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Cüntòmela PER RIFLETTERE

VIAGGIO A CUBA E NEGLI STATI UNITI: Papa Francesco accolto come portatore di speranza

È stato un viaggio che ha avuto vasta eco nello scorso mese di settembre. La stampa internazionale ha trovato molto significativo il fatto che Papa Francesco sia giunto negli Stati Uniti provenendo da Cuba.

I primi tre giorni del viaggio pastorale del Papa infatti sono stati dedicati a Cuba. Si è trattato di una visita pastorale con momenti emozionanti con la popolazione dell’intera isola caraibica, in occasione del centenario della proclamazione della Madonna del Santuario del Cobre a patrona di Cuba.

È stata anche un’opportunità per mettere in risalto l’esempio di riconciliazione che Cuba e gli Stati Uniti stanno dando. Il processo di normalizzazione dei rapporti, intraprese con coraggio fra le due nazioni dopo sessanta anni d’inimicizia e di contrapposizione, è stato additato al mondo dal Papa come un bel segno del prevalere della cultura dell’incontro e del dialogo nella presente atmosfera di “terza guerra mondiale combattuta a pezzi” che, purtroppo, caratterizza il nostro tempo.

La visita pontificia è stata di grande sostegno per i cattolici, che sono stati incoraggiati a una vigorosa ripresa nella fedeltà ai valori e agli ideali cristiani. In particolare il Papa ha lasciato loro in consegna l’impegno a curare e amare la famiglia nella quale si impara la fraternità, la solidarietà, l’accoglienza della vita e il perdono.

I responsabili politici sono stati esortati dal Papa a sviluppare tutte le potenzialità della nazione cubana a servizio della giustizia, della pace, della riconciliazione e del benessere della popolazione.

In seguito negli Stati Uniti, paese che tanto deve al contributo dell’immigrazione, Papa Francesco si è presentato come figlio di immigrati, oltre che come figlio del medesimo continente. La prima tappa è stata Washington dove, nell’incontro alla Casa Bianca, il Papa ha messo al centro del discorso la libertà religiosa, la protezione dell’ambiente e la tutela dei più deboli.

Il giorno dopo per la prima volta nella storia un Papa ha parlato al Congresso Americano. Davanti ai parlamentari, dopo aver accennato che negli ultimi secoli milioni di persone sono giunte in terra americana per rincorrere il proprio sogno di costruire un futuro in libertà, ha invitato l’America a sognare il proprio avvenire; e a tale riguardo ha detto che una società politica ha futuro solo quando si sforza di soddisfare i bisogni comuni, stimolando la crescita di tutti i suoi membri, specialmente quelli in situazioni di maggiore vulnerabilità o rischio e quando sa andare avanti in uno spirito di fraternità e solidarietà, collaborando generosamente per servire e promuovere il bene della persona umana basato sul rispetto della dignità di ciascuno.

Parlando delle grandi sfide da affrontare e superare in questo nostro mondo di ingiustizie, di violenti conflitti, di odi e di brutali atrocità, il Papa ha toccato numerosi temi, dal corretto delle risorse naturali all’appropriata applicazione della tecnologia, allo spirito imprenditoriale, alla custodia del creato; ha auspicato l’abolizione della pena di morte e la fine del commercio delle armi; ha posto l’accento sull’importanza che sia ascoltata la voce della fede, che è una voce di fraternità e di amore, che cerca di far emergere il meglio in ogni persona e in ogni società.

E così ha concluso il suo discorso al Congresso: “Una nazione può essere considerata grande quando difende la libertà come ha fatto Lincoln; quando promuove una cultura che consenta alla gente di sognare pieni diritti per tutti come Martini Luther King ha cercato di fare; quando lotta per la giustizia e la causa degli oppressi, come Dorothy ha fatto col suo instancabile lavoro, frutto di una vita che diventa dialogo e semina pace nello stile contemplativo di Thomas Merton”.

Nella Messa, gremitissima di fedeli, nel Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione il Papa ha canonizzato un grande testimone della “Chiesa in uscita”, il francescano junipero Serra che fu massacrato nell’attuale California.

L’ultimo incontro del Papa a Washington è stato con un gruppo di 200 persone senza tetto, che il Santo Padre ha salutato con affetto, dicendo che niente giustifica la mancanza di una casa.

È quindi partito per New York, dove ha avuto particolare eco la visita all’ONU. Nel suo discorso il Papa ha indicato come priorità la salvaguardia dell’ambiente e la protezione dei deboli e dei poveri. Ha toccato i temi della guerra che è negazione di tutti i diritti, degli armamenti, del narcotraffico; ha reiterato i suoi appelli riguardo alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente e di alcuni paesi dell’Africa, in cui i cristiani sono perseguitati e soffrono violenze.

Ha poi citato le parole finali del discorso all’ONU di Papa Paolo VI: “Il pericolo non viene né dal progresso né dalla scienza: questi, se ben usati, potranno anzi risolvere molti dei problemi che assillano l’umanità. Il pericolo vero sta nell’uomo, padrone di sempre più potenti strumenti, atti alla rovina e alle più alte conquiste. In una parola, l’edificio della moderna civiltà deve reggersi su principi spirituali, capaci, non solo di sostenerlo, ma altresì di illuminarlo e di animarlo”.

Il vertice del viaggio è stato la città di Philadelphia, dove il Papa, in un’atmosfera di calorosa accoglienza e di straordinario entusiasmo, ha concluso l’ottavo incontro mondiale delle famiglie, ragione principale che aveva motivato questo viaggio.

Nella veglia di preghiera del sabato sera e nella grande messa di domenica 27 settembre, chiusura dell’incontro mondiale delle famiglie, il Papa ha parlato della bellezza e dell’importanza della famiglia, scuola dove si apprende quel patrimonio di valori fondamentali che ognuno si porta sempre con sé nella vita. Tra le frasi incisive del Papa ne cito due: “Difendiamo la famiglia, perché lì si gioca il nostro futuro”. E “Dio conceda a tutti di essere profeti della gioia della famiglia e dell’amore della famiglia”.

Card. Giovanni Battista Re


Discorso di Francesco al Sinodo della Famiglia

"Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino. In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano. Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni. Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi. Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell'anonimato. Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi. Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere. Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia. È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un'oasi nei recessi della nostra anima. È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti. È saper parlare di sé. È aver coraggio per ascoltare un "No". È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta. È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono. Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice. È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”. È avere il coraggio di dire: “Perdonami”. È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”. È avere la capacità di dire: “Ti amo”. Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice ... Che nelle tue primavere sii amante della gioia. Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza. E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo. Poiché così  sarai più appassionato per la vita. E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta. Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza. Utilizzare le perdite per affinare la pazienza. Utilizzare gli errori per scolpire la serenità. Utilizzare il dolore per lapidare il piacere. Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell'intelligenza. Non mollare mai... Non rinunciare mai alle persone che ami. Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!"


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