Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

La parola del PARROCO

La voce libera delle campane e la pretesa del silenzio

don francescoLa nota informativa sul silenziamento notturno delle campane della nostra parrocchia si presta bene come metafora, per riflettere sulla realtà che viviamo, anche in questa nostra Italia, e con la quale dobbiamo confrontarci tutti i giorni.

La voce della campana era fin dall’inizio il segno della identità, della diversità e della libera espressione delle opinioni. Era il segno della identità, e per noi identità religiosa, perché la campana ha da sempre un uso prevalente nella espressione tradizionale della fede: per noi fede pubblica, fede libera, fede cristiana che aveva posto nella società, richiamando che ogni realtà trova il suo senso ultimo quando è letta nel grande disegno di Dio. Era il segno della diversità, tranquillamente accettata, perché ogni campanile ha il suo specifico concerto, e non scandalizzava nessuno il fatto che l’uno suonasse in modo differente da altri concerti, ed anzi, proprio la diversità accettata e garantita è fonte di orgoglio, ricchezza di proposte e salutare confronto. Era il segno della libera opinione perché il suono delle campane non è imbrigliabile, non è manipolabile, si diffonde nell’etere e se tutti possono giudicare la buona o cattiva qualità del suono, per tutte le campane c’era libertà di esprimersi secondo la propria natura ed intonazione.

Tutto questo accadeva non in un progressista paese islamico, non sotto un regime dittatoriale illuminato, non in una nazione ad ideologia libertaria, ma su un territorio vastissimo ed una cultura millenaria che aveva al centro la fede cristiana, il culto, l’onore e il rispetto degli uomini verso Dio e suo Figlio Cristo Gesù.

Ora la storia sta cambiando. Di Dio è ancora accettata la sua esistenza, ma è diventata una realtà marginale. Così si comincia a dettare l’agenda a Dio e più si riesce a circoscrivere i confini sempre più ristretti della sua azione, più emerge maestosa, libera, realizzata la natura dell’uomo.

Per molti dunque Dio c’è ancora e guai a negarlo perché non si sa mai che serva un domani, ma ci si fa “cristiani maturi”, credenti ma con dei “distinguo” che variano a seconda della convenienza. Oppure per moltissimi altri Dio non c’entra più nulla con l’uomo che è ormai emancipato da queste retrograde credenze da più di due secoli. Perciò tutto quello che ancora ricorda il mistero divino, se dà fastidio, se non è diventato ancora un reperto da museo, allora deve essere gentilmente nascosto e soprattutto non deve disturbare la quiete dell’uomo tutto immerso a cambiare in meglio il mondo.

Nell’uno e nell’altro caso al centro ora non c’è più Dio ma l’IO con i suoi diritti e i suoi desideri, ma attenzione, soltanto questi e null’altro. Così è diventato diritto un figlio a tutti i costi ma quando e come lo voglio io, scegliere il genere che si desidera tra i tanti possibili e non solo tra i miseri due maschile e femminile. È diritto uccidere i bambini prima che nascano ed oggi anche – dicono gli olandesi – anche quelli appena nati perché se non sono autonomi non hanno diritti. È diritto, anzi qui forse “dovere” evitare il disastro economico provocato dai vecchi che invecchiano troppo, dai poveri che impoveriscono più del dovuto, dai malati che si aggrappano alla vita più dei medici che li dovrebbero curare.

E così si inculca nella mente di chi fatica a pensare con la propria testa che è un diritto morire, quando e come si vuole, anche se si hanno 7, 10, 15, 90 anni o si è sotto stress per il lavoro, o si è affranti da un lutto, o si è sotto la cappa cupa della depressione o – caso pietoso – una malattia impedisca una accettabile qualità della vita o di ritrovare la perfetta salute di un tempo. Diritti, solo diritti, diritti a tutti costi, diritti imposti a colpi di sentenze dei giudici che legiferano al posto di chi è eletto per svolgere questo compito.

E chi non la pensa così? Anche queste povere persone pare abbiano salvaguardato il loro diritto: quello di tacere perché parlare, confrontarsi, difendere le proprie idee, mantenere la propria identità, ribadire i propri valori disturba gli altri ed i loro sacrosanti diritti: basta vedere quel che succede riguardo a temi come il gender, l’aborto, l’eutanasia, la vita, la famiglia, l’omofobia ed altri temi sensibili, dove non si può più esprimere la propria voce libera senza essere tacciati di mentalità retrograda perché non è politicamente corretto conservare le opinioni che da millenni ci contraddistinguono.

Eppure non si doveva vivere in un mondo progredito, dove tutti avrebbero avuto il loro spicchio di libertà e di felicità?

Che delusione questo nostro mondo e anche questa nostra Italia dove tutti “pretendono” di vedere realizzato il loro sogno e per farlo mettono a tacere la voce di qualche altro. Io la penso così e non ho pretese. Solo vorrei che da parte di chi mostra tanta apertura alla realizzazione di ogni libero diritto ci fosse rispetto per chi questa libertà l’ha conquistata e garantita nei secoli, suonando ognuno le propria campana.

Don Francesco

* * *

IL SILENZIO DELLE CAMPANE - Da quasi due mesi non si sentono più suonare le campane la notte. “Come mai?” chiede qualcuno. Il motivo è determinato dal dovere di rispettare la legge in merito all’inquinamento acustico, ma anche di non disturbare il sonno di bornesi e soprattutto villeggianti che, a quanto ci dicono gli albergatori, già in passato hanno lasciato indispettiti, per non tornarci mai più, i nostri alberghi. Dio non voglia dunque che il suono delle campane contribuisca ad affossare la già precaria economia turistica bornese


Estate 2014


Cüntòmela PER RIFLETTERE

La beatificazione di Paolo VI

Nell'Angelus del 3 agosto 2008, Papa Benedetto XVI ha affermato che “appare quasi sovrumano il merito di Paolo VI nel presiedere l'Assise conciliare, nel condurla felicemente a termine e nel governare la movimentata fase post-conciliare”.

Ma Paolo VI resterà anche come il Papa che ha amato il mondo moderno e ne ha ammirato la ricchezza culturale e scientifica. Ha apprezzato e amato il mondo di oggi con i suoi progressi, le sue meravigliose scoperte, i vantaggi e le agevolazioni che la scienza e la tecnica offrono, ma anche con i problemi perduranti e sempre irrisolti e con le sue inquietudini e le sue speranze. Al riguardo dirà nelle Note per il testamento: “Non si pensi di giovare al mondo assumendone i pensieri, i costumi, i gusti, ma studiandolo, amandolo, servendolo”.

papa paolo VI

La grande ansia di Paolo VI è stata quella di servire l'uomo di oggi, sostenendolo nel cammino sulla terra e indicandogli al tempo stesso la meta eterna, nella quale soltanto può trovare pienezza di significato e di valore lo sforzo che egli quotidianamente esprime quaggiù. Egli guardò al nostro mondo moderno con simpatia. Un giorno ebbe a dire: “Se il mondo si sente straniero al cristianesimo, il cristianesimo non si sente straniero al mondo”. Paolo VI è stato definito il Papa del dialogo, attento a non chiudere mai le porte all'incontro. Diceva: “La Chiesa e il Papa, aprendosi al mondo, vedono tante persone che non credono; da qui lo stile che deve essere attuato: dialogo con tutti, per annunciare a tutti la bontà di Dio e l'amore di Dio per ogni uomo”.

Per Paolo VI il dialogo fu l'espressione dello spirito evangelico che cerca di avvicinarsi a tutti, che cerca di capire tutti e di farsi capire da tutti, così da instaurare uno stile di convivenza umana caratterizzato da apertura reciproca e pieno rispetto nella giustizia, nella solidarietà e nell'amore. Dialogo anche con l'errante, al fine di ottenerne il ravvedimento.

Egli non è stato soltanto un Papa grande e geniale, ma è stato anche un uomo di una spiritualità genuina e profonda, che ben può costituire un esempio a cui ispirarsi.

Mi è caro al riguardo rilevare che, al fondo del pensiero e dell'azione di Paolo VI, c'è una vera spiritualità, fatta di preghiera, di meditazione, di sconfinato amore a Cristo, alla Madonna, alla Chiesa. Egli era una persona apparentemente fragile, fisicamente esile e con continui problemi di salute, ma dotato di una straordinaria intelligenza, di una singolare forza di volontà e di una alta tensione spirituale. Vi era in lui un'inclinazione mistica, che lo portava ad immergersi nel mistero di Dio contemplato e gustato. Essa si manifesta in lui già negli anni dell'adolescenza quando, durante i periodi passati a Chiari, saliva al Monastero dei Benedettini e vi restava a lungo, affascinato dalle liturgie dei monaci. A volte egli era l'unica persona nei banchi della chiesa mentre i monaci benedettini erano in coro a salmodiare.

Fin dai primi anni di sacerdozio, Mons. Montini si rivelò un appassionato educatore che provava un particolare trasporto nel dedicarsi alla formazione e alla maturazione degli studenti e degli universitari. Negli anni in cui, oltre a lavorare in Segreteria di Stato, fu Assistente ecclesiastico della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), egli mirò a formare le coscienze, rendendole capaci di offrire poi una forte testimonianza cristiana, che aiutasse ad avvicinare l'uomo moderno al messaggio di Cristo. Cercava di coinvolgere i giovani nella ricerca della verità, nella fatica del pensare, nell'autonomia di giudizio e nel senso di responsabilità. Si sforzò di formare laici che fossero protagonisti nell'evangelizzazione della società e nell'impegno di apostolato. Lavorò anche a sanare la divaricazione tra fede e cultura e ristabilì un ponte fra la Chiesa e il mondo moderno. Fu questo un impegno che lo accompagnò nell'intera vita.

In un mondo povero di amore e solcato da problemi e violenze di ogni genere, egli lavorò per instaurare una civiltà ispirata dall'amore, in cui la solidarietà e la collaborazione giungessero là dove la giustizia sociale, pur tanto importante, non poteva arrivare. La “civiltà dell'amore” da costruire nei cuori e nelle coscienze è stata per Papa Montini più di un'idea o di un progetto; è stata la guida e lo sforzo di tutta la sua vita. Per questa nuova civiltà Paolo VI si è speso senza misura, pregando ed operando, rinnovando le strutture della Chiesa, andando egli stesso incontro a tutti gli uomini di buona volontà e cercando tutte le occasioni per diffondere ovunque una parola di speranza, di pace e di invito a superare gli egoismi ed i rancori.

Nell'orizzonte della civiltà dell'amore va compreso il suo alto magistero sociale, mediante il quale si fece avvocato dei poveri e denunciò le situazioni di ingiustizia che – è un'espressione sua – “gridano verso il cielo”. Fu molto sensibile al problema della fame nel mondo, al grido di angoscia dei poveri, alle gravi disuguaglianze sociali e alle sperequazioni nell'accesso ai beni della terra.

Il pontificato di Paolo VI fu caratterizzato da alcune iniziative e da taluni gesti che meritano di essere ricordati. Alcuni di essi rimangono nella storia e possono essere collocati nella categoria di “primati”, perché furono compiuti per la prima volta da un Pontefice. È vero che alcuni furono possibili grazie al progresso del nostro tempo, ma ciò non annulla il merito di chi li ha compiuti per primo.

papa paolo VI

Egli fu il primo Papa a volare in aereo e il primo Papa a tornare in Palestina, da dove San Pietro era venuto. Fu un viaggio di alto valore simbolico, che esprimeva il suo mondo interiore, la sua spiritualità e la sua teologia. Compiendolo appena sei mesi dopo l'elezione al pontificato e mentre era in corso il Concilio, egli volle indicare alla Chiesa la strada per ritrovare pienamente se stessa ed orientarsi nella grande transizione in atto nella convivenza umana. La Chiesa, infatti, può essere autentica e compiere la sua missione soltanto se ricalca le orme di Cristo.

Quel viaggio fu il primo di una serie che i suoi Successori hanno reso lunga e feconda. Il Cardinale Martin – che fu Prefetto della Casa Pontificia – affermò di avere un giorno sentito Paolo VI dire: “Vedrete quanti viaggi farà il mio Successore”, perché era convinto che le visite pastorali nel mondo rientravano nei compiti del Papa.

Fu il primo Papa che, con gesto certamente significativo, volle rinunciare alla tiara, togliendosela pubblicamente dal capo il 13 novembre 1964 e donandola ai poveri. Voleva, con questo gesto, far intendere che l'autorità del Papa non va confusa con un potere di tipo politico-umano.

Poche settimane dopo avrebbe intrapreso il viaggio apostolico in India, che tanto influenzò il suo magistero sociale. La rinuncia alla tiara acquistava il valore di un gesto programmatico di umiltà e di condivisione, simbolo di una Chiesa che mette i poveri al centro della sua attenzione e li accosta con rispetto ed amore, vedendo in loro il Cristo. Come sapete, la tiara fu poi venduta ad un museo degli Stati Uniti e il ricavato fu portato in India e donato per i poveri.

Fu il primo Papa a recarsi all'ONU, dove si presentò come un pellegrino che da 2000 anni aveva un messaggio da consegnare a tutti i popoli, il Vangelo dell'amore e della pace, e finalmente poteva incontrare i rappresentanti di tutte le Nazioni e consegnare loro questo messaggio.

Paolo VI è anche il Papa che ha abolito la corte pontificia e che ha voluto che il Vaticano e la Curia Romana avessero uno stile di vita più semplice e una impostazione più pastorale e più internazionale.

L'intera vita di Paolo VI fu a servizio della Chiesa e, con instancabile sollecitudine, egli si impegnò affinché la Chiesa fosse più che mai al servizio dell'intera umanità.

La Madonna, che Paolo VI proclamò Madre della Chiesa, al fine di equilibrare la sobrietà del Concilio nei confronti della Beata Vergine Maria, e della quale egli fu tanto devoto, interceda affinché la luce degli insegnamenti e della personale testimonianza di Paolo VI continui ad illuminare il cammino della Chiesa e della società. Ci aiuti a ritrovare lo slancio dell'impegno per la costruzione della civiltà dell'amore in questa “stupenda e drammatica scena temporale”

Card. Giovanni Battista Re


Estate 2014


Cüntòmela PER RIFLETTERE

Rapporti con Borno del futuro Papa Paolo VI

“Borno è lucido di ogni colore”, così scriveva durante le sue vacanze a Borno il 21enne Giovanni Battista Montini in una lettera a Padre Paolo Caresana.

Anche da Pontefice Papa Paolo VI conservò sempre un caro ricordo dei periodi di vacanze estive trascorsi, insieme con i familiari, a Borno, durante gli anni della sua fanciullezza e giovinezza. Sembra che i Montini avessero scelto Boato su indicazione di don Defendente Salvetti, al quale l'avvocato Giorgio era legato da salda amicizia avendolo avuto come stretto collaboratore per ben 26 anni nella redazione del giornale “Il Cittadino di Brescia”.

papa paolo VI

Don Salvetti, nato a Pian di Borno, amava soggiornare a Borno durante l'estate. La famiglia Montini di solito prendeva in affitto un piano della casa di Martino Bertelli, in via Sottopiazza. Ai primi di agosto del 1963, alla vigilia della mia partenza come segretario della Nunziatura Apostolica in Panama, fui presentato dall'allora Sostituto della Segreteria di Stato, Mons. Angelo Dell'Acqua, a Paolo VI, eletto Papa da poco più di un mese. Egli mi disse che molti erano i suoi ricordi di Borno, e che conservava negli occhi la vista dei monti sovrastanti: il San Fermo, il Moren e il monte Arano. Mi confidò, inoltre, che gli era rimasta impressa nella memoria la chiesa parrocchiale che domina sul paese. Ed aggiungeva che a Borno aveva imparato a “fare le aste”, come allora si usava, in preparazione alla prima elementare.

Ricordava, inoltre, i commenti fatti a Borno, con amici di famiglia, durante gli anni della grande guerra del 1915-18 quando da dietro la chiesa parrocchiale era possibile sentire il rombo del cannone portato dagli alpini sull'Adamello.

L'istituto Paolo VI di Brescia conserva nei suoi archivi otto lettere che il giovane Giovanni Battista Montini scrisse da Borno. Tre sono dirette al Padre Caresana (due dell'agosto 1918 e un'altra del 24 agosto 1919); una alla nonna Francesca (26 agosto 1918); e quattro al fratello Ludovico, che si trovava sotto le armi (7, 18, 23 agosto e 1 settembre 1918).

papa paolo VIGiovanni Battista Montini (fotografia del 1919)

Scegliendo tra le pagine di questa interessante corrispondenza, mi piace riportarne una, tratta dalla lettera pubblicata sul Notiziario n. 34 dell'Istituto Paolo VI a p. 16, che egli, quando era chierico di 2^ teologia, indirizzò al suo direttore spirituale, P. Caresana, il 24 agosto 1918.

Scrive il giovane seminarista che, mentre stava pregando nella chiesa di Borno, vide il parroco con vesti liturgiche, preceduto da alcuni chierichetti, che andava a portare solennemente il viatico ad un moribondo. Dopo un istante di esitazione se rimanere a pregare od alzarsi per accodarsi alla piccola processione, il giovane Montini rimase al suo posto. Subito dopo, però, pensò di non essere stato sufficientemente generoso, perché non aveva seguito “Gesù portato ad un infermo” e si rammaricava di questa sua decisione, anche se nata in lui dalla convinzione di non essere tenuto ad unirsi a quella processione.

L'episodio manifesta quanto delicati fossero il suo animo e la sua coscienza. Lo scritto termina con una frase dell'Imitazione dì Cristo, che aveva letto quella mattina: “le occasioni non fanno fragile l'uomo, ma mostrano quale egli è”.

In un'altra breve lettera del 26 agosto 1918, diretta alla nonna Francesca, dopo alcune parole di saluto, Giovanni Battista Montinii descrive in stile telegrafico il clima di famiglia, durante quel periodo di vacanze, con tre parole: “aria fresca, buon umore, appetito”.

L'ultimo passaggio a Borno di Giovanni Battista Montini è del 1920, alcune settimane dopo la sua ordinazione sacerdotale. Un passaggio breve perché quell'anno trascorse le vacanze in Val di Non. Negli anni seguenti la famiglia Montini scelse di fare le vacanze estive a Ponte di Legno. Nel novembre 1920 il sacerdote Montini fu inviato dal Vescovo di Brescia, Mons. Gaggia, a Roma per completare gli studi presso il Seminario Lombardo, dal quale passò poi alla Pontificia Accademia degli Ecclesiastici.

Paolo VI, nel parlarmi di Borno, chiese fra l'altro se c'erano ancora i “sentér de pirla” che da Pian di Borno conducevano su verso l'Annunziata e, di là, a Borno. Aggiunse che normalmente, arrivato in treno da Brescia a Pian di Borno, dopo una sosta in casa di don Salvetti, saliva a piedi i “sentér de pirla” e, proseguendo per la via delle viti, raggiungeva l'Annunziata e quindi Borno.

I soggiorni estivi a Borno con familiari e amici erano, pertanto, fra i ricordi della sua infanzia e giovinezza, momenti che Paolo VI conservava nella memoria con tanti particolari.

Card. Giovan Battista Re


Estate 2014


Cüntòmela PER RIFLETTERE

GAUDETE IN DOMINO

“Rallegratevi nel Signore, perché egli è vicino a quanti lo invocano con cuore sincero.” (Cfr. Fil 4,4-5 Sal 145,18)

Gaudete in domino è una esortazione apostolica di Paolo VI, del 19 maggio 1975.

Scrive nell’introduzione: “È come una specie di inno alla gioia divina, che noi vorremmo intonare per suscitare un’eco nel mondo intero e anzitutto nella Chiesa”.

Dio costituisce l’uomo dentro la creazione che “è cosa buona” disponendolo a percepire tale bontà e quindi all’incontro con la gioia che da essa ne scaturisce. In effetti la tensione dell’uomo a voler conoscere e comprendere il mondo, non è forse perché in tal modo egli si completa ed è felice?

Esistono evidentemente diversi gradi di felicità, e in questa scala l’espressione più nobile secondo il papa è senza dubbio la gioia, cioè “quel sentimento che prova l’essere umano quando trova soddisfazione nel possesso (nel senso di cognizione) di un bene conosciuto ed amato.” Ciò si traduce nella comunione con la natura, ad esempio, con gli amici, con la famiglia, con la propria vocazione sia essa religiosa o laica e, per estensione, la comunione con il prossimo che è poi la comunione con Dio.

In questo quadro esiste però un paradosso: è intuitivo, ancorché sperimentato da ciascuno di noi, che accanto a questo tipo di gioia vi è la consapevolezza che non esiste la felicità perfetta. Oggi questo paradosso lo si avverte in modo estremamente chiaro e, ahinoi, carico della sua angoscia (ne abbiamo parlato anche nello scorso numero): sono numerose le opportunità e le possibilità di procurare piacere, ma esse non procurano contestualmente la gioia.

Forse, teorizza il papa, il progresso dell’uomo è troppo veloce perché l’uomo stesso riesca a goderne i benefici in termini di felicità; crescono progresso e benessere e proporzionalmente crescono solitudine e sete d’amore.

Sembra allora che l’uomo non sia più in grado di godere della gioia che il creatore ha messo sul suo cammino sin dall’inizio: la gioia del creato, del silenzio, del lavoro accurato e del dovere compiuto, la gioia della vita che nasce, di un sorriso ricevuto, ma anche quella di un sorriso dato… L’uomo sembra sempre più lontano da tutto ciò, ha disimparato a gioire di queste azioni declinate ormai a certezze che si credono e si danno per scontate. Per contro non sono, però, scontati la sicurezza della dignità dell’uomo e il suo destino. In effetti disacralizzando il suo legame con Dio, l’uomo ha perso il senso della vita.

Per ciò il papa sprona a preparare una terra più abitabile, più fraterna, più accogliente e più equa per ristabilire in tal modo quel rapporto con Dio che resta, al netto di tutte le possibili elucubrazioni, l’unico modo di godere della gioia vera.

Con questa esortazione Paolo VI invita tutti a tornare alle sorgenti della gioia riannodando quel filo con Dio-Amore. La gioia dei cristiani nasce, infatti, dall’amore atavico fra Dio e suo Figlio; per questo Gesù gioisce delle situazioni umane di cui è a volte testimone e a volte fautore: pensiamo alla conversione di Zaccheo, ai bambini che lo avvicinano, al figlio prodigo che torna al padre, per citarne alcuni. Tramite questi eventi gioiosi Egli dà testimonianza dell’amore fra Lui e il Padre, fra lui e gli uomini e quindi fra il Padre e i genere umano. L’apoteosi di tale amore si concretizza nella morte e resurrezione di Cristo.

Già, morte e resurrezione: il paradosso della condizione cristiana! “Né la prova, né la sofferenza sono eliminate da questo mondo, ma esse acquistano un significato nuovo nella certezza di partecipare alla redenzione operata dal Signore, e di condividere la sua gloria”.

Per questo il cristiano, sottoposto alle difficoltà dell’esistenza comune, non è tuttavia ridotto a cercare la strada a tastoni, né a vedere nella morte la fine delle proprie speranze. Come annunciava il profeta: “Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia”.

Anche papa Francesco si fa portavoce della gioia cristiana, lo ripete spesso e ne è contagioso testimone.

E allora questa esortazione apostolica, “rinfrescata” dalla testimonianza dell’attuale papa, ci invita di nuovo e per sempre a provare, pur nelle difficoltà, ad essere cristiani gioiosi e soprattutto esportatori di questa gioia grande!

Emilia Pennacchio


Estate 2014


Cüntòmela PER RIFLETTERE

L’Assunta: segno di consolazione e di sicura speranza

Il 15 di agosto, al culmine del tempo estivo, la Chiesa universale celebra la solennità dell’Assunzione al cielo della beata vergine Maria. Di tutti i dogmi della fede cristiana, quello dell’Assunta è il più giovane. Era infatti il primo novembre del 1950 quando il papa Pio XII proclamava solennemente: “L'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo” (Costituzione apostolica Munificentissimus Deus).

Le prime testimonianze riguardo l’Assunzione di Maria risalgono al IV – V secolo. Narra il Transito della Beata Maria Vergine, attribuito a Giuseppe d’Arimatea, che la Madonna aveva chiesto al Figlio di avvertirla della morte tre giorni prima. La promessa fu mantenuta: il secondo anno dopo l'Ascensione Maria stava pregando quando le apparve l'angelo del Signore. Teneva un ramo di palma e le disse: “Fra tre giorni sarà la tua assunzione” La Madonna convocò al capezzale Giuseppe d'Arimatea e altri discepoli del Signore e annunciò loro la sua morte.

Statua Assunta LavenoStatua dell'Assunta chiesa di Laveno

“Venuta la domenica, all'ora terza, come lo Spirito Santo discese sopra gli apostoli in una nube, discese pure Cristo con una moltitudine di angeli e accolse l'anima della sua diletta madre. E fu tanto lo splendore di luce e il soave profumo mentre gli angeli cantavano il Cantico dei Cantici al punto in cui il Signore dice: "Come un giglio tra le spine, tale è la mia amata fra le fanciulle" - che tutti quelli che erano là presenti caddero sulle loro facce come caddero gli apostoli quando Cristo si trasfigurò alla loro presenza sul monte Tabor, e per un'intera ora e mezza nessuno fu in grado di rialzarsi. Poi la luce si allontanò e insieme con essa fu assunta in cielo l'anima della Beata Vergine Maria in un coro di salmi, inni e cantici dei cantici. E mentre la nube si elevava, tutta la terra tremò e in un solo istante tutti i Gerosolimitani videro chiaramente la morte della santa Maria.” In quel momento Satana istigò gli abitanti di Gerusalemme che presero le armi e si diressero contro gli apostoli per ucciderli e impadronirsi del corpo della Vergine che volevano bruciare. Ma una cecità improvvisa impedì loro di attuare il proposito e finirono per sbattere contro le pareti. Gli apostoli fuggirono con il corpo della Madonna trasportandolo fino alla valle di Giosafat dove lo deposero in un sepolcro: in quell'istante li avvolse una luce dal cielo e, mentre cadevano a terra, il santo corpo fu assunto in cielo dagli angeli.

Che cosa dice a noi, ancora pellegrini sulla terra, questa festa mariana? Ci lasciamo guidare dalle parole della liturgia, che nel prefazione della Messa dell’Assunta così recita: “In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza”. Questa festa parla del nostro futuro, ci dice che anche noi saremo accanto a Gesù nella gloria di Dio e ci invita ad avere coraggio, per credere che la risurrezione di Cristo può operare anche in noi e renderci uomini e donne che ogni giorno cercano di vivere da risorti, portando nell’oscurità del male che c’è nel mondo, la luce del bene.

Nel mistero dell’Assunta la Chiesa celebra il compimento del mistero pasquale. Essendo Maria la «piena di grazia», senza nessuna ombra di peccato, il Padre l’ha voluta associare alla risurrezione di Gesù. Maria, nell’Assunzione, è la creatura che ha raggiunto la pienezza della salvezza, fino alla trasfigurazione dei corpo. E’ la donna vestita di sole e coronata di dodici stelle. E’ la madre che ci aspetta e ci sollecita a camminare verso il regno di Dio. La Madre del Signore è l’immagine della Chiesa: luminosa garanzia che il suo destino di salvezza è assicurato perché come in lei, così in tutti noi lo Spirito del Risorto attuerà pienamente la sua missione; ella è già quello che noi saremo.

In Italia sono numerosi i festeggiamenti in onore della Madonna Assunta. Il più famoso è senza dubbio il Palio di Siena, che si corre in suo onore il 16 agosto. Possiamo ricordare anche la processione della “Vara” a Messina (fercolo di dimensioni enormi, oltre 13 m d'altezza), trascinato per le principali vie della città da oltre 1500 fedeli scalzi e vestiti di bianco. Anche nella nostra Unità Pastorale va ricordata la presenza presso la chiesa di Laveno di una grande statua di Maria Assunta, che proprio il giorno della festa viene portata in processione.

Don Simone


Estate 2014


Cüntòmela PER RIFLETTERE

Sinodo sulla famiglia e divorziati

Per chi legge i grandi giornaloni italiani nelle pagine che riguardano la vita della Chiesa si notano articoli che trattano argomenti umanamente delicati, tra i quali alcuni che trattano della futura legge sulla omofobia, del tema insidioso della identità di genere (che molta gente non sa bene cosa sia), della famiglia e delle innumerevoli varianti che sembrano crearsi a seconda dei desideri che emergono nella persona, rispetto ai doveri verso sé e verso gli altri che comporta lo stare con responsabilità nel mondo.

Tra questi temi c’è appunto quello riguardante la famiglia, e nella Chiesa, il rapporto che si deve tenere con i conviventi, i divorziati, e soprattutto i divorziati risposati che non possono accedere alla comunione. È un argomento molto vasto e diversificato, ma sembra che l’attenzione sia solo sulla comunione ai divorziati risposati, che in realtà sono una minima parte rispetto al grande numero dei fedeli...

Giornali

Ad ottobre ci sarà un Sinodo straordinario sulla famiglia, ma questi giornaloni, interpretando a proprio vantaggio anche le parole del Papa, alimentano una attesa ingiustificata solo sul cambiamento della dottrina in materia matrimoniale, e soprattutto su divorziati risposati, quasi come se ci si debba aspettare un cambiamenti radicale di linea che introduca le novità auspicate dalla mentalità laica di oggi.

In merito il Card. Collins di Toronto affermava poco tempo fa: «Questo genere di aspettativa si basa sull’idea che la dottrina cristiana sia come la politica di un governo: quando cambiano le circostanze, o quando cambia l’opinione della maggioranza, allora anche la politica cambia». Ma non è mai stato così nella Chiesa perché altri sono i suoi fondamenti. «La dottrina cristiana è fondata sulla legge naturale che è inscritta da Dio nella nostra natura, e soprattutto sulla parola rivelata da Dio. Per questo la norma che discende dalla legge di Dio non è modificabile a nostra discrezione». Richiesto poi di chiarire l’insegnamento della Chiesa in materia di divorziati risposati, il cardinale Collins spiega che «I cattolici divorziati e risposati non possono ricevere la santa comunione dal momento che (quali che siano la loro disposizione personale o le ragioni della loro situazione, conosciute forse solo da Dio) essi persistono in una condotta di vita che è oggettivamente in contrasto con il chiaro comando di Gesù.

Questo è il punto. Il punto non è che essi hanno commesso un peccato, perché tutti siamo peccatori e la misericordia di Dio è abbondantemente assicurata a coloro che, anche con gravissimi peccati, si pentono e cambiano vita. L’omicidio, l’adulterio e altri peccati, non importa quanto gravi, sono infatti perdonati da Gesù, specialmente attraverso il sacramento della riconciliazione, e il peccatore perdonato, che cambia dunque la vita rispetto a prima, riceve la comunione. In materia di divorzio e di secondo matrimonio il problema sta nella consapevole decisione, per le ragioni più diverse, di rimanere in una situazione di lontananza dal comando di Gesù, di non volere o potere cambiare l’indirizzo della propria vita. Questa situazione è oggettivamente diversa da quella di chi vuole e può cambiare il suo modo di vivere».

Il cardinale Collins nel suo ragionamento fa dunque un confronto tra la situazione dei divorziati risposati e quella di chi si macchia di peccati gravi quali per esempio l’omicidio, ma non opera nessuna equiparazione. Spiega invece perché uno può accedere alla comunione dopo essere stato perdonato anche di un peccato gravissimo e l’altro no. È certo che nella Chiesa sia necessaria una attenzione ancora più forte ai bisogni e alle sofferenze di chi vive situazioni familiari irregolari, e vadano trovate nuove forme di inclusione di coloro che si sono sentiti posti ai margini, ma la cura pastorale non può essere a scapito della verità.

Io non ce l’ho con coloro che vivono già con sofferenza queste situazioni famigliari, ma con quei giornalisti, perlopiù laicisti e nemmeno credenti, che sanno tutto di fede e di Chiesa e con il loro nuovo vangelo introducono il veleno dell’inganno e della illusione proprio nelle persone già ferite dal fallimento dei loro desideri di amore e famiglia e inducono a pensare che a breve sarà aggiornata la dottrina cristiana e modificato il linguaggio. La gente oggi non capisce più o comunque la maggioranza non segue più l’insegnamento evangelico sul matrimonio e la famiglia, dunque bisogna cambiare dicono questi nuovi teologi della carta stampata.

Al riguardo il cardinale Collins ricorda che «quando Gesù predicava in Galilea, il divorzio ed il secondo matrimonio esistevano già ed erano accettati da quella società. La legge di Mosè lo permetteva, ma non per questo Gesù ha taciuto la verità riguardo all’amore e al matrimonio, anzi proprio per questo il suo insegnamento su divorzio e secondo matrimonio da lui non sono ammessi, fu rivoluzionario rispetto alla mentalità di quel tempo. Quel suo parlare libero e limpido non era il segno della durezza di Dio verso gli uomini, ma un atto di misericordia ed l’indicazione chiara mediante al quale egli affermava la propria divinità, perché solo Dio ha il potere di cambiare la legge di Mosè».

Ecco dunque che emerge anche per il nostro tempo il vero nocciolo della questione e cioè se la Chiesa debba aiutare anche oggi l’uomo, nonostante i suoi fallimenti, ad elevarsi a Dio, sostenendolo nella difficoltà del cammino o se invece la Chiesa debba adeguarsi al mondo e ridurre il disegno di Dio alla misura dell’uomo, illudendolo di poter accedere ad una felicità più facile e rassegnandolo alla sua mediocrità. Vedremo cosa dirà il Sinodo nei prossimi mesi.

Don Francesco


Estate 2014


Cüntòmela PER RIFLETTERE

Un Santo al giorno: SAN MASSIMILIANO MARIA KOLBE

Prosegue la nostra rubrica sulla vita dei Santi. In questo numero riportiamo la biografia di Padre Massimiliano Maria Kolbe, vittima del campo di concentramento durante il secondo conflitto mondiale, di cui San Giovanni Paolo II ha detto che con il suo martirio ha riportato “la vittoria mediante l’amore e la fede, in un luogo costruito per la negazione della fede in Dio e nell’uomo”. Principale fonte delle informazioni è il sito ufficiale della Santa Sede.

Massimiliano Maria Kolbe nacque nella Polonia centrale, l'8 gennaio 1894, e fu battezzato col nome di Raimondo. Già nell’infanzia avvertì un misterioso invito della B. Vergine Maria ad amare generosamente Gesù e sentì i primi segni della vocazione religiosa e sacerdotale. Nel 1907 venne accolto nel Seminario dei Frati Minori Conventuali di Leopoli, dove comprese che per corrispondere alla vocazione divina doveva consacrarsi a Dio nell'Ordine francescano. Assunse il nome di fra Massimiliano. Fu trasferito a Roma, dove continuò ad assimilare quelle virtù religiose che già lo rivelavano un degno ed esemplare figlio di S. Francesco, e un futuro autentico sacerdote di Cristo. Emise la professione solenne il 1° novembre 1914 col nome di Massimiliano Maria. Laureato in filosofia e teologia, fu ordinato sacerdote il 28 aprile 1918.

Massimiliano Kolbe

Mosso da forti sentimenti di fede e propositi di zelo, sintetizzati nel motto " Rinnovare ogni cosa in Cristo attraverso l'Immacolata ", istituisce la "Milizia di Maria Immacolata" (M.I.), nel 1917.

Nel 1919 P. Massimiliano è di nuovo in Polonia dove, nonostante le difficoltà di una grave malattia, si dedica con ardore all'esercizio del ministero sacerdotale e alla organizzazione della M.I. con il reclutamento dei primi “militi dell'Immacolata”. Pubblica anche la rivista "Il Cavaliere dell'Immacolata, allo scopo di "portare l'Immacolata nelle case, affinché le anime avvicinandosi a Maria ricevano la grazia della conversione e della santità ".

È una esperienza di vita spirituale e apostolica che dura cinque anni e prepara la programmazione di un'altra impresa: la costruzione, nei pressi di Varsavia, di un Convento-città, "NIEPOKALANÓW" (Città dell'Immacolata). Fin dagli inizi Niepokalanów assunse la fisionomia di una autentica "Fraternità francescana" per l'importanza primaria data alla preghiera, per la testimonianza di vita evangelica e la alacrità del lavoro apostolico. Ben presto diventa perciò un importante e fecondo centro vocazionale che accoglie i sempre più numerosi aspiranti alla vita francescana nei suoi seminari, e un centro editoriale che pubblica in aumentata tiratura "Il Cavaliere ", altre riviste per giovani e ragazzi e altre opere di divulgazione e formazione cristiana.

Nel 1930 P. Kolbe, missionario di Cristo e di Maria, partì per l'Estremo Oriente, e a Nagasaki, accolto benevolmente dal Vescovo, dopo appena un mese era in grado di pubblicare in lingua giapponese "Il Cavaliere dell'Immacolata". Fu poi costruito sulle pendici del monte Hicosan alla periferia di Nagasaki un nuovo Convento-città, in cui P. Kolbe organizzò e formò la nuova comunità francescana missionaria. sul tipo di quella di Niepokalanów. Si moltiplicavano conversioni e battesimi, e tra i giovani battezzati maturavano vocazioni religiose e sacerdotali, P. Kolbe, autentico apostolo di Maria, avrebbe voluto fondare altre " Città dell'Immacolata " in varie altre parti del mondo; ma nel 1936 dovette ritornare in Polonia per riprendere la guida di Niepokalanów che, negli anni 1936-39 Niepokalanów raggiunse il massimo sviluppo della sua attività vocazionale ed editoriale.

Nel settembre del 1939 ha inizio la tragica serie delle prove di sangue che il P. Kolbe aveva in certo modo intravisto. Una folle ideologia antiumana e anticristiana spinge forze brutali a invadere la Polonia e perpetrare stragi e oppressioni inaudite; e la persecuzione si abbatte anche su Niepokalanów dove è rimasto solo un ridotto numero di frati. P. Massimiliano affronta la situazione con eroica fermezza e carità. Egli accoglie nel convento profughi, feriti, deboli, affamati, scoraggiati, cristiani ed ebrei, ai quali offre ogni conforto spirituale e materiale. Il 19 di settembre la Polizia nazista procede alla deportazione del piccolo gruppo dei frati di Niepokalanów presso il campo di concentramento di Amtitz in Germania, dove il P. Massimiliano animò i fratelli a trasformare la prigione in una missione di testimonianza. Poterono tutti rientrare liberi a Niepokalanów nel mese di dicembre, e riprendere un certo ritmo di attività nonostante le devastazioni subite dai vari reparti.

Niepokalanów rappresenta ed esercita in Polonia una forte potenza spirituale cristiana contro ogni forma di ingiustizia e di errore; lo stesso P. Kolbe dichiara: "Siamo pronti a dare la vita per i nostri ideali ". La Gestapo però ricorrerà all'inganno per incriminare P. Massimiliano.

Arrestato il 17 febbraio 1941 P. Massimiliano fu rinchiuso nel carcere di Pawiak dove subì le prime torture dalle guardie naziste; e il 28 maggio fu trasferito al campo di concentramento di Auschwitz, tristemente famoso. La presenza del P. Kolbe nei vari blocchi del campo della morte fu quella del sacerdote cattolico testimone della fede, pronto a dare la vita per gli altri, quella del religioso francescano testimone evangelico di carità e messaggero di pace e di bene per i fratelli, quella del cavaliere di Maria Immacolata che all'amore della Madre divina affida tutti gli uomini. Coinvolto nelle stesse sofferenze inflitte a tante vittime innocenti, egli prega e fa pregare, sopporta e perdona, illumina e fortifica nella fede, assolve peccatori e infonde speranza. Un testimone disse: “Kolbe era un principe in mezzo a noi”.

Era pronto al dono supremo cui aveva aspirato fin dagli anni giovanili; lo compì con estremo slancio di amore quando liberamente si offrì a prendere il posto di un fratello prigioniero condannato insieme ad altri nove, per ingiusta rappresaglia, a morire di fame. Nel bunker della morte il P. Massimiliano fece risuonare con la preghiera il canto della vita redenta che non muore, il canto dell'amore che è l'unica forza creatrice, il canto della vittoria promessa alla fede in Cristo.

Il 14 agosto 1941, vigilia della festa della Assunzione di Maria SS., la ferocia inumana e anticristiana stroncò la sua esistenza terrena con una iniezione di acido fenico..

La fama della vita santa e dell'eroica morte del P. Massimiliano Maria Kolbe si diffuse nel mondo, ovunque ammirata ed esaltata: il Santo Padre Paolo VI lo proclamava Beato il 17 ottobre 1971.

Il 10 ottobre 1982 il Santo Padre Giovanni Paolo II lo proclama Santo e Martire.

A cura di Valerio Arici


VERGINE TUTTA SANTA

Vergine immacolata,
scelta tra tutte le donne
per donare al mondo il Salvatore,
serva fedele del mistero della Redenzione,
fa’ che sappiamo rispondere alla chiamata di Gesù
e seguirlo sul cammino della vita
che conduce al Padre.

Vergine tutta santa, strappaci dal peccato
trasforma i nostri cuori.
Regina degli apostoli, rendici apostoli!

Fa’ che nelle tue sante mani
noi possiamo divenire strumenti docili
e attenti per la purificazione
e santificazione del nostro mondo peccatore.

Condividi con noi la preoccupazione
che grava sul tuo cuore di Madre,
e la tua viva speranza
che nessun uomo vada perduto.

Possa, o Madre di Dio,
tenerezza dello Spirito Santo,
la creazione intera celebrare con te
a lode della misericordia e dell’amore infinito.

San Massimiliano Kolbe


Estate 2014


Cüntòmela PER RIFLETTERE

Luoghi e segni della liturgia: L’AMBONE

L’ambone è un luogo elevato, all’interno dell’edificio ecclesiale, dove i lettori e i diaconi leggono i testi biblici e la preghiera dei fedeli, il diacono proclama l’Exultet; il salmista alterna con il popolo il salmo responsoriale; da esso, infine, vengono notificate le feste mobili nella solennità dell’Epifania e comunicati importanti avvenimenti (sull’ambone di santa Sofia a Costantinopoli venivano incoronati gli imperatori).

Ambone duomo ravallo
Ambone del duomo di Ravello (SA)

Dopo l’altare questo è il luogo più importante della celebrazione eucaristica, perché attraverso di esso avviene il nostro incontro con la Parola di Dio; o meglio ancora, ci nutriamo della Parola di Dio.

L’utilizzo dell’ambone nelle celebrazioni liturgiche non è un’invenzione dei cristiani, già gli ebrei nel culto sinagogale prevedevano una tribuna deputata alla lettura della Parola di Dio. Così parla il libro del profeta Neemia: “Allora tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza davanti alla porta delle Acque e disse allo scriba Esdra di portare il libro della legge di Mosè, che il Signore aveva dato a Israele.  Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all'assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.  Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d'intendere; tutto il popolo tendeva l'orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l'occorrenza” (8,1-4).

Tre sono le etimologie fondamentali dalle quali si pensa derivi il termine ambone e ognuna di queste sottolinea un significato particolare di questo luogo liturgico:
1. Anabaino: perché si sale.
2. Ambio: perchè cinge chi vi entra.
3. Ambo: perché ha la scala da due lati.

Caratteristica fondamentale dell’ambone è quella di essere monumento. I Vangeli chiamano proprio così il sepolcro pasquale: “Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Salome, comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro (monumentum – μνημειον) al levar del sole” (Mc 16,1-2).

L’ambone simboleggia il sepolcro vuoto del mattino di Pasqua, luogo dell’annuncio fondante della fede. Per i cristiani, la proclamazione liturgica delle scritture, sia dell’Antico sia del Nuovo Testamento, è sempre annuncio pasquale.

Nello spazio liturgico l’ambone è stato sempre collocato nell’aula della chiesa, prima al centro, poi a lato, ma mai nel presbiterio, perché prima si ascolta il Verbo entrato nel mondo con l’Incarnazione e poi lo si offre al Padre nel sacrificio eucaristico.

Due sono le caratteristiche importanti dell’ambone:

- Monumento elevato: la Parola di Dio viene proclamata dall’alto, perché discende dai cieli come rivelazione divina. Il papa Innocenzo III annota: «Il diacono sale sull’ambone a proclamare l’evangelo secondo la parola del profeta Isaia 40, 9: “Sali sopra il monte eccelso tu che evangelizzi Sion”; e come dice il Signore: ”Quel che vi dico al buio ditelo alla luce, quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti”» (Mc 10,27).

- Monumento unico: Anche quando l’ambone è dotato di una seconda loggia o si hanno aggiunte di leggii, essi sono parte integrante di un’unica complessità monumentale.

Siccome dall’ambone avviene l’annuncio della salvezza, attraverso la Parola di Dio, è bene che rimanga un luogo deputato esclusivamente a questo.

Don Simone


Estate 2014


Cüntòmela PER RIFLETTERE

Una storia per l’anima: IL DIPINTO

Un uomo benestante e suo figlio, amavano collezionare rare opere d'arte, possedevano di tutto nella loro collezione, da Picasso a Raffaello. Spesso si sedevano insieme ad ammirare le grandi opere possedute, finché arrivò la guerra del Vietnam ed il figlio dovette partire.

Fu un soldato molto coraggioso e morì in battaglia mentre salvava uno dei suoi compagni. Il padre fu informato della sua morte, ed una profonda tristezza lo colse, poiché era il suo unico figlio. Circa un mese più tardi, qualcuno bussò alla porta... un giovane uomo era in piedi all'entrata con un grande pacco tra le mani.

Disse: "Signore, voi non mi conoscete, ma io sono il soldato per cui vostro figlio ha dato la vita; quel giorno ne salvò molti altri e fu mentre mi portava al sicuro che una pallottola lo colpì e morì. Spesso mi parlava di voi, e del vostro comune amore per l'arte." Il giovane uomo mostrò il pacco: "So che non è molto, non sono un grande artista, ma penso che vostro figlio avrebbe voluto averlo".

storia dipinto

Il padre aprì il pacco: era il ritratto di suo figlio, fatto dal ragazzo. In particolare l'uomo fu colpito dal modo in cui il ragazzo era riuscito a catturare la personalità di suo figlio nel dipinto. Il padre fu attirato dagli occhi, tanto che i suoi si riempirono di lacrime.

Ringraziò il giovane e si offerse di pagare il quadro. "Oh, no signore, non potrò mai ripagare quello che vostro figlio ha fatto per me. Questo è un dono.". L'anziano signore abbracciò il ritratto.

Ogni volta che i visitatori venivano a casa sua egli li portava a vedere il quadro di suo figlio, prima di mostrare loro qualsiasi altra opera d'arte della sua collezione. L'uomo morì pochi mesi più tardi. Ci fu una grande asta per i suoi dipinti. Molte persone influenti vennero, eccitate di vedere i grandi quadri ed avere l'opportunità di possederne qualcuno per le loro collezioni.

Sulla piattaforma fu messo il ritratto del figlio. Il banditore batté il martelletto: "Cominceremo le offerte con questo dipinto del figlio. Chi offre per questo quadro?" Ci fu silenzio. Poi qualcuno dal fondo della sala gridò: "Vogliamo vedere i famosi dipinti! Quello saltalo!". Ma il banditore insistette: "C'è qualcun altro che vorrebbe offrire per questo dipinto? Chi comincerà le offerte? 100 ? 200?". Un'altra voce gridò piena d'ira: "Noi non siamo venuti qui per vedere questo quadro, siamo venuti per vedere i Van Gogh, i Rembrandts. Vai avanti con le vere offerte!". Ma il banditore ancora continuò: "Il figlio! Il figlio! Chi prenderà il figlio?".

Finalmente una voce venne dalla parte più lontana della sala era il vecchio giardiniere che da sempre aveva lavorato con l'uomo e suo figlio. "Io offro 10 dollari per il quadro". Essendo povero era tutto ciò che poteva offrire. "Abbiamo 10 dollari, chi ne offre 20?". Disse il banditore. "Datelo a lui per 10 dollari e vediamo gli altri capolavori.". "10 dollari, venduto nessuno vuole offrirne 20?". La folla divenne veramente arrabbiata, non volevano il ritratto del figlio, volevano i più validi investimenti per le loro collezioni. Il banditore batté il suo martelletto: "E Uno e due e tre... Venduto per 10 dollari!".

Un uomo seduto nelle seconda fila gridò: "Ah! Adesso proseguiamo con il resto della collezione!". Il banditore poggiò il martelletto: "Mi spiace, l'asta è finita." "E cosa ne è del resto dei quadri?" rispose un altro. "Mi dispiace, quando fui chiamato per condurre l'asta mi fu parlato di una stipulazione segreta, riguardante il testamento e non mi è stato permesso di rivelarla fino a quel momento. Solo il dipinto del figlio sarebbe stato messo all'asta; chiunque l'avesse comprato avrebbe ereditato tutto il patrimonio, incluso i dipinti. L'uomo che ha preso il figlio ha preso tutto!"


Dio diede suo Figlio più di 2000 anni fa a morire su di una croce crudele, molto similmente al banditore, il Suo messaggio oggi è: "Il Figlio! Il Figlio, chi lo prenderà? Perché chiunque piglia il Figlio eredita tutto". E tu che leggi cosa aspetti ad accettare Gesù nel tuo cuore? Infatti nella Bibbia che è Parola di Dio sta scritto "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca ma abbia la vita eterna" ( Giovanni 3:16). Come hai letto amico/a Dio ti ama e sta cercando proprio te per darti gioia e salvezza ricorda; chi ha il Figlio ha tutto... chi non ha il Figlio non ha nulla!


Estate 2014


Cüntòmela a BORNO

Le sorprese della Carità nell’unità pastorale dell’Altopiano

PROGETTO CICOGNA - Questo nome che può dire tutto e contemporaneamente lasciare delle domande che chiedono risposte. È il nome di una iniziativa venuta alla luce nel 2010 nella nostra parrocchia di Borno. Richiesto dalle catechiste di indicare qualche idea per dare ai ragazzi delle medie una opportunità di vivere l’insegnamento della carità, don Francesco ha proposto di aiutare chi si impegna a sostegno della vita nascente e la famiglia, realtà così bisognose di aiuto anche nella nostra Valle Camonica. Progetto Cicogna: questo nome dice già tanto.
La parola PROGETTO indica che la carità cristiana non è un fatto episodico, bensì una costante che va di pari passo con la fede testimoniata nel concreto. La parola CICOGNA dice invece il campo dell’impegno di questa iniziativa di carità: è la vita nascente, sono le mamme in attesa e senza sicurezza economica, sono le famiglie che non accoglierebbero un bambino per gravi difficoltà, invece risolvibili con piccolo aiuto diretto.
Così la proposta ha avuto inizio con una prima raccolta dei ragazzi nella Quaresima 2010, ma poi si è estesa a tutta la parrocchia invitando a contribuire con un Euro al mese, da mettere nella cassetta in fondo alla chiesa.
Dal piccolo gruzzoletto di Euro dei bambini del catechismo siamo cresciuti man mano fino a realizzare ben nove Progetti Cicogna per un totale di 25.920 Euro raccolti in quattro anni. Ora abbiamo avviato il Progetto Cicogna n. 10 che come una sorgente di montagna, ogni settimana, senza dover sollecitare, si incrementa di 40/50 Euro, depositati nella cassetta in fondo alla chiesa.
Il Progetto Cicogna non ha un periodo fisso entro cui si deve realizzare. Si parte con una prima piccola base e si prosegue settimana dopo settimana. Esso si ritiene concluso al raggiungimento di 2.880 Euro, la cifra che permette di sostenere una mamma che partorisce con un contributo di 160 Euro al mese, per 18 mesi.

Naturalmente è difficile che nella nostra stessa parrocchia si verifichi questa eventualità. Per questo ci appoggiamo al CAV di Pisogne, il Centro di Aiuto alla Vita della Val Camonica al quale si rivolgono molte mamme per ricevere questo aiuto che si concretizza in forniture di latte, pannolini e attrezzature per neomamme ed i loro piccoli. Lì portiamo anche i vestitini usati dei bambini da 0/2 anni che raccogliamo in parrocchia, insieme a piccoli giocattoli e attrezzi per neonati. Molto materiale arriva e lo mettiamo a disposizione anche alle famiglie della nostra Unità Pastorale che ne abbiano bisogno.

Giornata per la vita

PROGETTO FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ - Col tempo il Progetto Cicogna si è allargato infatti anche per il contributo di altri volontari delle nostre parrocchie dell’Unità Pastorale, permettendo di mettere in atto altri servizi caritativi. Raccogliamo infatti anche indumenti per adulti, facciamo raccolte periodiche nei negozi dei paesi per preparare pacchi alimenti per famiglie in difficoltà. Siamo collegati anche con il “Progetto Ottavo Giorno” della Caritas Diocesana che ci permette di ricevere a prezzi molto bassi, tanti alimenti che non abbiamo, per il sostegno alle nostre famiglie e persone singole che vengono aiutate.

PROGETTO PICCOLI PRESTITI - È un servizio che abbiamo attivato da un anno e mezzo. È un piccolo fondo con il quale veniamo incontro a delle emergenze immediate facendo piccoli prestiti da 100/200 Euro per fronteggiare situazioni di grave difficoltà economica. Naturalmente questi prestiti, benché piccoli, devono essere restituiti entro quattro mesi per poterli poi reimpiegare per altri in difficoltà. Ed anche in questo caso il numero degli assistiti nell’Unità Pastorale non è piccolo.

GIORNATA DELLA VITA - A febbraio poi si celebra ogni anno la GIORNATA PER LA VITA ed il Progetto Cicogna si impegna a sensibilizzare sul tema importantissimo della vita in ogni momento del suo scorrere. Si prepara la S. Messa della prima domenica di febbraio, invitando anche le famiglie dei nuovi nati nell’anno per la benedizione dei piccoli ed un momento di festa insieme che si rallegra con il dono di un ricordino personalizzato ed con il tradizionale lancio dei palloncini. Tante piccole e grandi iniziative dunque. Tutto questo per dare concretezza a quella fede nel Signore Gesù, che non è solo catechismo, preghiera e Messa domenicale, ma anche impegno concreto per quelle situazioni di necessità che toccano tante persone anche nella nostra nascente Unità Pastorale.

I volontari del Progetto Cicogna


Estate 2014


Cüntòmela a BORNO

Amare il prossimo...

anziani scalini chiesa

Amare il prossimo, parole sentite spesso e spesso dette con molta facilità, mi sono sempre detto che se è nella possibilità di chi le pronuncia, bisogna che diventino concrete, realtà, altrimenti come dice San Giacomo nella sua lettera, la mia fede senza le opere sarebbe morta, inutile, e allora a quasi otto anni da quando si incominciò a parlare di un gesto di amore verso il prossimo, in questo caso, anziani, disabili in carrozzina, mamme con il passeggino, per facilitare il loro accesso al sagrato e alla chiesa con una rampa che dalla piazza arrivi al sagrato, evitando la scalinata che tutti usiamo.

Ebbene, oggi sono ancora qui a farmi carico della richiesta di questo “prossimo” e mi chiedo quali sono gli impedimenti, quali i problemi che impediscono la costruzione di questa rampa, vorremmo tutti conoscerli, oppure (spero proprio che non sia così) è la volontà di farla che manca?

Invito il nostro parroco a darci una risposta e a non far venir meno in noi la speranza che questo gesto di amore al prossimo non rimanga solo un desiderio.

Fabrizio

* * *

visita a Bergamo Alta
Domenica 25 maggio: dopo il pellegrinaggio ad Ardesio, visita a Bergamo alta.


Estate 2014


Cüntòmela a BORNO

La certezza della Sua presenza

37a Convocazione Nazionale RNS: «Convertitevi! Credete! Ricevete lo Spirito Santo! Per una Chiesa “in uscita” missionaria»

Prima di raccontarvi la mia esperienza personale in questa breve “vacanza romana”, vi riporto alcune brevi notizie ufficiali sul Rinnovamento nello Spirito che ho tratto dal sito internet istituzionale del gruppo RnS nazionale.

Il Rinnovamento nello Spirito Santo nasce in America nel 1967 con il nome “Rinnovamento carismatico Cattolico” e si sviluppa in Italia a partire dal 1971 dove viene subito ribattezzato allo scopo di incentrare l'attenzione sullo Spirito e non sui carismi, sul donatore e non sui doni, così che nessuno possa dirsi carismatico se non in riferimento alla Chiesa, perché essa è carismatica.

Il nome è stato tratto dalla lettera di San Paolo a Tito, nella quale l'apostolo afferma che siamo salvati «mediante un lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo» (Tt 3, 5).

La prima Convocazione Nazionale di tutti i gruppi e le comunità del RnS si tiene a Rimini nel 1978, da allora è stato fatto un lungo cammino che si è sempre contraddistinto come esperienza ecclesiale e che fin da subito ha potuto contare sul conforto e sul discernimento dei Pontefici che ne hanno seguito l'evolversi con attenzione e con cura pastorale.

Giovanni Paolo II definì i membri del RnS "rapitori del Regno" e Papa Ratzinger, in occasione della XXX Convocazione Nazionale, inviava al Presidente del RnS una lettera autografa nella quale definiva il RnS una «straordinaria esperienza spirituale», da riproporre «quale annuncio evangelizzatore agli uomini e alle donne della nostra epoca».

Ad ogni convocazione si sviluppa un tema intorno al quale viene costruita una catechesi che arricchirà i partecipanti e li guiderà nel cammino di fede. La catechesi e i diversi momenti vengono poi guidati da vari relatori e non manca mai la presenza di Salvatore Martinez, storico presidente del Rinnovamento.

Quattro erano le parole intorno alle quali è stato costruito l'itinerario di catechesi dei due giorni di Roma: convertirsi, credere, ricevere lo Spirito Santo e uscire (testimoniare). Ma io, molto umilmente, vorrei aggiungerne una: abbandonarsi.

Abbandonarsi totalmente a Lui nella certezza che la Sua presenza è viva e vera perché Lui è vivo e, come ci insegna San Paolo, se ci decidiamo per Lui allora non siamo più noi che viviamo ma è Lui che vive in noi (o almeno ci prova, nel continuo e totale rispetto del nostro libero arbitrio).

RnS Roma 2014

Per la Convocazione di quest'anno fra gli ospiti più attesi c'era addirittura Papa Francesco che è venuto personalmente. È stata un'emozione davvero forte non solo ascoltare la catechesi che ci ha regalato, ma addirittura poter pregare invocando lo Spirito Santo su di lui, come è d'abitudine fare nel Rinnovamento su colui il quale si accinge a prendere la parola per parlare in nome di Dio.

Il fulcro della convocazione era riflettere sull'importanza di una conversione piena che, alla Luce dello Spirito Santo, dia solidità al proprio cammino di fede e spinga poi ad uscire, a testimoniare senza paura ciò che si è ricevuto. Tutto questo però (altro punto focale del convegno) deve avvenire in unità ovvero in comunione con tutti i cristiani, di qualsiasi movimento ecclesiale facciano parte.

Nessuna divisione è concepibile nella Chiesa di Gesù, ne fra i vari movimenti, né tanto meno all'interno dello stesso movimento. E su questo punto papa Francesco è stato molto determinato: “Cercate l'unità voi del Rinnovamento, perché l'unità viene dallo Spirito Santo e nasce dall'unità della Trinità. La divisione, da chi viene? Dal demonio! La divisione viene dal demonio. Fuggite dalle lotte interne, per favore! Fra voi non ce ne siano! ... come in un’orchestra, nessuno nel Rinnovamento può pensare di essere più importante o più grande dell’altro, per favore! Perché quando qualcuno di voi si crede più importante dell’altro o più grande dell’altro, incomincia la peste! Nessuno può dire: “Io sono il capo”. Voi, come tutta la Chiesa, avete un solo capo, un solo Signore: il Signore Gesù. E possiamo dire questo con la potenza che ci dà lo Spirito Santo, perché nessuno può dire “Gesù è il Signore” senza lo Spirito Santo.

E come papa Francesco così gli altri relatori: molto si è insistito sul fatto che le divisioni portano solo il male e che, come in una famiglia, la prima cosa è amarsi gli uni gli altri e rispettarsi così come si è.

Siamo tutti figli dello stesso Padre e, nel nome di Gesù, siamo chiamati a cooperare per fare in modo che il regno di Dio sia “qui ed ora”.

Martinez ha fatto un bellissimo esempio per spiegare questo concetto: tutti i fratelli, di qualsiasi movimento, hanno qualcosa da dare e ognuno ha il suo “sapore”. Se vogliamo davvero gustare l'amore di Dio non possiamo mettere tutto insieme come per fare un frullato, bensì dobbiamo fare “una macedonia” di quelle con i pezzettoni di frutta belli grossi e ben distinti, così che i vari gusti non si confondano ma si esaltino l'un l'altro. Ognuno, nella sua unicità, porta se stesso, tanto più che nessuno è perfetto ma insieme, membra di un unico corpo, possiamo davvero fare cose grandi.

A Roma ho sentito con grande forza questo senso di appartenenza ad una famiglia di cui ha parlato il Papa; 52.000 persone che lodano e cantano al Signore tutte insieme, sprigionano una forza che si può quasi toccare con le mani! Quanto sarebbe bello (e potente!) che si riuscisse ad essere famiglia sempre, a partire proprio dalle parrocchie, che rappresentano l’origine della grande famiglia cristiana che è la Chiesa. A questo proposito Patty Gallagher Mansfield, testimone delle origini del Rinnovamento e membro del ministero d’intercessione, ci ha indicato uno strumento potente per favorire l’unità: la preghiera. Ci ha detto: “ Il diavolo sogghigna quando facciamo i nostri progetti umani, ride quando ci vede tutti impegnati nel tentativo di realizzarli, ma trema quando preghiamo”.

Ma Roma per me è stato soprattutto un altro tassello nel mio cammino di fede. Quando don Francesco ha comunicato al gruppo che la 37esima Convocazione Nazionale era stata fissata per il 1 e 2 giugno non ho esitato nemmeno un istante riguardo la mia decisione. Il 2 giugno, infatti, è stato un anno esatto dalla mia effusione e nessun luogo poteva essere più adatto per festeggiare questo anniversario.

Nel mio cammino di fede ho imparato che, in qualità di figli amati, siamo chiamati prima di tutto ad amare i fratelli e a testimoniare, con la nostra vita, questo amore che possediamo perché ci viene donato da Dio.

Il mio cammino tuttavia è un continuo “saliscendi”, fra picchi di gioia e certezza misti a bruschi declini intrisi di dubbi e confusione; ma a Roma, grazie a Dio, tutto si è condensato per me in meno di una riga: certezza della Sua presenza.

È stato durante il momento dell’Adorazione Eucaristica (guidata da Sr. Briege McKenna, religiosa impegnata nel ministero di guarigione) che io ho avuto la conferma della presenza viva e vera di Dio nella mia vita. Come in un velocissimo cortometraggio che nitido scorreva nella mia mente, ho rivisto e rivissuto nel cuore, in pochi istanti, alcuni fatti particolarmente salienti della mia vita e ora so che davvero il Padre ascolta le mie preghiere!

Qualcuno certo potrà obbiettare che ho scoperto l’acqua calda (come si suol dire) ma io penso che il Padre, che ci conosce uno per uno e ci chiama per nome, sa ovviamente ciò di cui ognuno di noi ha bisogno per la quotidianità ma anche per il personalissimo cammino di fede che singolarmente ci contraddistingue.

Per questo motivo ci viene incontro con i doni di cui abbiamo bisogno in quel preciso momento, proprio quelli giusti per noi, come farebbe un qualsiasi bravo papà per i suoi figli: e per me, che sto sempre sul mio saliscendi, non poteva esserci un dono più grande! Ora so che Lui davvero cammina anche con me e so che la preghiera e l'amore sono le armi più potenti di cui Lui ci ha dotato.

Dunque, come dicevo, Roma per me è stato soprattutto certezza di Lui nel mio presente, ma anche un invito a prendere sul serio il mio cammino di fede e ciò mi ha fatto tornare alla mente le parole che un un amico mi ha detto molti anni fa “se crediamo che vale la pena prendere sul serio il Vangelo cercando di viverlo nella nostra reale quotidianità, allora obbiamo vincere le nostre ritrosie e percorrere nuove strade”.

Quindi, seguendo le indicazioni del Convegno (ma prima di tutto di Gesù e del mio cuore) vi ho regalato questa mia piccola testimonianza che chiudo con un invito che Padre Raniero Cantalamessa (predicatore della Casa Pontificia e “ambasciatore” del Rinnovamento nel mondo) ci ha rivolto durante il Convegno: “Il nostro compito non è dire al mondo quanto è lontano dalla Verità, ma testimoniarLa con la nostra gioia e con la nostra vita”.

Anna Maria
Gruppo RnS di Borno - “Gesù è la Luce”


Estate 2014


Cüntòmela a BORNO

ECCOMI, manda me

Sono le parole di Isaia che, dopo un periodo di insicurezza e di indecisione, confidando nella voce che chiedeva «Chi manderò e chi andrà per noi?», decide di mettere in gioco tutto se stesso per servire Colui che ha riconosciuto come Dio.

Questa frase è quella che abbiamo scelto io e i miei tre compagni di classe per la nostra Ammissione agli Ordini Sacri, che abbiamo celebrato il 2 Maggio scorso, perché ci sembra che rappresenti bene il nostro desiderio, in questo momento del nostro cammino.

Che cosa significa Ammissione agli Ordini?

È il rito ufficiale con cui noi abbiamo detto, davanti al vescovo e a tutta la Chiesa, in particolare a quella di Brescia, che vogliamo impegnarci in modo serio a seguire Cristo Pastore, preparandoci a diventare collaboratori del vescovo di Brescia, nell’ordine del presbiterato. In breve, abbiamo accettato di ascoltare quel sentimento che c’era dentro ognuno di noi di metterci al servizio della nostra Chiesa.

Alex e compagni

Che cosa comporta questo rito?

Se fino ad ora la domanda che ci ponevamo era «Che cosa mi chiede Gesù?», ora sembra proprio che ciò che chiedeva a noi fosse di seguirlo sulla via del presbiterato, e di diventare anche noi pastori, secondo il cuore di Cristo: perciò, la domanda che da ora ci poniamo è «Come faccio a seguire il Buon Pastore, per diventare, a mio modo, come lui?».

Ringrazio sempre il Padre, per la grazia che mi ha dato e che mi dà ancora di poterlo servire e seguire nel servizio alla sua Chiesa; chiedo ancora la grazia che mi tenga sempre la mano sulla testa, per poter proseguire il mio cammino.

Un grazie davvero particolare a chi ha potuto partecipare, quella sera, al rito: è stata davvero un’emozione singolare ricevere tante persone venute da Borno fino a Brescia per assistere a questa celebrazione. È stato un peccato non poterci incontrare dopo, a causa dell’orario, ma ringrazio di cuore don Simone e don Francesco, per aver dato la possibilità a molti di esserci.

Chiedo sempre, per me e per i miei compagni, una preghiera, assicurandola sempre per ogni bornese e amico!

ALEX


Estate 2014


Cüntòmela a BORNO

Il santuario di S. Anna a Paline

Paline non è ufficialmente una frazione di Borno, come si usa comunemente indicarla, ma un borgo, dal momento che non è dotata di tutti e tre i servizi pubblici fondamentali: chiesa, scuola e cimitero. Le manca infatti l’ultimo, avendo invece la chiesetta e avendo avuto fino a pochi decenni fa anche la scuola elementare.

chiesa s. anna Paline

chiesa s. anna Paline

La chiesetta svetta
La chiesetta svetta contro il profilo delle montagne degradanti all’orizzonte, anticipata da un Crocifisso reso famoso da vecchie fotografie e da una ricostruzione tufacea della grotta di Lourdes.
Inizialmente era dedicata alla SS. Trinità.

L’esterno
La chiesetta come struttura edilizia non presenta elementi di particolare rilievo: è un parallelepipedo col tetto a capanna; in anni recenti la facciata è stata sopraelevata con un timpano, acquistando così uno slancio maggiore.
In basso si aprono tre elementi: una porta rettangolare con cornice di arenaria di Sarnico, ingentilita di un architrave modanato e due finestre pure rettangolari, anch’esse con la cornice in pietra grigia.
Contribuisce all’illuminazione dell’interno un ulteriore finestrone sovrapposto alla portoncino d’ingresso.
Ha un campanile sul lato destro di chi guarda: struttura a base quadrata, con cornice aggettante su cui poggia la cella campanaria, dotata di quattro aperture rettangolari e arco a tutto sesto.
Sempre in facciata, medaglione con l’indicazione. SANTUARIO DI S. ANNA. Tutto qui: il resto è spoglio senza elementi di rilievo. La chiesa vanta comunque una veneranda età, essendo stata datata al secolo XVII.

chiesa s. anna Paline

chiesa s. anna Paline

chiesa s. anna Paline

L’interno
Colpisce per la grande cura e l’estrema pulizia con cui si presenta. Ha una struttura molto semplice: navata unica con copertura a botte; due lesene dipinte dividono la piccola navata in due campate.
Due lesene vere invece separano la navata dal presbiterio voltato. Tutto l’edificio è percorso da una trabeazione assai elaborata nelle modanature su cui sono impostate le volte.
Oltre alla decorazione con motivi ornamentali la volta della navata è abbellita da due medaglioni; il primo raffigura la Presentazione al tempio di Maria: accompagnata dai vecchi genitori Gioacchino e Anna, viene accolta dal gran sacerdote in un tempio classicheggiante.
Il secondo medaglione invece presenta una scena famigliare con la madre Anna che istruisce la piccola Maria, mentre il padre assiste partecipe alla scena. Anche in questo caso, ambientazione classicheggiante da grande palazzo.
L’ultimo medaglione dipinto nel presbiterio raffigura invece la discesa dello Spirito Santo in forma di colomba tra nuvole rassastre di tramonto infuocato, tipiche del pittore Enrico Andrea Robusto Peci (Borno 18-11-1885 - Vaprio d’Adda 9-5-1974). L’intervento pittorico fu effettuato nel 1939, mentre nel 1975 fu effettuato un restauro ad opera di Dante Ughetti, al quale non parve vero di poter mettere la sua firma autoproclamandosi “pittore” e “reduce dalla prigionia di Russia”.
Questa scritta è stata sovrapposta ad un tratto di decorazione di un fregio ad affresco, sicuramente secentesco. All’interno del fregio compare pure una veduta di una chiesetta che parrebbe proprio quella di Paline, ma è differente la posizione del campanile.
chiesa s. anna Paline Il primitivo altare del secolo XVIII è in marmo, adorno di tarsie variopinte, mente l’altare moderno è sorretto da angeli dorati.

La chiesetta è molto amata dai Palinesi come si può ammirare dagli addobbi in occasione di matrimoni.

La festa di S. Anna viene celebrata con grande solennità, con giorni di festa e processione finale, spesso guidata da S. E. Card. Giovan Battista Re.

Francesco Inversini


Estate 2014


Cüntòmela a BORNO

Due serate di musica e parole

Fra le iniziative intraprese dalla nostra parrocchia per onorare la canonizzazione di Giovanni Paolo II, sabato 21 giugno si è tenuto in chiesa un concerto elevazione, come era indicato sulla locandina, dal titolo “Ecce Mater”. Il coro “La Pieve” di Cividate Camuno, un gruppo di strumentisti e due lettori (si suppone attori professionisti visto l'impostazione e l'intensità delle loro voci) hanno dato vita ad uno spettacolo molto originale e suggestivo, in cui canzoni, testi e suoni si sono intrecciati per esaltare la maternità di Maria.

Spettacolo Ecce Mater

Insieme a brani liturgici il coro, una quindicina di persone in tutto con quattro potenti voci maschili, ha proposto due brani di Fabrizio de Andrè tratti da “La buona novella” che, insieme ad una intensa e drammatica poesia-racconto in grammelot (lingua usata nella recitazione teatrale e derivante da un intreccio di dialetti), hanno trasmesso un volto molto umano della Madonna e della maternità. Ciò, magari, potrà aver fatto storcere il naso a qualcuno, ma in fondo è stato un omaggio a quello che il Papa polacco definiva “genio femminile”, capace di infinita tenerezza, laboriosità e sopportazione del dolore più atroce quale può essere, appunto, vedere morire il proprio figlio inchiodato alla croce.

Spettacolo Ecce Mater

Il sabato successivo, 28 giugno, chi si aspettava l'ormai consueto concerto del coro “Amici del canto” di Borno dedicato al Patrono San Giovanni Battista, ha dovuto ricredersi subito dal brano introduttivo: il tema principale della colonna sonora del film “Mission” eseguito dal M. Tomaso Fenaroli al sax e da don Simone all'organo.

Preparata e presentata con cura dal prof. Francesco Inversini, la serata intitolata "Un Santo tra noi" ha voluto far memoria di alcuni tratti che sono stati molto a cuore a Giovanni Paolo II durante il suo lungo pontificato: la pace, il lavoro, la sacralità della vita, l'unità dei cristiani, i giovani... Ogni argomento è stato incorniciato fra due brani tratti dall'ormai ampio repertorio del coro di Borno e veniva illustrato da testi tratti dagli stessi documenti di Giovanni Paolo II, letti da Elena Marchi e Francesca Gheza. Quest'ultima, sempre insieme all'organo, ha accompagnato con il flauto l'esecuzione del coro di “Fratello sole”.

La serata, forse un po' troppo lunga per la quantità di testi proposti e non sempre tra i più significativi del Magistero di Giovanni Paolo II, si è conclusa con “Minogaja leta”, un suggestivo canto liturgico slavo a cui hanno partecipato anche quattro ottoni della Banda “S. Cecilia” di Borno, oltre all'organo anche in quest'occasione suonato con vigore e padronanza da don Simone. Tale canto ha messo in risalto ancora una volta il notevole livello raggiunto dal coro diretto dal M. Tomaso Fenaroli.

Come sempre in simili circostanze si rischia di cadere nella retorica e nell'incensazione, forse più “laica” che religiosa, del personaggio che si vuole onorare, pur se questo è un santo canonizzato e incensato dalla stessa Chiesa.

Ma in queste due belle serate di musica e parole sono risuonate riflessioni e sensazioni profondamente umane. Se è vero che tutto ciò che è autenticamente umano piace a Dio e viene da Lui, è probabile che le serate saranno state apprezzate dallo stesso Papa Wojtyla che ha speso e ha offerto la sua vita affinché l'uomo, spalancando le porte a Cristo, ritrovi anche se stesso.

Franco


Estate 2014


Cüntòmela a BORNO

Forti e deboli

Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto in basso solo per aiutarlo a rialzarsi. - Gabriel Garzia Marquez

Domenica 6 luglio alla chiesetta di Val Moren, mentre giungeva la notizia della morte di Maurizio Dalla Palma, il Cardinale chiudeva l’omelia con l’esortazione che chi era forte doveva aiutare il debole. Mi sono immaginato una collocazione fisicamente ideale delle due categorie pensando che la società mette il forte in alto che guarda in basso dove sta il debole. Poi, riflettendo su Maurizio e sul figlio e amico Luca ho pensato che la società normalmente li colloca tra le persone deboli, “guardate dall’alto”. Quindi il forte è quello che, non avendo limitazioni fisiche, guardando in basso, si china, cerca il debole e, se vuole, lo aiuta.

Il giorno successivo, alla cerimonia del funerale di Maurizio queste parole, forte e debole, mi sono ritornate in mente, avendo a fianco altre persone che, fisicamente, hanno forti limitazioni. Dopo averle osservate e aver vissuto in quel momento la loro testimonianza si poteva capire senza ombra di dubbio che, chiunque dei presenti, come me, senza apparenti limitazioni fisiche, avesse voluto superbamente collocarsi tra chi “guarda in basso”, non avrebbe trovato nessuno di queste persone, Maurizio compreso ovviamente.

Personalmente, avendo a che fare con Luca e Franco, posso testimoniare l’aiuto che mi hanno dato nel comprendere per comunicare qualcosa ai ragazzi al catechismo. Grazie.

Credo che tutta la gente che ha partecipato alla cerimonia, abbia portato via un aiuto dalle testimonianze di chi ha parlato e pregato, come Don Francesco che, invitato, lo ha fatto a nome di tutta la comunità cristiana di Borno. È un segno importante anche questo, in una società dove tanta gente vuole sentire solo la propria idea e avere ragione. È stato dimostrato nei fatti che ognuno è libero di pensarla come vuole, libero di avere le proprie idee, di esprimerle e, se decide di ascoltare anche quelle dell’altro, genera una società del rispetto che è il primo gradino del volersi bene. Non è vietato volersi bene, anche se si hanno idee diverse.

Questo articolo inizia con la parola “Domenica” che è il giorno della Resurrezione, quella che i cristiani aspettano dopo la morte ed è una realtà che, credenti o non credenti, spetta a tutti.

Gabriele


Estate 2014


Cüntòmela a BORNO

GREST 2014

«E venne ad abitare in mezzo a noi» è il tema del Grest di quest’estate, dal titolo “Piano Terra”, con il doppio significato di «progetto Terra» e di «primo livello dell’abitazione».

Infatti, come negli ultimi due Grest, stiamo seguendo i temi dell’annuncio che il Vangelo di Giovanni riporta di Gesù: il Grest del 2012, intitolato “Passpartù”, riprendeva la frase iniziale dell’annuncio «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (Gv 1,1), sull’argomento della parola; l’anno scorso, invece, abbiamo incontrato Gesù come vero Dio e vero uomo, nel Grest “Everybody”, sul secondo tempo del Vangelo: «E il verbo si fece carne» (Gv 1,14a), con il tema del corpo, che ci ha dato la possibilità di rendere davvero presente ed efficace il Vangelo e di incontrare Gesù in modo concreto. Quest’anno, il Grest dal titolo “Piano Terra” ci presenta il desiderio di Gesù di venire a stare in mezzo a noi e prendere dimora fissa tra noi, perché anche ciascuno di noi possiamo restare con lui. Il brano di riferimento è dunque «E venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14b), che ci apre al progetto di Dio, che ha mandato Gesù, vero Dio e vero uomo, tra di noi «per rimanere» con noi (Lc 24,29), nelle nostre case, nella nostra vita, in ogni situazione.

ALEX


Estate 2014


Cüntòmela a BORNO

Hanno ricevuto il Battesimo

battesimo borno
Federica Rivadossi
di Mario e Veronica Rivadossi
6 aprile 2014

battesimo borno
Ruben Schwarz
di Oliver Alexander e Veruska Corbelli
(di Langen Germ.) 13 aprile 2014

battesimo borno
Luca Venturelli
di Vittorio e Chiara Clerici
(di Garbagnate) ­ 27 aprile 2014
(Sarna Vittoria di Paline è la nonna)

battesimo borno
Francesco Fedrighi
di Alessio e Ferrantina Novelli
17 maggio 2014

battesimo borno
Irene Zendra
di Giuseppe e Monica Bertelli
25 maggio 2014

battesimo borno
Maurizio Baccanelli
di Daniel e Miriam Mora
25 maggio 2014

battesimo borno
Francesca Bellicini
Emilio e Nicoletta Pelamatti
8 giugno 2014

battesimo borno
Sofia Rivadossi
di Valentino e Daniela Galli
15 giugno 2014

battesimo borno
Mathias Perdersoli
di Germano e Sabrina Peci
13 luglio 2014


Chiamati all'amore sponsale

matrimonio borno
Chiara Zigliani e Lorenzo Zanaglio
Borno 24 maggio 2014


Chiamati alla vita eterna

defunto borno
Salvatore Rivadossi
3-6-1932 + 25-10-2013

defunto borno
Luigi Cottarelli
7-6-1922 + 30-3-2014

defunto borno
Laura Pezzali
4-9-1989 + 4-4-2014

defunto borno
Norma Ferro
15-4-1921 + 10-4-2014

defunto borno
Anna Maria Gheza
25-2-1949 + 17-4-2014

defunto borno
Martino Genziani
29-11-1932 + 21-4-2014

defunto borno
Clemente Arici
7-5-1943 + 26-4-2014

defunto borno
Giacomina Miorini
22-8-1928 + 1-5-2014

defunto borno
Carmen Ramirez Zambrano
20-7-1958 + 2-5-2014

defunto borno
Angelo Gamba
29-10-1926 + 4-5-2014

defunto borno
Giacomina Scalvinoni
4-6-1924 + 27-6-2014

defunto borno
Maurizio Dalla Palma
27-10-1960 + 6-7-2014

defunto borno
Bernardina Bonino
26-6-1939 + 15-5-2014

defunto borno
Cornelia Amelia Andreoli
26-2-1938 + 7-7-2014

defunto borno
Francesca Sanzogni
31-3-1921 + 15-7-2014


Estate 2014


Cüntòmela a OSSIMO INF.

Semplici e spontanee impressioni su S. COMUNIONE e CRESIMA

cresime Ossimo Inf

PRIMA - Signore aiutami a prepararmi bene per ricevere gli altri due sacramenti dei cristiani: la Santa Comunione e la Cresima. Cerca di non lasciarmi sprofondare nell’inferno, fammi rinascere come se non fossi mai nata, così mi potrò far ribattezzare e mi potrò purificare. così facendo, mi toglierò tutti i peccati mortali, per farti capire che per te, Gesù, morirei.
DOPO - Gesù ti ringrazio per avermi aiutato, durante il periodo di preparazione, a comprendere come riceverti nel mio cuore. Tu per me sei speciale, perché adesso mi sento amata e soprattutto sento che mi sei vicina e mi segui. Ti ho sentito quando ti ho ricevuto nel mio cuore e vorrò riceverti per tutta la vita fino al mio ultimo respiro. - SOFIA

PRIMA - Gesù non vedo l’ora di riceverti attraverso l’Ostia. Sai, quando ero piccolo non vedevo l’ora di fare la Comunione solo per mangiare, ma adesso ho capito che non è mangiare durante la messa, ma è riceverti nel mio cuore così potrai accompagnarmi e aiutarmi durante la mia vita terrena a diventare un ragazzo buono e fedele.
DOPO - Quando stavo per ricevere l’Ostia ero molto emozionato, ma felicissimo. Questi ultimi tre mesi (prima del 4 maggio) sono stati molto lunghi perché non vedevo l’ora di fare la Santa Comunione e la Cresima. In chiesa la celebrazione della messa è trascorsa velocissima. Quando ho mangiato l’Ostia me l’aspettavo più morbida però era molto buona, mancava un po' di vino, ma tutto sommato... quel giorno è stato il più bello della mia vita!!! - GABRIELE

PRIMA - Caro Gesù, non vedo l’ora di riceverti nell’Ostia, perché so che mi purificherai e mi darai la forza di non fare più peccati.
DOPO - Caro Gesù, che bella sensazione in quel momento e che lieve gusto del tuo amore, che sensazione di pace e di verità. Non scorderò mai quel momento. - STEFANO

PRIMA - Aiutami mio Gesù a prepararmi per il giorno che presto verrà del mio incontro con Te, in cui io ti prenderò nel mio cuore. Aiutami per favore, ci metterò tutto il mio impegno, tutto il mio cuore. Per favore aiutami. io ti voglio accogliere come tu hai fatto con me. Ti grido: “Aiutami per favore!”.
DOPO - Grazie per avermi fatto passare una giornata serena ed emozionante, per aver accettato il mio invito ad entrare nel mio cuore e da oggi sono sicura che tu resterai sempre accanto a me. - VALENTINA

PRIMA - Signore, tu che mi ascolti, illuminami, aiutami, ho bisogno di Te. Sii la mia luce e so che Tu mi esaudirai quando Ti riceverò nella mia Santa Comunione e Cresima.
DOPO - Gesù Tu sei entrato nel mio cuore. Ti ho accolto con amore perché ti voglio bene. Tu mi hai perdonata dai miei peccati e da oggi sento che mi proteggerai da ogni difficoltà e mi aiuterai nelle incertezze. Ti voglio bene. - LUANA

DOPO - Caro Gesù, ora che ho mangiato il Tuo corpo mi sento di più nella tua famiglia. Tu mi hai accolto con gioia ed ora voglio anch’io accoglierti nel mio cuore e prometto che andrò sempre a messa a celebrare l’Eucaristia per averti sempre con me. - LORENZO

DOPO - Gesù ti ringrazio perché sei entrato in me. Ho provato gioia e felicità. Aiutami a riceverti sempre con cuore pulito e pieno d’amore. - MATTIA

DOPO - Caro Gesù, ora che Ti ho ricevuto sento che Ti amo sempre più. Vorrei sempre fare la Tua volontà ma so che non sarò capace, ma tu sei la mia salvezza, sempre pieno di bellezza. O mio caro buon Gesù la mia vita sei solo Tu. - NICOLA

DOPO - Ero emozionato, mi sentivo a disagio, ma quando tutto è finito, tutto è andato meglio di quanto pensassi. Per la prima volta mi sono sentito al centro dell’attenzione. Devo dire due cose: l’Ostia era più piccola di come me l’aspettavo e non sapeva affatto di vino; l’Olio Santo sulla fronte prudeva, ma ho sofferto per Te, perché volevo che entrassi profondamente dentro di me. Grazie! - MATTEO

DOPO - È stato molto bello ricevere il sacramento della Cresima e della Santa Comunione. Nel mio cuore ho provato la gioia di essere veramente cristiana e di aver confermato la mia fede in Cristo. Alcuni giorni prima mi ero chiesta se volevo davvero essere cristiana e se magari non ero pronta, ma poi mi sono detta che ero davvero pronta e con tutto il mio cuore ho detto a voce alta: “Sì, sono pronta!“. È stato meraviglioso ricevere i due sacramenti. - ANGELA


Estate 2014


Cüntòmela a OSSIMO INF.

GREST: solo passatempo o anche altro?

Torna l’estate, le vacanze sono iniziate e anche il tanto atteso Grest ha preso il via! Una bellissima attività di ricreazione estiva per tutti coloro che partecipano, sia come utenti, sia come attori. Ma che il Grest sia ricreativo, non significa che sia una pura e semplice attività passatempo divertente come tante altre.

Il Grest ha uno scopo ben preciso per i bambini e per i ragazzi e i giovani, già considerando il luogo nel quale viene principalmente realizzato che è l’Oratorio. Per i bambini educa all’ascolto della Parola del Signore, alla preghiera, quindi a riflettere sui valori importanti come la l’amicizia, la solidarietà, l’onesta, la generosità, la laboriosità e via dicendo e ad agire coerentemente.

grest 2014

Tutto passa attraverso l’attività divertente del gioco e della manualità. La preghiera che apre e chiude la giornata fa da linea guida, il Vangelo di Gesù dà a tutti lo spunto per orientare il proprio comportamento durante l’attività del Grest, (ma anche al di fuori del Grest) infatti dentro la storia che i ragazzi educatori e animatori narrano ai bambini rappresentandola da attori con le scenette, sono contenuti tanti messaggi educativi ai valori umani e cristiani, che attraverso il gioco e le attività manuali vengono poi realizzati e sperimentati.

Il tempo libero diventa il momento della verifica, i bambini infatti quando trascorrono il tempo della ricreazione, non sono guidati da alcuna attività organizzata, (bisogna lasciare loro del tempo libero perché imparino ad essere creativi, altrimenti quando saranno più grandi saranno stanchi di proposte organizzate, e non saranno capaci di essere autonomi perché altri hanno sempre organizzato tutto per loro) così che dal comportamento che tengono e dal loro modo di parlare emerge ciò che bisogna richiamare loro aiutandoli a correggersi.

Per i ragazzi e i giovani, il Grest costituisce un’occasione di collaborazione gratuità tra loro, per i più piccoli, che permette di esprimere in maniera costruttiva la loro creatività e le risorse di cui sono dotati, avendo modo anche di scoprire nuove capacità. Questa è anche una restituzione di ciò che hanno ricevuto da chi ha organizzato il Grest e altre attività educative per loro, quando erano più piccoli.

Quest’anno saranno i viaggi di Gulliver a fare da storia, per scoprire insieme il fantastico “Piano terra” che il Signore ha creato e ci ha messo a disposizione per abitarlo.

In questo mondo ci siamo entrati con “un corpo che il Signore ci ha preparato” (questo era il tema del Grest precedente) per scoprire che il Signore già ci aspettava per accoglierci ed ABITARE in mezzo a noi, per darci un posto dove dimorare con tutti, per affidarci il compito di CUSTODIRE il creato vivendo bene il tempo che abbiamo, con le regole che Gesù ci insegna per stare bene insieme, e contemplando la bellezza del mondo da COSTRUIRE con le nostre mani e con la nostra intelligenza, per scrivere la storia della nostra vita, quindi per USCIRE rinnovati e con la forza per rinnovare. Il Grest che vivremo sarà questo mondo a piano terra, ma che ci farà toccare il cielo con un dito…

Cogliamo l’occasione per ricordare che Gesù ci aspetta in chiesa alla Messa ogni domenica, non solo al Grest! Buon divertimento, ma soprattutto buona crescita in età sapienza e grazia!

don Mauro e don Ilario


Estate 2014


Cüntòmela a OSSIMO INF.

Festa annuale del Gruppo alpini

Nel 32° di fondazione

Anche ad uno sprovveduto sarebbe bastato un colpo d’occhio alla piazza per capire che gli Alpini di Ossimo Inferiore, per la loro Festa Annuale e trentaduesimo di fondazione, Domenica 6 aprile 2014 ce l'hanno proprio messa tutta.

festa alpini ossimmo inf.

Già di primo mattino, davanti alle scuole, era tutto un brulicare di penne nere e gagliardetti giunti sull’Altopiano del Sole anche fuori dalla Valle: dal bresciano, dalla bergamasca e dalla Sezione di Luino.

Certo, per molti, è stata l’occasione propizia per ritrovarsi e rinverdire l’amicizia e le profonde emozioni vissute, con alcuni Alpini ossimesi, lo scorso settembre, in terra russa, a Rossosch, in occasione del 20° Anniversario dalla Costruzione dell’Asilo Sorriso.

Comunque sia, non credo che, a memoria d’uomo, tra gli Ossimesi, ci si ricordi di una sfilata con più di quaranta gagliardetti, preceduti dal Corpo musicale S. Cecilia di Borno e da tanti bambini in festa, senza voler citare le autorità civili, militari e religiose presenti, con la folta rappresentanza sezionale.

festa alpini ossimmo inf.

Proprio ai bambini, che stimolati dalle insegnanti e dagli alpini locali hanno riscoperto il valore del Monumento ai Caduti e ricopiandone i nomi li hanno portati, con il tricolore, per le vie del paese, si è rivolto il Capo Gruppo Pierfranco Zani, nel suo breve intervento, ricordando come loro rappresentino la speranza per un futuro di pace e fratellanza tra i popoli.

Un terreno fertile sul quale spargere il seme della solidarietà, con l’ esempio e l’impegno di un volontariato costante, nella speranza che attecchisca e porti i suoi frutti (Adesione al progetto A.N.A. rivolto alle Scuole “Il Milite… non più Ignoto”).

Se il Consigliere Nazionale Ferruccio Minelli si è detto felice di essere tornato tra i nostri monti, distraendosi un attimo dagli impegni in giro per il mondo, il Presidente Sezionale, Giacomo Cappellini, rallegrandosi per la felice riuscita della manifestazione, non ha potuto non citare le importanti opere di solidarietà e volontariato scritte dal Gruppo sul “Libro Verde” dell’ A.N.A.

festa alpini ossimmo inf.

Quanto al Sindaco, Cristian Farisè, quasi incredulo per l’afflusso di tante penne nere, nel suo intervento ha preannunciato la prossima inaugurazione del ristrutturato “Cimitero napoleonico” , opera questa destinata a diventare un fiore all’occhiello per il paese, riconoscendo pubblicamente il merito di averlo salvato dal degrado proprio all’opera volontaria, quanto meritoria, degli Alpini di Ossimo Inferiore, oggi in festa.

Ad un partecipato silenzio, che ha accompagnato l’Inno Nazionale e l’alza Bandiera, presso il Monumento, è seguita la Santa Messa, celebrata dal Parroco Don Francesco Rezzola e resa solenne dal Coro “Amici del Canto” di Borno, nella Parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano, a ricordo di chi è “andato avanti”.

Come consuetudine non poteva mancare un succulento rancio alpino con casoncelli nostrani ed ottimo spiedo. Alla fine, anche se provati, era palpabile la soddisfazione di chi si è impegnato per onorare il Gruppo, la memoria dei suoi “padri fondatori”, la tradizione ed i valori degli alpini.

Una gran bella festa. L’impegno paga.

M.G


Estate 2014


Cüntòmela a OSSIMO INF.

Hanno ricevuto il Battesimo

battesimo ossimo inf
Alice Chiappini
di Paolo e Gloria Donina
21 aprile 2014

battesimo ossimo inf
Paolo Salvetti
di Fabio e Loretta Gheza
1 giugno 2014

battesimo ossimo inf
Cristian Isonni
di Adriano e Monica Cossetti
13 Luglio 2014


Estate 2014


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

25 APRILE: emozioni, ricordi e propositi

È stata una giornata davvero intensa, ricca di momenti anche emozionanti fin dalla composizione del corteo che alle 9,30 si è mosso dalla sede della Protezione Civile di via Marconi per dirigersi verso piazza Roma. Primi fra tutti, accompagnati dalle maestre Teresa Mancini e Antonella Zerla, una decina di bimbi a rappresentare tutti i loro coetanei, il futuro della nostra Valle; a seguire il Corpo bandistico “Santa Cecilia” diretta dal Maestro Tommaso Fenaroli, i gonfaloni dei dieci comuni con i rispettivi sindaci, le bandiere delle varie associazioni, autorità varie poi, inconfondibili nelle loro tute gialle, alcuni volontari della Protezione Civile e la popolazione. Un fiume di persone che si accingevano a vivere da protagoniste questa significativa giornata.

25 aprile ossimo sup.

In piazza Roma, davanti al municipio, c’era già ad attenderli una folta ala di gente e il parroco Don Francesco Rezzola. Si è dato immediatamente corso alla cerimonia del Rinnovo del Voto alla Madonna: la descrizione del momento storico fatta da Francesco Ghiroldi, sindaco di Piancogno, e l’atto di consacrazione solenne letto dal Parroco. Si è poi scoperto il monumento, una grande targa dedicata alla guerra partigiana e descritta dal Signor Andrea Marsigaglia: l’8 giugno sarà collocata sul Colle Mignone. Accompagnate dalla banda si sono udite le splendide voci del Coro Amici del Canto che hanno intonato due brani: l’Inno delle Fiamme Verdi e Fiamme Verdi (di quest’ultimo, musicato dal Maestro Tomaso Fenaroli, il testo si fa risalire al papà di Andrea Marsigaglia).

Il sindaco Cristian Farisè, dopo avere ringraziato e rivolto a tutti il benvenuto, “con orgoglio e affetto” ha sottolineato il valore di poter ricelebrare il 25 aprile a Ossimo insieme ai Sindaci degli altri nove comuni, “alle comunità che rappresentano, al gruppo delle Fiamme Verdi e ANPI, ai rappresentanti degli Alpini e al Presidente dell’ANA di Vallecamonica, al presidente della Comunità Montana”. “Come allora, ha proseguito Farisè, anche oggi le motivazioni che spingono questa ricorrenza sono tante e forse quest’anno ancora di più: il ricordo della Liberazione, il rinnovo del Voto alla Madonna del nostro comune e l’inaugurazione del monumento ricordo ai partigiani”.

25 aprile ossimo sup.

A proposito del monumento il Sindaco ha spiegato che nasce dallo sforzo compiuto dalla famiglia Marsigalia e dal gruppo delle Fiamme Verdi e dal prezioso contributo di Tanganì (Clemente Bettineschi) e Giacomina Zendra che hanno permesso una ricostruzione storica di ciò che avvenne in quei terribili anni della seconda guerra mondiale.

Il corteo si è poi diretto al monumento ai Caduti dove Farisè, salutando e ringraziando tutti, ha ricordato i valori del 25 aprile: “L’impegno e il sacrificio profuso da quegli eroi è servito per ottenere quella libertà di cui oggi tutti godiamo e che spesso qualcuno vuole mettere in bilico, soprattutto per personalismi e proclami fini a se stessi”. Ha poi concluso con un auspicio: “che una giornata come questa serva a ridare fiducia, che questi nostri propositi, che questo nostro stare insieme sia una testimonianza del nostro proposito di tutelare le nostre radici e trarne slancio e speranza. Che l’unità e la coesione possano portare a superare tutte le difficoltà, perché solo lo stare insieme è la maniera giusta per perseguire traguardi e ideali”.

La S. Messa, celebrata in chiesa dal parroco, Don Francesco Rezzola, ha concluso tutta la ricca e commuovente cerimonia.


25 aprile ossimo sup.

ASSOCIAZIONI E ISTITUZIONI - I dieci comuni del Comprensorio erano rappresentati dai rispettivi Sindaci, dai gonfaloni e dai gruppi Alpini con il loro gagliardetto. A confermare ancora una volta lo spirito di corpo delle Penne nere, c’erano i vertici dell’ANA di Vallecamonica: il presidente Giacomo Cappellini e i consiglieri sezionali Giacomo Ducoli, Liborio Valenti, Vittorio Baffelli e Anselmo Franzoni oltre al vessillo sezionale. Numerose anche altre associazioni presenti con il proprio vessillo: Anpi, Avis locali, le Associazioni dei Carabinieri e dei Combattenti e Reduci. La stazione Carabinieri di Borno era rappresentata dal suo comandante, il Maresciallo Andrea Giannangeli (peraltro baritono nel Coro Amici del Canto). Era presente tutto il comitato promotore della manifestazionecon a capo il Dr. Stefano Sandrinelli e il Dr Nicola Stivala mentre il Prof. Paolofranco Comensoli ha affiancato, con un applaudito intervento, il nostro Sindaco nella commemorazione della Liberazione. Poco prima, davanti al municipio, Andrea Marsigaglia aveva illustrato la lapide in ricordo dei partigiani di Ossimo, Lozio e Borno che verrà collocata l’8 giugno sul Mignone in località Agol.

LA SODDISFAZIONE DEL SINDACO - La manifestazione prevedeva un’altra, seppur breve, appendice: l’onore ai Caduti di Ossimo Inferiore. Fuori dalla chiesa parrocchiale di Ossimo Superiore Cristian Farisè ha dovuto rispondere alle numerose strette di mano e ai complimenti che molti gli hanno voluto esprimere: “Ossimo ha fatto le cose in grande, siete stati bravi”. “Sì, dobbiamo ringraziare tutti ma proprio tutti. Ho visto ovunque impegno e professionalità. Giornata molto bella e ben riuscita, apprezzata dai partecipanti che, malgrado la minaccia di pioggia, sono stati numerosi. Abbiamo avuto ospiti prestigiosi; piuttosto importanti anche le tematiche che si sono affrontate.” Lancio una considerazione: “Dove non c’erano le parole c’era la musica.” “Ah, la Banda Santa Cecilia e il Coro Amici del Canto non li scopriamo oggi; hanno scelto brani molto appropriati, veramente all’altezza dell’evento. Lasciami dire e era da tempo che non si sentivano e grande l'emozione nel riascoltarli".


Estate 2014


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Sante Cresime a Ossimo Superiore: impressioni e pensieri

Domenica 4 maggio, Mons. Alfredo Scaratti, delegato del Vescovo Luciano, ha presieduto la Santa Messa con la quale venivano conferiti i Sacramenti della Cresima e Prima Comunione ai nostri sette ragazzi. Angela, Manolo, Federico, Lorenzo, Sofia, Giacomo e Sara. L’intera comunità si è radunata: figli, genitori, padrini, parenti, amici, sacerdoti e catechisti; tutti insieme eravamo lieti spettatori ma soprattutto partecipi della Comunione del Signore. Durante la funzione eravamo una vera comunità, la Chiesa dei figli di Dio. Auguriamo a questi giovani di continuare a camminare con l’aiuto di Dio, di crescere nella fede, e di trovare sempre una comunità unita nell’Eucaristia tutte le domeniche. - Katia Bottichio catechista

cresime ossimo sup.

Ero agitatissima e anche un po’ in imbarazzo quando il Parroco ha detto il mio nome e mi sono dovuta alzare dicendo “eccomi”. Eccomi secondo me vuol dire che noi siamo pronti a ricevere lo Spirito Santo e il corpo di Cristo, quindi siamo pronti a ricevere due sacramenti. - SARA ZERLA

Fare la Cresima e la Prima Comunione mi è piaciuto molto e ho sentito che nel mio cuore succedeva qualcosa, anche se non ho capito bene cosa. Al momento della Cresima avevo un po’ di paura ed ero molto agitata, ma poi ho capito che non c’era motivo e ho affrontato con coraggio questo inizio per diventare davvero cristiana. Alla Comunione ero meno agitata, forse perché avevo già ricevuto la Cresima, quindi ero più tranquilla. Ho ricevuto il Corpo e il Sangue di Cristo con la forza di un vero cristiano. La prima cosa che ho pensato dopo è stato: “ora sono veramente cristiana!” - ANGELA BASSI

Eccomi. Questa è stata la prima parola che io e miei compagni abbiamo pronunciato nella santa casa del signore. Sapete, questa sembra che sia una parola come tutte le altre con un significato normale, ma non è così. Per me questa è una parola sacra che sicuramente tutti prima o poi davanti a una folla hanno pronunciato, significa che presto riceverai il santo Sacramento della Cresima, dove diverrai “soldato” di Cristo, sempre pronto a seguire la sua parola e ad andare a diffonderla. Ma sicuramente per assumere questo ruolo importante nel mondo cristiano, ti servono dei doni; io li ho ricevuti il 4 maggio dove lo Spirito Santo disceso su di me mi ha donato: sapienza, consiglio, intelletto, scienza, timor di Dio, fortezza. Sono tutti doni importanti che mi hanno migliorato la vita rendendola speciale e finalmente anch’io posso dire: ECCOMI!!! Io sono il soldato di Cristo e sarò sempre al suo servizio. Il giorno della mia Cresima è stata una giornata veramente speciale, grazie a tutti quelli che mi hanno accompagnato a ricevere questo dono importante. - SOFIA FILIPPI

Ero lì, su quella panca, nella chiesa di Ossimo. Abbastanza in ansia per la mia Cresima. Questo sacramento rappresenta la discesa dello Spirito Santo. Appena il sacerdote ha pronunciato il mio nome, come d’accordo con don Simone, ho pronunciato la parola che all’apparenza sembra senza significato, però invece se ci si riflette si capisce che ha un significato molto importante: ECCOMI. Questa parola come ho detto prima ha un significato molto profondo e, a mio parere, pronunciarla significa mettersi a disposizione di Dio, ma anche del nostro prossimo. Successivamente mi è stato dato, attraverso l’Eucarestia, il dono più grande che potevo ricevere: il Corpo e l’anima di Gesù dentro di me. Anche nel ricevere questo sacramento sono stato molto contento e comunque un po’ in ansia. Quando vado in chiesa, la comunione è una cosa che mi fa sentire parte a tutti gli effetti della Messa, a differenza di prima che non mi sentivo completamente parte di essa. - MANOLO DUCOLI


Estate 2014


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Restauro dell'organo non ancora terminato

Il Restauro del nostro “Organo Giovanni Bossi 1787 – Bossi 1810 e Manzoni 1881” Chiesa Parrocchiale SS Gervasio e Protasio in Ossimo: lavori preparativi al rimontaggio in Chiesa.

restauro organo ossimo sup.
La Cassa Armonica dell’organo prima e dopo la pulitura.

Nelle scorse edizioni del nostro bollettino parrocchiale, avevamo documentato i progressi dei lavori effettuati inerenti il restauro ed eravamo fiduciosi di poter già sentire il nostro Organo ritrovato durante il periodo primaverile soprattutto per le solennità Pasquali, ma alcuni “imprevisti” non ci hanno consentito di rispettare i tempi che avevamo stimato.

restauro organo3 ossimo supIl pavimento ed il muro della stanza organo
e mantici prima della pulitura.

Purtroppo, come spesso accade in restauri molto complessi, dopo il censimento di tutto il materiale organario, e dopo aver attentamente restaurato e ripulito tutte le parti lignee dallo spesso strato di polvere, detriti e soprattutto pitture con tinte non adatte, sono emersi alcuni antichissimi elementi storici consistenti in scritte a china poste sopra il somiere maggiore (prassi frequente e che si ritrova spesso su strumenti antichi, in quanto l’organaro era solito appuntare o indicare con una piccola scritta le file di canne dello strumento o altri particolari costruttivi utili per meglio riconoscere le parti meccaniche o foniche), indicanti la progressione dei registri secondo l’impianto originario del 1787. Non essendo possibile in sede di preventivo dei lavori da eseguire stabilire con precisione tutte le eventuali integrazioni da effettuare, abbiamo dovuto predisporre, in accordo con il M° Formentelli, una relazione integrativa dettagliata sulle parti da ricostruire da sottoporre alla competente Soprintendenza, proprio come evidenziato nella nostra richiesta “Con il fine di riportare il pregevole strumento il più vicino possibile alla sua connotazione storica originaria (Bossi 1787) poi integrata con le rispettose modifiche ed ampliamenti effettuati dal Manzoni 1881…”

restauro organo3 ossimo supLe tavole di larice massello ripulite
e con il loro tipico colore bruno.

Dopo diverse settimane di attesa, negli scorsi giorni ci viene comunicata la buona notizia circa l’arrivo dell’autorizzazione definitiva dal Ministero dei Beni Culturali, per il proseguimento definitivo dei lavori di restauro. Nel frattempo comunque non abbiamo perso tempo ed approfittando del ritardo, con l’aiuto di alcuni volontari, sono stati eseguiti diversi lavori di risanamento e conservazioni dei luoghi che ospiteranno a breve l’intera macchina sonora composta da circa un migliaio di canne.

Vorrei esprimere un sincero ringraziamento ai collaboratori della Parrocchia che hanno offerto diverse giornate del loro tempo per questo nostro progetto, ed anche alla Pro Loco di Ossimo che con i suoi volontari ha destinato ben 2 raccolte del ferro al nostro Progetto; poi soprattutto a tutti i sostenitori che con le loro generose offerte ci hanno sostenuto fino ad ora e sono sicuro anche in futuro non ci faranno mancare l’aiuto di cui abbiamo bisogno per ultimare il pagamento dell’opera.

A lavori ultimati, nei prossimi mesi inviteremo la popolazione ad un particolare concerto “di collaudo” e benedizione del “nuovo” Organo.

Luca Bardoni


Estate 2014


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

La chiesa di San Carlo ad Ossimo Superiore

san carlo ossimo sup.

san carlo ossimo sup.

san carlo ossimo sup.

La chiesetta dedicata a San Carlo, a Ossimo Superiore, fu la prima che venne eretta nella media Valle Canonica dopo la visita e la canonizzazione del Cardinal Carlo Borromeo nel 1580.

Fu iniziata intorno all’anno 1614. Porta in sé significativi segni di fede, storia e tradizione che si intersecano con le leggende che appassionano ancor di più il visitatore di questo luogo. La sua costruzione fu travagliata e rallentata da parrocchiani che tesero a voler gestire le elemosine che giungevano per l’erezione di questo luogo di culto senza aver il consenso e la direzione del Rev.do Parroco Don Isonni Isonno ( Borno 1580 – Ossimo 1656) Parroco di Ossimo Superiore, che dovette chiedere aiuto e appoggio alle autorità ecclesiastiche locali e bresciane.

Solo due anni dopo l'inaugurazione, nel 1618.

Architettonicamente semplice ma al tempo stesso ricca di elementi tipici dell’epoca come il tetto a capanna e il portale architravato arricchito da lesene tuscaniche con sovrastante lunetta a pieno centro per quanto riguarda la facciata, mentre all’interno vi troviamo una sola navata, a pianta rettangolare divisa in tre campate da lesene e archi e volte a botte. Sulla parete del coro è visibile un affresco seicentesco, raffigurante, all’interno di una ricca soasa, la Maddalena e San Marco nella parte inferiore, mentre nella parte superiore la Madonna col Bambino venerata da S. Carlo.

Dopo un uso prolungato nei secoli, cadde in disuso e subì un degrado forte per l’incuria e le infiltrazioni d’acqua. È stata restaurata nel 1986 dal Gruppo Alpini di Ossimo Superiore, che l’ha salvata dalla rovina. Viene ora usata in alcuni momenti dell’anno e durante l’estate.


Estate 2014


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Ha ricevuto il Battesimo

battesimo ossimo sup
Arelia Maria Tedeschi
di Gian Marco (def.) e Monika Nambi Musyoki
10 Maggio 2014


Chiamati alla vita eterna

defunto ossimo sup
Martino Bottichio
2-7-1941 + 27-4-2014

defunto ossimo sup
Elisabetta Corbelli
12-3-1952 + 24-6-2014


Estate 2014


Cüntòmela a LOZIO - Villa

San Piro

san piro lozio\

La festa patronale in una parrocchia è una ricorrenza molto importante perché tra le feste liturgiche dedicate ai Misteri della fede, questa ricorda in modo particolare il compleanno della propria chiesa, ricordando i Santi a cui i nostri antenati l’hanno voluta dedicare. A villa di Lozio i santi patroni sono addirittura due, Pietro e Paolo, i grandi apostoli della evangelizzazione.

Pietro, umile pescatore, chiamato dal Signore a diventare pescatore di uomini, capo degli apostoli, roccia su cui costruire la Chiesa fu anche grande nella debolezza perché rinnegò Gesù per ben tre volte dopo che aveva promesso di non abbandonare mai il Signore. Il momento più alto della sua vita fu tuttavia quello in cui riconobbe davanti a Gesù che Lui era il Signore, un atto di fede grande, un momento di profonda intimità con il Maestro che lo chiamò poi a pascere il suo gregge. Primo Papa, morì martire a Roma, non senza aver confermato nella fede quella comunità perseguitata dagli imperatori romani.

Paolo fu invece il persecutore dei primi cristiani, che si faceva vanto di questo davanti ai suoi capi religiosi. Pio ebreo ebbe la conversione sulla strada di Damasco dove andava per arrestare i cristiani. L’incontro con il Signore risorto fu una esperienza mistica che neanche lui seppe descrivere nei dettagli, ma che lo stravolse e lo cambiò profondamente. Divenne apostolo anche lui, annunciando il Vangelo ai pagani dell’Asia Minore, della Grecia, di Roma, della Spagna così che è a lui e ai suoi discepoli che anche noi, così lontani dalla Palestina, abbiamo ricevuto l’annuncio della salvezza. Anche Paolo morì martire a Roma e con Pietro è ricordato nella festa solenne della Chiesa universale che si celebra il 29 giugno.

Anche a Villa di Lozio celebriamo i Santi Pietro e Paolo, anche se possediamo solo la statua del santo pescatore, qui chiamato San Piro. Lo scorso anno abbiamo anche portato San Piro per le vie del nostro paese. Quest’anno invece abbiamo celebrato solennemente la Santa Messa in chiesa, ma non siamo usciti perché la pioggia ci ha trattenuti. Sarebbe stata l’occasione per portare tra nostre case la statua di San Piro restaurata e riportata ad un nuovo decoro dopo che il tempo aveva lasciato i suoi evidenti segni. Un grazie per questo va alla Pro Loco che ha promosso la sistemazione della statua di San Piro e per la celebrazione al coro “Voci della Concarena” che ha animato con il canto la Messa. La festa con il pranzo alla scuola materna, a cui molte persone hanno partecipato, ha chiuso degnamente la domenica dedicata ai Santi Pietro e Paolo, con l’auspicio che il prossimo anno il sole ci accompagni così da dare ancora più onore alla celebrazione dei nostri Santi Patroni.


Estate 2014


Cüntòmela a LOZIO - Villa

La mediazione familiare

Lo spazio e il tempo per ricomporre il nuovo progetto genitoriale

Sensibile e attento alla fragilità della vita di coppia, messa in luce dalle ricerche sulla condizione della famiglia italiana che rivelano un vertiginoso aumento delle separazioni e dei divorzi, il consultorio familiare “Tovini”, ha recentemente aggiunto all’equipe dei suoi consulenti, una Mediatrice Familiare. Quando il progetto di vita in comune, si frantuma, le conseguenze, spesso, si trascinano a lungo, un periodo “interminabile” intrappolato il più delle volte, in una elevata conflittualità, in confusi silenzi, in sprezzanti commenti, in una spirale distruttiva che vede l’uno contro l’altro, un’esperienza dolorosa sia per i coniugi che per i figli, spesso spettatori deboli e impotenti. I figli hanno bisogno di certezze e di sentire che la mamma ed il papà continuano ad esserci, che ci saranno sempre e che continuano entrambi ad amarli, anche se non vivono più insieme. Spesso l’eccessiva conflittualità fa scordare ai coniugi di essere ancora genitori… e che i figli hanno il diritto e il bisogno di entrambi: il diritto e il bisogno di poter “accedere alla storia di entrambe le famiglie d’origine”.

logo tovini

Per riuscire a mantenere saldo il legame genitoriale, a volte, occorre aiuto. Nella stanza di Mediazione con l’aiuto di un professionista, il Mediatore familiare, gli ex-coniugi hanno l’opportunità di trovare uno spazio in cui poter nuovamente comunicare, ed un tempo adeguato per poter accettare, elaborare, trasformare, rinegoziare le relazioni familiari e ricomporre un nuovo progetto genitoriale. All’interno della stanza di Mediazione le risorse di ciascuno vengono recuperate, si rafforzano, si trasformano in una logica propositiva che permette ad entrambi di fare proposte, esprimere dubbi, paure, perplessità e prendere accordi interiorizzati e condivisi per la gestione dei figli e per la ricostruzione dei nuovi equilibri familiari. La mediazione familiare è dunque un “percorso” volto alla “presa di accordi”, che ha come presupposto il cambiamento, che si compie per piccoli passi, in un costante divenire lungo un cammino comune che parte dall’ascolto.

Il Mediatore Familiare lavorando in equivicinanza, con entrambi i partner diventa un facilitatore della comunicazione. L’obiettivo è che i due genitori possano tornare ad “incrociare gli sguardi”: quando la comunicazione diventa “parlata” e non più “urlata” o “taciuta”, quando si recupera la capacità di mettersi “nei panni dell’altro”, quando si torna a “riconoscere l’altro” quando si torna ad “ascoltare” l’altro, allora è stato trovato un nuovo canale comunicativo. Alla logica distruttiva si sovrappone, ed emerge, la logica costruttiva. La coppia coniugale in crisi affronta responsabilmente il proprio ruolo di coppia genitoriale per garantire ai figli la continuazione di quel legame che si chiama essere mamma e papà. Il mediatore familiare aiuta i partner a cercare alternative, sono loro che consapevolmente arrivano ad un accordo: il risultato di un lavoro comune frutto del consenso. Tale accordo proprio perché condiviso sarà più soddisfacente e verrà più facilmente rispettato nel tempo.

In sintesi la Mediazione familiare è... un “percorso” per i genitori separati, in via di separazione o divorziati, volto a trovare accordi condivisi e soddisfacenti per entrambi e che tengano conto dei bisogni di tutta la famiglia, soprattutto le scelte educative ed organizzative per i figli; Un “percorso” che permette di realizzare una cooperazione tra ex coniugi al fine di permettere l’esercizio della funzione genitoriale: i genitori elaborano in prima persona un programma di separazione soddisfacente per sé e per i figli in cui possono esercitare la comune responsabilità genitoriale; Il contenimento dell’ostilità, l’accoglimento dei bisogni di ciascun componente il nucleo familiare, l’ascolto reciproco, l’attenzione ai problemi concreti, la promozione della decisionalità autonoma e responsabile dei partner/genitori costituiscono le premesse per avviare un processo di negoziazione e arrivare alla definizione degli accordi, risultato finale della mediazione familiare.

Nei pochi mesi di attività, si sono rivolti alla Mediatrice sia coppie che singoli, alcuni percorsi sono alla fine ed hanno avuto un esito più che positivo, altri si sono interrotti, altri sono in fase di valutazione. Si è chiesta ai parroci la possibilità di organizzare degli incontri in piccoli gruppi per parlare di Mediazione, poiché non solo è un’attività sconosciuta, ma a volte fraintesa.

Gli incontri effettuati fino ad ora hanno riscontrato interesse, dubbi, comunque hanno mosso qualcosa! Certo si preferirebbe che le coppie si capissero e tornassero insieme piuttosto che separarsi! Ad un matrimonio difficile, doloroso, “cattivo”, è sicuramente meglio preferire una “buona” separazione, anche solo nell’interesse dei figli. “Dai figli non si divorzia” (Anna Oliverio Ferraris)

Per il Consultorio familiare G. Tovini" - Breno
la mediatrice familiare dr.ssa Daniela Saviori


Estate 2014


Cüntòmela a LOZIO - San Nazzaro

La chiesetta di Santa Cristina

La chiesetta, che si vede salendo a Lozio in prossimità di Sommaprada, sorge all’ingresso della Val Baione, al confine delle due parrocchie di Lozio, Villa e San Nazzaro, e riassume in sé i diversi elementi di distinzione, ma in questo caso soprattutto di unione delle quattro terre di Lozio. Un primo santuario esisteva già del XVI sec.

Forse era stato preceduto dal romitorio di uno o una eremita, ma venne poi ricostruito nella prima metà del XVIII sec. La pala sull’altare raffigura il martirio di Santa Cristina da Bolsena ed è opera del pittore Benzoni (1876). Una lastra posata nel sagrato erboso ricorda l’epidemia dell’influenza spagnola che colpì anche Lozio nel 1919, al termine della Prima guerra mondiale.

Santa Cristina Lozio

Nel culto loziese di Santa Cristina si sovrappongono quello tradizionale della santa di Bolsena; quello camuno legato alla leggenda carolingia dei tre fratelli santi Fermo e Glisente, scesi in Valle Camonica attorno al 774 al seguito dell’esercito di Carlo Magno con la sorella Cristina, che li curò dopo un ferimento in combattimento. Narra la leggenda che in seguito a ciò si convertirono e si ritirarono in eremitaggio ciascuno su un monte: i primi due sopra Borno e Berzo Inferiore, Cristina a Lozio. Esiste tuttavia anche una versione che vuole Cristina, figlia di un re francese fuggita dal padre per non essere maritata contro la sua volontà ed anche il ricordo di un culto locale legato ad una pia donna del posto, vissuta in penitenza e preghiera ai piedi della Val Baione e miracolosamente scampata a una caduta dalle rupi della Concarena.

Un’altra leggenda è quella dell’olio di Santa Cristina (bevuto da un topo). Nasce dal fatto che con le elemosine lasciate al santuario, gestite congiuntamente dai rappresentanti dei quattro paesi, veniva mantenuta sempre accesa una lampada votiva.

Interessante testimonianza del culto a Santa Cristina sono anche le tavolette del ex-voto, oggi collocate nella chiesa di Laveno.


Estate 2014


Cüntòmela a LOZIO - San Nazzaro

S. CRISTINA DA BOLSENA

Cristina fa parte di quel gruppo di sante martiri, la cui morte o i supplizi subiti si imputano ai padri, talmente snaturati e privi di amore, da infliggere a queste loro figlie i più crudeli tormenti e dando loro la morte, essi che l’avevano generate alla vita.

Al tempo dell’imperatore Diocleziano (243-312) la fanciulla di nome Cristina, figlia del “magister militum” di Bolsena, Urbano, era stata rinchiusa dal padre insieme con altre dodici fanciulle, in una torre affinché venerasse i simulacri degli dei come se fosse una vestale.

Ma l’undicenne Cristina in cuor suo aveva già conosciuto ed aderito alla fede cristiana, si rifiutò di venerare le statue e dopo una visione di angeli le spezzò. Invano supplicata di tornare alla fede tradizionale, fu arrestata e flagellata dal padre magistrato, che poi la deferì al suo tribunale che la condannò ad una serie di supplizi, tra cui quello della ruota sotto la quale ardevano le fiamme.

santa cristina da bolsena

Dopo di ciò fu ricondotta in carcere piena di lividi e piaghe; qui la giovane Cristina venne consolata e guarita miracolosamente da tre angeli scesi dal cielo. Risultato vano anche questo tentativo, lo snaturato ed ostinato padre la condannò all’annegamento, facendola gettare nel lago di Bolsena con una mola legata al collo.

Prodigiosamente la grossa pietra si mise a galleggiare invece di andare a fondo e riportò alla riva la fanciulla, la quale calpestando la pietra una volta giunta, lasciò (altro prodigio) impresse le impronte dei suoi piedi; questa pietra fu poi trasformata in mensa d’altare.

Di fronte a questo miracolo, il padre scosso e affranto morì, ma le pene di Cristina non finirono, perché il successore di Urbano, il magistrato Dione, infierì ancora di più.

La fece flagellare ma inutilmente, poi gettare in una caldaia bollente piena di pece, resina e olio, da cui Cristina uscì incolume, la fece tagliare i capelli e trascinare nuda per le strade della cittadina lagunare, infine trascinatala nel tempio di Apollo, gli intimò di adorare il dio, ma la fanciulla con uno sguardo fulminante fece cadere l’idolo riducendolo in polvere.

Anche Dione morì e fu sostituito dal magistrato Giuliano, che seguendo i suoi predecessori continuò l’ostinata opera d’intimidazione di Cristina, gettandola in una fornace da cui uscì ancora una volta illesa.

Cristina fu indomabile nella sua fede, allora Giuliano la espose ai morsi dei serpenti, portati da un serparo marsicano, i quali invece di morderla, presero a leccarle il sudore.

Le reliquie ebbero anche loro un destino avventuroso, furono ritrovate nel 1880 nel sarcofago dentro le catacombe poste sotto la basilica dei Santi Giorgio e Cristina, chiesa risalente all’XI secolo e consacrata da papa Gregorio VII nel 1077. Il culto della santa è molto vivo anche a Palermo e a Sepino.

A Bolsena, S. Cristina viene festeggiata con una grande manifestazione religiosa, chiamata “I Misteri di S. Cristina” la vigilia della festa il 23 luglio sera, nella oscurata piazza antistante la basilica, viene portato in processione il simulacro della santa posto su una “macchina” a forma di tempietto, contemporaneamente sulla destra del sagrato si apre il sipario di un palchetto illuminato, dove un quadro vivente rappresenta in silenzio una scena del martirio e ciò si ripete in ogni piazza e su altrettanti piccoli palchi dove giunge la processione. Ad essa partecipa una folla di fedeli e si svolge per strade e piazze di Bolsena, finché arriva in cima al paese nella Chiesa del Santissimo Salvatore; lì la statua si ferma tutta la notte e la mattina del 24, giorno della festa liturgica di s. Cristina, si riprende la processione di ritorno con le stesse modalità e giungendo infine di nuovo nella Basilica a lei dedicata. La “passione” di santa Cristina ha costituito anche un soggetto privilegiato da parte degli artisti di ogni tempo, come Signorelli, Cranach, Veronese, Dalla Robbia, i quali non solo la rappresentarono in scene del suo martirio con i suoi simboli, la mola, i serpenti, le frecce, ma arricchirono con le loro opere di pittura, scultura e architettura, la basilica a lei dedicata.


Estate 2014


Cüntòmela a LOZIO - San Nazzaro

Separati e fedeli si può

Storia di una separazione che ha fatto nascere la fede - La nostra società sempre più secolarizzata ha prodotto un aumento vertiginoso di separazioni, divorzi e convivenze. Spesso di fronte ad un matrimonio che fallisce la scelta è prendersi un altro partner, tuttavia vi sono alcuni che vogliono rimanere fedeli al patto coniugale fondato sull'amore. Vogliamo raccontare la storia di uno di loro che oggi può apparire quasi impossibile da vivere ed eppure è storia vera.

Il mio nome è Luca, ho due figli un maschietto ed una femminuccia di rispettivamente 12 e 10 anni, ero sposato con Patrizia, mi sono separato nel 2007, e sono Vigile del Fuoco a Roma. Quando mi sono separato io vivevo secondo i miei principi molto liberi, non pensavo mi accadesse questo e non avevo in nessun modo a che fare con la religione, la fede e quindi con la Chiesa: non ero insomma un credente. All'inizio è stata una botta tremenda perché pensavo che pur vivendo un po’ allegramente il rapporto con mia moglie, non sarei mai arrivato a questa situazione: però è accaduto.

Dopo la separazione, per tirarmi su, ho provato a conoscere altre donne con l'intenzione di "rifarmi una vita". Ero spinto a farlo perché tutti mi dicevano "oggi è normale”, “lo fanno tutti”, “i tempi sono cambiati" e ancora "chiusa una porta si apre un portone”, “quando il vaso è rotto rimane rotto". Le donne che ho conosciuto, non poche, erano brave donne, premurose, disponibili, ma guardandole bene non vedevo nulla che potesse farci vivere insieme. Ma i giorni passavano ed io non mi sentivo soddisfatto. Era solo un uscire con loro, un andare a letto, un parlare superficiale e un vivere insipido e scialbo e poi… nella mente e nel cuore c'era sempre lei, mia moglie: la vedevo come l'unica persona che poteva dare senso al tutto, al progettare non solo per noi, ma anche per i nostri figli.

Ho sofferto molto e non riuscivo razionalmente a dare una risposta a questo malessere, mi trovavo in una vita che non era la mia, non mi piaceva, non la volevo e quindi cambiavo sempre partner: prima una, poi un'altra, poi un’altra ancora e così via, questo per un paio di anni. Tutto questo tormento e questa tribolazione interiore mi hanno condotto verso la Fede e la Chiesa, e qui ho trovato qualcuno che mi ha ascoltato, che la pensava finalmente come me e quindi la conversione è arrivata così. Tanti familiari e colleghi anche oggi mi rimproverano di voler rimanere da solo, di voler rimanere fedele a mia moglie e alla mia famiglia nonostante quel che è successo, tutto perché me lo impone la fede e la Chiesa.

Io cerco di resistere e rispondo che non lo faccio per la Chiesa, ma perché nel mio cuore, il mio amore (solo ora l’ho capito) è sempre per mia moglie e la mia famiglia e non vedo altre possibilità che abbiano un senso, anche solo da un punto di vista umano. Nella ricerca per trovare risposta alle mie domande interiori sull'amore, sulla famiglia e sulla vita ho trovato sensato ed illuminante l'insegnamento della Chiesa, e riflettendoci sopra, non senza fatica, mi sono convinto che è nel matrimonio davanti a Dio che nasce la vera ed unica famiglia possibile: madre, padre e figli.

Ho capito che la fedeltà pur nella debolezza dell'altro, il sacrificio per amore, l’impegno per un qualcosa che va oltre l'umano, ti fa avvicinare a Colui che ha dato se stesso per gli altri. Certo problemi ne ho incontrati anche dopo questo incontro con la fede e la solitudine è uno di questi. Mi fa ancora faticare e ci sono giorni in cui sopporto bene il peso di questo cammino da solo ed altri giorni invece no. D’altro canto la soluzione non è quella del "rifarsi una vita" come una coperta che copra solo le parti formali di ciò che desidero. In questo senso è solo possibile "complicarsela maggiormente". Conosco tante persone che hanno figli con più persone, e poi mi metto nei panni di quei poveri figli che hanno genitori che cambiano partner o comunque che si ritrovano a confronto con altri figli dei loro stessi genitori e dei loro nuovi compagni.

Ho quindi preferito starmene tranquillo, non complicare le cose e poter dare come esempio ai miei figli la mia vita, ricordare che la famiglia rimane una sola e che per loro sono l'unico padre e loro gli unici figli per me, perché un padre non c'è solo per l'assegno di mantenimento, ma anche per dare un insegnamento di vita e di Fede. Quello dei figli infatti è un problema veramente delicato. Ho visto nella separazione di amici tanti danni sui figli, danni terribili, perché in nome di una propria libertà che il genitore reclamava, veniva limitata e quasi violentata la libertà dei figli, venivano stravolte le figure intorno a loro, le loro abitudini, le loro certezze e sicurezze, i loro riferimenti. Io ho cercato di non fare così, ma quanta fatica.

Spesso il genitore separato dice di voler continuare ad essere premuroso, continuare a mettere i figli al centro della vita, promette che la nuova persona che gli sta accanto si farà da parte, non interferirà nell'educazione, ma non è mai così, perché nella realtà quando ci si fa una nuova famiglia si deve sempre in ogni caso rispondere di qualsiasi cosa con il partner di turno e i figli alla fine sono quelli che ne subiscono le conseguenze. Diventano "pacchetti postali" in viaggio con gli zaini dei vestiti e della scuola dalla casa di un genitore ad un altro.

A volte rimango del tempo a pensare come mai è successo a me questa tragedia perché tutto avrei pensato che questo. Umanamente ho verificato tutte le possibili opzioni, come fa un calcolatore, ma la risposta, prima della conversione, era "non lo so". Posso dire solo che se avessi incontrato la Fede da giovane, se mi fossi sposato con la fede, sicuramente non avrei fatto ciò che ho fatto, avrei evitato molti errori, non avrei perseguito obiettivi così falsi ed un progetto di vita ridotto solo al materialismo ed al piacere dei sensi. Ora però ne pago le conseguenze, ma non posso rimproverare nessuno per questo.

Anche il  ruolo dei nostri genitori, i nonni dei nostri figli, di fronte alla nostra coppia che vacillava penso sia stato determinante. Esso avrebbe dovuto essere quello di cercare di farci capire che la famiglia è una sola, che stare insieme richiede sacrificio e sopportazione per poi poter raccogliere i giusti frutti, che non era una buona soluzione tentare altre strade dove alla fine c’era solo dolore e sofferenza per tutti.

I genitori di una coppia in crisi dovrebbero essere più coraggiosi ed anche a costo di non essere capiti, spiegare loro che possono esserci momenti di difficoltà, non solo economiche, ma spesso di convivenza, di reciproca sopportazione, ci può essere una forma di stanchezza, ma che sono problemi che hanno soluzione se ci si vuole impegnare a risolverli e se ci si lascia aiutare. Oggi per il fatto che spesso si lavora entrambi, gli ambienti di lavoro sono misti e promiscui anche il coniuge più fedele e saldo è sottoposto a tante tentazioni.

Ed è proprio in questi momenti che le famiglie di origine devono intravedere il pericolo, essere vicine, fare qualcosa per mantenere unito il rapporto, intervenire anche con la preghiera perché la preghiera aiuta molto a sciogliere questi nodi.

Ciò che soprattutto dovrebbero fare i genitori ed i suoceri di una coppia in crisi è che quando avviene l'irreparabile non si facciano prendere dall'egoismo, non inizino una guerra, non accendano una disputa dove orgoglio, testardaggine e cecità finiscono per dare le ultime spallate a quel sottile rapporto che è la coppia formata dai loro figli.

Quando i suoceri prendono posizione, difendono a spada tratta, senza riflessione critica i figli sposati in crisi, non fanno il loro bene. Dalla mia esperienza sarebbe più sensato mettere con equilibrio ogni parte coinvolta davanti alle proprie responsabilità e soprattutto lavorare perché avvenga la riconciliazione, la ricerca di aiuto, la soluzione migliore possibile dei problemi piuttosto che alimentare la rincorsa di sogni, desideri, ripicche che porteranno solo altri danni.

Ora vivo da solo. Vedo i miei figli con regolarità. Cerco di smussare gli spigoli che ancora provocano dissapori con mia moglie. Sto cercando un equilibrio difficile tra questa realtà che anch’io ho contribuito a provocare e il desiderio di pace, di famiglia come era all’inizio, di rapporti decenti dove ci si faccia male meno possibile. La fede che ho riscoperto mi aiuta molto e spero che pure questa testimonianza possa essere utile ad altri che come me si sono ritrovati in questa amara esperienza.

Testimonianza di Luca
resa a Don Marcello Di Fulvio
R.n.S. di Roma


Estate 2014


Cüntòmela a LOZIO

Chiamati alla vita eterna

Villa

defunto lozio
Domenica Zanetti
4-8-1933 + 27-4-2014

defunto lozio
Pietro Maccanelli
27-5-1929 + 15-5-2014

San Nazzaro

defunto lozio
Dorina Mora
18-6-1938 + 10-1-2014

defunto lozio
Vladimiro Massa
30-3-1964 + 10-5-2014

defunto lozio
Adamo Giorgi
13-8-1936 + 30­6­2014


Estate 2014


Cüntòmela con i Missionari

La famiglia cresce e la missione continua

Manila 30 Giugno 2014

Carissimi Reverendi e Amici tutti di Borno,
saluti dalle Filippine! E arrivederci a presto, spero proprio in Agosto. Sono sempre abbastanza in salute e in grado di battagliare almeno un po'.

Prima di tutto vi voglio ringraziare di cuore della vostra generosità attraverso le iniziative del gruppo missionario e le varie donazioni personali. Un grosso aiuto per la nostra numerosa famiglia di Saveriani nelle Filippine.

Essendo responsabile di questa famiglia la mia vita è segnata molto dagli avvenimenti belli e dai problemi che la coinvolgono. Quest’anno abbiamo avuto l’ordinazione di due nuovi padri: uno Filippino che è già in partenza per la Sierra Leone in Africa, e uno Indonesiano che farà il missionario in Indonesia. Sono in arrivo sei nuovi studenti di teologia: due dall’Indonesia, tre dall’Africa e uno dal Brasile. La famiglia cresce e la missione continua.

padre giacomo

Ormai da sei mesi sono parroco della grande parrocchia di S. Francesco Saverio. Il lavoro è abbastanza pesante ma ho con me P. Aimè, un confratello Conglese, e i padri della comunità di teologia mi danno mano forte. Sono così il “nonno coordinatore” del lavoro parrocchiale. Invece che essere missionario vagabondo, sono missionario residenziale con una grande famiglia nella periferia di Manila.

Da alcuni mesi poi mi sono trovato tra le mani anche il lavoro di coordinare la distribuzione e l’uso degli aiuti che voi e tanti altri dall’Italia hanno mandato per le vittime del ciclone Hayaan/Yolanda che ha colpito così tragicamente la parte centrale delle delle Filippine. Contatti e visite sul posto si sono susseguiti abbastanza frequentemente. Grazie a Dio nel mondo c’è ancora tanta solidarietà e noi missionari ne siamo testimoni continuamente.

Alla fine di luglio finalmente avrà fine anche il mio mandato come Superiore della squadra saveriana delle Filippine, per cui farò le consegne al nuovo capo e verrò a Borno per un po' di vacanze. È più che ovvio che è ormai ora che qualcuno più giovane prenda in mano le cose.

Come vedete la “danza della vita” continua senza soste. È una sfida continua a non mettermi in pensione.

Pregate per me perché mi sappia muovere al ritmo della missione che continua e si rinnova, per continuare a gustare la mia vita di missionario.

Grazie ancora per la vostra generosità!

Cordialmente vostro

P. Giacomo


Estate 2014


Cüntòmela con i Missionari

Il cuore arde sempre per la missione

Email 13 luglio 2014

Carissimo Don Francesco,
ben volentieri ho accettato l'invito a scrivere un articolo missionario per Cüntòmela d'estate.

Ormai sono un missionario finito, o quasi, ma il mio cuore arde sempre per la Missione. Tutti sanno che ho dovuto rientrare in Italia, dopo 50 anni di vita missionaria in Amazzonia. E questo per gravissimi motivi di salute: insufficienza renale in alto grado.

Dal Brasile mi giungono gesti di solidarietà, stanno facendo novene perché io guarisca e possa tornare fra di loro... Quello che più commuove è stata l'offerta da parte de una quindicina di persone, tutte brasiliane, di un rene per un possibile trapianto... che non è più possibile, data la mia “tenera etá” 76 anni.

padre Defendente con Samara

È nata comunque l'idea di premiare almeno una di queste persone meravigliose, col viaggio in Italia. Tutte erano meritevoli, ma io ho scelto SAMARA, una ragazza di 22 anni, perché la conosco fin da piccina, dall'età di otto anni.

Un grande amico mio benefattore, di Milano, le ha pagato il viaggio.

Arriva domani, 14 di luglio, e ritorna subito in Brasile il giorno 20,perché è studentessa di medicina e deve studiare. Sarà una settimana molto intensa, il punto culminante è il pranzo alla PIGNA, sabato 19.

Lo so bene che in quel giorno c'è il Palio EN CIASA DE BUREN. Ma, finito il pranzo, andremo tutti ad assistere questa bellissima coreografia medioevale... e poi tutti a casa. Io devo essere al mio convento per fare le dialisi.

Ecco la foto di SAMARA quando sono andato a NOVA TIMBOTEUA il 28 aprile dell'anno scorso per celebrare il mio GIUBILEO D'ORO SACRDOTALE.

Da notare tutte quelle persone vestite con la camicia del mio giubileo.

Un caro saluto a tutti... e grazie per la vostra collaborazione alle mie opere missionarie.

Padre Defendente Rivadossi
Missionario Cappuccino per 50 anni in Amazzonia


Estate 2014


Cüntòmela con i Missionari

Insieme è possibile

Carissimi, dopo la grande festa del 23 settembre scorso eccomi di nuovo a parlarvi di C.A.S.A. S.A.R.A., questa Casa di Accoglienza, di Solidarietà e di Accompagnamento per bambini orfani e in difficoltà, dove Sentirsi Amati Ridona Amore.

Noi, Grazia ed io, abbiamo 15 bambini che vivono con noi: da Simon Pierre che è il più grande e passa in 2a media, fino ad arrivare a Vera che tutti voi avete conosciuto quando è venuta a Borno, che adesso ha tre anni compiuti ed è la più piccola della troupe, è la nostra mascotte.

casa sara

casa sara

casa sara

Durante tutto l’anno 11 bambini hanno frequentato nella scuola del villaggio vicino a circa 2 km, dapprima camminando ogni giorno andata e ritorno, ultimamente invece col moto-taxi che è stato loro donato da una associazione italiana che aiuta i bambini. Gli ultimi 4, invece, i piccoli ci hanno sempre tenuto compagnia a casa e nei vari giri in fattoria per loro grande gioia.

Da settembre ad oggi un po’ di cose grazie a Dio si sono sistemate: i primi mesi avevamo solo le lampade solari per illuminare la casa la sera e quindi senza possibilità di avere un frigorifero né un congelatore. In Marzo è giunto il materiale e sono state messe le placche solari necessarie anche per il congelatore per cui ora è possibile organizzarci meglio giacché nel mercato del villaggio non si riesce per esempio a trovare la carne. Un paio di volte qualcuno è venuto a offrirci la carne di scimmia o quella di topo, ma niente più. Anche per l’acqua abbiamo sempre dovuto prenderla coi bidoni al villaggio vicino perché non c’era l’acqua corrente. A tutt’oggi l’acqua da bere la mettiamo nei bidoni e la trasportiamo con l’asino. Qualcuno ci ha promesso un “forage” ed è quello che noi aspettiamo perché l’acqua del nostro pozzo non è più sufficiente per tutti i nuovi fabbisogni attuali e futuri.

A CASA SARA siamo sempre in movimento per completare i lavori non ultimati e per arrangiare la cour e renderla più pratica e ospitale. In ogni lavoro cerchiamo di coinvolgere anche i bambini perché imparino a rendersi utili. Dietro casa stiamo sistemando un recinto per fare il pollaio e nel frattempo prepariamo anche il terreno per fare l’orto dove tutti, grandi e piccini, danno il loro contributo per poter avere qualche buon ortaggio coltivato in proprio e quindi con minore pericolo di inquinamento e di infezioni varie. Di tanto in tanto prendiamo il tempo di andare coi bambini a fare un giro qua e là nel campo e nella fattoria per salutare e incoraggiare i ragazzi che vi lavorano e vedere come vanno le cose. Seguire il tutto non è sempre facile, anche perché tutte le altre attività iniziate al Centro I Danse continuano con le ragazze incaricate e noi andiamo a Bobo due volte la settimana per fare accoglienza e seguire i vari progetti: progetto scuola, Progetto di Accompagnamento Nutrizionale, Maison des Poussins, ecc.

A nome di tutti ringrazio il gruppo missionario e tutti coloro che sempre pensano a noi e ci seguono con la preghiera e con l’aiuto concreto. Vi prego di continuare a farlo perché noi siamo sempre in divenire e già abbiamo in cantiere un’altra idea per aiutare i bambini nostri e quelli del villaggio; quella di fare anche vicino a CASA SARA una Maison des Poussins, cioè un Centro di Animazione non Formale per i piccoli, cosa che già ci è stata chiesta e di cui anche noi sentiamo il bisogno perché i bambini si preparino per la scuola.

Vi invito tutti a lodare il Signore per i 10 anni dell’Associazione “Tante Mani Per… Uno Sviluppo Solidale” (sito www.tantemaniper.org) di cui faccio parte, insieme ringraziamo il Buon Dio per la fiducia che ci dà e la possibilità di fare grandi atti d’amore per i suoi piccoli. Il nostro motto è: “Insieme è possibile”. Grazie di unire le vostre mani alle nostre perché il Bene arrivi lontano.

Un caro abbraccio.

Vostra Patrizia


Estate 2014


Cüntòmela di tutto un po'

Non più l’uomo al centro

“Ma chi ha detto che sviluppo ed equità sociale non possono convivere?”

Ho letto qualche mese fa una bella intervista di Vittorio Zincone del Corriere della sera a Pier Mario Vello, attuale segretario generale della Fondazione Cariplo, all’indomani della pubblicazione del suo libro La società generosa, definito dal giornalista “un inno laico all’altruismo e alla filantropia”.

Sono tempi in cui il denaro sembra essere diventato il valore assoluto, il parametro a cui fare riferimento per dare senso alla propria esistenza. Le cose si fanno o non si fanno a seconda che, tirata la famosa riga, il segno sia più o meno. Le idee, gli stimoli, lo sguardo rivolto al futuro non sono “valutabili” in senso economico. Non più l’uomo al centro, ma il denaro. “Siamo caduti in un peccato di idolatria - ha detto recentemente papa Francesco - l’idolatria del denaro”.

Così, anche motivo della rinnovata attenzione a questo delicato tema, ho pensato di condividere con i lettori di Cüntòmela il pensiero di questo top manager, così lontano dall’icona stereotipata dell’uomo di potere, diplomato in Fisica Atomica e Nucleare, laureato in filosofia e con un master in Business Administration alla Bocconi. Nel suo libro lascia intravvedere la possibilità di far convivere sviluppo ed equità sociale, critica fortemente il mercato sempre più cinico e non risparmia neppure lo Stato, che non si occupa più delle disuguaglianze.

Nell’intervista, sottilmente provocato dal giornalista, egli sostiene che, fatto salvo che va rispettata la natura di chi nasce e si sviluppa per fare profitto, tutti dovrebbero pensare un po’ di più agli interessi della società. Si continua a parlare di società opulente, nonostante il succedersi ciclico delle crisi finanziarie. Ma l’opulenza vale solo per qualcuno, poiché la forbice tra ricchi e poveri si amplia sempre di più. Vello usa un’espressione che mi è piaciuta molto: “ci siamo infilati in una bolla di senso”.

Quale senso? Quello che sostiene che la felicità ruoti attorno alla ricchezza e tutti agiscono di conseguenza. È evidentemente una bolla da far scoppiare. Se ci chiedono se sia meglio vivere in una nazione molto ricca ma con un forte indice di disuguaglianza o in uno Stato malconcio con un buon livello di uguaglianza, noi cosa rispondiamo?

Io, come credo la maggior parte delle persone di buon senso, rispondo che sia meglio la seconda opzione. Purtroppo, come la maggior parte dei Paesi occidentali, anche l’Italia ha però smesso di occuparsi di equality fra le classi sociali. Perché una cosa sono le belle idee e una cosa sono i fatti. E a quanto pare i secondi hanno più impatto sulle decisioni delle prime! Oggi in effetti (e aggiungo, giustamente) si guarda alla crescita e allo sviluppo. Ma, sostiene Vello, sviluppo e redistribuzione non sono incompatibili.

Egli sostiene infatti che è una falsa speranza quella che vede nell’accumulo della ricchezza in mano di pochi l’unico possibile mezzo di travaso di denaro ai ceti più poveri. In questo modo i poveri di oggi hanno altissime probabilità di restare tali. Sia chi fa politica sia chi fa impresa dovrebbe chiedersi se è questa la società che vogliono nel prossimo futuro. Ma se essi continuano a pensare sul breve periodo, l’uno in vista dei frequenti appuntamenti elettorali per cui devono letteralmente “raccattare” anche l’ultimo voto, l’altro con i reali e consistenti problemi di bilancio, le differenze saranno sempre più grandi e i problemi sociali cresceranno contestualmente.

Vello vede una soluzione a questo problema nel modello adottato da Obama, che ha istituito un ufficio per gestire i rapporti con le Civil Society del Terzo Settore. Le Ong e le Fondazioni che lavorano sul territorio, proprio per loro natura no profit possono più agevolmente progettare soluzioni di ampio respiro. “Queste realtà - dice - potrebbero dare ai governi un grande aiuto per l’ottimizzazione delle politiche sociali e culturali”.

E a proposito del fatto che imprenditori e manager molto ricchi facciano charity solo per lavarsi la coscienza, Vello, al contrario, pensa che siano scelte encomiabili, ma visto che incidono su larghe fette della società, vanno opportunamente monitorate.

Quel che serve è una rivoluzione culturale e civile nel nostro modo di rapportarci agli altri dentro una società democratica. Alla cui base c’è l’educazione; a cominciare da quella dei bambini, ad esempio, oggi così tanto basata sulla competitività e così poco sulla condivisione. O quella dell’informazione, dove l’ironia e i toni alti vincono sempre sull’approfondimento. “È dall’approfondimento che nascono le idee che fanno maturare la società civile. E una società civile matura è alla base di una democrazia solida”.

Di questi tempi, riflettere e magari confrontarsi su questi temi credo sia salutare per tutti: puntare il dito contro il denaro e il profitto non porta da nessuna parte. Ma guardare con attenzione e senza pregiudizi al movimento della filantropia che sta nascendo in tutto il mondo, potrebbe essere determinante per far crescere, accanto allo sviluppo economico, anche un dignitoso e equilibrato benessere sociale.

Emilia Pennacchio


Estate 2014


La condizione della felicità

Albert Camus (letterato francese 1913 – 1960) ha scritto: “Che cosa è la felicità, se non il semplice accordo tra un essere umano e l’esistenza che egli conduce?”. Ernest Junger (scrittore tedesco fra i primi della Germania odierna, con la seconda guerra mondiale tornato al cristianesimo) definiva la felicità come “l’armonia che viviamo con le cose che ci circondano… Meno numerose sono queste cose e più sono semplici, più l’accordo è puro e facile. Ed è per questo che gli esseri umani più semplici fanno anche meno fatica ad essere felici…”.

Il nostro sommo poeta Dante, nel terzo canto del “paradiso”, il Cielo della Luna, quello più povero di felicità, presenta così Picarda Donati: “Frate, la nostra volontà quieta/ virtù di carità, che fa volerne/ sol quel ch’avremo, e d’altro non ci asseta” (l’amor di Dio appaga la nostra volontà, per cui vogliamo solo quello che abbiamo, né rimane in noi alcun desiderio….). È un’altra definizione di felicità tra le tante che gli uomini hanno trovato nel corso dei tempi (nessuna parola è stata così trattata ed interpretata) mentre li perseguitava e le perseguita una sete di felicità che rimane costantemente un’attesa infinita.

In libreria si può trovare un libro che fa discutere, “Cento giorni di felicità” del regista Fausto Brizzi, con un’idea di vita felice così definita: “La più perduta delle giornate è quella in cui non si è riso” e “Nulla commuove più di un sorriso”. Ognuno di noi potrà trovare tutte le strade possibili per dare ragione al proprio desiderio di incontrare, dovunque, quel valore che soddisfi il nostro bisogno di essere felici, nonostante tutto, con la volontà di non tradire mai il proprio ideale, anche nell’ordinario della quotidianità, e di affrontare le vicissitudini dell’esistenza con la stessa serena correttezza di quando si tratta di gioie profonde.

Madre Teresa di Calcutta, la donna che ha trovato la “felicità” nel servire “gli altri”, ad un giornalista, tenace nel provocare la sua coscienza, rispose che si “sentiva felice, ogni volta che poteva vedere felice un altro, forse pure in una condizione difficile, per l’amore che gli aveva testimoniato...”. Gli Avisini, più di altri, possono comprendere questo stato d’animo, che arricchisce, umanamente, la loro scelta nei confronti della comunità.

A cura di Carlo Moretti


Estate 2014


Cüntòmela di tutto un po'

Tornei dell’Altopiano: GRAZIE...

Scriviamo l’articolo di quest’anno ringraziando tutto ciò che rende grande questa manifestazione, sperando di regalare qualche gioia e qualche sorriso ai lettori.

Grazie alla squadra del GheBel per averci fatto sognare insieme a loro che ogni cosa è possibile. Autentica dimostrazione dello spirito del nostro amato Torneo dell’Altopiano, organizzata al bar all’ultimo minuto da un gruppo di veri amici, mai una discussione, mai un comportamento scorretto, mai un comportamento antisportivo, ha fatto sperare che il sogno si potesse veramente avverare, infrangendosi solo nei tempi supplementari di una tesissima finale: il derby di Piazza Roma! Ci hanno reso orgogliosi di quello che da anni stiamo costruendo: un evento di festa, divertimento e sport dove tutti possono partecipare e sognare di essere per un anno i migliori!

Marino MioriniMarino Miorini
Premio alla carriera 2014

Grazie a Miorini Marino per aver dimostrato che la classe non è acqua ed anche se il vecchio leone è attempato e fuori forma può ancora ruggire. Nato per premiare chi oramai ha “appeso le scarpe al chiodo”, per elogiare le prestazioni di chi sarà sempre d’autentica ispirazione per tutti, quest’anno il premio è stato assegnato a Marino, che di tornei dei bar e dell’Altopiano ne ha giocati per più di qualche decade, ancora si ricordano le sua prestazioni nel “Bar Gambrinus”..., ma è solo il primo, quindi vecchietti state attenti perché nei prossimi anni verremo a prendere e premiare anche voi. E speriamo che anche altre vecchie glorie, alla fine di una partita in cui si è costretti a tornare in campo per mancanza di giocatori, dopo aver segnato l’ennesimo goal della carriera ed aver esultato come il primo goal che un ragazzo segna in un torneo, vada dai propri compagni di squadra e dica “l’anno prossimo mi metto in forma e gioco ancora!!!”.

Marino MioriniInCentroPerCento
Vincitrice torneo di Pallavolo

Grazie ad Angela Fracassi che ad ogni edizione del torneo di pallavolo non manca di organizzare, o come si dice in gergo tecnico “tirare insieme”, una squadra piena di vecchie glorie ma anche con qualche giovane speranza. Dopo due finali perse finalmente riescono a vincere il torneo e l’InCentroPerCento si laurea campione di pallavolo 2014. Probabilmente nessuno all’inizio credeva in loro, tutti puntavano su squadre più allenate ed organizzate, nessuno credeva nelle vecchie glorie piene di acciacchi e fasciature, nelle giovani leve aggregate inizialmente giusto “per far numero”. Ma con tenacia e caparbietà, con una finale al cardiopalma hanno potuto finalmente festeggiare salendo sul gradino più alto del podio.

Marino MioriniBar Taverna – Vincitrice torneo di Calcio

Grazie al Bar Taverna per l’impegno profuso nel tentare il famoso “cappotto”. Ormai da qualche anno nell’olimpo delle squadre più blasonate quest’anno ci prova a vincere tutto il vincibile, a portare a casa i due trofei e farne mostra sul proprio bancone… Grazie al costante sostegno dei bi-presidenti Romana e Roberto lottano su entrambi fronti ma causa qualche assegna importante e la voglia matta di vincere degli avversari può onorarsi solo di un primo ed un secondo posto. Siamo sicuri che ci riproveranno, i bi-presidenti hanno già attivato la campagna acquisti per il prossimo anno e con l’ingaggio a base di qualche cena in compagnia e la clausola rescissoria a base di litri di birra le formazioni che presenteranno l’anno prossimo daranno ancora filo da torcere a tutti.

Grazie ai giocatori “oriundi” per aver portato quel gioco champagne che solo le spiagge di Copacabana sanno insegnare. L’esperimento di quest’anno è stato introdurre nel nostro torneo giocatori non propriamente residenti ma uniti alla nostra comunità da forte integrazione. Dopo le diffidenze iniziali con il timore di trovarsi contro Messi o Ronaldo, perché proprietari di una baita in Creeolone o perché a morose con una di Croce di Salven..., tutto è andato per il meglio e gli “oriundi” hanno permesso alle varie squadre di completare la propria rosa occupando il ruoli scoperti ed inserendo gli amici della propria compagnia. Vedremo se ripetere l’iniziativa nelle prossime edizioni poiché ci sono già voci che “Ibra giri in compagnia con quelli del GheBel…”.

Grazie ai ragazzi del Bar Napoleon e dell’Antico Forno perché il torneo è anche vostro ed anche voi lo fate grande. Sicuramente non erano partiti per vincere i tornei, sicuramente il loro desiderio non era di asfaltare tutti gli avversari, ma sicuramente il loro spirito era di divertirsi e di far parte di questo grande gruppo di sportivi che tutti gli anni animano le nostre sempre più “afose” estati. Siamo sicuri che grazie all’impegno e la dedizione qualche piccola soddisfazione viene ottenuta, chi quest’anno, chi negli scorsi anni, chi magari nei prossimi anni. Grazie a Elenina ed Amy, grazie a Meco e Jack, ed a tutti gli altri, … e grazie per averci regalato le prestazioni sportive di Burney, indimenticabili!

Grazie alle squadre che non hanno paura di schierare giovani inesperti e vecchietti alle ultime sfide. Allo scopo di riportare alle idee originali il torneo dell’Altopiano, cioè di non puntare su preparazione atletica e tecnica ma sul giusto mix di giovani alle prime armi, giocatori più esperti e vecchietti con ancora capacità di deambulazione, l’organizzazione del torneo avvisa che per l’anno prossimo verrà preso in considerazione l’adeguamento del regolamento come da indicazioni FIFA (Federazione Internazionale Football Anziani) e FIGC (Federazione Italiana Giovani Calciatori). Le regole sono ancora in fase di completa definizione ma saranno basate sull’obbligatorietà di avere costantemente in campo giocatori Under 18 e giocatori Over 35 sia per il torneo di calcio che per il torneo di pallavolo. Detto questo dichiariamo aperto il calciomercato per queste categorie di giocatori…

Grazie a coloro che consentono di far capire chi ha l’intelligenza per comprende veramente l’essenza dei tornei e dello sport in generale. Desideriamo ringraziare chi si discosta dal gruppo ed accetta critiche e sconfitte, chi ci dimostra sempre gratitudine per il nostro impegno a prescindere dalle prestazioni e dai risultati, chi si scusa e chiude la giornata con una stretta di mano, una buona parola ed una bevuta in compagnia. Siete voi che ci rendete fieri di quello che facciamo ogni anno. Nella speranza che il vostro numero aumenti vi rivolgiamo il nostro più grande ringraziamento. GRAZIE

Grazie al Circolo Sportivo degli Oratori dell’Altopiano Borno-Ossimo per l’ampliamento del proprio operato nella promozione dello sport sull’Altopiano. Informiamo infatti che il circolo sportivo, dopo aver preso in mano l’organizzazione del torneo, dopo aver portato avanti l’organizzazione della festa finale a Borno insieme agli Amici di Federico ed Alessio, dopo aver organizzato la festa finale a Ossimo, da quest’anno si è presa in carico la gestione e manutenzione del campo di calcio in sintetico a 7 di Borno in cui desidera investire le proprie forze per il mantenimento ed il miglioramento della struttura.

Inoltre informiamo che il circolo sportivo, anche grazie alla gestione delle strutture sportive in prima persona, portando avanti i propri principi di promozione dello sport in maniera unita sull’intero Altopiano Borno – Ossimo, da quest’anno insieme al gruppo degli allenatori di calcio organizzerà ed iscriverà ai campionati le squadre di calcio dei bambini e ragazzi. Sono già iniziate le iscrizioni ed i tesseramenti e per chi non avesse avuto informazioni può rivolgersi ai propri allenatori degli anni passati.

Grazie ai nostri angeli. Come ultimo saluto lasciateci fare un ringraziamento ai nostri angeli custodi che da diversi anni ci accompagnano e vegliano su di noi da lassù, consentendoci sempre di vivere tutto questo con gioia e serenità, a cui quest’anno si è aggiunto un altro piccolo grande angelo che non mancherà di portare forza e voglia di vivere a tutti noi negli anni a venire.


Estate 2014



Archivio Cüntómela

 

Parrocchia San Giovanni Battista - Borno (BS)