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Cüntòmela a LOZIO - San Nazzaro

Separati e fedeli si può

Storia di una separazione che ha fatto nascere la fede - La nostra società sempre più secolarizzata ha prodotto un aumento vertiginoso di separazioni, divorzi e convivenze. Spesso di fronte ad un matrimonio che fallisce la scelta è prendersi un altro partner, tuttavia vi sono alcuni che vogliono rimanere fedeli al patto coniugale fondato sull'amore. Vogliamo raccontare la storia di uno di loro che oggi può apparire quasi impossibile da vivere ed eppure è storia vera.

Il mio nome è Luca, ho due figli un maschietto ed una femminuccia di rispettivamente 12 e 10 anni, ero sposato con Patrizia, mi sono separato nel 2007, e sono Vigile del Fuoco a Roma. Quando mi sono separato io vivevo secondo i miei principi molto liberi, non pensavo mi accadesse questo e non avevo in nessun modo a che fare con la religione, la fede e quindi con la Chiesa: non ero insomma un credente. All'inizio è stata una botta tremenda perché pensavo che pur vivendo un po’ allegramente il rapporto con mia moglie, non sarei mai arrivato a questa situazione: però è accaduto.

Dopo la separazione, per tirarmi su, ho provato a conoscere altre donne con l'intenzione di "rifarmi una vita". Ero spinto a farlo perché tutti mi dicevano "oggi è normale”, “lo fanno tutti”, “i tempi sono cambiati" e ancora "chiusa una porta si apre un portone”, “quando il vaso è rotto rimane rotto". Le donne che ho conosciuto, non poche, erano brave donne, premurose, disponibili, ma guardandole bene non vedevo nulla che potesse farci vivere insieme. Ma i giorni passavano ed io non mi sentivo soddisfatto. Era solo un uscire con loro, un andare a letto, un parlare superficiale e un vivere insipido e scialbo e poi… nella mente e nel cuore c'era sempre lei, mia moglie: la vedevo come l'unica persona che poteva dare senso al tutto, al progettare non solo per noi, ma anche per i nostri figli.

Ho sofferto molto e non riuscivo razionalmente a dare una risposta a questo malessere, mi trovavo in una vita che non era la mia, non mi piaceva, non la volevo e quindi cambiavo sempre partner: prima una, poi un'altra, poi un’altra ancora e così via, questo per un paio di anni. Tutto questo tormento e questa tribolazione interiore mi hanno condotto verso la Fede e la Chiesa, e qui ho trovato qualcuno che mi ha ascoltato, che la pensava finalmente come me e quindi la conversione è arrivata così. Tanti familiari e colleghi anche oggi mi rimproverano di voler rimanere da solo, di voler rimanere fedele a mia moglie e alla mia famiglia nonostante quel che è successo, tutto perché me lo impone la fede e la Chiesa.

Io cerco di resistere e rispondo che non lo faccio per la Chiesa, ma perché nel mio cuore, il mio amore (solo ora l’ho capito) è sempre per mia moglie e la mia famiglia e non vedo altre possibilità che abbiano un senso, anche solo da un punto di vista umano. Nella ricerca per trovare risposta alle mie domande interiori sull'amore, sulla famiglia e sulla vita ho trovato sensato ed illuminante l'insegnamento della Chiesa, e riflettendoci sopra, non senza fatica, mi sono convinto che è nel matrimonio davanti a Dio che nasce la vera ed unica famiglia possibile: madre, padre e figli.

Ho capito che la fedeltà pur nella debolezza dell'altro, il sacrificio per amore, l’impegno per un qualcosa che va oltre l'umano, ti fa avvicinare a Colui che ha dato se stesso per gli altri. Certo problemi ne ho incontrati anche dopo questo incontro con la fede e la solitudine è uno di questi. Mi fa ancora faticare e ci sono giorni in cui sopporto bene il peso di questo cammino da solo ed altri giorni invece no. D’altro canto la soluzione non è quella del "rifarsi una vita" come una coperta che copra solo le parti formali di ciò che desidero. In questo senso è solo possibile "complicarsela maggiormente". Conosco tante persone che hanno figli con più persone, e poi mi metto nei panni di quei poveri figli che hanno genitori che cambiano partner o comunque che si ritrovano a confronto con altri figli dei loro stessi genitori e dei loro nuovi compagni.

Ho quindi preferito starmene tranquillo, non complicare le cose e poter dare come esempio ai miei figli la mia vita, ricordare che la famiglia rimane una sola e che per loro sono l'unico padre e loro gli unici figli per me, perché un padre non c'è solo per l'assegno di mantenimento, ma anche per dare un insegnamento di vita e di Fede. Quello dei figli infatti è un problema veramente delicato. Ho visto nella separazione di amici tanti danni sui figli, danni terribili, perché in nome di una propria libertà che il genitore reclamava, veniva limitata e quasi violentata la libertà dei figli, venivano stravolte le figure intorno a loro, le loro abitudini, le loro certezze e sicurezze, i loro riferimenti. Io ho cercato di non fare così, ma quanta fatica.

Spesso il genitore separato dice di voler continuare ad essere premuroso, continuare a mettere i figli al centro della vita, promette che la nuova persona che gli sta accanto si farà da parte, non interferirà nell'educazione, ma non è mai così, perché nella realtà quando ci si fa una nuova famiglia si deve sempre in ogni caso rispondere di qualsiasi cosa con il partner di turno e i figli alla fine sono quelli che ne subiscono le conseguenze. Diventano "pacchetti postali" in viaggio con gli zaini dei vestiti e della scuola dalla casa di un genitore ad un altro.

A volte rimango del tempo a pensare come mai è successo a me questa tragedia perché tutto avrei pensato che questo. Umanamente ho verificato tutte le possibili opzioni, come fa un calcolatore, ma la risposta, prima della conversione, era "non lo so". Posso dire solo che se avessi incontrato la Fede da giovane, se mi fossi sposato con la fede, sicuramente non avrei fatto ciò che ho fatto, avrei evitato molti errori, non avrei perseguito obiettivi così falsi ed un progetto di vita ridotto solo al materialismo ed al piacere dei sensi. Ora però ne pago le conseguenze, ma non posso rimproverare nessuno per questo.

Anche il  ruolo dei nostri genitori, i nonni dei nostri figli, di fronte alla nostra coppia che vacillava penso sia stato determinante. Esso avrebbe dovuto essere quello di cercare di farci capire che la famiglia è una sola, che stare insieme richiede sacrificio e sopportazione per poi poter raccogliere i giusti frutti, che non era una buona soluzione tentare altre strade dove alla fine c’era solo dolore e sofferenza per tutti.

I genitori di una coppia in crisi dovrebbero essere più coraggiosi ed anche a costo di non essere capiti, spiegare loro che possono esserci momenti di difficoltà, non solo economiche, ma spesso di convivenza, di reciproca sopportazione, ci può essere una forma di stanchezza, ma che sono problemi che hanno soluzione se ci si vuole impegnare a risolverli e se ci si lascia aiutare. Oggi per il fatto che spesso si lavora entrambi, gli ambienti di lavoro sono misti e promiscui anche il coniuge più fedele e saldo è sottoposto a tante tentazioni.

Ed è proprio in questi momenti che le famiglie di origine devono intravedere il pericolo, essere vicine, fare qualcosa per mantenere unito il rapporto, intervenire anche con la preghiera perché la preghiera aiuta molto a sciogliere questi nodi.

Ciò che soprattutto dovrebbero fare i genitori ed i suoceri di una coppia in crisi è che quando avviene l'irreparabile non si facciano prendere dall'egoismo, non inizino una guerra, non accendano una disputa dove orgoglio, testardaggine e cecità finiscono per dare le ultime spallate a quel sottile rapporto che è la coppia formata dai loro figli.

Quando i suoceri prendono posizione, difendono a spada tratta, senza riflessione critica i figli sposati in crisi, non fanno il loro bene. Dalla mia esperienza sarebbe più sensato mettere con equilibrio ogni parte coinvolta davanti alle proprie responsabilità e soprattutto lavorare perché avvenga la riconciliazione, la ricerca di aiuto, la soluzione migliore possibile dei problemi piuttosto che alimentare la rincorsa di sogni, desideri, ripicche che porteranno solo altri danni.

Ora vivo da solo. Vedo i miei figli con regolarità. Cerco di smussare gli spigoli che ancora provocano dissapori con mia moglie. Sto cercando un equilibrio difficile tra questa realtà che anch’io ho contribuito a provocare e il desiderio di pace, di famiglia come era all’inizio, di rapporti decenti dove ci si faccia male meno possibile. La fede che ho riscoperto mi aiuta molto e spero che pure questa testimonianza possa essere utile ad altri che come me si sono ritrovati in questa amara esperienza.

Testimonianza di Luca
resa a Don Marcello Di Fulvio
R.n.S. di Roma


Estate 2014


santa cristina da bolsena
S. CRISTINA DA BOLSENA

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