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Cüntòmela di tutto un po'

Non più l’uomo al centro

“Ma chi ha detto che sviluppo ed equità sociale non possono convivere?”

Ho letto qualche mese fa una bella intervista di Vittorio Zincone del Corriere della sera a Pier Mario Vello, attuale segretario generale della Fondazione Cariplo, all’indomani della pubblicazione del suo libro La società generosa, definito dal giornalista “un inno laico all’altruismo e alla filantropia”.

Sono tempi in cui il denaro sembra essere diventato il valore assoluto, il parametro a cui fare riferimento per dare senso alla propria esistenza. Le cose si fanno o non si fanno a seconda che, tirata la famosa riga, il segno sia più o meno. Le idee, gli stimoli, lo sguardo rivolto al futuro non sono “valutabili” in senso economico. Non più l’uomo al centro, ma il denaro. “Siamo caduti in un peccato di idolatria - ha detto recentemente papa Francesco - l’idolatria del denaro”.

Così, anche motivo della rinnovata attenzione a questo delicato tema, ho pensato di condividere con i lettori di Cüntòmela il pensiero di questo top manager, così lontano dall’icona stereotipata dell’uomo di potere, diplomato in Fisica Atomica e Nucleare, laureato in filosofia e con un master in Business Administration alla Bocconi. Nel suo libro lascia intravvedere la possibilità di far convivere sviluppo ed equità sociale, critica fortemente il mercato sempre più cinico e non risparmia neppure lo Stato, che non si occupa più delle disuguaglianze.

Nell’intervista, sottilmente provocato dal giornalista, egli sostiene che, fatto salvo che va rispettata la natura di chi nasce e si sviluppa per fare profitto, tutti dovrebbero pensare un po’ di più agli interessi della società. Si continua a parlare di società opulente, nonostante il succedersi ciclico delle crisi finanziarie. Ma l’opulenza vale solo per qualcuno, poiché la forbice tra ricchi e poveri si amplia sempre di più. Vello usa un’espressione che mi è piaciuta molto: “ci siamo infilati in una bolla di senso”.

Quale senso? Quello che sostiene che la felicità ruoti attorno alla ricchezza e tutti agiscono di conseguenza. È evidentemente una bolla da far scoppiare. Se ci chiedono se sia meglio vivere in una nazione molto ricca ma con un forte indice di disuguaglianza o in uno Stato malconcio con un buon livello di uguaglianza, noi cosa rispondiamo?

Io, come credo la maggior parte delle persone di buon senso, rispondo che sia meglio la seconda opzione. Purtroppo, come la maggior parte dei Paesi occidentali, anche l’Italia ha però smesso di occuparsi di equality fra le classi sociali. Perché una cosa sono le belle idee e una cosa sono i fatti. E a quanto pare i secondi hanno più impatto sulle decisioni delle prime! Oggi in effetti (e aggiungo, giustamente) si guarda alla crescita e allo sviluppo. Ma, sostiene Vello, sviluppo e redistribuzione non sono incompatibili.

Egli sostiene infatti che è una falsa speranza quella che vede nell’accumulo della ricchezza in mano di pochi l’unico possibile mezzo di travaso di denaro ai ceti più poveri. In questo modo i poveri di oggi hanno altissime probabilità di restare tali. Sia chi fa politica sia chi fa impresa dovrebbe chiedersi se è questa la società che vogliono nel prossimo futuro. Ma se essi continuano a pensare sul breve periodo, l’uno in vista dei frequenti appuntamenti elettorali per cui devono letteralmente “raccattare” anche l’ultimo voto, l’altro con i reali e consistenti problemi di bilancio, le differenze saranno sempre più grandi e i problemi sociali cresceranno contestualmente.

Vello vede una soluzione a questo problema nel modello adottato da Obama, che ha istituito un ufficio per gestire i rapporti con le Civil Society del Terzo Settore. Le Ong e le Fondazioni che lavorano sul territorio, proprio per loro natura no profit possono più agevolmente progettare soluzioni di ampio respiro. “Queste realtà - dice - potrebbero dare ai governi un grande aiuto per l’ottimizzazione delle politiche sociali e culturali”.

E a proposito del fatto che imprenditori e manager molto ricchi facciano charity solo per lavarsi la coscienza, Vello, al contrario, pensa che siano scelte encomiabili, ma visto che incidono su larghe fette della società, vanno opportunamente monitorate.

Quel che serve è una rivoluzione culturale e civile nel nostro modo di rapportarci agli altri dentro una società democratica. Alla cui base c’è l’educazione; a cominciare da quella dei bambini, ad esempio, oggi così tanto basata sulla competitività e così poco sulla condivisione. O quella dell’informazione, dove l’ironia e i toni alti vincono sempre sull’approfondimento. “È dall’approfondimento che nascono le idee che fanno maturare la società civile. E una società civile matura è alla base di una democrazia solida”.

Di questi tempi, riflettere e magari confrontarsi su questi temi credo sia salutare per tutti: puntare il dito contro il denaro e il profitto non porta da nessuna parte. Ma guardare con attenzione e senza pregiudizi al movimento della filantropia che sta nascendo in tutto il mondo, potrebbe essere determinante per far crescere, accanto allo sviluppo economico, anche un dignitoso e equilibrato benessere sociale.

Emilia Pennacchio


Estate 2014


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