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Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Viaggio-pellegrinaggio nel KIWU 25 giugno – 7 luglio 2014

Testimonianza di Tomaso Bottichio

Ringrazio il Signore per aver avuto la possibilità di vivere questa straordinaria esperienza e ringrazio gli organizzatori per la proposta ed il prezioso accompagnamento.

Avevo già visitato il Kivu nel 2008 e nel 2013, ospite di alcune missioni Saveriane e delle Suore Dorotee di Cemmo con cui ho iniziato a collaborare con piccoli progetti ed iniziative di solidarietà, ma il pellegrinaggio mi ha regalato incontri ed emozioni diverse dalle altre volte.

viaggio nel Kiwu

Innanzi tutto è stato molto bello condividere questa esperienza con un gruppo di persone sensibili, accoglienti e disponibili nei miei confronti.

Mi sono sentito da subito parte di una “famiglia” impegnata a vivere bene ed al servizio degli altri la propria fede. Tanti piccoli esempi di vita ed adattamento comunitario mi hanno aiutato a capire il valore della fraternità e solidarietà reciproca. Grazie!

Sono appassionato di pellegrinaggi a piedi ed il sacerdote che spesso ci accompagna ci ricorda sempre che il “camminare” è una metafora della vita, che la mèta da raggiungere è solo una tappa del nostro “viaggio”, che si cammina per “andare oltre” per conoscere ed incontrare gli altri, che il dono della vita va contemplato e celebrato nella preghiera e che Dio è sempre al tuo fianco per indicarti la strada.

Anche in questo Pellegrinaggio nel Kivu ho sentito forte la presenza di Dio, mi sono fatto condurre sforzandomi di non imporre la mia volontà, ma guardando la vita mia ed altrui con gli stessi occhi curiosi e fiduciosi con cui venivamo osservati dalle persone che abbiamo incontrato. Ringrazio anche per le preghiere di chi non è potuto venire con noi e che ci hanno accompagnato in questa “missione” in una vera comunione di fede.

È stata un esperienza molto intensa e forte, a contatto diretto con il dramma vissuto dalla popolazione in un perpetrarsi di violenze, ingiustizie e soprusi dettati da cinici interessi di potere, aggravato dal nostro comportamento egoistico e dal disinteresse verso la vita di questi nostri fratelli. Mi sono molto interrogato sulla mia responsabilità di cristiano e sulle aspettative della gente che ci ha accolto con la speranza che potessimo aiutarli e confesso di essermi sentito “fuori posto” e non adatto a questa “missione”. Prego il Signore perché la compassione e la carità, dettate dall’emozione del momento, non svaniscano in belle parole e cattive testimonianze, ma trovino in me una collocazione stabile e si traducano anche in azioni concrete d’aiuto verso chi soffre.

Per questo confido anche sull’aiuto e stimolo da parte di chi sta già percorrendo questa strada con iniziative e gesti concreti di solidarietà. Sento forte la responsabilità di dare voce e testimonianza, nelle nostre comunità, delle ingiustizie a cui questo popolo è continuamente sottoposto e di sostenere le loro istanze di pace.

Abbiamo conosciuto una Chiesa giovane chiamata, con pochi mezzi, ad affrontare problemi enormi. Mi hanno spiegato il cammino faticoso di questo popolo di Dio ed i limiti umani che a volte tradiscono la fiducia, ma la speranza e la ricerca di Dio è viva nelle persone e nei piccoli gesti di amore compiuti quotidianamente: “sono piccole fiammelle di luce che possono illuminare le tenebre del male”, ho sentito dire da qualcuno dei pellegrini nei momenti di condivisione. Prego il Signore perché questa flebile luce di speranza continui ad essere alimentata dal bene profuso da tante persone e non venga spenta dai nostri cuori induriti.

Concludo con alcune “immagini” che si sono fissate, più di altre, nella mia memoria del pellegrinaggio:
- Il SILENZIO ASSORDANTE del villaggio di Mutarule che mi ha fatto comprendere il significato dell’ABBANDONO, della gente terrorizzata che fugge nella nostra indifferenza.
- La CONSOLAZIONE che DIO sa dare attraverso i piccoli gesti e la condivisione gioiosa della fede. Ho colto nella gente una forza e voglia di reagire che solo la speranza e l’amore di Dio sa donare.
- Il “GUARDIANO DEL POPOLO”: Mons. Munzihirwa, che così amava definirsi immerso nelle sofferenze delle persone, di tutte indistintamente, e che non ha risparmiato nemmeno la propria vita per difendere ed aiutare la gente. Uno smisurato amore per il prossimo che può aiutarci a superare le diffidenze ed i pregiudizi che spesso ostacolano la pace.
- I SORRISI e la vitalità dei bambini che non possiamo spegnere con il nostro egoismo.
- La TESTIMONIANZA dei missionari, ovvero l’esemplificazione di cosa significhi vivere il Vangelo con generosità, determinazione e senza perdersi mai d’animo.
- L’ACCOGLIENZA ricevuta dalla comunità Cristiana che mi ha reso consapevole della figliolanza che ci unisce, aldilà delle circostanze e delle condizioni di vita.
- La BELLEZZA di questa terra che mi fatto apprezzare il grande dono della VITA.
- Gli SCOSSONI ricevuti dalle buche sulle strade che mi hanno ricordato l’ingratitudine per le nostre comodità e la pigrizia dell’anima che rimane troppo spesso “piatta” difronte alle sofferenze altrui.

Grazie Signore!

viaggio nel Kiwu

Testimonianza di Anselmo Isonni

Per me tutto è nato quasi per scherzo, quando Tomaso parlandomi di quello che da alcuni anni faceva lì nelle missioni del Congo e del Burundi, mi ha detto sorridendo “la prossima volta vieni anche tu con me così mi aiuti un po’ a sistemare i computer laggiù”. Detto, fatto. L'ho preso in parola.

Questa affermazione ha fatto sorgere in me la voglia di vivere un'esperienza simile, all'inizio con uno stato d'animo diciamo di curiosità derivante dal fatto che io fino a quel momento avevo sentito parlare dell'Africa in tv, ma tra il mondo virtuale e la realtà c'è una notevole differenza.

Poi abbiamo avuto la straordinaria opportunità di questo pellegrinaggio, che mi ha fatto conoscere grandi figure come quella di Mons. Christophe Munzihirwa del quale io non conoscevo neanche l'esistenza, realtà e storie che io non conoscevo.

Tutto questo mi ha fatto riflettere molto, e tra me e me, in maniera forse un po’ blasfema, mi chiedevo: “perché il Signore permette queste differenze tra popoli come quelli del Congo sempre in guerra e noi adagiati nella bambagia?” Ma parlandone poi con Tomaso e altri ho capito che non è Dio a permettere tutto questo, ma l'uomo con la sua brama di denaro.

Da tutto questo ho capito che noi siamo dei privilegiati e ho imparato ad apprezzare di più le cose che abbiamo. Secondo me se sprechiamo soldi per cose superflue e buttiamo il cibo avanzato, commettiamo un grande peccato, perché c'è chi potrebbe sopravvivere con quello che scartiamo.

Per cui ringrazio tutti, Tomaso che mi ha proposto questo e gli organizzatori: Don Tarcisio che è stato il promotore, Padre Silvio che ho avuto l'onore di accompagnare durante il pellegrinaggio, i padri Saveriani, le suore e tutti i partecipanti. Eravamo proprio una grande compagnia! Grazie a tutti di cuore e speriamo di ritrovarci...


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