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Sommario

Cüntòmela con di TUTTO UN PO'

SOLIDARIETÀ O GIUSTIZIA?

- Non c'è lavoro neanche per noi...
- Vengono qui solo per rubare e combinare guai!
- Se è vero che li permettono di venire sono dei matti. Non pensano al danno che subirà l'immagine turistica di Borno!
- Auguro a quell'albergo che li ospiterà di fallire...
- Sicuramente non permetterò più alle mie figlie di uscire di casa da sole!

Più o meno sono state queste alcune frasi che una mamma mi ha detto con una certa foga quando, nelle prime settimane della scorsa estate, si era sparsa la voce che un albergatore avrebbe fatto venire nel nostro paese una trentina di immigrati. La notizia trasmessa anche da Teleboario e dai giornali locali ha scatenato tanto nelle piazze reali quanto in quelle virtuali (social network) – che in fondo sono reali e possono far danno almeno quanto le chiacchiere da bar – discorsi e ragionamenti su cui è bene stendere un velo vergognoso oltre che pietoso.

Rivelatasi la notizia poco meno di una bufala, di immigrati a Borno non se ne sono visti. I nostri animi si sono rasserenati e le strade del paese sono state affollate da molti turisti, arrivati dalle città forse più per sfuggire all'eccezionale caldo di quest'estate che per le nostre capacità di accoglienza turistica.

Quello degli immigrati è certamente un problema molto grosso, serio e che sicuramente richiederà sempre più impegno da parte di tutti.

Nei giorni (settembre) in cui sto scrivendo queste righe, gli organismi internazionali prevedono che con la crisi della Siria nel 2015 potrebbero arrivare qui in Europa un milione di persone.

È una cifra che fa impressione ma, a fronte di una popolazione europea ben oltre il mezzo miliardo di individui, gridare all'invasione forse è un tantino azzardato.

A nostra parziale discolpa possiamo invocare la miseria umana, prima ancora che intellettuale, di certi politicanti e giornalisti-pennivendoli che sanno sollecitare solo le paure, gli istinti più bassi e gli egoismi che ognuno di noi si porta dentro, per racimolare qualche consenso.

Per la verità pure quelli che si riempiono la bocca di mondialità, di accoglienza dei poverini inneggiando alla multiculturalità, alla fine usano immagini più o meno commuoventi, omettendo i problemi che da sempre accompagnano la convivenza umana: Caino e Abele erano fratelli, figuriamoci chi non lo è.

Accanto a tante chiacchiere, tuttavia, ho avuto la fortuna anche di ascoltare la semplice testimonianza di una persona che, trovandosi vicino a Brescia nell'ora di pranzo, all'entrata di una trattoria ha incontrato uno di questi extracomunitari che gli chiedeva qualche euro per un panino. Il nostro compaesano lo ha invitato a sedersi con lui allo stesso tavolo. Recatosi dai due clienti mal assortiti, il ristoratore ha istintivamente chiesto al connazionale se colui che gli era di fronte lo importunasse. Quando è venuto il momento di pagare il conto lo stesso ristoratore ha insistito per condividere il pranzo dell'ospite, cosi il bornese anziché due, ha pagato il prezzo di un pranzo e mezzo.

Sono queste, a mio parere, le vere radici cristiane e umane della gente, sono questi i vissuti che, pur non eliminando i problemi, certamente mettono in moto nuova speranza. A me piace pensare che in fondo anche quella mamma che durante il telegiornale sbraita contro i negri che vengono qui solo a mangiare a sbafo con i soldi delle nostre tasse (e per questo quindi abbiamo un'altra buona scusa per continuare magari ad evaderle), se si trovasse di fronte una di quelle famiglie sfinite che vediamo sbarcare in Sicilia, sarebbe la prima a cucinare e ad offrir loro un piatto di pasta.

A parole, però, (solo a parole per fortuna) a volte sembriamo più spietati degli stessi terroristi dell'Isis. Liquidiamo come “chiacchiere vane e da intellettualoidi” qualsiasi considerazione sul fatto che, forse, tutta questa emigrazione dai paesi poveri è stata provocata anche da noi europei e americani che, con le stramaledette multinazionali e la connivenza prezzolata di dittatori e capetti locali, continuiamo a spogliargli di risorse e di speranza. E se qualcuno ci chiede come facciamo ad essere sicuri che quasi tutti (un minimo dubbio dobbiamo pur concedercelo) gli immigrati sono sporchi, pericolosi, approfittatori e delinquenti, senza batter ciglio rispondiamo: “Io lo so perché è così e basta!”

La persona che mi ha dato questa risposta, un momento dopo si è leggermente ammorbidita, concludendo che sì, anche per lei umanità, solidarietà, generosità sono cose belle, ma in tempi di crisi è giusto e sacrosanto pensare prima di tutto a noi stessi e ai nostri!!! Sorvolando cosa si intenda con questi “nostri”, l'idea appare chiara e ragionevole: preoccupiamoci prima di aver piene la nostra pancia e le nostre tasche, poi, per non annoiarci troppo, possiamo fare anche un po' di beneficenza, ovviamente a chi la merita.

Peccato, però, che già l'Antico Testamento si discosti un pochino dalla mentalità delle dame della carità dell'800 e associ sempre misericordia, ospitalità dello straniero, aiuto al povero non ai buoni sentimenti, ma al “fare la giustizia”.

E il Vangelo rincara la dose avvertendoci che se la nostra giustizia non andrà oltre il puro calcolo dei ben (o male) pensanti, non entreremo nel regno di Dio e quindi, probabilmente, non costruiremo neanche quello autenticamente umano.

Franco


Natale 2015


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