma è diventata una realtà marginale. Così si comincia a dettare l’agenda a Dio e più si riesce a circoscrivere i confini sempre più ristretti della sua azione, più emerge maestosa, libera, realizzata la natura dell’uomo.

Per molti dunque Dio c’è ancora e guai a negarlo perché non si sa mai che serva un domani, ma ci si fa “cristiani maturi”, credenti ma con dei “distinguo” che variano a seconda della convenienza. Oppure per moltissimi altri Dio non c’entra più nulla con l’uomo che è ormai emancipato da queste retrograde credenze da più di due secoli. Perciò tutto quello che ancora ricorda il mistero divino, se dà fastidio, se non è diventato ancora un reperto da museo, allora deve essere gentilmente nascosto e soprattutto non deve disturbare la quiete dell’uomo tutto immerso a cambiare in meglio il mondo.

Nell’uno e nell’altro caso al centro ora non c’è più Dio ma l’IO con i suoi diritti e i suoi desideri, ma attenzione, soltanto questi e null’altro. Così è diventato diritto un figlio a tutti i costi ma quando e come lo voglio io, scegliere il genere che si desidera tra i tanti possibili e non solo tra i miseri due maschile e femminile. È diritto uccidere i bambini prima che nascano ed oggi anche – dicono gli olandesi – anche quelli appena nati perché se non sono autonomi non hanno diritti. È diritto, anzi qui forse “dovere” evitare il disastro economico provocato dai vecchi che invecchiano troppo, dai poveri che impoveriscono più del dovuto, dai malati che si aggrappano alla vita più dei medici che li dovrebbero curare.

E così si inculca nella mente di chi fatica a pensare con la propria testa che è un diritto morire, quando e come si vuole, anche se si hanno 7, 10, 15, 90 anni o si è sotto stress per il lavoro, o si è affranti da un lutto, o si è sotto la cappa cupa della depressione o – caso pietoso – una malattia impedisca una accettabile qualità della vita o di ritrovare la perfetta salute di un tempo. Diritti, solo diritti, diritti a tutti costi, diritti imposti a colpi di sentenze dei giudici che legiferano al posto di chi è eletto per svolgere questo compito.

E chi non la pensa così? Anche queste povere persone pare abbiano salvaguardato il loro diritto: quello di tacere perché parlare, confrontarsi, difendere le proprie idee, mantenere la propria identità, ribadire i propri valori disturba gli altri ed i loro sacrosanti diritti: basta vedere quel che succede riguardo a temi come il gender, l’aborto, l’eutanasia, la vita, la famiglia, l’omofobia ed altri temi sensibili, dove non si può più esprimere la propria voce libera senza essere tacciati di mentalità retrograda perché non è politicamente corretto conservare le opinioni che da millenni ci contraddistinguono.

Eppure non si doveva vivere in un mondo progredito, dove tutti avrebbero avuto il loro spicchio di libertà e di felicità?

Che delusione questo nostro mondo e anche questa nostra Italia dove tutti “pretendono” di vedere realizzato il loro sogno e per farlo mettono a tacere la voce di qualche altro. Io la penso così e non ho pretese. Solo vorrei che da parte di chi mostra tanta apertura alla realizzazione di ogni libero diritto ci fosse rispetto per chi questa libertà l’ha conquistata e garantita nei secoli, suonando ognuno le propria campana.

Don Francesco

* * *

IL SILENZIO DELLE CAMPANE - Da quasi due mesi non si sentono più suonare le campane la notte. “Come mai?” chiede qualcuno. Il motivo è determinato dal dovere di rispettare la legge in merito all’inquinamento acustico, ma anche di non disturbare il sonno di bornesi e soprattutto villeggianti che, a quanto ci dicono gli albergatori, già in passato hanno lasciato indispettiti, per non tornarci mai più, i nostri alberghi. Dio non voglia dunque che il suono delle campane contribuisca ad affossare la già precaria economia turistica bornese


 

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