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Cüntòmela PER RIFLETTERE

Un cristianesimo superficiale per la nuova famiglia?

Arriva l’estate e l’argomento nella Chiesa non è quello delle vacanze bensì il prossimo Sinodo ordinario sulla famiglia, che i mezzi di comunicazione sociale hanno strabicamente focalizzato sul problema della comunione ai divorziati risposati e sugli omosessuali, trascurando altre tematiche fondamentali riguardo la bellezza della famiglia ed anche i suoi problemi.

In realtà l’obiettivo principale del Sinodo è quello di riaffermare il matrimonio tra un uomo e una donna come fondamento della Chiesa e della società civile, nonché di trovare il modo attuale per rivitalizzare l’annuncio di questa realtà essenziale per la vita di questa nostra umanità e per la nostra fede.

Per raggiungere questo scopo alcuni dicono che la Chiesa si dovrebbe aggiornare e soprattutto dovrebbe lasciar cadere gli impedimenti dottrinali che chiudono l’accesso all’Eucarestia i divorziati risposati.

Pare comunque chiaro che, seppure c’è incondizionata la volontà di venire incontro a coloro che presentano questa istanza, non si può tuttavia buttare a mare la dottrina perenne della Chiesa che si basa sull’insegnamento diretto di Gesù. Accoglienza pastorale e dottrina non possono, dunque, essere separate e men che meno contrapposte fra loro.

Perché emerge questo problema? Perché nasce questo fraintendimento che sembra imporre una scelta tra la misericordia, tanto affermata dal Papa, e la verità rivelata?

Il motivo di fondo è più evidente di quanto noi crediamo e solo un cieco può non vederlo: il problema è la profonda “scristianizzazione degli stessi cristiani” che per una pastorale più aperta ai desideri, affermati come diritti delle persone, chiedono di superare il fondamento della verità che viene da Gesù stesso. Questo vale per il tema dei divorziati risposati, ma tocca anche altri problemi sollevati dal Sinodo straordinario, come quelli per esempio delle coppie conviventi o della pastorale delle persone omosessuali.

In molti paesi soprattutto europei i cristiani sono ormai dei battezzati non credenti e non praticanti, che non accettano più la sostanza del cristianesimo e ciò produce un cambiamento di pensiero e di comportamento. Un segno eloquente è la conversione ad atteggiamenti fortemente egoistici verso il prossimo, la moltiplicazione degli aborti, la galoppante legislazione che in moltissimi paesi legalizza ormai l’eutanasia e il matrimonio gay, la amplissima possibilità e velocità nel divorziare. Questa situazione di “cristianesimo superficiale” svuotato della propria identità, provoca la richiesta di evoluzione della Chiesa verso un adattamento supino al mondo per seguire l’umore dei tempi piuttosto che la fedeltà al suo fondatore: Gesù.

In questa condizione di mentalità e cultura scristianizzata, dove anche la fede per molti cristiani è diventata “fai da te”, cosa fare? Stare nel mondo, senza essere del mondo ci ha insegnato Gesù.

La Chiesa perciò, più che adattarsi al mondo, deve ritrovare il suo spirito profetico. Deve essere aperta alla discussione col mondo, rispettando le opinioni altrui, ma senza farsi supina e muta davanti alle mode del tempo. Non deve diventare consenziente ai compromessi che chiedono di annacquare la verità rivelata, ma far riscoprire, almeno a chi vuole seguire il Signore, la bellezza dell’insegnamento di Gesù, il quale non ci ha mai indicato per la nostra vita mete scadenti e nemmeno ha voluto per i suoi discepoli un cristianesimo superficiale.

Don Francesco


Estate 2015


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