Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

Cüntòmela a BORNO

Intervista a Suor IDA

suore a Borno

Quest'anno suor Ida ha compiuto 80 anni e suor Vicenzina ha festeggiato i 60 anni di professione religiosa. Insieme a suor Giusi che celebrava anche lei i 70 anni di professione religiosa, domenica 24 maggio abbiamo fatto festa e ringraziato il Signore per la lunga presenza delle suore Dorotee nella nostra comunità. In seguito abbiamo fatto una chiacchierata con suor Ida.

Allora suor Ida come ci si sente ad aver 80 anni?
Non smetterò mai di lodare il Signore per avermi concesso di vivere ben 38 di questi 80 anni in questo paese bello e davvero benedetto. Oltre all'aria buono ho potuto respirare il profumo della spiritualità della sua gente, alimentata da una fede genuina ed operosa. Un grazie di cuore ai sacerdoti che hanno voluto onorare le nostre tappe di vita con una solenne Eucaristia, seguita da un buon pranzetto. È stata anche una bella occasione per ricordare che, aldilà dei limiti personali di ogni suora, la vita religiosa è un carisma, un segno voluti da Dio come richiamo ai beni eterni. Penso sia anche questo uno dei motivi per i quali il Papa ha voluto dedicare questo anno alla vita consacrata e spero che l'iniziativa porti buoni frutti.

Quando è arrivata a Borno e come è stato il suo primo impatto con la gente?
La prima volta che ho visto Borno è stata nel lontano 1966. Avevo sentito parlar bene del vostro paese, sono arrivata con tanta gioia e mi sono subito sentita a casa per la bella accoglienza ricevuta. Qui eravamo in 5 suore, mentre ad Ossimo Inferiore ce n'erano 3 e 2 a Lozio.

suore a Borno

suore a Borno

suore a Borno

Oltre all'asilo svolgevate altre attività?
In quei primi anni la scuola materna si trovava ancora sotto le scuole elementari e noi abitavamo in quella che ancor oggi è conosciuta da tutti come la Casa delle Suore che era sempre in fermento per le tante attività proposte. La domenica pomeriggio si teneva l'oratorio per tutte le ragazze del paese che venivano divise in tre gruppi: le più grandi si ritrovavano di sopra nella stanza rivestita di legno con la superiora (suor Basilia) che cercava di aiutarle a diventare brave spose e madri; anche le ragazze un po' più giovani avevano un momento di formazione, oltre che altre attività e giochi fino alla sera. Io e un'altra suora di sotto al piano terra badavamo alle bambine più piccole, oltre che a tener sempre d'occhio il portone. L'oratorio era solo per le ragazze ma i maschi cercavano sempre di entrare o anche solo spiare attraverso il portone, oppure a volte, solo per far dispetto, gettavano oltre il muro di cinta pezzi di carta o altri oggetti.
Oltre alla domenica, quasi tutte le sere veniva proposto qualcosa: corso di cucito, cucina, canto ecc. Penso che buona parte delle donne di Borno abbiano ricevuto proprio dalle suore che hanno operato in quella casa una formazione non solo cristiana, ma anche umana e di economia domestica.

Ricorda qualche episodio curioso o divertente di quel primo periodo?
I ricordi sono tanti. Nella bella chiesetta della casa dove c'era l'altare ora collocato nella chiesetta di Sant'Antonio, si organizzavano gruppi di preghiera e una Messa alla settimana a cui tanta gente partecipava volentieri. Un anno in occasione della festa di S. Dorotea io scelsi una ragazza fra le più grandi e la vestii appunto da S. Dorotea, mentre due più piccole le feci accovacciare ai suoi piedi come angioletti. Le poverette dovettero stare lì immobili per tutta la durata della celebrazione. Quando nel rinfresco che seguì, chiesi alla più grande il suo parere sulla festa, lei non si lamentò per la posa a cui l'avevo costretta, ma disse che si era divertita a guardare i dentoni della suora di Lozio: anche se giovane, questa effettivamente aveva due denti molto sporgenti.
Un altro piccolo episodio fu quando Marianì mi disse: “Suor Ida me la cope (la ammazzo)”. Mi rimproverò di aver turbato il riposo di suo marito. Tornato stanco dal lavoro la sera prima andò a letto presto, ma la sua figlia di pochi anni a furia di insistere riuscì a farlo alzare per dire le tre Ave Maria come voleva suor Ida.

Sulla vostra casa chiamata anche “Casa degli Spiriti” ha qualcosa da dirci?
I racconti scritti anche nelle cronache di Madre Scolastica (che ora si trovano nell'archivio di Cemmo) sono tanti. Io ricordo molto bene la mattina in cui una consorella che dormiva nella cameretta dietro l'altare della chiesa, disse di non sentirsi bene e quindi, invece di venire a Messa prima, decise di rimettersi ancora un po' a letto. Al nostro ritornò affermò che all'improvviso avvertì uno schiaffo sulla guancia e per due volte si ritrovò con le coperte in fondo al letto. Anche un'altra suora disse che una notte diverse volte sentì qualcuno che le prendeva e stringeva le dita di un piede.

Anche in quegli anni offrivate qualche servizio in parrocchia?
Le suore animavano la liturgia e tenevano in ordine l'altare maggiore. Con i sacerdoti avevamo e abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto di collaborazione. Ad ogni cambio di parroco o di curato il nonno Bafì mi ripeteva sempre in dialetto: “Si ricordi suor Ida che noi di Borno siamo fortunati perché Quello su là ci manda sempre dei preti buoni e santi!”. Posso confermare che l'affermazione si è costantemente rivelata vera.

Certo che in tutti questi anni ne avrà visto di cambiamenti?
Ho vissuto il passaggio dalla “Casa degli spiriti” a quella attuale, dalla vecchia scuola materna sotto le elementari a quella nuova. Un altro episodio divertente fu il periodo in cui noi suore Dorotee di Cemmo modificammo leggermente il velo e pochi altri particolari dell'abito (il cambio da nero a blu è avvenuto in seguito). Una mattina mentre salivamo i gradini per andare a Messa, dopo averci guardato un po' di traverso una nonna ci disse: “Ma reverende suore, come vi siete pettinate stamattina!”. Inoltre mi ricordo bene, quasi quarant'anni dopo, la mattina in cui ero in cucina per la colazione ed entrò una ragazza che aiutava dicendomi: “Sa cosa ho sentito?… Che due sezioni della scuola materna sono diventate statali!”.
Al momento per me è stato un fulmine a ciel sereno. Poi seppi dalla nostra Madre superiora come era andata la vicenda. Finiva un servizio che faceva parte dell'ormai secolare storia delle suore nel vostro paese.

A proposito di storia sa quando sono arrivate le suore a Borno?
Penso verso il 1910. Mi viene sempre da sorridere ricordando l'episodio dell'arrivo delle suore che più volte mi raccontò Adele Mensi. In cinque salirono da Cogno per la via delle viti e giunte in fondo al paese trovarono ad accoglierle preti, autorità e la gente che le aspettava. Arrivò il momento in cui il sindaco, persona non molto istruita, doveva fare il discorso di benvenuto. Il maestro dell'epoca (forse doveva chiamarsi Cesarì) fece del suo meglio per istruire il primo cittadino. Dopo che più volte lo stesso maestro gli diede di gomito per fargli intendere che adesso toccava proprio a lui, questo schiaritosi la voce con un bel colpo di tosse, disse: “Come sindaco di Borno io saluto e do' il ben venuto alle reverende cinciarelle del Signore!”. Sempre Adele precisò di non ricordare bene se il termine fosse stato “cincelle” o “cinciarelle”, comunque le raccontarono che il maestro imprecando “Me la proprio fatta!”, se ne andò sconsolato.

Due volte ha fatto finta di lasciarci. Può ricordare quando e come è andata a finire?
La prima volta fu dal 1972 al 1980 in cui sono stata un po' a Brescia e anche a Roma. Poi le sorprese di Dio sono sempre le più belle e così fui mandata di nuovo a Borno. A proposito di cambiamenti ritrovai un paese quasi triplicato nel numero delle case. Un altra novità che mi colpì furono le acconciature delle donne anche di una certa età: quasi tutte più curate e molte con la permanente invece dei capelli raccolti.
Nel 2004 feci il distacco più doloroso. Quando le superiori iniziano a dirti “Avrei bisogno di te”, è un chiaro segnale d'allarme. In settembre venni mandata a Metaponto in Basilicata. Era vicino al mare con l'aria molto diversa da quella di Borno: caldo umido e venticello. Facevo fatica a muovermi, a dormire e il fisico non ha retto per molto. Ancora una volta la provvidenza, con lo zampino di suor Vincenzina istigata probabilmente anche da don Giuseppe, non mi ha abbandonato e dopo le feste di Natale mi sono ritrovata di nuovo fra voi.

E infatti molti bornesi la considerano ormai una di loro. Ha un ultimo pensiero o augurio da donare ai suoi “concittadini”?
I ricordi e le emozioni sono tanti. Mi sento una di voi. Ho condiviso gioie e sofferenze e so che mi volete bene. Io ricambio ricordandovi ogni giorno al Signore nella preghiera. Solo Lui sa degnamente ricompensare quanto ho ricevuto in stima, affetto, testimonianza. Desidererei che le persone anziane tenessero vivo il ricordo di quanto hanno ricevuto e vissuto, parlandone in famiglia. Anche questa è storia sacra, storia di salvezza che si realizza nelle piccole cose di ogni giorno. Tenete sempre presenti le sante parole che il Papa ha detto a Borno: “Amate la vostra fede…”, nutritela con le belle tradizioni e tanta preghiera in famiglia aggiungo io. Senza la preghiera non c'è futuro. Vi voglio bene.


Estate 2015


Enciclica Papa Francesco
Non siamo padroni, ma cus...

copertina cuntomela

copertina

suore a Borno
Pillole di memoria

tutti gli articoli

 

Parrocchia San Giovanni Battista - Borno (BS)