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GAUDETE IN DOMINO

“Rallegratevi nel Signore, perché egli è vicino a quanti lo invocano con cuore sincero.” (Cfr. Fil 4,4-5 Sal 145,18)

Gaudete in domino è una esortazione apostolica di Paolo VI, del 19 maggio 1975.

Scrive nell’introduzione: “È come una specie di inno alla gioia divina, che noi vorremmo intonare per suscitare un’eco nel mondo intero e anzitutto nella Chiesa”.

Dio costituisce l’uomo dentro la creazione che “è cosa buona” disponendolo a percepire tale bontà e quindi all’incontro con la gioia che da essa ne scaturisce. In effetti la tensione dell’uomo a voler conoscere e comprendere il mondo, non è forse perché in tal modo egli si completa ed è felice?

Esistono evidentemente diversi gradi di felicità, e in questa scala l’espressione più nobile secondo il papa è senza dubbio la gioia, cioè “quel sentimento che prova l’essere umano quando trova soddisfazione nel possesso (nel senso di cognizione) di un bene conosciuto ed amato.” Ciò si traduce nella comunione con la natura, ad esempio, con gli amici, con la famiglia, con la propria vocazione sia essa religiosa o laica e, per estensione, la comunione con il prossimo che è poi la comunione con Dio.

In questo quadro esiste però un paradosso: è intuitivo, ancorché sperimentato da ciascuno di noi, che accanto a questo tipo di gioia vi è la consapevolezza che non esiste la felicità perfetta. Oggi questo paradosso lo si avverte in modo estremamente chiaro e, ahinoi, carico della sua angoscia (ne abbiamo parlato anche nello scorso numero): sono numerose le opportunità e le possibilità di procurare piacere, ma esse non procurano contestualmente la gioia.

Forse, teorizza il papa, il progresso dell’uomo è troppo veloce perché l’uomo stesso riesca a goderne i benefici in termini di felicità; crescono progresso e benessere e proporzionalmente crescono solitudine e sete d’amore.

Sembra allora che l’uomo non sia più in grado di godere della gioia che il creatore ha messo sul suo cammino sin dall’inizio: la gioia del creato, del silenzio, del lavoro accurato e del dovere compiuto, la gioia della vita che nasce, di un sorriso ricevuto, ma anche quella di un sorriso dato… L’uomo sembra sempre più lontano da tutto ciò, ha disimparato a gioire di queste azioni declinate ormai a certezze che si credono e si danno per scontate. Per contro non sono, però, scontati la sicurezza della dignità dell’uomo e il suo destino. In effetti disacralizzando il suo legame con Dio, l’uomo ha perso il senso della vita.

Per ciò il papa sprona a preparare una terra più abitabile, più fraterna, più accogliente e più equa per ristabilire in tal modo quel rapporto con Dio che resta, al netto di tutte le possibili elucubrazioni, l’unico modo di godere della gioia vera.

Con questa esortazione Paolo VI invita tutti a tornare alle sorgenti della gioia riannodando quel filo con Dio-Amore. La gioia dei cristiani nasce, infatti, dall’amore atavico fra Dio e suo Figlio; per questo Gesù gioisce delle situazioni umane di cui è a volte testimone e a volte fautore: pensiamo alla conversione di Zaccheo, ai bambini che lo avvicinano, al figlio prodigo che torna al padre, per citarne alcuni. Tramite questi eventi gioiosi Egli dà testimonianza dell’amore fra Lui e il Padre, fra lui e gli uomini e quindi fra il Padre e i genere umano. L’apoteosi di tale amore si concretizza nella morte e resurrezione di Cristo.

Già, morte e resurrezione: il paradosso della condizione cristiana! “Né la prova, né la sofferenza sono eliminate da questo mondo, ma esse acquistano un significato nuovo nella certezza di partecipare alla redenzione operata dal Signore, e di condividere la sua gloria”.

Per questo il cristiano, sottoposto alle difficoltà dell’esistenza comune, non è tuttavia ridotto a cercare la strada a tastoni, né a vedere nella morte la fine delle proprie speranze. Come annunciava il profeta: “Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia”.

Anche papa Francesco si fa portavoce della gioia cristiana, lo ripete spesso e ne è contagioso testimone.

E allora questa esortazione apostolica, “rinfrescata” dalla testimonianza dell’attuale papa, ci invita di nuovo e per sempre a provare, pur nelle difficoltà, ad essere cristiani gioiosi e soprattutto esportatori di questa gioia grande!

Emilia Pennacchio


Estate 2014


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