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Sommario

Cüntòmela PER RIFLETTERE

POLITICAMENTE SCORRETTO
O capiamo o moriamo

Come non condividere queste riflessioni di Mario Adinolfi sui fatti di Parigi. Ben lontano dal fomentare avversione e ostilità contro il mondo islamico, Adinolfi pone noi occidentali e in gran parte ex credenti di fronte al problema della inconsistenza della moderna proposta culturale e al problema dello svuotamento dei valori religiosi fondanti la nostra millenaria civiltà, che ha come conseguenza il diventare la nostra Europa terra da conquistare dall’interno con il diritto e da convertire dall’esterno con la violenza all’Islam. Il dato più preoccupante è la lettura “politicamente corretta” che da noi si dà agli eventi. Tutto ciò implica un “non voler pensare” nel senso di non voler riflettere e capire in profondità lo stato delle cose, condannandoci all’inerzia, al chiacchiericcio, o peggio ancora a risposte violente che non sono diverse da quelle degli aggressori. Allora o capiamo o comunque moriamo.

Don Francesco


Sui fatti di Parigi la lettura obbligatoria del politicamente corretto è: con quanto è avvenuto l’Islam non c’entra niente, non bisogna ragionare sul piano religioso, non è una guerra di civiltà, sono solo dei pazzi criminali che operano dentro una guerra di natura ideologica, politica, economica, noi alla fine vinceremo perché siamo il bene che contrasta il male.

Ecco. Tutto questo, tutto quello che vi stanno tentando di inculcare in testa attraverso questa lettura tranquillizzante, è falso. L’Islam c’entra e eccome se c’entra, quelli sono assassini ma non pazzi, uccidono e si fanno uccidere nel nome di un progetto religioso: imporre l’Islam e il Califfato islamico ovunque assoggettando o eliminando gli “infedeli”. Ideologia, politica ed economia sono conseguenze di questa premessa religiosa che individua nei “crociati” i nemici da uccidere e in Roma il prossimo territorio da mettere a ferro e fuoco, per ragioni appunto religiose. Roma sarà colpita come capitale della cristianità (è indicata esplicitamente come obiettivo nella rivendicazione dei fatti francesi) così come Parigi viene colpita in quanto “capitale della perversione” e ancora una volta tutto questo è dentro un impianto di natura religiosa. E questa guerra viene combattuta tutta soprattutto dentro l’Islam per raggiungere un’egemonia che il Califfato vuole conquistare presentando come biglietto da visita la violenza più efferata ed efficace contro i “crociati”, in maniera da sollevare le masse islamiche contro l’Occidente e contro i nemici interni all’Islam stesso, facendo di Al Baghdadi, il capo dell’Isis il punto di riferimento religioso (e di conseguenza anche politico ed economico) di un territorio sconfinato che è l’erigendo Stato Islamico.

Stiamo comprendendo queste dinamiche? Abbiamo il coraggio di fare un’analisi politicamente scorretta della natura stessa della religione islamica? Sappiamo che il Corano come Libro Sacro direttamente dettato da Allah attraverso l’Angelo al Profeta non è interpretabile ma solo applicabile fondandosi sulla lettura letterale e questo dà formidabile forza agli imam che predicano l’odio e la jihad come guerra “santa” contro gli infedeli?

Ovviamente centinaia di milioni di islamici vogliono solo vivere in pace, sono “moderati” come piace dire agli analisti del politicamente corretto. Ma avete sentito voci della predicazione islamica levarsi contro gli attentati di Parigi? Abbiamo sentito un Papa Francesco incredulo, con la voce rotta. Vi ricordate parole analoghe provenienti da qualche imam? Sotto la cenere del mondo islamico cova un sentimento anti-occidentale fortissimo.

I nostri valori non sono i loro valori. Li contestano. Li disprezzano. Alcuni, li odiano. E poi, quali valori? Per che cosa e per chi noi saremmo disposti a morire? Abbiamo preso un crocifisso e l’abbiamo immerso nel piscio e abbiamo detto che è opera d’arte, e tutta la cultura ad applaudire il segno della modernità. Ad una scuola è stato vietato di andare a una mostra sulla “bellezza divina” per non “turbare i non cattolici”.

La nostra libertà, unica trave a cui rimaniamo appesi quando ci chiedono in che valori crediamo, è diventata una sorta di licenza di fare un’idiozia dopo l’altra, non capendo che abbiamo bisogno di un orizzonte di senso, altrimenti il bacio diabolico ci travolgerà davvero. O capiamo o moriamo.

Capire vuol dire spingere l’Islam verso quel territorio di incontro con la ragione che sta caparbiamente rifiutando. Significa ripartire dal contrastatissimo discorso di Papa Benedetto XVI a Ratisbona, che invece era un discorso profetico: l’Islam deve seguire il percorso già compiuto dal cristianesimo, che non ha temuto la sfida della modernità, dell’illuminismo, della ragione.

L’ha raccolta e anche attraverso di essa ha saputo rafforzarsi, rinunciando per sempre a coltivare qualsiasi opzione di natura violenta e diventando punto di riferimento per l’uomo alla ricerca di armonia e pace.

Certo un Occidente totalmente scristianizzato, che perde il rispetto per i propri stessi valori fondanti, che non riesce neanche a determinare i contorni della propria identità è un avversario che sarà travolto dal ferro e dal fuoco di una marea montante di giovani che hanno in odio la nostra opulenza e la nostra mancanza di coraggio.

A Parigi c’è chi risponde suonando Imagine di John Lennon per strada al pianoforte, una canzone che inneggia alla cancellazione delle religioni. Non abbiamo veramente capito. Proprio di religione dovremmo oggi parlare, del rapporto tra io e Dio. Tutto il resto, le nostre chiacchiere, la nostra paccottiglia ideologica fatta di canzonette e falsi miti di progresso, la nostra colossale incapacità di comprendere il sacro e dunque anche di vedere quanto un fenomeno di incredibile crudeltà è intessuto di motivazioni religiose, insomma la nostra ormai consolidata inabilità a analizzare e capire, rischia di condannarci sul serio. Allora o capiamo o moriamo.

Mario Adinolfi - La Croce quotidiano.it


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