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Sommario

Cüntòmela a SAN NAZZARO

CREARE PER ACCOGLIERLE
Lettera aperta da Sommaprada

san Giovanni Battista

Sommaprada, domenica 21 giugno. Sono andato alla S. Messa nella Chiesa di Sommaprada per le ore 9,00. Qualche giorno prima avevo letto nella bacheca di Laveno che ci sarebbe stata la festa di S. Giovanni. Ebbene alla festa del patrono di Sommaprada, contando le presenze, saremmo state una ventina di persone, una buona meta arrivati dalla “Casa della Sapienza”. Una S. Messa, nonostante la bravura e le belle parole del Don, celebrata come in una qualsiasi domenica durante l'anno.

Con un po' più di attenzione si sarebbe potuto evitare il rito di una domenica normale. Forse sarebbe bastato un bel cartello molto visibile affisso nelle bacheche di tutto il paese e celebrare non alle ore 9,00 bensì alle ore 10,00 o alle 11,00 per dare più tempo agli interessati delle frazioni vicine di parteciparvi.

Penso che la festa patronale per i miei parenti di Sommaprada sia un avvenimento molto importante per la loro devozione a S. Giovanni e non solo per la bella e solita abbuffata di casoncelli Non sarebbe stato male neanche l'accompagnamento della Corale. Cosa possiamo pensare: la Corale accompagna le SS. Messe delle feste di S. Pietro a Villa e dell'Assunta a Laveno e perché no di S. Giovanni a Sommaprada?

Non tanto tempo fa ho letto che c'è una regola nelle cose della Chiesa: il sacerdote è tenuto a dir Messa anche se c'è appena 1 o 2 presenze. D'accordo a Sommaprada ci sono poche anime e magari anche poco influenti nell'ambito comunale, vedo però una disparità di valori tra le frazioni. Sotto Natale, in una riunione al Centro Anziani, ho ricordato al Parroco che si era dimenticato la festa di S. Nazzaro alla fine di luglio scorso celebrando una normale Messa domenicale. Ricordo a tutti che quando diciamo S. Nazzaro parlo di Parrocchia e che va celebrato il Santo (o meglio i 2 Santi Nazzaro e Celso) per la devozione dei parrocchiani di Sucinva - Laveno - Sommaprada.

Immagino che il nostro caro e bravo parroco abbia cose ben più importanti da gestire in una comunità così ampia come quella dell'Altopiano del Sole. Potrebbe sembrare forse un po' distratto, e lo dico in senso benevolo. Ritengo però che la preparazione di un calendario delle feste sia la cosa più naturale, anche perché a Lozio tutte le feste sono concentrate nei soli mesi di giugno e luglio.

Qualcuno potrebbe dire: “Lo facciamo già, dovevi arrivare te e dirci queste cose!” La realtà è quella che si vede. Mi scuso per questa piccola polemica. Cresce la mia convinzione che così facendo si allontanano ancora di più le persone dalla Chiesa. Bisognerebbe, invece, creare per accoglierle e non tralasciare per allontanarle.

Mercoledì 24 giugno
festa di S. Giovanni Battista

La risposta

Lozio

Grazie, grazie davvero carissimo amico e compaesano. Dalla tua lettera, che non ho avuto modo di leggere prima di oggi 7 luglio 2015, non mi sembra di riconoscerti, anche se certo ti ho incontrato alla Messa e come tu stesso dici, anche in un incontro al Centro Anziani di Laveno, prima del Natale. Hai proprio ragione sai, hai davvero un parroco (benevolmente) distratto, che però non vuol dire svagato o senza attenzione, ma tratto-da-una-altra-parte rispetto a qualcosa o qualcuno che si aspetta un po’ più di attenzione.

La tua lettera aperta, alla comunità e al parroco anche, ha una ragion d’essere profonda, che tu sei riuscito ad esprimere in questa maniera e che altri forse, pur desiderandolo, non sono riusciti a fare. La ragione sottostante la tua lettera è in verità la solitudine, la sensazione di essere abbandonati a sé stessi, la percezione di inutilità ed insignificanza che molte persone sentono sulla pelle, ma a volte anche le piccole comunità. La tua lettera senza saperlo, nella manifestazione di opinioni personali, esprime senza dubbio un modo di pensare più diffuso, più condiviso anche nei nostri piccoli paesini.

L’oggetto, allora, non pare solo una critica alla organizzazione della festa patronale di San Giovanni Battista che peraltro tu stesso hai saputo apprezzare nella celebrazione della S. Messa impreziosita dalla “bravura e dalle belle parole del don”, anche se ciò non è bastato ad elevare di tono quella domenica che doveva essere diversa. L’oggetto della tua lettera è l’esserti sentito quel giorno il fedele anonimo di una serie minore e se tu hai percepito questo, ancora di più devono averlo percepito gli abitanti di Sommaprada che per questa ragione non hanno in gran parte partecipato alla Messa del loro patrono. L’orario non ha favorito e molta indifferenza è stata la conseguenza della poca pubblicità data all’evento, determinata forse dal fatto che non era annessa alla festa religiosa del patrono anche la festa della amicizia e della convivialità a tavola, che è pure cosa buona.

Certo la tua convinzione che la festa patronale sia molto importante per la devozione a S. Giovanni che gli abitanti di Sommaprada portano, vorrei tanto fosse anche la mia. E forse è proprio perché non ho fatto abbastanza per coinvolgerli, per far venire allo scoperto questa devozione, per portarli dalle loro case alla chiesa, che ha impedito loro di sentirsi accolti, piuttosto che, tu dici, trascurati. Sì certo è proprio la distrazione del parroco la causa della conseguente distrazione dei fedeli rispetto al loro patrono.

Invero al parroco nei mesi di giugno, luglio e agosto è richiesto di partecipare in quanto parroco alla festa del Corpus Domini, alla festa patronale dei S.S. Gervasio e Protasio ad Ossimo Superiore, alla festa di S. Antonio a Sucinva, alla festa di S. Giovanni Battista a Sommaprada, alla festa patronale di Borno, alla festa patronale dei S.S. Pietro e Paolo di Villa, alla festa della Madonnina di Colere, alla Messa degli Alpini in Val Moren, alla festa degli Anziani di Laveno, alla festa dei S.S. Nazzaro e Celso a San Nazzaro, alla parte liturgica del Palio delle contrade di Borno, alla festa di S. Anna a Paline, alla festa di S. Cristina a Sommaprada, alla Messa degli Alpini “andati avanti” di Ossimo Superiore, alla festa annuale degli Alpini di Borno, alla Messa del Beato Innocenzo da Berzo all’Annunciata, alla Messa della festa di San Fermo a Borno, alla Festa dell’Assunta a Laveno, alla festa del Gruppo Alpini di Ossimo Superiore, alla Messa per la Madonnina di Lova, alla Messa in Val Moren a ricordo di “Carnera” che là morì. È probabile che alla fine mi confonda, mi dimentichi o trascuri qualcosa. Questa però non è una scusa e la tua non è affatto una polemica, bensì una giusta richiesta, perché la periferia è importante quanto il capoluogo, così ci ricorda Papa Francesco.

Quando iniziò il percorso della Unità Pastorale la prima richiesta, sempre rinnovata, che venne da Lozio fu di un prete residente. Una richiesta legittima, di cui però si conosceva già la risposta: nessun prete sarebbe venuto ad abitare a Lozio. Questa richiesta era un po’ come la tua lettera che dà voce a chi chiede legittimamente più di ciò che si riesce a dare, per ottenere almeno di non farsi dimenticare. Questo però come parroco devo onestamente dire che non è e non sarà mai così. Se per alcuni la risposta pragmatica verso ciò che è piccolo, poco numeroso, poco rispondente alle proposte è quella di ritirarsi dall’impegno ed offrire solo il minimo, così non pare a me, anche se poi non sempre all’intenzione seguono i frutti.

Allora, caro amico, ti ringrazio perché nel rilassamento che talvolta mi assale o nella tentazione di valutare le scelte col criterio dei numeri, le tue osservazioni mi mantengono desto, mi toccano come la spina nel fianco del mio orgoglio e mi spingono a cercare il meglio, anche se in solitudine tutto si fa più difficile da realizzare.

In situazioni come quella che tu mi hai offerto con questa lettera, la tentazione più forte è di rispondere togliendosi comunque qualche sassolino dalle scarpe, ma io non lo voglio fare. Penso sia meglio tenerli, anche se fanno un po’ male e pian piano farli diventare sabbia piuttosto che scagliarli contro qualche altro e ferire ancora di più. Spero convenga con me che è meglio costruire che distruggere e favorire magari occasioni di incontro e collaborazione tra il parroco e le nostre comunità parrocchiali, che separate non contano nulla ma in unità possono far emergere quella bontà di fondo e quella bellezza che pur nel poco le fa degne ancora di esistere. A risentirci di nuovo su queste pagine, o meglio dal vivo.

Don Francesco


Estate 2015


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copertina cuntomela

copertina

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Ha ricevuto il Battesimo

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