Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno Parrocchia san Giovanni Battista - Borno

Sommario

La parola del PARROCO

NATALE: UN UNICO AMORE OFFERTO A TUTTI GLI UOMINI

don francesco

I fatti di Francia che hanno segnato indelebilmente questi giorni, saranno difficili da dimenticare ed, ancora di più, segneranno di dubbio e paura anche i giorni del Natale del Signore.

Eppure, nel cuore dell’uomo c’è il desiderio di Dio e, credo che pur tra tante incertezze e timori, ancora andremo a cercarne con fatica i segni, oltre l’irrazionalità e la ferocia degli atti terroristici, oltre la risposta vendicativa e giustizialista di chi, con la stessa violenza, vuole risolvere i problemi della diversità culturale e religiosa. Difficile però sarà trovare una risposta, se noi stessi non andremo prima all’origine del nostro esistere, del nostro cercare Dio e del voler imporre la nostra idea di Dio.

La violenza, anche religiosa, non nasce infatti da Dio, ma dal voler imporre l’idea di Dio che ci siamo fatti. All’inizio non c’è una idea, bensì un fatto. Prima ancora di ciò che abbiamo conosciuto di Dio, c’è Dio stesso, c’è il mistero di Lui Creatore, che ha amato, cercato, parlato, guidato noi uomini in molte maniere e poi si è fatto conoscere al mondo, nella nostra umanità, nella Incarnazione del Figlio. Dio per primo ci è venuto incontro e noi lo abbiamo potuto riconoscere perché egli ci ha trovati.

All’origine di ogni esperienza di fede c’è sempre la Grazia che proviene da Dio e che si espande su ogni uomo. Ed è qui la notizia bella e consolante: Dio viene per tutti, tutti ama e a tutti porta la salvezza. Niente impedisce all’uomo di andare incontro al Signore anzi, di accogliere e riconoscere la venuta del Signore perché Lui è già all’opera tra noi, è già immerso nel cuore della nostra turbolenta storia, nei fatti lieti e drammatici che accadono intorno a noi. Ed anche se sembra non vediamo quasi nulla, quando cadono le barriere e si infrangono gli ostacoli alla fraternità tra gli uomini, allora cominciano a manifestarsi i segni della Grazia divina che era già in azione.

Dopo il Natale celebreremo la festa della Epifania del Signore. Questa festa è per noi il segnale che non bisogna lasciare prevalere il pessimismo di fronte alla distruzione del desiderio di fraternità degli uomini, ma anzi bisogna ravvivare lo slancio verso la comune meta della salvezza che è offerta a tutti da Cristo Signore. Ecco che allora diventa chiaro il compito dei cristiani verso chi non conosce Dio, chi lo ha dimenticato, chi lo cerca con fatica ed anche verso chi lo usa come giustificazione per uccidere: far conoscere il Salvatore, condurre a Lui chi desidera incontrarlo, mostrare la bellezza della fede cristiana, offrire l’amore di cui noi godiamo, perché già siamo stati amati. È il compito missionario che scaturisce dal Natale e dalla festa dell’Epifania, festa delle genti.

L’impegno per l’unità dei cristiani, di cui in gennaio si celebra l’ottavario di preghiera, ci aiuterà ad avere rispetto per tutti coloro che, cristiani, non condividono totalmente con noi la stessa fede, ma anche per tanti altri che professano una religione diversa dalla nostra. Prepariamoci ad accogliere Gesù unico Salvatore del mondo in mezzo a persone che forse, proprio per questa accoglienza, ci disprezzano, ci odiano e possono arrivare ad ucciderci.

In futuro sempre più saremo sotto gli occhi del mondo non cristiano perché andiamo verso una società multirazziale, multietnica, multi religiosa: facciamo dunque in modo che possa esso scorgere in noi la stessa luminosità della stella che guidò i Magi a Betlemme, proprio nella fedeltà alla nostra fede, vissuta con autenticità, con eroicità e forse anche martirio, giorno per giorno. Sarà il modo concreto di prolungare nel tempo la festa del Natale e dell’Epifania, diventando noi stessi manifestazione di Gesù, il Signore, Salvatore del mondo.

Don Francesco


Natale 2015


Cüntòmela PER RIFLETTERE

VIAGGIO A CUBA E NEGLI STATI UNITI: Papa Francesco accolto come portatore di speranza

È stato un viaggio che ha avuto vasta eco nello scorso mese di settembre. La stampa internazionale ha trovato molto significativo il fatto che Papa Francesco sia giunto negli Stati Uniti provenendo da Cuba.

I primi tre giorni del viaggio pastorale del Papa infatti sono stati dedicati a Cuba. Si è trattato di una visita pastorale con momenti emozionanti con la popolazione dell’intera isola caraibica, in occasione del centenario della proclamazione della Madonna del Santuario del Cobre a patrona di Cuba.

È stata anche un’opportunità per mettere in risalto l’esempio di riconciliazione che Cuba e gli Stati Uniti stanno dando. Il processo di normalizzazione dei rapporti, intraprese con coraggio fra le due nazioni dopo sessanta anni d’inimicizia e di contrapposizione, è stato additato al mondo dal Papa come un bel segno del prevalere della cultura dell’incontro e del dialogo nella presente atmosfera di “terza guerra mondiale combattuta a pezzi” che, purtroppo, caratterizza il nostro tempo.

La visita pontificia è stata di grande sostegno per i cattolici, che sono stati incoraggiati a una vigorosa ripresa nella fedeltà ai valori e agli ideali cristiani. In particolare il Papa ha lasciato loro in consegna l’impegno a curare e amare la famiglia nella quale si impara la fraternità, la solidarietà, l’accoglienza della vita e il perdono.

I responsabili politici sono stati esortati dal Papa a sviluppare tutte le potenzialità della nazione cubana a servizio della giustizia, della pace, della riconciliazione e del benessere della popolazione.

In seguito negli Stati Uniti, paese che tanto deve al contributo dell’immigrazione, Papa Francesco si è presentato come figlio di immigrati, oltre che come figlio del medesimo continente. La prima tappa è stata Washington dove, nell’incontro alla Casa Bianca, il Papa ha messo al centro del discorso la libertà religiosa, la protezione dell’ambiente e la tutela dei più deboli.

Il giorno dopo per la prima volta nella storia un Papa ha parlato al Congresso Americano. Davanti ai parlamentari, dopo aver accennato che negli ultimi secoli milioni di persone sono giunte in terra americana per rincorrere il proprio sogno di costruire un futuro in libertà, ha invitato l’America a sognare il proprio avvenire; e a tale riguardo ha detto che una società politica ha futuro solo quando si sforza di soddisfare i bisogni comuni, stimolando la crescita di tutti i suoi membri, specialmente quelli in situazioni di maggiore vulnerabilità o rischio e quando sa andare avanti in uno spirito di fraternità e solidarietà, collaborando generosamente per servire e promuovere il bene della persona umana basato sul rispetto della dignità di ciascuno.

Parlando delle grandi sfide da affrontare e superare in questo nostro mondo di ingiustizie, di violenti conflitti, di odi e di brutali atrocità, il Papa ha toccato numerosi temi, dal corretto delle risorse naturali all’appropriata applicazione della tecnologia, allo spirito imprenditoriale, alla custodia del creato; ha auspicato l’abolizione della pena di morte e la fine del commercio delle armi; ha posto l’accento sull’importanza che sia ascoltata la voce della fede, che è una voce di fraternità e di amore, che cerca di far emergere il meglio in ogni persona e in ogni società.

E così ha concluso il suo discorso al Congresso: “Una nazione può essere considerata grande quando difende la libertà come ha fatto Lincoln; quando promuove una cultura che consenta alla gente di sognare pieni diritti per tutti come Martini Luther King ha cercato di fare; quando lotta per la giustizia e la causa degli oppressi, come Dorothy ha fatto col suo instancabile lavoro, frutto di una vita che diventa dialogo e semina pace nello stile contemplativo di Thomas Merton”.

Nella Messa, gremitissima di fedeli, nel Santuario Nazionale dell’Immacolata Concezione il Papa ha canonizzato un grande testimone della “Chiesa in uscita”, il francescano junipero Serra che fu massacrato nell’attuale California.

L’ultimo incontro del Papa a Washington è stato con un gruppo di 200 persone senza tetto, che il Santo Padre ha salutato con affetto, dicendo che niente giustifica la mancanza di una casa.

È quindi partito per New York, dove ha avuto particolare eco la visita all’ONU. Nel suo discorso il Papa ha indicato come priorità la salvaguardia dell’ambiente e la protezione dei deboli e dei poveri. Ha toccato i temi della guerra che è negazione di tutti i diritti, degli armamenti, del narcotraffico; ha reiterato i suoi appelli riguardo alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente e di alcuni paesi dell’Africa, in cui i cristiani sono perseguitati e soffrono violenze.

Ha poi citato le parole finali del discorso all’ONU di Papa Paolo VI: “Il pericolo non viene né dal progresso né dalla scienza: questi, se ben usati, potranno anzi risolvere molti dei problemi che assillano l’umanità. Il pericolo vero sta nell’uomo, padrone di sempre più potenti strumenti, atti alla rovina e alle più alte conquiste. In una parola, l’edificio della moderna civiltà deve reggersi su principi spirituali, capaci, non solo di sostenerlo, ma altresì di illuminarlo e di animarlo”.

Il vertice del viaggio è stato la città di Philadelphia, dove il Papa, in un’atmosfera di calorosa accoglienza e di straordinario entusiasmo, ha concluso l’ottavo incontro mondiale delle famiglie, ragione principale che aveva motivato questo viaggio.

Nella veglia di preghiera del sabato sera e nella grande messa di domenica 27 settembre, chiusura dell’incontro mondiale delle famiglie, il Papa ha parlato della bellezza e dell’importanza della famiglia, scuola dove si apprende quel patrimonio di valori fondamentali che ognuno si porta sempre con sé nella vita. Tra le frasi incisive del Papa ne cito due: “Difendiamo la famiglia, perché lì si gioca il nostro futuro”. E “Dio conceda a tutti di essere profeti della gioia della famiglia e dell’amore della famiglia”.

Card. Giovanni Battista Re


Discorso di Francesco al Sinodo della Famiglia

"Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino. In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano. Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni. Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi. Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell'anonimato. Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi. Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere. Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia. È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un'oasi nei recessi della nostra anima. È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti. È saper parlare di sé. È aver coraggio per ascoltare un "No". È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta. È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono. Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice. È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”. È avere il coraggio di dire: “Perdonami”. È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”. È avere la capacità di dire: “Ti amo”. Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice ... Che nelle tue primavere sii amante della gioia. Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza. E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo. Poiché così  sarai più appassionato per la vita. E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta. Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza. Utilizzare le perdite per affinare la pazienza. Utilizzare gli errori per scolpire la serenità. Utilizzare il dolore per lapidare il piacere. Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell'intelligenza. Non mollare mai... Non rinunciare mai alle persone che ami. Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!"


Natale 2015


LA SANTA FAMIGLIA DIMENTICATA

La prima domenica dopo Natale si celebra la festa della Santa Famiglia e la liturgia ci fa subito incontrare con Gesù giovinetto, che con i genitori è in pellegrinaggio a Gerusalemme e con un ruolo che lo coinvolge in prima persona, insieme con Maria e Giuseppe. In questo fatto emerge bene il segno della profonda religiosità della Santa Famiglia, una famiglia reale, umile, ma dignitosa e soprattutto una famiglia consapevole della necessità di affidarsi al Signore, chiedendo col pellegrinaggio della fede la protezione divina.

Gesù stesso in quella occasione sorprende tutti perché mentre gli altri della carovana hanno già preso la via del ritorno egli è rimasto a Gerusalemme, a disputare con i dottori nel tempio. Emerge in quell’episodio la grande sapienza del dodicenne Gesù, ma anche la consapevolezza della missione non comune che gli si prepara davanti. La risposta brusca ai genitori preoccupati fa comprendere da un lato il grande senso di responsabilità di Maria e Giuseppe verso quel figlio, ma dall’altro anche la coscienza che bisogna aprirsi al mistero e dare al figlio la possibilità di rispondere alla chiamata più alta del Padre suo. Il ritorno a Nazaret non dice di un Gesù ribelle ai genitori, ma lo mostra invece capace di ubbidienza, di ascolto e maturazione verso l’età adulta, preparata dall’educazione dei genitori e raggiunta corrispondendo all’azione divina, come vuole il suo crescere “in sapienza, età e grazia”.

Ora alcune considerazioni si possono fare pensando al rapporto tra i genitori di Gesù ed il loro figlio, rapporti che possono certo illuminare l’azione di tanti papà, mamme e figli anche oggi.

famiglia

Maria e Giuseppe conducono Gesù a Gerusalemme in pellegrinaggio esprimendo concretamente il senso ed il valore della religiosità famigliare. In famiglia infatti si devono trasmettere le verità della fede, si devono insegnare gli atti della fede, si deve poter fare esperienza di affidamento e di risposta al Dio che possiede la nostra vita. Gesù che discute con i dottori al tempio mostra una conoscenza profonda delle verità divine ed una famigliarità tale da permettergli di parlare liberamente con i sapienti del tempio. Quello che egli intesse è una specie di dialogo catechistico, dove ciò che gli è stato insegnato e che ha imparato in famiglia, viene verificato nel dialogo franco ed aperto con chi si presumeva ne sapesse di più.

Dopo il ritrovamento da parte dei genitori del dodicenne Gesù, la sua risposta alla madre lascia intendere che Egli ha una vocazione a cui dare risposta, come ce l’hanno i genitori verso di lui, una vocazione che rimane la stessa per Maria e Giuseppe, ma che cambia nelle forme man mano che Gesù cresce in età, sapienza e grazia.

Cosa ci suggerisce questo quadro famigliare?

Anzitutto la cura integrale dei genitori verso Gesù. Non è cresciuto solo perché hanno nutrito il suo corpo, ma anche perché hanno nutrito la sua mente e la sua anima, trasmettendo i fondamentali valori della vita e della fede. Fa riflettere invece il vuoto presente in tantissime famiglie dove la cura dei figli si esaurisce nel dare loro cibo abbondante, vestiti alla moda, distrazioni sportive senza limiti, oggetti di alta tecnologia compensativi di altre mancanze, pensando che questi figli siano dei come dei contenitori porta giocattoli da riempire, piuttosto che scrigni misteriosi dai quali far emergere le gemme più preziose.

Riguardo alla fede poi, c’è un generale imbarazzo nei genitori, non solo quando tradizionalmente inizia la preparazione catechistica dei nostri ragazzi, ma anche sulla reale importanza da dare alla comunicazione della fede ai figli. In moltissimi genitori sembra evidente la scarsa, se non la assoluta irrilevanza del fatto religioso, per sé stessi e di conseguenza anche per i figli. Ciò che ne viene è la trascuratezza nel trasmettere le fede in famiglia, nell’insegnare la preghiera ai figli, nello spiegare la necessità della partecipazione alla celebrazione dei sacramenti, Eucarestia e Confessione soprattutto, e poi la paura di fronte a domande circa la morte, la vita eterna, il paradiso, l’inferno.

Gesù che discute con i dottori del tempio mostra un dodicenne capace di tenere banco con gli esperti delle Scritture. Certo i nostri ragazzi mai potrebbero competere con Gesù, non tanto perché non sia data loro la possibilità, quanto per l’ignoranza della fede, che invece di sciogliersi pare accumularsi nel corso degli anni del catechismo, sintomo drammatico e preoccupante della scarsa incisività della catechesi che si attua nelle nostre parrocchie. Bisogna prendere coscienza che la fede non si conosce sui libri, ma nell’esperienza viva delle persone che si propongono come guide, siano esse catechisti, sacerdoti, religiosi o laici, genitori e famigliari dei nostri ragazzi compresi.

Il catechismo nella mentalità di troppi si è ridotto a comunicazione di nozioni e molti genitori, che non vogliono sia più di questo, trascurano volutamente la parte liturgico celebrativa della catechesi cioè la Messa e la parte operativa delle scelte di vita concrete, cioè la morale, insegnata ai propri figli con convinzione. Ma se la comunicazione della fede è questo allora tutto crolla appena si spegne il sentimentalismo che accompagna la celebrazione dei sacramenti più importanti.

Non è il sentimento che fa attivo un sacramento, ma la coscienza che in esso agisce la Grazia di Dio che nutre e mantiene in vita la nostra fede. Eppure molti sembrano ciechi o indifferenti a questo, ma la realtà è sotto gli occhi di tutti e a nulla valgono i piagnistei sul fatto che i nostri ragazzi non vengono più a Messa e abbandonano la fede, perché la verità è che la fede non l’hanno mai ricevuta, né nelle nostre famiglie e neppure nelle aule di catechismo delle nostre parrocchie.

E il ritorno a casa dopo il pellegrinaggio a Gerusalemme lascia intravedere in Maria e Giuseppe una sorta di smarrimento interrogativo, quasi che si chiedessero tra loro due “...e adesso cosa facciamo con questo figlio…” una domanda che non so se i genitori delle nostre parrocchie si sono mai posti seriamente con i propri figli. Si sono mai chiesti papà e mamme di fronte a questi ragazzi che crescono e sembrano rivoltarsi davanti ad ogni cosa che sembrava certa, “cosa dobbiamo fare per il bene di questo nostro figlio…”? Quali risposte alle loro provocazioni hanno ricevuto questi figli?

Mi sa che sono poche, perché è sotto gli occhi di tutti che per evitare lo scontro o per l’incapacità a sostenere un dialogo alla pari, su cose veramente serie, tantissimi genitori hanno lasciato le briglie sciolte ed abbandonato a se stessi i figli proprio nel momento in cui loro cercavano un freno alla esuberanza della crescita. Sono caduti così ad uno ad uno tutti i punti fermi che a parole sembravano incrollabili ed il primo a cadere è stato proprio l’impegno riguardo alla fede. Non ho mai visto un genitore che a fronte di tante imposizioni e costrizioni diverse, abbia insistito un po’ più che blandamente sulla fedeltà agli obblighi legati ai sacramenti, chiesti e pretesi per i figli, senza però crederci loro stessi per primi.

È la grande menzogna di tanti adulti che finché hanno avuto i figli piccoli si sono adattati a malincuore, non aspettando altro che gli anni del catechismo finissero, per fare poi quello che gli pareva, finalmente liberi. Così si esprimono tante mamme al bar, mentre aspettano che il figlio esca dalla Messa.

Povera Santa Famiglia, hai avuto la grazia di ricevere in dono Gesù stesso, ma non sei più certamente un modello di riferimento, anzi non seguire il tuo esempio appare un punto a favore dell’essere moderni, un vanto per i genitori di oggi. Nessuno credo voglia il male dei propri figli, ma stante così le cose che “Dio abbia misericordia di noi” per il futuro.

Don Francesco


Natale 2015


Cüntòmela PER RIFLETTERE

DIO O NIENTE
La lezione all'Europa del cardinale Sarah

Dio o niente è il titolo del libro-intervista del cardinale africano Robert Sarah uscito in Italia a settembre, in cui egli risponde alle tante domande del giornalista francese Nicolas Diat sui principali temi della fede cattolica, della crisi che la stessa fede sta attraversando e del suo futuro. Con chiarezza, umiltà e spiritualità il cardinale esprime il nocciolo del suo pensiero, che ciò possa dare fastidio o meno a chi legge. In ogni caso, fa nascere un sacco di domande! Un libro “graffiante, commuovente, tonificante”. Se volete approfondire, vi lascio alla lettura della recensione di Francesco Agnoli, che ho trovato, dopo aver letto il libro, chiara ed illuminante.

Emilia


Robert Sarah è un cardinale africano particolarmente stimato da Benedetto XVI ed anche da papa Francesco, che infatti lo ha nominato prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti il 3 novembre 2014.

Oltre ai temi, il libro incuriosisce anche per lo stile, dove si ha davvero la percezione, come scrive il giornalista francese che lo ha intervistato, Nicolas Diat: «… di trovarsi al cospetto di un uomo di Dio». Non un manifesto di un esponente di spicco fra gli ecclesiastici africani, fautori dell’indissolubilità matrimoniale e avversi al gender, bensì l’aspetto, l’atteggiamento, il parlare, di un uomo libero, che si misura con la verità del Vangelo e del magistero, e non con i calcoli del mondo.

Ciò che dice Sarah, è anzitutto, che la fede non è negoziabile: tutto sta o cade sulla nostra fede in Cristo. “Dio o niente”, può anche essere sviluppato ulteriormente: “Dio, o tutto, o niente. Non si prende a pezzi”. É il principio delle fede in se stessa. O ci fidiamo di Lui, o non ci fidiamo. O crediamo che la sua verità e il suo amore ci salvino, o non ci crediamo. Le vie di mezzo non sono possibili. Non lo sono, almeno, nei momenti decisivi, in quelli delle scelte difficili, importanti.

Un figlio, o lo si ama, o non lo si ama. Se lo sia ama a giorni, se lo si ama quando si comporta in un certo modo, e non in un altro, allora non lo si ama davvero. Così la moglie, gli amici… Così Dio. 

L’ottica con cui Sarah argomenta è quella di un cristiano africano. Sarah non appartiene alla vecchia Europa, un tempo cristiana, ed oggi impegnata a smontare, pezzo per pezzo, la sua storia e la sua fede, ponendo qualcosa in soffitta, con cautela e un po’ di finto riguardo, e buttando altro, con rabbia, nell’immondizia. Appartiene ad un Continente che ha cominciato a conoscere il cristianesimo solo poche decine di anni fa, soprattutto grazie ad un santo italiano, Daniele Comboni. Lì la Chiesa assomiglia a quella dei primi secoli: cresce, conquista spazi, mossa dall’entusiasmo dei nuovi adepti. L’africano che si avvicina a Cristo vede in lui, come i pagani romani, un Liberatore, dalla paura dell’astrologia e della magia, dalla paura dei morti che ritornano, dei riti tenebrosi che ancora caratterizzano molta religiosità africana.

Cristo, figlio di Dio, fratello degli uomini, è una rivelazione impetuosa, per chi ha sempre concepito la divinità come una forza capricciosa, minacciosa, incomprensibile, vendicativa. E poi gli africani toccano con mano gli effetti liberanti dell’insegnamento di Cristo: della sua idea di perdono e di fratellanza, in un Continente di lotte tribali e di vendette simili alle antiche faide; della sua idea di famiglia, in un paese in cui la donna è stata spesso trattata, come scriveva Daniele Comboni, come una pecora da comperare o da vendere, e l’uomo ha concepito per millenni la sua mascolinità come licenza e potere, invece che come servizio. Sarah lo fa capire chiaramente: il matrimonio indissolubile è in Africa un grande, irrinunciabile, annuncio, perché propone apertamente l’alleanza tra l’uomo e la donna, valorizzando la donna e responsabilizzando l’uomo; perché dice ad entrambi che sono fatti per l’amore, l’amore vero, l’amore fedele, e che ciò è possibile.  

card. Sarah

Le società che hanno futuro sono quelle che credono, amano e sperano. Non quelle impegnate a demolire l’idea stessa della possibilità dell’amore, della fedeltà, della costanza. Sono quelle in cui i legami buoni sono riconosciuti come tali, indicati, auspicati, cercati. 

Sarah, inoltre, non vuole assolutamente omettere di ricordare tutta intera la grandezza del messaggio evangelico: messaggio di Verità, perché la Verità è la prima Carità; messaggio di Carità, perché la Verità esiste davvero solo nell’Amore, nella delicatezza, nel suo ancoraggio ad un Dio che è insieme, appunto, Logos ed Amore.

Qual è, infatti, la tentazione del cristiano occidentale? Svendere passo passo la fede, i suoi contenuti, di fronte alla corrosione esercitata della cultura dominante. E questa svendita, questo graduale disarmo, questo adeguarsi alla mentalità mondana, è bene presentarlo, a sé, agli altri, con un bel vestito: non come un cedimento, una mancanza di fiducia, ma come un aggiornamento; come fosse dettato non dalla disperazione, dalla sfiducia, ma dalla misericordia, dalla tolleranza, dalla “apertura”. 

Misericordia è educare, perdonare, curare, rialzare, con carità ammonire e rimproverare; è sia curare, che prevenire; sia curare, che, poi, rimettere in piedi. Sarah, come in generale gli africani, lo ha chiaro nella testa, perché la società africana lo mostra con evidenza: c’è, in quel grande Continente, un mondo di povertà, di poligamia, di aids, di bambini orfani, di stregoneria, di vendetta… e c’è un mondo di giovani che abbandonano le superstizioni e la poligamia dei padri, che percepiscono l’amore di Cristo, che trattano da mogli le loro donne e che a differenza degli antenati non fanno figli, destinati a rimanere orfani, al di fuori del matrimonio (cioè dell’istituzione che, più di ogni altra, cura ogni giorno gli egoismi dei coniugi e l’istintività dei figli, e curando educa alla generosità e al sacrificio, all’amore e al perdono, alla fiducia e alla pazienza…).

Questi due mondi, entrambi vivi e presenti in Africa, richiamano l’opera che la Chiesa ha svolto per secoli: educazione e cura; predicazione e confessione.

La Chiesa è stata, in Europa, la madre delle scuole e la madre degli ospedali, e ha dato il meglio di sé in quelle grandi figure di santi della carità e di santi dell’educazione, che insegnano proprio a conciliare Verità ed Amore. 

Di qui passa la sempre più forte crescita dei cristiani in Africa. Dalla consapevolezza che vi sono nel contempo orfanotrofi da costruire, fallimenti da curare, e nuove generazioni a cui indicare un nuovo modo di vivere, un modo di vivere più felice perché più conforme alla “buona novella”.

E in Europa? Da noi non c’è l’avventura esaltante di una civiltà in costruzione, ma quella deprimente di una civiltà in decomposizione. Per questo sembra a taluni, erroneamente, che sia ormai possibile un solo mondo: quello che ha preso la direzione della religione fai da te, del Gesù Cristo al massimo interessante filosofo, del divorzio breve, del matrimonio gay, e dell’utero in affitto…

Se così è, sostiene qualcuno, la buona novella non è più annunciabile, non è più possibile, non è più credibile… flettiamola, modifichiamola, adattiamola al mondo. Saltiamo sul carro dei vincitori. Ma così, direbbe il cardinal Sarah, nel suo libro tutto da leggere, non solo non si curano i malati; non solo non si educano le nuove generazioni ai grandi ideali del Vangelo, ma si dimentica che il diffondersi della buona novella sta anche nella fede in essa che hanno coloro che ne sono portatori ed interpreti. 

In fondo sta tutto qui. Nel credere davvero che la buon novella è vera; nel credere che è per il bene di tutti; nel credere che è possibile, nei limiti della miseria umana, viverla e comunicarla, anche nell’Europa post-cristiana di oggi.

Ai tempi dell’antica Roma l’abbondanza dei divorzi e dei ripudi, il numero altissimo di infanticidi, la decadenza dei costumi… non spinsero gli apostoli ad accomodare il Vangelo, ma a viverlo così intensamente, da cambiare, piano piano, ogni cosa.

F. Agnoli


Natale 2015


Cüntòmela PER RIFLETTERE

POLITICAMENTE SCORRETTO
O capiamo o moriamo

Come non condividere queste riflessioni di Mario Adinolfi sui fatti di Parigi. Ben lontano dal fomentare avversione e ostilità contro il mondo islamico, Adinolfi pone noi occidentali e in gran parte ex credenti di fronte al problema della inconsistenza della moderna proposta culturale e al problema dello svuotamento dei valori religiosi fondanti la nostra millenaria civiltà, che ha come conseguenza il diventare la nostra Europa terra da conquistare dall’interno con il diritto e da convertire dall’esterno con la violenza all’Islam. Il dato più preoccupante è la lettura “politicamente corretta” che da noi si dà agli eventi. Tutto ciò implica un “non voler pensare” nel senso di non voler riflettere e capire in profondità lo stato delle cose, condannandoci all’inerzia, al chiacchiericcio, o peggio ancora a risposte violente che non sono diverse da quelle degli aggressori. Allora o capiamo o comunque moriamo.

Don Francesco


Sui fatti di Parigi la lettura obbligatoria del politicamente corretto è: con quanto è avvenuto l’Islam non c’entra niente, non bisogna ragionare sul piano religioso, non è una guerra di civiltà, sono solo dei pazzi criminali che operano dentro una guerra di natura ideologica, politica, economica, noi alla fine vinceremo perché siamo il bene che contrasta il male.

Ecco. Tutto questo, tutto quello che vi stanno tentando di inculcare in testa attraverso questa lettura tranquillizzante, è falso. L’Islam c’entra e eccome se c’entra, quelli sono assassini ma non pazzi, uccidono e si fanno uccidere nel nome di un progetto religioso: imporre l’Islam e il Califfato islamico ovunque assoggettando o eliminando gli “infedeli”. Ideologia, politica ed economia sono conseguenze di questa premessa religiosa che individua nei “crociati” i nemici da uccidere e in Roma il prossimo territorio da mettere a ferro e fuoco, per ragioni appunto religiose. Roma sarà colpita come capitale della cristianità (è indicata esplicitamente come obiettivo nella rivendicazione dei fatti francesi) così come Parigi viene colpita in quanto “capitale della perversione” e ancora una volta tutto questo è dentro un impianto di natura religiosa. E questa guerra viene combattuta tutta soprattutto dentro l’Islam per raggiungere un’egemonia che il Califfato vuole conquistare presentando come biglietto da visita la violenza più efferata ed efficace contro i “crociati”, in maniera da sollevare le masse islamiche contro l’Occidente e contro i nemici interni all’Islam stesso, facendo di Al Baghdadi, il capo dell’Isis il punto di riferimento religioso (e di conseguenza anche politico ed economico) di un territorio sconfinato che è l’erigendo Stato Islamico.

Stiamo comprendendo queste dinamiche? Abbiamo il coraggio di fare un’analisi politicamente scorretta della natura stessa della religione islamica? Sappiamo che il Corano come Libro Sacro direttamente dettato da Allah attraverso l’Angelo al Profeta non è interpretabile ma solo applicabile fondandosi sulla lettura letterale e questo dà formidabile forza agli imam che predicano l’odio e la jihad come guerra “santa” contro gli infedeli?

Ovviamente centinaia di milioni di islamici vogliono solo vivere in pace, sono “moderati” come piace dire agli analisti del politicamente corretto. Ma avete sentito voci della predicazione islamica levarsi contro gli attentati di Parigi? Abbiamo sentito un Papa Francesco incredulo, con la voce rotta. Vi ricordate parole analoghe provenienti da qualche imam? Sotto la cenere del mondo islamico cova un sentimento anti-occidentale fortissimo.

I nostri valori non sono i loro valori. Li contestano. Li disprezzano. Alcuni, li odiano. E poi, quali valori? Per che cosa e per chi noi saremmo disposti a morire? Abbiamo preso un crocifisso e l’abbiamo immerso nel piscio e abbiamo detto che è opera d’arte, e tutta la cultura ad applaudire il segno della modernità. Ad una scuola è stato vietato di andare a una mostra sulla “bellezza divina” per non “turbare i non cattolici”.

La nostra libertà, unica trave a cui rimaniamo appesi quando ci chiedono in che valori crediamo, è diventata una sorta di licenza di fare un’idiozia dopo l’altra, non capendo che abbiamo bisogno di un orizzonte di senso, altrimenti il bacio diabolico ci travolgerà davvero. O capiamo o moriamo.

Capire vuol dire spingere l’Islam verso quel territorio di incontro con la ragione che sta caparbiamente rifiutando. Significa ripartire dal contrastatissimo discorso di Papa Benedetto XVI a Ratisbona, che invece era un discorso profetico: l’Islam deve seguire il percorso già compiuto dal cristianesimo, che non ha temuto la sfida della modernità, dell’illuminismo, della ragione.

L’ha raccolta e anche attraverso di essa ha saputo rafforzarsi, rinunciando per sempre a coltivare qualsiasi opzione di natura violenta e diventando punto di riferimento per l’uomo alla ricerca di armonia e pace.

Certo un Occidente totalmente scristianizzato, che perde il rispetto per i propri stessi valori fondanti, che non riesce neanche a determinare i contorni della propria identità è un avversario che sarà travolto dal ferro e dal fuoco di una marea montante di giovani che hanno in odio la nostra opulenza e la nostra mancanza di coraggio.

A Parigi c’è chi risponde suonando Imagine di John Lennon per strada al pianoforte, una canzone che inneggia alla cancellazione delle religioni. Non abbiamo veramente capito. Proprio di religione dovremmo oggi parlare, del rapporto tra io e Dio. Tutto il resto, le nostre chiacchiere, la nostra paccottiglia ideologica fatta di canzonette e falsi miti di progresso, la nostra colossale incapacità di comprendere il sacro e dunque anche di vedere quanto un fenomeno di incredibile crudeltà è intessuto di motivazioni religiose, insomma la nostra ormai consolidata inabilità a analizzare e capire, rischia di condannarci sul serio. Allora o capiamo o moriamo.

Mario Adinolfi - La Croce quotidiano.it


Natale 2015


Cüntòmela PER RIFLETTERE

LA SCONCERTANTE POTENZA DI GESÙ

Nel primo articolo intitolato Cristologia mi sono soffermato sul “fascino di Gesù” (vedi Cüntòmela Estate 2015). In questo secondo articoletto di Cristologia, vorrei mettere in risalto un altro aspetto del fascino di Gesù: la sua potenza.

Gesù ha ricevuto ogni potere nei cieli, sulla terra e sotto terra dal Padre, il Dio Onnipotente che “opera tutto ciò che vuole” (Sal.115, 3; Es 46,10). Il Nuovo Testamento narra quel dispiegamento della potenza di Dio in Gesù che opera miracoli che lo accreditano (At,2,22). In effetti, la potenza di Gesù mira alla felicità dell'umanità. Ecco alcuni degli aspetti maggiori della potenza di Gesù.

Le opere della potenza di Gesù si manifestano...

Primo: nell'eliminazione della sofferenza e della malattia attraverso i miracoli e le guarigioni. Attraverso l'azione e la parola di Gesù, il lebbroso viene risanato e purificato (Mt 8,2-3;Mc 1,41), “il flusso di sangue di una donna che soffriva di emorragia da dodici anni, e che nessuno era riuscito a guarire, si fermò” (Lc 8,44).

Secondo: nella dominazione sulle forze demoniache e sulla morte. Con la forza di Gesù il figlio di un centurione romano, Lazzaro, la figlia della donna cananea e la figlia di Jairo resuscitano (Mt 9,18-26; Lc 7,1-10; 15,21-28; Gv 11,17-27; 11, 1-44; Mt 15,21-28).

Terzo: Gesù opera esorcismi. Il Nuovo Testamento descrive episodi dove Gesù detronizza le potenze delle tenebre e caccia via i demoni: “i demoni si sottomettono” a Lui (Col2,15; Mt 12,28); Mc 1,32-34; Lc 4,40-41; Lc 10, 17-18). Satana ha paura di Gesù, come nell'episodio del posseduto e i porci ( Mc 5,1-20; Mt 8,28-34; Lc 8.26-39). Gli evangelisti scrivono che dal corpo di Gesù e dai suo vestiti emana una potenza. A toccarli le persone guariscono (Mt 14, 36; Mc 6,56).

Quarto: Gesù padroneggia le forze della natura. La potenza di Gesù si dispiega inoltre nel suo camminare sulle acque (Mt 14,22-31; Mc 6,48), nel placare la tempesta e i flutti furiosi del lago (Lc 8,24; Mt 8,23.27). Con la potenza della sua parola, il fico viene subito seccato (Mc 11,12-25; Mc 11,20-21.Mt 21,19) e i pani si moltiplicano all'infinito (Mc 8,1-10; Mt 15,32-39).

Quinto: Gesù regna sul cuore e sulla coscienza dell'uomo. La potenza di Gesù si manifesta nel rimettere i peccati per rendere l'uomo giusto e buono (Mt 9,5-7). Gesù santifica e purifica il cuore dell'uomo avvelenato con il male. Il Nuovo Testamento racconta come Gesù abbia cambiato il cuore, la coscienza e tutta l'esistenza di Zaccheo il ladro, di Pietro il traditore, di Saulo il persecutore dei cristiani e del violento soldato romano che era sotto la croce di Gesù.

Questi cinque esempi dimostrano che Gesù è veramente potente. Nessuna potenza resiste a Lui. Quelli che credono in Lui, che si fidano di Lui, sono benedetti; ricevono forza e potenza per affrontare con determinazione ogni momento di oscurità, di imbarazzo, di sconforto. Gesù è all'opera, ieri, oggi e domani. “Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi” (Mt. 28,20).

Don Ilario Berri


Natale 2015


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Cüntòmela PER RIFLETTERE

GIUBILEO DELLA MISERICORDIA

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L'Anno Santo della misericordia è un grandioso dono di Papa Francesco alla Chiesa; un dono che è stato accolto nel mondo con entusiasmo e che è destinato a portare pace, serenità e gioia a tante anime. È una chiamata all'incontro con la misericordia di Dio e, in pari tempo, è invito a lasciare le strade del male per intraprendere le vie della conversione del cuore e dell'impegno per il bene.

Il Giubileo, pertanto, anche se sarà caratterizzato da grandi pellegrinaggi con ampia risonanza, è un fatto soprattutto dell'anima e del cuore di ogni persona: esso mira ad un profondo rinnovamento spirituale, che porterà anche una ripresa di maggior giustizia, solidarietà e reciproco aiuto nella società civile.

Con questa iniziativa Papa Francesco pone al centro dell'attenzione di tutti il volto misericordioso di Dio, che ci ama e che, proprio perché ci vuole bene, è sempre disposto a perdonarci, purché da parte nostra ci sia il pentimento per il male compiuto e la volontà di cambiare. Il Giubileo è, di conseguenza, anche una chiamata a ritornare sulla strada che conduce a Dio, nostro Creatore e nostro Padre, in questo nostro tempo in cui Dio occupa poco posto nei pensieri e nei cuori umani.

L'intenzione di Papa Francesco si collega idealmente alla tanto apprezzata intuizione del Papa San Giovanni XXIII, che nel discorso di apertura del Concilio Vaticano II affermò che la Chiesa preferisce usare “la medicina della misericordia più che le armi della severità”. E si riallaccia anche al Beato Paolo VI che, nell'omelia di chiusura del medesimo Concilio, parlò di una corrente di affetto e di ammirazione riversata dal Concilio sul mondo, al quale aveva rivolto messaggi di fiducia e di speranza, auspicando il rinnovamento della vita cristiana e della società.

Come data di inizio dell'Anno Santo è stata scelta la solennità dell'Immacolata, 8 dicembre 2015, affinché il Giubileo incominci sotto lo sguardo e la protezione della Beata Vergine Maria; ma tale data intende anche fare memoria del 50° anniversario di chiusura del Concilio Vaticano II, connettendo così il Giubileo con il Concilio ed esprimendo un appello ad un rilancio del cammino di evangelizzazione indicato da quell'importante evento ecclesiale.

La misericordia – che, come afferma la Bolla di indizione di questo Anno Santo straordinario, è l'architrave della vita della Chiesa – sarà al centro dell'intero anno e ne dominerà l'orizzonte.

La misericordia divina è il volto che prende l'amore di Dio quando deve misurarsi con la miseria umana, con la sofferenza e col peccato ed è dettata dalla fedeltà di Dio al suo grande amore per l'uomo. Essa esprime “il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un'ulteriore possibilità di ravvedersi, convertirsi e credere” (Misericordiae vultus n. 21). E la confessione va vista come un incontro col Padre che perdona.

Dio non abbandona nessuno, ma dà ad ognuno l'opportunità di un nuovo inizio, se è disposto a cambiar vita e a chiedere nella preghiera l'aiuto di Dio. La misericordia di Dio è infinita; è senza confini; cerca tutte le vie per venirci incontro e per salvarci, ma Dio rispetta sempre la libertà umana. Per la natura stessa del rapporto di amore che Dio vuole avere con ogni uomo e ogni donna, la infinita misericordia divina esige la cooperazione della libertà umana. L'amore che perdona si ferma alla porta di ogni cuore umano e attende due atti liberi da parte dell'uomo e della donna: il riconoscimento della propria condizione di miseria morale (è il pentimento) e la volontà di non compiere in futuro ciò che non è giusto (è il proposito).

E così la misericordia, concessa gratuitamente da Dio, esige come risposta un reale cambiamento di rotta e un rinnovamento della propria vita.

La misericordia è una dolcissima verità che sta al centro del Vangelo. È la parola chiave della Sacra Scrittura per indicare l'azione di Dio verso di noi. La misericordia non si oppone alla giustizia e non copre le ingiustizie, ma va oltre la giustizia e la supera: condanna il peccato, ma giustifica il peccatore. Certamente la giustizia è fondamentale ed è un'esigenza particolarmente avvertita dalla sensibilità odierna, tanto attenta ai diritti, ma la giustizia non basta: c'è bisogno anche dell'amore, che si fa misericordia e perdono.

Papa Giovanni XXIII ha scritto nel suo “Giornale dell'anima” che la misericordia “è la più bella proprietà di Dio”, il Quale – come dice un Oremus – manifesta la sua onnipotenza soprattutto perdonando.

Il Giubileo sarà un incoraggiamento e un aiuto per una forte presa di coscienza da parte di tutti del dovere di chiedere perdono a Dio e, insieme, dell'impegno di fare circolare la misericordia nel perdonarci a vicenda. Il perdono che si riceve come dono di Dio impegna a donare il perdono al prossimo, inteso come fratello da amare e verso il quale essere misericordiosi.

Il Giubileo sarà anche un chinarsi della Chiesa sui dolori e sulle miserie del mondo, aprendo il cuore verso quanti vivono nelle varie periferie esistenziali, cariche di sofferenze e, a volte, in condizioni drammatiche. È vivo desiderio del Papa, infatti, che il popolo cristiano, durante l'anno giubilare, riscopra e metta in pratica le opere di misericordia corporali e spirituali.

L'indulgenza giubilare si potrà acquistare non soltanto venendo in pellegrinaggio alle Basiliche maggiori di Roma, ma in ogni diocesi del mondo. Il Papa ha disposto che l'Anno Santo della Misericordia sia celebrato in tutte le Chiese locali, andando in pellegrinaggio sia alla chiesa cattedrale sia a quelle chiese e santuari indicati da ogni Vescovo, nell'ambito della propria giurisdizione, come mete dei pellegrinaggi giubilari.

duomo Brescia

Nella Diocesi di Brescia la Porta Santa, cioè la porta della Misericordia, sarà quella della cattedrale, ed esattamente quella a sinistra guardando la facciata.

Nel territorio bresciano sono poi state scelte come “chiese giubilari” – cioè preposte alla preghiera personale e comunitaria, con possibilità di confessarsi e ottenere l’indulgenza giubilare – le seguenti chiese: l’Eremo di Bienno (Valcamonica), il santuario della Madonna della Misericordia di Bovegno (Val Trompia), il santuario della Madonna di Valverde di Rezzato, la chiesa di san Bernardino a Salò, la chiesa dell’Abazia di Rodengo Saiano, il santuario della Madonna delle Grazie e la chiesa di san Francesco a Brescia, il duomo di Montichiari e il santuario della Madonna della Stella a Bagnolo.

Per la prima volta nella storia, in ciascuna diocesi vi sarà la porta della misericordia, attraverso la quale sono invitati a passare i pellegrinaggi e le singole persone che desiderano ottenere l'indulgenza giubilare.

Tale porta resterà aperta fino al 20 novembre del 2016, domenica di Cristo Re e conclusione dell'anno liturgico, per dare a tutti i fedeli del mondo la possibilità di vivere il percorso giubilare, fonte di riconciliazione e di pace.

L'augurio è che ogni cristiano possa riscoprire e sperimentare nel suo cuore quale inesauribile sorgente di gioia e di pace sia la tenerezza di Dio. Il sentirsi in pace con Dio e da Lui amati è una forza che aiuta a superare le difficoltà che mai mancano e permette di godere serenamente le gioie della vita.

Card. Giovanni Battista Re


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Cüntòmela PER RIFLETTERE

TEMPO DELLA MISERICORDIA
Ma che cos'è la misericordia?

Il Giubileo che prende inizio il prossimo 8 dicembre, solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, sarà caratterizzato dalla misericordia. Papa Francesco così si esprime nella Bolla d'indizione del Giubileo Misericordiae Vultus (MV): “Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza”.

Dunque, la misericordia al centro! Ma che cos'è la misericordia? Dobbiamo notare come questa parola sia diventata “di moda”. Non c'è discorso, pronunciato da qualsiasi pulpito o da qualsiasi cattedra, che non contenga la parola misericordia; e sicuramente anche nei nostri colloqui quotidiani non manchiamo di parlarne. La troppa abitudine con la misericordia rischia, però, di far perdere o ridurre il suo vero significato.

L’enciclopedia filosofica così la definisce: “misericordia = virtù consistente in una determinazione specifica dell’amore, comprensiva di un momento passivo (compassione), nel quale la miseria altrui arreca tristezza al cuore, e di un momento attivo (beneficenza), nel quale ci si adopera per ottenere l’eliminazione della miseria compatita”. Questa definizione mette in luce i tre elementi fondamentali della misericordia: il cuore, il movente, l'azione. L’amore è la sorgente, la miseria il movente, l’azione impedisce le derive della verbosità e del sentimentalismo.

opere di misericordia

Bisogna stare molto attenti a non considerare la misericordia semplicemente come una realtà interiore, limitata alla pietà o alla compassione verso chi si trova in una situazione di difficoltà o di disagio.

La misericordia non è mai una virtù passiva, ma attiva. In questo ragionamento ci viene in aiuto la Sacra Scrittura, per la quale la misericordia la si fa: “Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi” (Ps. 146,7-9); o ancora: “Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui” (At 10,38).

E le opere di misericordia (sette corporali e sette spirituali) ci invitano ad andare in questa direzione.

Misericordia è l’altro nome di Dio. Giovanni Paolo II ha scritto tre encicliche per evocare i nomi e i ruoli delle persone della Trinità. Per Dio Padre ha scelto il titolo Dives in misericordia, ricco di misericordia, pronto a perdonare ogni colpa senza limiti di tempo e di misura.

E sempre papa Francesco afferma: “Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come Colui che è presente, vicino, provvidente, santo e misericordioso” (MV, 6).

Nell’insegnamento di Gesù la misericordia non è solo l’attributo divino per eccellenza, ma anche la regola d’oro del discepolo (e quindi, della Chiesa). San Luca trasforma il detto di San Matteo “essere perfetti come il Padre celeste” in “siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso”. “La Chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. La Sposa di Cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno” (MV, 12).

don Simone


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Cüntòmela PER RIFLETTERE

PREGHIERA DI PAPA FRANCESCO per il Giubileo

papa Francesco

Signore Gesù Cristo,
tu ci hai insegnato a essere misericordiosi
come il Padre celeste,
e ci hai detto che chi vede te vede Lui.

Mostraci il tuo volto e saremo salvi.
Il tuo sguardo pieno di amore liberò Zaccheo e Matteo dalla schiavitù del denaro;
l'adultera e la Maddalena dal porre la felicità
solo in una creatura;
fece piangere Pietro dopo il tradimento,
e assicurò il Paradiso al ladrone pentito.
Fa' che ognuno di noi ascolti come rivolta a sé la parola che dicesti alla samaritana:
Se tu conoscessi il dono di Dio!

Tu sei il volto visibile del Padre invisibile,
del Dio che manifesta la sua onnipotenza
soprattutto con il perdono e la misericordia:
fa' che la Chiesa sia nel mondo il volto visibile di Te,
suo Signore, risorto e nella gloria.
Hai voluto che i tuoi ministri fossero
anch'essi rivestiti di debolezza
per sentire giusta compassione per quelli
che sono nel l'ignoranza e nell'errore;
fa' che chiunque si accosti a uno di loro
si senta atteso, amato e perdonato da Dio.

Manda il tuo Spirito e consacraci tutti con la sua unzione
perché il Giubileo della Misericordia
sia un anno di grazia del Signore
e la sua Chiesa con rinnovato entusiasmo
possa portare ai poveri il lieto messaggio,
proclamare ai prigionieri e agli oppressi la libertà
e ai ciechi restituire la vista.

Lo chiediamo per intercessione di Maria
Madre della Misericordia
a Te che vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli.

Amen


Natale 2015


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Cüntòmela PER RIFLETTERE

PER VIVERE IL GIUBIELO DELLA MISERICORDIA

Il nostro vescovo Luciano ci invita a tenere presenti alcuni aspetti fondamentali per vivere al meglio il Giubielo della Misericordia:
- Il pellegrinaggio sia soprattutto un “pellegrinaggio spirituale della misericordia”.
- Il Giubileo sia un’occasione particolare per richiamare e far rivivere le opere di misericordia corporale e spirituale.
- Secondo l’indicazione della Presidenza del “Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione”, la Porta della misericordia sarà unica anche nella nostra Diocesi e sarà quella della Cattedrale. Essa verrà aperta domenica 13 dicembre 2015 alle ore 18,30 e rimarrà aperta fino alla fine del Giubileo, il 20 novembre 2016.
Eremo Bienno - In ogni macrozona (cioè, un insieme di più zone pastorali) sono state individuate una o due “chiese giubilari”. Queste non vanno viste come luogo di pellegrinaggio (riservato alla Porta della misericordia in Cattedrale), ma come luoghi di preghiera personale e comunitaria, dove si può ascoltare l’annuncio della misericordia di Dio, farne l’esperienza soprattutto attraverso la celebrazione della Riconciliazione e ottenere l’indulgenza. Per la Valle Camonica: Chiesa dell'Eremo di Bienno.
- È importante che per tutto il tempo del Giubileo, in ogni parrocchia o almeno in ogni Unità Pastorale, ci sia l’indicazione di un tempo e di una chiesa dove potersi incontrare personalmente o in gruppo con il sacerdote, ascoltare l’annuncio della misericordia e potersi accostare alla Riconciliazione.


PROPOSTE CONCRETE PER LE NOSTRE PARROCCHIE

Ogni sabato la chiesa parrocchiale di Borno rimarrà aperta dalle 20.30 alle 23.00 per alcuni appuntamenti di preghiera e di meditazione personale o comunitaria:
- Primo sabato del mese: MEDITAZIONE PERSONALE
- Secondo sabato del mese: ASCOLTO DELLA BIBBIA
- Terzo sabato del mese: ADOR. EUCARISTICA SILENZIOSA
- Quarto sabato del mese: SANTO ROSARIO O ALTRO ESERCIZIO DI PIETÀ
Quinto sabato del mese: ELEVAZIONE SPIRITUALE
Durante questi appuntamenti sarà sempre disponibile un sacerdote per le confessioni.


Durante tutto l'Anno Giubilare la Messa “delle mamme che pregano per i figli” del giovedì alle ore 9.00 sarà sempre celebrata in chiesa parrocchiale e sarà sempre presente un sacerdote per le Confessioni.

Alcuni Giubilei parrocchiali:
Domenica 31 gennaio: GIUBILEO DELLA VITA
Domenica 14 febbraio:
- GIUBILEO DEI FIDANZATI alla Messa delle 10 a Borno
- GIUBILEO DEI MALATI E DEGLI ANZIANI nel pomeriggio alle ore 16 Santa Messa con l'amministrazione del sacramento dell'Unzione dei Malati e a seguire momento conviviale in oratorio
Domenica 17 aprile: GIUBILEO DELLE FAMIGLIE e DEI RAGAZZI DELL'INIZIAZIONE CRISTIANA

Durante tutto l'Anno Giubilare, presso il fonte battesimale delle nostre chiese parrocchiali sarà possibile vivere un momento di preghiera personale di memoria del proprio Battesimo.


PELLEGRINAGGIO A ROMA
in occasione del GIUBILEO DELLA MISERICORDIA
23-26 gennaio 2016

PROGRAMMA:

23 gennaio: Partenza per Roma di buon mattino. Soste lungo il percorso e pranzo libero. Nel pomeriggio arrivo a Roma e visita alle catacombe di San Callisto; in seguito visita alla Patriarcale basilica di san Giovanni in Laterano. Sistemazione in Hotel. Cena e pernottamento.

24 gennaio:

Colazione in Hotel. Visita alla Roma antica: Colosseo, fori imperiali, teatro di Marcello... Pranzo in zona san Pietro. Nel pomeriggio: Porta santa, visita alla basilica, san Messa con il Cardinale Giovanni Battista Re. Cena e pernottamento.

25 gennaio: Colazione in hotel. Visita alla Roma barocca: fontana di Trevi, piazza Navona...Pranzo. Nel pomeriggio trasferimento alla Patriarcale Basilica di san Paolo fuori le mura. Partecipazione alla celebrazione ecumenica con il papa conclusione della settimana di preghiera per l'Unità dei cristiani. Rientro in hotel. Cena e pernottamento.

26 gennaio: Colazione in hotel. Visita alla zona di Trastevere: Santa Maria in Trastevere, isola Tiberina, ghetto ebraico con la Sinagoga. Pranzo a Magliano Sabina. Rientro a Borno in tarda serata.

QUOTA DI PARTECIPAZIONE 450 EURO
La quota comprende: viaggio A/R in pullman GT; trattamento di pensione completa dalla cena del primo giorno al pranzo dell'ultimo; bevande ai pasti; tasse di soggiorno; visite guidate; ingresso alle catacombe.

Iscrizioni presso DON FRANCESCO
entro il 15 DICEMBRE, versando una caparra di 100 EURO


Natale 2015


Cüntòmela a BORNO

CRESIME E PRIME COMUNIONI: pensieri ed emozioni

Mi hanno chiamata a fare la “catechista”. Quale responsabilità…. Preparare i ragazzi a ricevere i Santi Sacramenti è un impegno serio, del quale dovrò rispondere soprattutto al Buon Dio.
Ma riflettendo meglio mi sento “una catechista secondaria” nel senso che i ragazzi li incontro solo per quasi un’ora alla settimana. Ritengo quindi che i veri catechisti siano proprio i genitori che li hanno tutti i giorni. Sono loro, infatti, che con i nonni (figure queste che hanno sempre avuto un ruolo e un posto rilevante nella vita dei ragazzi) e i familiari in genere – aiutati dai sacerdoti, dai catechisti e dalla comunità che li circonda (la Chiesa) – devono svolgere questo compito importante e delicato.
Partendo dalla mia esperienza personale, si nota subito quali sono i ragazzi che hanno alle spalle una famiglia credente e praticante. È triste constatare che più si va avanti e meno sono i ragazzi che vivono la fede cristiana.
Il mio grande desiderio è quello di credere che questi ragazzi che si sono avvicinati ai due Sacramenti della Cresima e della Santa Prima Comunione, non pensino solo ai regali che riceveranno dai familiari ma soprattutto all'esperienza, con emozioni forti, che anche i loro genitori hanno vissuto. Proprio ricordando questo, mi auguro che i genitori aiutino i loro figli a vivere questi momenti di forte e santa atmosfera in cui si “tremava” quando ci si avvicinava all’altare per ricevere il CORPO DI GESÙ.
Lascio ora la parola agli scritti dei ragazzi, con le loro semplici impressioni ed emozioni provate prima e dopo aver ricevuto i Santi Sacramenti. Non ho voluto ritoccare o manomettere niente della loro spontaneità.

Francesca

cresimati 2015
Manuel Avanzini - Asia Baisini - Immanuel Bertelli - Sara Calzoni - Sara Fedriga - Andrea Franzoni - Sara Genziani - Andrea Gheza - Elisa Ghitti - Marco Isonni - Gaia Marsegaglia - Francesca Miorini - Davide Oliva - Giada Pedersoli - Maria Chiara Recami - Lara Rinetti - Matteo Rivadossi - Cesare Sangalli - Flavia Sanzogni - Daniel Valgolio - Laura Zerla

Provo una forte emozione, come un’ansia ma positiva e non vedo l’ora di ricevere l’Ostia che non vedo come un alimento ma come il Corpo di Cristo, il Salvatore che mi aiuterà sempre e con lo Spirito Santo mi aiuterà a crescere e a cambiare in meglio. O Gesù aiutami nei momenti tristi , discendi su di me come un dono, finalmente dopo questi anni posso confermarmi alla religione cristiana e sentirmi vicina a Te, spero di capire che Tu sei un amico, il più buono, che non mi tradirà mai e che starà con me anche nella vita eterna… per sempre.

Quando ho ricevuto il Corpo di Cristo ho sentito un’emozione grandissima al cuore. Grazie Gesù per avermi fatto passare una splendida giornata con i miei cari e con chi mi vuol bene.


Sto provando molta gioia ma anche molta agitazione, perché non mi sento pronto. Spirito Santo scendi su di me e portami tanta felicità. Gesù aiutami ad amare di più il prossimo e donami la pace.

Il giorno della mia Prima Comunione avevo gioia ed entusiasmo ma poi ero imbarazzato perché alcune frasi della preghiera dopo la Comunione non le ricordavo più.


Sto provando un’emozione talmente forte di gioia e di felicità che non si può immaginare. Gesù fai guarire tutte le persone malate. A me manca moltissimo il mio nonno che sfortunatamente se ne è andato: me lo potresti far ricordare di più? Grazie per queste favolose e meravigliose giornate che sto vivendo. Dammi la forza di combattere il male.

Con la Prima Comunione mi sono sentita come diversa interiormente, anche se all’inizio non mi sentivo pronta.

Gesù, fammi passare bene la Prima Comunione e la Cresima e proteggimi da tutte le cose brutte. Gesù proteggimi da ogni male: è bello crederci.


Sono abbastanza agitato, ma sono anche felice perché diventerò una persona più matura e sono molto felice di accogliere dentro di me il Corpo di Cristo. Gesù, Spirito Santo Vi prego, fate di me una persona matura, gentile che pensa al prossimo e lo aiuta.

Gesù, adesso che ti ho ricevuto aiutami ad andare ogni domenica a messa e ad essere più gentile.


Sto provando ansia, gioia, timore. Ti ringrazio mio Signore per tutto ciò che hai fatto per me, ora non mi sento più sola perché sulla mia strada ci sarai Tu.

Il giorno della Comunione ero ansiosa, spaventata, ma felice. Ti adoro Gesù e Ti ringrazio per tutto quello che hai fatto per me e per la mia famiglia.


Sto provando gioia, armonia e a volte paura. Caro Gesù, aiutami a trovare la strada giusta per pregare, per preparami alla Prima Comunione e a fare sempre la cosa giusta, non solo verso di me, ma anche verso gli altri.


Gesù, aiutami a vivere meglio e ad essere una brava persona e una brava cristiana. Gesù, grazie di questo mondo, grazie perché ho una bella famiglia e tantissimi amici. Gesù grazie che esisti e mi hai fatto vivere. Santo Spirito grazie che mi proteggi e vegli su di me.

Il giorno della Cresima e Prima Comunione ho avuto la consapevolezza di avere finalmente Gesù nel cuore. Grazie Gesù per tutto quello che fai per me, aiutami a vivere una vita felice. Liberami da ogni male e stammi sempre vicino.


Gesù aiutami, Gesù proteggimi, Gesù indicami la strada del bene, così che mi impegni di più ad andare a messa e a credere più in Dio, Padre di tutti noi. Grazie.

Appena ho ricevuto il Corpo di Cristo ho provato purezza. Grazie Gesù per essere entrato dentro di me e grazie per avermi protetta.


Non so come spiegare tutta la voglia di poter ricevere il Corpo di Cristo, non so se piangere o ridere… Gesù, quando riceverò il tuo Corpo Ti vorrei accanto a me e vorrei che per sempre mi aiutassi a vivere in pace e felice di essere una cristiana.

Quando ho preso l’Ostia mi sentivo scoppiare di gioia, ma tanta tanta gioia.


Sto provando una grande felicità, e molto spesso mi faccio delle domande su come cambierà la mia vita dopo il 15 novembre. Gesù, ti chiedo di controllarmi sempre e fare in modo che io non mi separi mai da te.

Gesù, non so come tu abbia avuto la forza e il coraggio di sacrificare la tua vita per noi ed è per questo che sono qui a ringraziarTi. Sai molte volte ripenso a mio nonno e ai momenti belli trascorsi insieme. Quando è morto ero triste, delusa e un po’ arrabbiata, ma poi ho ripensato a Te e sono sicura che non soffre più e adesso veglia su di me e la mia famiglia.

Ora che ho ricevuto la Comunione, Gesù stammi accanto in tutti i momenti speciali.


Sono molto contenta e al tempo stesso agitata. È come ricevere un dono grandissimo, insostituibile. Ho tantissime cose in testa. So che da ora in poi avrò un amico sempre vicino a me. Sono felicissima... Gesù, stammi vicino; man mano che divento grande, è più facile che non ti ascolti, perciò ti chiedo di aiutarmi nelle scelte, di assistermi nelle difficoltà e ricordami che posso sempre contare su di Te. Ora che ti ho ricevuto Gesù, sono una cristiana a tutti gli effetti.


Ero felice quel giorno e avevo voglia di ricevere ancora Gesù, ora so con chi mi potrò sempre confidare.


Natale 2015


Cüntòmela a BORNO

Estate 2015

Tutti al mare...
Tutti al mare...
Tutti al mare...
Tutti al mare...
Ritiro località Paen - Dosso Val di Scalve
Ritiro località Paen - Dosso Val di Scalve
Ritiro località Paen - Dosso Val di Scalve

Natale 2015


Cüntòmela a BORNO

LE NOSTRE SUORE FANNO DI NUOVO “COMUNITÀ”

Non era proprio così scontato, fino a qualche mese fa, che le nostre suore rimanessero a Borno. Il 24 maggio scorso, giorno in cui abbiamo festeggiato la professione religiosa di sr. Vincezina e gli 80 anni di sr. Ida, poteva, in effetti, diventare quello del commiato! Gli anni cominciano a farsi sentire per le nostre inossidabili suore e con essi gli acciacchi. Fortunatamente il problema che aveva costretto qualche tempo suor Vincezina in ospedale è rientrato, ma necessitava - a questo punto - la presenza di un’altra suora. E così ecco giungere in quel di Borno sr. Elia a suggellare il nuovo stato di “comunità”.

suore

Così ci scrive la suora nuova: «Siano ringraziati i nostri superiori perché hanno pensato bene di offrire un nuovo membro alla fraternità delle due care suore; esse sono parte integrante del nostro paese e svolgono una elevata opera di testimonianza dell’eterna Parola trascendente di Dio, la quale è capace di incarnarsi nel tempo, operando nelle persone disposte a lasciarsi travolgere dalla Grazia.(…) Nelle brevi conversazioni che ho avuto con i bornesi che via via incontravo nei primi giorni della mia venuta a Borno, balzava il ricordo ancora vivo per tutte le suore Dorotee che avevano operato sul territorio, accompagnato dall’apprezzamento per il lodevole servizio svolto nei vari campi educativi (…). Ora la comunità, formata da tre religiose, non svolge opere clamorose di grandi servizi nel tessuto sociale, ma ha l’ambizione di voler essere attenta alle persone, o meglio “alla persona”, nell’ascolto, nell’accoglienza fraterna offrendo a tutti parole di speranza. Abbiamo fatto nostro l’invito che Papa Francesco ha esteso a tutte le consacrate e cioè di incarnare la fedeltà ad una Profezia, a quella testimonianza di valori spirituali ed umani forieri di un bene futuro!»

“Mamma mia” mi veniva da pensare leggendo – non senza un pizzico di nostalgia - le parole di suor Elia, “il mondo è proprio cambiato!” Nel nostro asilo (a me non piace chiamarlo scuola materna) ai tempi miei c’ erano circa 120 bambini e 5 suore. Si dedicavano a noi davvero a 360 gradi con passione, abnegazione e affetto. Il tutto condito con la fede, quella semplice, magari inculcata a memoria, ma insegnata con dedizione e soprattutto con la testimonianza e per questo, in modi diversi, ancora viva nelle persone della mia generazione. Certo, con le dovute eccezioni, poiché anche fra loro c’erano quelle meno materne, magari un po’ burbere. Ma anche questo faceva parte del bagaglio educativo. C’era la loro presenza costante la domenica in oratorio, che quando ero bambina si teneva nella Casa vecchia delle Suore. Durante la settimana, invece, organizzavano la scuola di lavoro per le ragazze: ricordo che ci sistemavano nella sala al primo piano, così luminosa con quella fila di finestroni, sedute sulle panche di legno color verde pallido, lo stesso dei piccoli banchi dei legno e delle seggioline in uso in casa vecchia, prima che l’asilo venisse trasferito in quello attuale. Organizzavano, immagino sotto l'autorevole guida del compianto don Antonio Alessi, le feste della mamma al cinema Pineta, e fondamentale era il loro contributo al carnevale: come quelli di allora, a Borno non se ne sono visti più!

Evidentemente il mondo è cambiato. Chi non ha vissuto quegli anni, dirà stupito: ma davvero è stata così la vostra fanciullezza? Si, davvero! E, visto che siamo a Natale, in inverno scendeva tanta di quella neve che si poteva slittare per le strade!

Tutto questo non è sola nostalgia dei tempi andati! I confronti servono, eccome servono! Non foss'altro per comprendere dove stiamo andando…

Fosse per me vorrei a Borno 100 suore, giovani e pimpanti che con la loro presenza e le loro proposte ricreassero, senza i limiti dell'epoca, la spensieratezza, l'innocenza, l'ingenuità, la freschezza dei bambini di cinquant'anni fa. Tolto loro l'asilo, qualcosa si è rotto nella nostra comunità, io ne sono certa. Il loro ruolo è cambiato, giocoforza! E a tutti noi è venuto di certo a mancare qualcosa.

Ma loro sono ancora fra noi. Attempatelle e con altri compiti, come ci ha scritto sr. Elia. Che bello vederle ancora girare per il paese, o in ginocchio in chiesa, e avere da loro un sorriso materno e un saluto sincero quando le incontri per strada!

Sarà un triste giorno, il giorno in cui a Borno le suore dovessero andarsene. Così, se possiamo, facciamo in modo che ciò non accada mai! E allora…

Benvenuta suor ELIA!

Emilia


Natale 2015


Cüntòmela a BORNO

Il Consiglio Pastorale e il Consiglio per gli Affare Economici

Nello scorso mese di settembre hanno iniziato ufficialmente il loro prezioso servizio il Consiglio Pastorale Parrocchiale (CPP) e il Consiglio per gli Affare Economici (CPAE). Che cosa sono queste due realtà? Per rispondere ci facciamo aiutare dal Codice di Diritto Canonico, che al canone 536, paragrafo 1 così si esprime: “Se risulta opportuno a giudizio del Vescovo diocesano, dopo aver sentito il consiglio presbiterale, in ogni parrocchia venga costituito il Consiglio Pastorale, che è presieduto dal parroco e nel quale i fedeli, insieme a coloro che partecipano alla cura pastorale della parrocchia in forza del proprio ufficio, prestano il loro aiuto per promuovere l'attività pastorale”. E al canone 537: “In ogni parrocchia vi sia il Consiglio per gli Affari Economici […]; in esso i fedeli, scelti secondo le medesime norme, aiutino il parroco nell'amministrazione dei beni della parrocchia”.

Il CPP e il CPAE, come emerge dai canoni sopra citati, sono due organismi di comunione, nei quali i laici, con consigli e proposte, aiutano il parroco e i sacerdoti nella cura e nell'amministrazione della comunità parrocchiale, perché le varie attività pastorali siano il più possibile rispondenti alle esigenze spirituali dei fedeli.

Il CPP è formato da membri eletti dalla comunità parrocchiale, da membri scelti direttamente dal parroco (perché siano rappresentate tutte le varie anime della parrocchia) e da membri di diritto (sacerdoti e religiosi). Il CPAE è formato da due membri eletti dal CPP e da alcuni scelti dal parroco.

Don Simone

Il CPP della nostra parrocchia è così composto

Membri di diritto:
- Don Francesco
- Don Simone
- Don Mauro
- Don Ilario
- Don Cesare
- Mons. Angelo
- Suore Dorotee
- Frati Cappuccini
- Bertelli Pierina (Figlia di Sant'Angela)

Membri eletti:
- Baisotti Annalisa
- Franzoni Enzo
- Dalla Palma Luca
- Fedrighi Fabio
- Gheza Francesca
- Marchi Elena
- Genziani Ivana
- Corbelli Paolo
- Lenzi Diego
- Pennacchio Emilia
- Fanetti Anna
- Paradies Francesca
- Fiora Anna
- Damasi Fabrizio
- Belotti Luciano

Membri nominati dal parroco:
- Lombardi Mesa (Caritas Casa Albergo)
- Gheza Roberta (gruppo Rosario Dassa)
- Gheza Monica (mamme Oratorio)
- Poma Tiziana (gruppo pulizie chiesa)
- Fiora Omar (Oratorio)
- Sanzogni Carlo (Oratorio)

Il CPAE è così composto:

Membri eletti tra il CPP:
- Corbelli Paolo
- Franzoni Enzo
- Pennacchio Emilia

Membri nominati dal parroco:
- Belotti Luciano
- Rivadossi Giuseppe


Natale 2015


Cüntòmela a BORNO

LA SANTELLA di MARIA NASCENTE a LOVA

Santella di Lova

Il 28 dicembre 2003, a Borno in località Lova è stata “battezzata” con la dedicazione a Maria Nascente quella che nella zona dovrebbe essere l’ultima santella nata. È interessante seguire nelle sue varie tappe l’iter che ha portato alla realizzazione dell’edicola votiva, così più volte viene chiamata negli elaborati preparatori: la relazione illustrativa e la relazione tecnica e ambientale.

Un Gruppo di Amici del lago di Lova si è costituito in Comitato promotore, investendo del progetto la Parrocchia: l’arch. Mario Gheza, elemento attivo del Comitato stesso, si è preso in carico il progetto e il compito di seguirne il progetto fino alla realizzazione. Per formare, indurre una crescita spirituale.

La fase di elaborazione teorica svela quale lavorìo concettuale, quale sforzo di ricerca sul luogo, sulla dedicazione, sulle forme e sui materiali siano stati necessari per un adeguato inserimento nel paesaggio naturale e antropico e perché l’edicola votiva diventi “segno” della presenza divina.

Santella di Lova

Il luogo della collocazione è una bellissima conca, da quasi un secolo parzialmente occupata dall’invaso di un laghetto artificiale a servizio del cotonificio di Cogno ma, da sempre, riservata alla fienagione, all’alpeggio e, pertanto, costellata d’abitazioni rurali temporanee, e coronata da conifere secolari. La sorgente di Loaré, vero miracolo naturale, riversa copiosa linfa nella conca con un gorgogliante e fresco ruscello. Com’è stato rilevato dal progettista e da una ricerca sulle santelle di Borno, il paese, pur ricco di edifici e segni sacri sparsi sul territorio, ne ha lasciati completamente sguarniti non solo la zona di Lova ma tutto il percorso che conduce fino alla chiesetta di S. Fermo (la santella di Sedöls è recentissima, del 1958, come ex voto della seconda guerra mondiale). L’architetto Gheza affida agli storici la ricerca della spiegazione a questo fatto. Da parte nostra abbiamo formulato l’ipotesi che la solarità e la scarsa pericolosità del percorso abbiano indotto i Bornesi a considerare sufficiente la protezione offerta dalla “triangolazione sacrale” della quattrocentesca chiesetta di S. Fiorino, di quella antichissima di S. Fermo (ricostruita nel 1663) e dell’ottocentesca santella del colle di Mignone. Ecco perché gli Amici del lago di Lova hanno ritenuto opportuno che la zona fosse dotata di un segno sacro, anche per eventuali celebrazioni a favore degli innumerevoli frequentatori e ammiratori della conca. La ricchezza di acqua (che ha indotto qualcuno a pensare che la radice di Lóå fosse portatrice del riferimento alla linfa vitale, mentre altri si richiamano alla presenza dei lupi: lupa, lùa, lóa) ha portato quasi naturalmente a dedicare la santella a Maria Nascente.

Santella di Lova

L’architetto sottolinea che, per quanto si trattasse solo di progettare un’edicola votiva, l’impegno di verificare il proprio bagaglio culturale alla ricerca degli strumenti più adatti alla progettazione, è stato impellente, individuando “segni cognitivi” (atti a rappresentare, a significare, a dire qualcosa) e “segni formativi” per formare (indurre una crescita spirituale e umana, maturando nella Fede). Sono stati così individuati, quali segni semantici fondamentali, carichi di significato per antichissima convenzione e rinnovati dalla tradizione cristiana, il triangolo e il cerchio; simbolo il primo nel contempo di staticità e dinamicità e il secondo di compiutezza, ricchezza, generosità, stima e valore. “L’impianto geometrico è impostato e determinato da un tracciato regolare di base, che muove dal combinarsi del cerchio e del triangolo, tra loro dialoganti, determinando i rapporti spaziali e di proporzione del manufatto tutto e di ogni sua singola parte. Le dimensioni di base e di alzato (facciata principale) sono determinate da un triangolo equilatero inscritto in un cerchio, il cui centro è centro di altri cerchi, atti a determinare le dimensioni e le forme degli elementi componenti il manufatto” (Relazione illustrativa, pag. 7).

Santella di Lova

L’edicola assume così la forma e il significato di una “porta, elemento di congiunzione, di accoglienza e di passaggio” richiamandosi in tal modo alla dedicazione alla Vergine, cui compete anche l’appellativo di “Janua coeli/Porta del cielo”. (ibidem, pag. 6).

Il piccolo sagrato, a forma circolare, tracciato innanzi alla facciata-portale, è elemento di congiunzione tra lo spazio sacrale e della quotidianità. La relazione conclude così: “Le soluzioni tecniche, le forme lineari e la semplicità dei materiali utilizzati, sono, di proposito, adottati per rimarcare lo stretto collegamento con il luogo e il territorio, la tradizione e la memoria collettiva, la natura e il lavoro dell’uomo in montagna. La struttura svettante e protesa verso l’alto della copertura assolve al ruolo di enfatizzare il sacro edificio e di connotare fortemente il valore ascensionale della mistica cristiana, proprio come i larici che stanno tutt’intorno e che, protesi verso il cielo, sembrano volerlo raggiungere.” (Ibidem, pag. 7)

A completamento dei tanti significati di quest’opera si aggiunge l’elaborato artistico del maestro Federico Severino; si tratta di un bassorilievo nel quale, all’interno di un paesaggio montano con lo sfondo di alberi e il gorgogliare di un ruscello tra massi, emerge la figura giovanile di una sant’Anna che regge trepidante Maria bambina, offerta al mondo; il tutto materializzate in un bronzo azzurrino.

Francesco Inversini


Natale 2015


Cüntòmela a BORNO

DON ANDREA… IL MIO PRIMO PARROCO!

Don Giovanni, a 25 anni dalla morte, ricorda don Andrea Cobelli parroco di Borno dal 1980 al 1990.

don Andrea cobelli
Mons. Andrea Cobelli
Palazzolo sull'Oglio 2-7-1923
Borno 25-8-1990

Nella vita di un prete, come nella vita di ognuno di noi, ci sono persone, esperienze, incontri tempi e luoghi importanti e determinanti nel tuo modo di essere, di pensare e di agire.

Don Andrea è stato per me una persona certamente importante!

Mi ha accolto giovanissimo prete, mi ha voluto bene, mi ha stimato, ha cercato in me comunione, condivisione e collaborazione.

Nei sei anni vissuti insieme a Borno più volte ho pensato che il “povero” don Andrea si sarà spesso detto guardandomi e sentendo ciò che facevamo: “Non capisco, ma mi adeguo!”. Credo che questa sua disponibilità nei miei confronti sia stato il dono più bello che poteva farmi… accettare le “stravaganze” di un giovane, i tempi un po’ strani di chi ama la sera e la notte, le idee che non sempre sono facili da comprendere per chi è ormai già “nonno”.

In questo sfondo si colloca il grande sogno, l’avventuroso progetto, la grande fatica del nostro Oratorio Arcobaleno. Con don Andrea abbiamo veramente condiviso mattone dopo mattone questo dono stupendo che la comunità di Borno ha fatto ai suoi ragazzi. Quando ripenso ora a quei mesi mi piace pensare che don Andrea si diverta ancora oggi a giocare su un coloratissimo arcobaleno tra il sagrato di Borno e il cielo azzurro, così azzurro come solo c’è a Borno.

E penso ancora che don Andrea mi ha donato la gioia dell’essere prete…

Sì don Andrea era davvero contento di essere prete! Proprio per questo concludo questo breve ricordo condividendo una preghiera, che vi chiedo di fare vostra pensando ai preti che avete incontrato e che magari sono stati importanti e determinanti per voi, come don Andrea lo è stato per me.

Don Giovanni Isonni

Signore,
vogliamo pregarti oggi per tutti i sacerdoti
del mondo.
Ti preghiamo per questi nostri fratelli
che dedicano la loro vita a costruire comunità.
Ti preghiamo per i preti:
categoria ormai in via di estinzione...
E mentre preghiamo per i sacerdoti,
pensiamo a tutti quelli che abbiamo conosciuto:
a volte preti staccati dalla gente comune,
a volte uomini pieni di comprensione
e di umanità,
altre volte sacerdoti inchiodati
dalle loro incoerenze più o meno evidenti...
Molte volte i preti che abbiamo avuto accanto
li abbiamo giudicati,
criticati, contestati, isolati...
Poche volte abbiamo ricordato che il prete
è solo un nostro fratello, limitato e fragile,
che dedica la sua vita ad annunciare il Vangelo,
cercando con tanta fatica
di vivere le cose che dice.
Ti chiediamo, Signore,
di aiutarci a voler bene ai nostri sacerdoti.
Aiutaci a cercare il bene insieme.
Facci capire che prima di abbandonarli, pensiamo che, anche loro, come tutti noi,
hanno bisogno di un sorriso e di un amico.
Signore Gesù,
tu cerchi sempre dei "pazzi", dei "folli" d'amore disposti a seguirti.
Manda ancora nelle nostre comunità
preti pieni di gioia,
capaci di stravolgerci il cuore con la tua grazia. Amen.

don Angelo Saporiti


Natale 2015


Cüntòmela a BORNO

Hanno ricevuto il Battesimo

Aurora Ciglia
Aurora Ciglia (Pisogne)
di Marco e Simona Girelli
Borno 6 Settembre 2015

Vittoria
Vittoria Rivadossi
di Paolo e Vesna Magnolini
Borno 13 Settembre 2015

Gabriele
Gabriele Fedriga
di Valentino e Francesca Pedersoli
Borno 27 Settembre 2015

Attilio
Attilio Franzoni
di Luca e Marta Zanaglio
Borno 27 Settembre 2015

Valeria
Valeria Franzoni (Bergamo)
Leonida e Eliana Di Giallonardo
Borno 27 Settembre 2015

Simone
Simone Carlo Miorini
di Adriano e Nadia Romellini
Sant. di Colere 24 Ottobre 2015

Guglielmo
Guglielmo Fiora
di Giovanbattista e Silvia Tilola
Battezzato 5 Settembre 2015


Chiamati all'amore sponsale

matrimonio borno
Silvia Tilola con Giovanbattista Fiora
Borno 5 Settembre 2015

matrimonio borno
Roberta Avanzini con Matteo Arici
Borno 6 Giugno 2015

matrimonio borno
Raffaella Franzoni con Roberto Morandini
Borno 3 Luglio 2015

matrimonio borno
Elena Ramona Plotoaga con Giordano Fiora
Borno 4 Luglio 2015

matrimonio borno
Nadia Romellini con Adriano Miorini
Santuario di Colere 24 Ottobre 2015


Chiamati alla vita eterna

defunto borno
Giovanni Isonni
7-5-1980 + 18-7-2015

defunto borno
Bortolo Arici
20-9-1946 + 22-7-2015

defunto borno
Mario Gheza
4-1-1955 + 13-8-2015

defunto borno
Giovanni Chierolini
8-12-1922 + 9-9-2015

defunto borno
Giacomina Rigali
21-12-1930 + 6-10-2015

defunto borno
Antonietta Magnolini
23-1-1927 + 9-10-2015

defunto borno
Antonietta Venturelli
12-4-1935 + 14-10-2015

defunto borno
Emma Sorlini
7-12-1918 + 8-11-2015

defunto borno
Mario Chiocchi
9-8-1934 + 10-11-2015

defunto borno
Pierina Martinelli (Artogne)
7-7-1922 + 6-6-2015
Mamma dì Don Giuseppe Maffi


Natale 2015


Cüntòmela a OSSIMO INF.

COSA È IL NATALE?
Pensiamoci durante l’Avvento

animali

Una volta gli animali fecero una riunione.

La volpe chiese allo scoiattolo: “Che cos'è per te Natale?”

Lo scoiattolo rispose: “Per me è un bell'albero con tante luci e tanti dolci da sgranocchiare appesi ai rami”.

La volpe continuò: “Per me naturalmente è un fragrante arrosto d'oca. Se non c'è un bell'arrosto d'oca non c'è Natale”.

L'orso l'interruppe: “Panettone! Per me Natale è un enorme profumato panettone!”.

La gazza intervenne: “Io direi gioielli sfavillanti e gingilli luccicanti. Il Natale è una cosa brillante!”.

Anche il bue volle dire la sua: “È lo spumante che fa il Natale! Me ne scolerei anche un paio di bottiglie”.

L'asino prese la parola con foga: “Bue sei impazzito? È il Bambino Gesù la cosa più importante del Natale. Te lo sei dimenticato?”. Vergognandosi, il bue abbassò la grossa testa e disse: “Ma questo gli uomini lo sanno?”.

L’asino meraviglia questa volta! L’animale considerato da noi ignorante per eccellenza è diventato il più sapiente... Ma per noi cosa è il Natale?

L’Avvento è un periodo di grazia che ci aiuta a trovare il vero significato del Natale. Cerchiamo di fare tesoro di tutto quello che il nuovo Avvento ci porta in questo Anno della Misericordia, cominciando dalla Santa Messa domenicale, dalla preghiera e da una forte vita sacramentale per sperimentare la bontà e la misericordia del Salvatore.

Buon Natale

Don Mauro


Natale 2015


Cüntòmela a OSSIMO INF.

Concorso presepi 2015­2016

Un giorno un bambino e suo nonno guardavano insieme il presepio appena dopo averlo terminato. Arrivato il giorno di Natale, il bambino era triste e poco soddisfatto perché davanti a quel presepio c’era un solo regalo da aprire. Allora il nonno lo guardò sorridendo e gli disse che quando era bambino lui, era povero e non c’erano regali davanti al suo presepio.

La sua famiglia era povera e numerosa ma molto unita, e tutti si volevano bene. In inverno con i suoi fratelli si divertiva a giocare sulla neve scivolando con una vecchia slitta. In primavera ed in estate giocavano con una palla costruita da loro con tante pezze avvolte una dentro l’altra, la fantasia e la creatività poi supplivano alla mancanza dei giochi.

Tutto questo per lui era il regalo più prezioso. Poi cominciò a raccontare la storia del presepio che ogni volta, a Natale, suo padre gli raccontava tenendolo sulle ginocchia e abbracciandolo davanti al focolare, mentre la mamma cucinava la minestra per la cena.

«Nelle cronache del 1200 si legge che San Francesco inventò a Greccio, vicino a Rieti, il primo presepe.

presepe san francesco

Francesco era famoso in tutta la cristianità per la vita che conduceva, e molti giovani avevano lasciato beni e professione per seguirlo nel suo ideale di povertà. Egli parlava del Vangelo con tale entusiasmo che la gente e persino gli uccelli lo ascoltavano attenti.

Nell’anno 1210 era stato a Roma da papa Onorio III e gli aveva chiesto l’approvazione della sua Regola di vita con i fratelli, in povertà assoluta, predicando il Vangelo nella semplicità. Qualche anno dopo - era il 1219 - egli, “armato” solo del perdono e della parola di Gesù, partì crociato in oriente.

Fu ricevuto dal sultano al-Malik- al-Kamil e poté visitare in pace i luoghi santi della vita del Signore. Il ricordo più intenso di questo viaggio fu la visita all’umile grotta di Betlemme ove il Signore volle nascere.

Tornato in Italia, un giorno incontrò un nobiluomo di nome Giovanni che gli chiese cosa doveva fare per seguire le vie del Signore. Francesco gli disse di prepararsi ad accogliere Gesù nel suo cuore e preparare il Natale. Allora quel tale fece costruire una stalla, vi fece portare del fieno e condurre un bove e un asino.

Poi arrivò dicembre... La notte di Natale del 1223 molti pastori e contadini, artigiani e povera gente si avviarono verso la grotta che Giovanni da Greccio aveva preparato per Francesco. Alcuni avevano portato doni per farne omaggio al Bambino e dividerli con i più poveri. Francesco disse di volere celebrare un rito nuovo, più intenso e partecipato; per questo aveva chiesto il permesso al papa. Su un altare improvvisato un sacerdote celebrò la Messa.

Francesco, attorniato dai suoi frati, cantò il Vangelo. Stando davanti alla mangiatoia, egli aveva il viso cosparso di lacrime, traboccante di gioia. Allora fu visto dentro la mangiatoia un bellissimo bambino addormentato che il beato Francesco, stringendo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno.

Fra i testimoni del miracolo molti erano personaggi degni di fede e questo contribuì a divulgare la notizia in tutto il Lazio, l'Umbria e la Toscana fino a Genova e Napoli. Da quel miracolo molti trassero benefici spirituali e corporali: alcuni si convertirono e diventarono più buoni, altri guarirono da malattie, altri trovarono forza e pace interiore. Tutto il paese sapeva di questi prodigi e teneva memoria di quella notte santa, quando un Bambino era apparso a Francesco, che aveva voluto ricostruire l'ambiente del primo Natale in un bosco dell'Appennino. Questa è la vera storia del presepe.»

Il bambino ringraziò il nonno riconoscendo che una famiglia bella come la sua e il racconto del presepio erano veramente due grossi regali, e questo gli fece dimenticare la sua tristezza e gli riempì il cuore di gioia.

Allora amici carissimi gareggiate nel preparare il più bel presepio per avere un segno del vero Natale che ci mette in comunicazione con Gesù, l’unico che sa dare a noi la vera gioia, e per realizzare il nuovo concorso presepi di quest’anno.

Le iscrizioni si ricevono in Oratorio da Domenica 30 Novembre fino al 20 dicembre.

Dal giorno 27 dicembre la commissione del concorso passerà a visitare i vostri presepi e il giorno dell’Epifania 6 gennaio alle 15,00 all’oratorio di Ossimo Inferiore ci sarà la premiazione dei partecipanti al concorso.

Buon Lavoro e Buon Natale!

Don Mauro e collaboratori


Natale 2015


Cüntòmela a OSSIMO INF.

EDUCARE ALLA RESPONSABILITÀ

Educare alla responsabilità è credere che ai ragazzi, e più ancora ai giovani, è possibile chiedere un impegno, ed è anche un modo per esprimere la fiducia in loro e valorizzarli. Li si aiuta anche a comprendere che il proprio comportamento e le proprie azioni hanno una ripercussione sulle persone che vivono nello stesso ambiente, quindi in famiglia, per strada nella scuola e via dicendo.

Nella vita tutti dobbiamo assumerci degli impegni e quindi prima si comincia meglio è perché ogni responsabilità aiuta a crescere e a maturare.

L’assumersi un impegno, infatti, fa sperimentare che alcune situazioni si creano partendo dallo svolgere o meno il proprio compito, quindi il fare o il non fare non è la stessa cosa, come anche lo svolgere bene il proprio ruolo o in modo disimpegnato, svogliato e negligente, fa una grande differenza.

Pian piano si scopre che la responsabilità permette ed aiuta a cogliere che la libertà porta a diventare dono per gli altri.

Partendo da queste considerazioni, si è pensato e proposto nella prima convocazione dell’assemblea parrocchiale di quest’anno, di coinvolgere i ragazzi e i giovani nella gestione e animazione dell’oratorio, con la presenza del sacerdote responsabile e dei collaboratori.

Allora invitiamo i ragazzi e i giovani di buona volontà a prendere in considerazione questa proposta e a segnalare la propria disponibilità.

Don Mauro e collaboratori


Natale 2015


Cüntòmela a OSSIMO INF.

Toccante cerimonia al restaurato del MONUMENTO AI CADUTI

alpini ossimo inf

alpini ossimo inf

Un altro evento porta nuovi riconoscimenti al Gruppo Alpini di Ossimo Inferiore: il restauro del monumento ai Caduti. L’obelisco in marmo bianco di Carrara, sul quale sono effigiati i Caduti nella Prima Guerra mondiale e della Seconda, ha novant’anni come l’edificio dell’asilo nel cui cortile è posato il monumento e dove si affaccia l’ampia sede degli Alpini.

I segni del tempo erano alquanto significativi e così, grazie all’azione congiunta del Comune di Ossimo, del Gruppo Alpini e di una banca locale, si è potuto realizzare un efficace operazione di restauro.

La cerimonia per presentare alla popolazione i risultati dei lavori è avvenuta sabato 7 novembre e ha avuto un prologo religioso nel vicino cimitero napoleonico (tra l’altro restaurato dagli Alpini l’anno scorso) dove il parroco Don Francesco Rezzola ha celebrato la Messa. Al termine le Penne nere hanno aperto il corteo che ha raggiunto il Monumento ai Caduti dove il Parroco ha impartito la Benedizione.

alpini ossimo inf

Veramente toccante il cerimoniale dell'Onore ai Caduti con l'alzabandiera, l’Inno d’Italia cantato da tutti e la posa della corona d’alloro mentre nell’aria si diffondevano le note dell’immortale Leggenda del Piave. Ha preso la parola il sindaco Cristian Farisè, che ha sottolineato l'importanza che l'Amministrazione sta dando alla conservazione dei simboli del paese e ringraziato Alpini e sponsor per la preziosa collaborazione. Gli ha risposto il capogruppo Pierfranco Zani che, a nome delle Penne nere, si è detto orgoglioso di poter mettere a disposizione tempo e risorse per questi nobili fini.

Ha quindi preso la parola il giornalista Salvatore Gianmaria Italia che ha ricordato i momenti salienti della Grande Guerra e l'immane tributo in vite umane per conseguire l'agognata Vittoria. La ricerca storica sul monumento è stata dettagliatamente illustrata da Omar Zani mentre, davvero lodevole, il coinvolgimento dei bambini dell'asilo che hanno recitato una poesia. A loro, i sempre esemplari Alpini hanno donato una bandiera d'Italia: ricordo della giornata del 4 novembre e alto significato per ciò che essa rappresenta.

Al termine gli Alpini hanno invitato i presenti nella loro sede per un ben gradito e gustoso aperitivo.

S.G.M.I.


Natale 2015


Cüntòmela a OSSIMO INF.

Hanno ricevuto il Battesimo

battesimo ossimo inf
Daniele Carlo Voisin
di Ricard e Annamaria Tarantola
Ossimo Inferiore 25 Luglio 2015

Chiamati all'amore sponsale

matrimonio ossimo inf
Ilaria Franzoni con Fabio Franzoni
Ossimo Inferiore 16 Maggio 2015


Chiamati alla vita eterna

defunto ossimo inf
Pietro Bertoni
21-12-1934 + 31-7-2015

defunto ossimo inf
Pietro Gaioni
29-7-1932 + 20-8-2015

defunto ossimo inf
Innocenzo Zendra
21-7-1939 + 12-9-2015

defunto ossimo inf
Giacomo Andreoli
21-4-1936 + 19-9-2015

defunto ossimo inf
Maria Franzoni
11-10-1921 + 30-9-2015


Natale 2015


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

UNO PER TUTTI TUTTI PER UNO

asilo ossimo sup

asilo ossimo sup

I nostri esperti moschettieri hanno cominciato la loro avventura accogliendo nove nuovi cavalieri in erba. Una squadra di 19 meraviglie capitanate dalla professionale, divertente e materna maestra Daniela, quest’anno affiancata dall’assistente Pamela e, come sempre, dall’intramontabile ed appassionata cuoca Giancarla.

I timori di mamma e papà di fronte all’abbrivio di un nuovo anno sono stati rapidamente fugati dagli occhi solari dei bimbi. Le attività quotidiane accattivanti, realizzate in un ambiente educativo a loro famigliare, lasciano sui visi lo sguardo della serenità Anche quest’anno sono stati programmati il “Progetto Ponte” con la scuola elementare ed alcuni laboratori: apprendimento cooperativo, inglese, e acquaticità. Lo spirito di cooperazione dei piccoli ha contagiato anche i genitori e coloro che, con volontà e passione, sostengono l’asilo e la sua possibilità di non essere solo spazio di crescita per i nostri bambini, ma anche occasione di incontro e scambio per i genitori e per la comunità.

La castagnata a tal proposito, anche quest’anno ha unito persone e risorse in un’intensa due giorni da ricordare. Sappiamo che il focolare e la buona tavola sono sempre un’opportunità intima e piacevole allo stesso tempo, per condividere momenti, risorse, sguardi, idee. E così è stato.

asilo ossimo sup

asilo ossimo sup

A proposito di idee. Nell’incontro che ha visto riuniti i genitori ed il consiglio, nei primi giorni di settembre, molte sono state le proposte venute alla ribalta e subito accolte con slancio. Tra queste la tinteggiatura dell’asilo con nuovi colori e l’abbellimento delle pareti con disegni adatti ai nostri bambini, ai loro sogni, e alla loro fantasia.

Un grazie allora va a coloro che hanno prestato il loro tempo per questa colorata causa. Si dice che camminando s’apre un cammino. Così è con entusiasmo che proseguiamo il nostro di genitori, con l’augurio ai nostri cuccioli e un altro, grato, a chi li accompagna ogni giorno con competenza e passione di dare e ricevere reciprocamente il bene che sta in questa esperienza educativa.

Cogliamo qui l’occasione anche per ringraziare l’Amministrazione Comunale che sostiene sempre con impegno le due scuole materne presenti sul territorio di Ossimo. La presenza tra noi di Alessandra, giunta quest’anno al nostro asilo attraverso il Comune con il progetto “Vallecamonica Giovani 20-25” è senz’altro un aiuto prezioso ed servizio molto utile per i nostri bambini e per l’offerta formativa della nostra piccola scuola materna. Noi cerchiamo di darci da fare per i nostri bambini e vediamo che c’è\ sensibilità intorno alla scuola materna. Se qualcuno vorrà darci una mano nei molti modi possibili, noi siamo contenti e ringraziamo in anticipo.

Eleonora e Pamela


Natale 2015


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Immagini dal passato

prima comunione ossimo 1956

In ricordo della prima comunione a Ossimo, il 31 Maggio 1956. Una vecchia immagine di questo gruppo di coetanei di Ossimo Superiore, insieme nel giorno della Prima Comunione. Cogliamo l'occasione della pubblicazione di questa bella immagine, per porgere un ringraziamento a Carlo Pezzoni (primo a destra) scomparso di recente, che vogliamo ricordare anche per la collaborazione data alla nostra Parrocchia di Ossimo Superiore per diversi mesi e soprattutto dopo la scomparsa della moglie Anne.


Natale 2015


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

INAUGURATO IL RESTAURO DELL’ORGANO

Domenica 27 Settembre: una data da ricordare per la Parrocchia di Ossimo Superiore; Messa di Benedizione e Concerto di Inaugurazione per il Restauro dell’Organo. Dopo oltre tre anni dall’inizio dei lavori, a fine Luglio 2015, abbiamo finalmente potuto concludere il complesso restauro dell’Organo Bossi 1787/1810 - Manzoni 1881.

Durante la Messa serale abbiamo compiuto il piccolo rito di benedizione dell’organo. Dopo la preghiera, un dialogo tra il celebrante e l’organo (suonato per l’occasione dell’Illustre Maestro Pietro Pasquini, concertista e docente di Organo e Composizione Organistica presso il conservatorio di Brescia) che qui riportiamo.

Celebrante: Organo strumento benedetto, tu canterai la gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo!
L’organo suona...
Celebrante: Tu eleverai i nostri canti e le nostre suppliche verso Maria, la Madre di Dio!
L’organo suona...
Celebrante: Tu sosterrai le gioie e le pene degli uomini, tu accompagnerai la preghiera dei piccoli e degli umili!
L’organo suona...
Celebrante: Tu farai entrare la Chiesa nell’eterna azione di grazie di Cristo, il Risorto, il vivente!
L’organo suona...
Celebrante: Che il Signore, degno di ogni lode, vi conceda di cantarlo sulla terra, con la bocca, con il cuore e con tutta la vostra vita e che Egli vi doni di cantare in cielo il cantico nuovo, per l’eternità.

organo ossimo sup.

Dopo la S. Messa domenicale un grande e partecipato concerto che ha visto impegnato il Maestro Pasquini con un programma intenso, tanto da portare lo strumento vicino al limite delle proprie possibilità sonore, e che ha fatto apprezzare ai presenti tutte le varie timbriche e combinazioni di suoni del nostro Organo.

Il concerto si è aperto con l’immancabile J.S. Bach, con “Preludio e Fuga” forse poco conosciuto ai “non addetti” ma con sonorità “decisa”. Poi una trascrizione sempre di Bach, ovvero il Concerto per Violino di A. Vivaldi (Estro Armonico). Molto particolari anche i brani dell’autore spagnolo J. Cabanilles (Gallardas I), una trascrizione di Haendel (da Water Musick dall’edizione J.W. London del sec XVIII per tastiera).

Nella seconda parte del concerto alcuni pezzi celebri dell’Ottocento Italiano, dove l’organo diventa imitatore della banda degli strumenti: sono state eseguite tre sonate di G. Valeri, e successivamente il celebre “Rondò con imitazione de’ campanelli” di G. Morandi. Gran finale con 2 brani di Felice Moretti, al secolo Padre Davide da Bergamo, frate musicista al secolo F. Moretti, Suonatina in Fa maggiore e la Sinfonia in RE minore.

Non poteva di certo mancare un bis, che il Maestro Pasquini ha voluto dedicare all’organaro Formentelli (francese d’adozione ma di origini Camune) con un “aria su tema di Noel”. Il concerto inaugurale e la benedizione hanno voluto così dare l’adeguato “ben tornato” a questo strumento che stava irrimediabilmente perdendo le sue particolari caratteristiche per l’incuria di noi contemporanei. Questo restauro ha permesso così di garantirne la continuità!


Note storico-economiche in margine al restauro

Per la sola piccola comunità parrocchiale di Ossimo l’intervento sarebbe stato finanziariamente proibitivo, alla luce anche di un altro impegno che già da tempo la Parrocchia dedica all’edificio polivalente dove è ospitata la scuola materna. Ma la tutela del patrimonio storico artistico è compito inderogabile dello STATO che, come sancisce l’art. 9 della Costituzione Repubblicana, ha tra i suoi compiti fondamentali l’esercizio della salvaguardia dei beni culturali e dell’ambiente, che esprimono valori collettivi in grado di illuminarne una civiltà, di costituirne il segno e di garantirne la memoria.

La parrocchia ha potuto così beneficiare, oltre alle molte offerte private, anche di un sostanzioso contributo da parte del Fondo di Rotazione Regionale (euro 58.000 di cui 14.000 circa a fondo perduto e la restante quota a restituzione in 7 anni), a cui si sono aggiunti circa 28.000 euro da Conferenza Episcopale Italiana (fondo perduto), Euro 10.000 da Fondazione della Comunità bresciana Onlus (a fondo Perduto), e perverrà inoltre sostegno anche da parte di B.I.M./Comunità Montana di Vallecamonica.

Come evidenziato durante la serata di presentazione del concerto “all’inizio degli anni ‘90 l’organo era talmente danneggiato che risultava ormai indecoroso l’accompagnamento delle celebrazioni liturgiche. Anche se già si era consapevoli che si sarebbe dovuto programmare un intervento di recupero, ma in quel periodo altre spese più urgenti dovevano essere fatte. L’organo però era veramente in condizioni critiche, tanto che non era neppure più possibile il suo utilizzo durante le funzioni.

La strada più breve per “sopperire” alla sua mancanza fu quella di acquistare un altro organo moderno, un “sostituto elettronico” e di rimandare al futuro la maggior spesa.

Nel 1999 si procedeva nel far visitare lo strumento ad alcuni Organari, proprio per avere un’idea di massima di quello che sarebbe potuto costare il recupero… ma il povero organo ancora una volta doveva lasciare il posto ad altri interventi, altrettanto meritevoli ma più urgenti: come ad esempio il restauro del campanile, l’elettrificazione delle campane e l’eliminazione del tanto dannoso impianto di riscaldamento ad aria (oggi sostituito con quello a pavimento) che avrebbe causato danni seri all’organo restaurato.

In seguito, consapevoli che prima o poi questo intervento lo avremmo fatto, è iniziata una fase preparatoria per approcciare al tema del restauro di organi storici e per avere un po’ più di consapevolezza verso questo particolare e delicato settore dove non sempre i restauri hanno dato “buoni risultati” date anche la capacità e la sensibilità che deve possedere chi interviene nel restauro.

Molto spesso infatti si sono visti dei restauri assai “invasivi” o poco rispettosi, come se si facesse un'opera nuova, non fermandosi dinanzi a nessun tipo di ostacolo e soprattutto non prendendo in considerazione quello che può e deve essere il referente precedente all'intervento, cioè le sue caratteristiche originarie e la sua stratificazione storica, prescindendo da quello che veramente conta nello strumento musicale, e cioè il “suono storico”, il suono che produce e non la sua immagine. Così finalmente, dopo l’analisi dei diversi preventivi e dopo tutto il rituale di richiesta alle competenti Soprintendenze, nel 2012 si è dato avvio ai lavori di smontaggio per il successivo recupero.

Con grande gioia abbiamo riconsegnato al patrimonio culturale della comunità ed alla sua sensibilità religiosa questo strumento prezioso in segno anche di rispetto per i grandi sforzi fatti nel passato per la sua costruzione e per i successivi interventi di restauro.

L’organo oggi ha ritrovato la sua voce squillante ed è stato nuovamente arricchito di tutti gli effetti sonori, andati distrutti nel corso di malaugurati interventi di manutenzione più o meno recenti, effetti sonori che lo rendono così originale e piacevole da ascoltare.

Luca Bardoni


Natale 2015


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

La cappella del cimitero

cappella cimitero ossimo sup.

La cappella del cimitero è sempre un luogo importante per la comunità cristiana. È il centro del camposanto, dove deponiamo i nostri cari in attesa della resurrezione; è il luogo centrale del cimitero che raccoglie idealmente tutte le tombe dei nostri morti; è il luogo della celebrazione dell’Eucarestia in suffragio di coloro che ci hanno preceduto nell’al di là; è il luogo in cui vengono deposti sacerdoti, religiosi, religiose della parrocchia così che elevando una preghiera per loro si invoca una preghiera sicura da loro per noi ed i nostri defunti.

Anche al cimitero di Ossimo Superiore c’è una cappella, decorata con un bell’affresco che tuttavia il tempo aveva un po’ malridotto, soprattutto intaccando il decoro della cornice.

Così vedendo l’urgenza di intervenire, con l’aiuto della amministrazione comunale, che attraverso la BCC ha trovato dei fondi, abbiamo pensato di ripristinare la bella immagine della deposizione di Gesù dalla croce che esprime la pietà di Maria per il Figlio morto ed incarna la pietà di chiunque abbaia perso un figlio, un marito o una moglie, un nipote, un famigliare, un amico, un vicino di casa, un conoscente visitato dal mistero della morte.

Grazie dunque a chi ha permesso il restauro della bella immagine della Madonna con Gesù che rende più fiducioso il rapporto con la morte e più sereno il ricordo dei nostri morti che certamente incontreremo ancora in Paradiso.


Natale 2015


Cüntòmela a OSSIMO SUP.

Hanno ricevuto il Battesimo

battesimo ossimo sup
Thomas Vianelli
di Corrado e Miriam Bino
Ossimo Superiore 28 Giugno 2015

battesimo ossimo sup
Alessandro Bernardi
di Andrea Mario e Olga Zerla
Ossimo Superiore 25 Ottobre 2015


Chiamati alla vita eterna

defunto ossimo sup
Giuseppina Andreoli
22-9-1931 + 17-7-2015

defunto ossimo sup
Enrico Severino Tarsia
8-6-1931 + 19-7-2015
(Ceto)

defunto ossimo sup
Carlo Pezzoni
15-1-1949 + 7-8-2015

defunto ossimo sup
Adelina Zatti
30-8-1940 + 2-9-2015
(Gratacasolo)

defunto ossimo sup
Chiara Andreoli
11-4-1982 + 16-9-2015

defunto ossimo sup
Marta Zani
25-7-1937 + 27-10-2015


Natale 2015


Cüntòmela a VILLA di Lozio

EPIFANIA MANIFESTAZIONE DELL’AMORE DEL SIGNORE

epifania

Nelle feste natalizie un posto importante lo occupa la solennità dell’Epifania. È una bella festa non solo per la suggestione che genera l’episodio dei Magi, con la stella cometa ed il mistero dei tre saggi che vengono da lontano ad adorare il Signore, ma anche per il significato che l’evento porta in sé ed il valore che essa conserva ancora oggi per ogni uomo di buona volontà.

Nel Vangelo che narra la visita dei Magi, la liturgia celebra infatti la grande manifestazione di Cristo Salvatore delle genti di ogni parte della terra.

La festa dell’Epifania è dunque la festa della Chiesa, la festa del mondo in cui essa cresce e si sviluppa alimentata dalla fede, la festa dell’uomo che cerca Dio, ma anche la festa di Dio che non si stanca mai di lasciarsi incontrare dall’uomo.

Proprio la ricerca di Dio è un mistero che affascina l’uomo ed abita nel cuore di ogni essere umano, anche di chi sembra voler fare a meno del soprannaturale. Colui che ci ha creato perché entrassimo in amoroso dialogo con lui, ci ha messo nel cuore un anelito che ci fa desiderare l’incontro con il divino, al punto che S. Agostino ha potuto mirabilmente sintetizzare questo desiderio affermando che il nostro cuore rimane inquieto finché non riposa in Dio.

Quando celebriamo la festa dell’Epifania il Natale sembra ormai così lontano, ma io voglio chiedere lo stesso al piccolo bambino di Betlemme, per me e per voi che il nostro cuore resti inquieto, cioè non trovi mai una sazietà tale da non cercare più Gesù, il Signore. Terminate le feste natalizie inizi dunque una nuova ricerca di Dio per conoscerlo di più dopo averlo trovato nella meraviglia della sua Parola, fattasi carne nei giorni della nascita.

Sarà lo scopo di questo anno giubilare così particolare nel quale Papa Francesco ci ha dato un mandato: farci missionari del Figlio di Dio, missionari della Misericordia del Signore, strumenti della gioia che ha riempito i Santi Magi, venuti da lontano e che invitano anche noi ad uscire dalla abitudine spirituale per metterci come loro sulle imprevedibili strade del mondo, dove molti da tempo non vedono stelle, ma attendono ugualmente il raggio della luce divina.

Don Francesco


Natale 2015


Cüntòmela a VILLA di Lozio

CORSI DI MASSAGGIO INFANTILE DA 0 A 12 MESI

Nell’ambito delle tante attività del Consultorio che sono state sostenute dal Progetto Arcipelago Famiglia finanziato dal 2012 dalla Regione Lombardia hanno avuto un riscontro molto positivo i vari corsi gratuiti di massaggio infantile per neonati gestiti dalla ostetrica e insegnante specializzata sig.ra Giuseppina Rebuffoni con la presenza delle mamme e con la preziosa collaborazione degli asili nido del territorio camuno che accolgono i lattanti e che hanno messo a disposizione i loro ambienti (Nido Valverti di Breno - Nido di Borno - Nido Burlotti di Corna - Nido Interaziendale di Pisogne – Nido di Darfo).

L’attività è stata promossa e valorizzata perché siamo convinti che il massaggio del bambino sia un efficace strumento attraverso cui rafforzare la relazione con i nostri piccoli; non si tratta quindi di imparare una tecnica ma di affinare una attitudine, un modo di comunicare profondo con il proprio bambino. L’evidenza clinica e le recenti ricerche hanno confermato l’effetto positivo del massaggio sullo sviluppo e sulla maturazione del bambino a livello fisico, psicologico ed emotivo. Il massaggio del bambino è semplice e ogni genitore può apprenderlo facilmente; il programma è flessibile e si può adattare alle esigenze del bambino dalla nascita, accompagnandolo poi nelle diverse fasi della sua crescita. Ogni corso è stato strutturato in 4-5 incontri della durata di circa due ore.

Con il massaggio è possibile sostenere, proteggere e stimolare la crescita e la salute del nostro bambino, è un mezzo privilegiato per comunicare ed essere in contatto con lui, aumentando così le capacità genitoriali, la fiducia, la sicurezza sentendosi più competenti nell’occuparsi del proprio bambino. Vimala Mc Clure, americana del Colorado, ha operato per la diffusione del massaggio infantile e in base alla sua esperienza, suddivide i benefici del massaggio per il bambino in quattro grandi aree: stimolazione, sollievo, rilassamento, interazione.

Stimolazione: Il massaggio facilita nel bambino la conoscenza del suo schema corporeo, lo aiuta a correggere la sua posizione distendendo i muscoli ed aiutandolo a coordinare i movimenti, migliora la capacità di apprendimento, l’integrazione sensoriale e, attraverso la stimolazione tattile, promuove ed accelera le connessioni neuronali, favorendo la crescita della guaina mielinica. Ne ricevono beneficio il sistema circolatorio, digerente, ormonale, immunitario e respiratorio.

Rilassamento: Oltre all’evidente effetto del rilassamento muscolare, i movimenti ritmici delle mani, il susseguirsi della frequenza, la ritualità dei gesti, sono tutti elementi che possono facilitare l’acquisizione del ritmo sonno-veglia ed aiutare il bambino a scaricare le tensioni accumulate per l’eccessiva stimolazione.

Sollievo: La pratica costante del massaggio può avere effetti benefici sui dolori della crescita, sulla tensione muscolare, su fastidi dovuti alla dentizione. Alcune sequenze, inoltre, sono state studiate specificatamente per arrecare sollievo al disagio delle coliche gassose, della stipsi e del meteorismo che tanto frequentemente si riscontrano nei neonati.

Interazione: Il massaggio secondo il programma A.I.M.I. utilizza i canali sensoriali e le modalità di comunicazione che caratterizzano e sostengono il processo di attaccamento. Facilita lo scambio di messaggi affettivi sia attraverso il linguaggio verbale che quello non verbale e fa sentire il bambino sostenuto, amato ed ascoltato.

In situazioni particolari (es. adozione, affido…) può offrire al bimbo la possibilità di un’esperienza di contatto positiva e rassicurante. L’esperienza riportata da molti genitori in tutto il mondo e l’evidenza scientifica confermano tutti questi benefici.

Per informazioni: Consultorio Familiare Tovini. Tel 0364/ 327990

Per il Consultorio Familiare G. Tovini
Il Direttore: Dr.ssa Guglielmina Ducoli


Natale 2015


Cüntòmela a San NAZZARO di Lozio

UN GRANDE “GRAZIE” DAL CONGO

bambini congo

bambini congo

Nel mese di settembre mi sono recato in Congo per un po' di vacanza e con la missione di trasmettere il materiale didattico ai bambini di Divenié. Grazie a Dio tutto è andato bene ed ora vi faccio un breve racconto di ciò che è stato fatto.

Dal 30 settembre al 5 ottobre mi sono recato in un villaggio lontano 400 Km. dalla costa dell’Oceano Atlantico, distanza che separa Pointe Noire, la città dove ho passato le vacanze, a Divenié dove mi aspettavano i bambini delle scuole.

Dopo aver comprato il materiale didattico, zainetti, libri, dizionari, matite, quaderni, penne, lavagne a Pointe Noire, ho cercato e trovato una macchina per andare fino al villaggio. Visto ciò, quei bambini, sorpresi e contenti, di ricevere il materiale didattico, acquistato con le vostre offerte (7.645 euro), durante la messa hanno cantato con entusiasmo canti di gioia, di ringraziamenti indirizzati alla vostra generosità. Ho trasmesso anche altro materiale, matite, piccole borse, gomma da matita che sono riuscito a portare nella valigia, come pure delle sedie a rotelle per i paralitici. Durante quel momento di distribuzione, sono stato colpito da due fatti. Vedere la gioia negli occhi di bambini, di sentirli abbracciarmi, gridando, esultando e di vedere le lacrime di emozioni di una paralitica che ha ricevuto per la prima volta dalla sua nascita la sedia a rotelle. Ella ha 27 anni e prima camminava come una “tartaruga”.

La maggior parte di quei bambini che hanno ricevuto il materiale didattico, sono orfani e vivono presso i zii, le zie, i nonni, i cugini, o presso qualche amici dei genitori. In Africa il genitore di un amico è considerato come tale dal bambino amico... La scuola alla quale abbiamo dato il materiale didattico è statale e conta circa 113 bambini. Il villaggio ha 900 abitanti. Gli insegnanti delle due scuole, elementari e delle medie, sono dei giovani e adulti che da anni fanno questo servizio nel volontariato, perché dopo gli studi ancora non sono stati assunti dallo stato. Per loro stipendio i parenti degli alunni pagano sia con i soldi quando ne trovano, sia in natura. Per esempio, una pecora, qualche galline, qualche kilo di arachidi, di manioca o di patate. I corsi si fanno nelle vecchie scuole che ha lasciato la colonizzazione francese. Sono scuole che hanno più di settanta anni, senza restauro. Dall'interno della classe si vedono quelli che sono fuori. I tetti sono fatti di lamiere piene di buchi. Quando piove è impossibile essere in classe. L'acqua entra da per tutto. Gli alunni studiano solo di giorno perché non hanno la corrente di la notte. Nonostante queste difficoltà i bambini sono decisi a lottare contro l'analfabetismo. Hanno una grande buona volontà di studiare, di volere cambiare le loro miserie, di preparare un futuro migliore. Ci sono tanti altri dettagli e aspetti che non posso presentare qui a causa dello spazio, perciò mi fermo qui.

bambini congo

Al termine, con i bambini di Divenié in Congo Brazzaville e con i loro parenti, Io don Ilario, ringrazio di cuore tutti e in modo particolare ciascuno di voi che avere fatto dei sacrifici per aiutarmi ad aiutare quei bambini dimenticati dallo stato congolese. Ringrazio i miei fratelli sacerdoti che mi hanno affiancato durante la raccolta. Ringrazio il Parroco Don Francesco Rezzola che ci ha dato il permesso di organizzare questa raccolta missionaria. Dio vi benedica.

Don Ilario


Natale 2015


Cüntòmela a San NAZZARO di Lozio

LA MEDIAZIONE FAMILIARE: BILANCIO DI UN BIENNIO DI ATTIVITÀ

Quando sono stata contattata come esperta di Mediazione familiare dalla Direzione del Consultorio Familiare G.Tovini, ho accettato con entusiasmo, tanta curiosità, ma senza l’aspettativa di avere grandi richieste… La mia attività è rientrata in modo naturale nel grande progetto “Arcipelago Famiglia”, ciò mi ha permesso di diversificare gli interventi attraverso due sportelli: uno in consultorio ed uno itinerante muovendomi là dove vi era il bisogno. - Dott.ssa Daniela Saviori, Mediatrice Familiare

A due anni di avvio della mediazione familiare crediamo sia doveroso e interessante fare un bilancio dell’attività che si è svolta presso la sede del Consultorio G. Tovini a Breno ma anche presso alcuni oratori .

La mediazione familiare è un intervento professionale rivolto alle coppie e finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari in presenza di una volontà di separazione. La coppia è incoraggiata dal mediatore familiare a strutturare gli accordi che meglio rispondono alle esigenze di tutti i componenti del nucleo familiare. Si rivolge principalmente a coppie con figli in quanto uno dei suoi obiettivi è la tutela della continuità genitoriale con particolare riguardo all’interesse della prole.

Rispetto alla consulenza legale, la mediazione familiare non ha come obiettivo la cura degli interessi dei propri clienti ma il raggiungimento di accordi condivisi, la rinegoziazione delle relazioni familiari e la ricomposizione di un nuovo progetto genitoriale.

Nel biennio di attività, alcuni percorsi di mediazione familiare si sono conclusi positivamente, altri si sono interrotti, altri ancora non sono decollati poiché le coppie di ex-coniugi hanno raggiunto nuove consapevolezze, compresa quella che non era possibile raggiungere alcun accordo.

Le coppie che si sono avvicinate a questo servizio presentavano situazioni famigliari con livelli di criticità diversi: alcune stavano vivendo in forte conflitto, altre avevano intrapreso il percorso della separazione anche sul piano legale, altre ancora stavano attraversando una fase difficile della loro vita coniugale ed altre invece avevano già concluso l’iter della separazione, ma necessitavano di rivedere con l’aiuto di un mediatore familiare alcuni accordi nell’interesse dei figli. Bisogni diversi per diverse situazioni.

Nel progetto sono stati sostenuti anche i figli delle ex-coppie. Chi era disorientato, chi arrabbiato, chi con sofferenze spesso inascoltate dai genitori; tutti accomunati dal bisogno di cementare certezze, di comprendere che nonostante le grosse difficoltà del momento i genitori non hanno mai smesso di amarli. Basta una chiamata per accedere a questo servizio, telefonando al Consultorio al numero 0364 /327990.

Il Direttore del Consultorio G. Tovini
Dott.ssa Guglielmina Ducoli


Natale 2015


Cüntòmela a LOZIO

Chiamati alla vita eterna

defunto lozio
Giacomo Massa
4-10-1930 + 22-10-2015
(Villa)

defunto lozio
Girolamo Guassoldi
8-10-1938 + 27-10-2015
(Villa)

defunto lozio
Andreana Serafina Pennacchio
15­3­1930 + 16­11­2015
(San Nazarro)


Natale 2015


Cüntòmela con i MISSIONARI

CRESCERE NEL CALORE DI UNA FAMIGLIA

patrizia in Burkina Faso

Carissimi amici di Borno,
grazie anche al vostro concreto sostegno C.A.S.A. S.A.R.A. - Casa di Accoglienza, Solidarietà e Accompagnamento «Sentirsi Amati Ridona Amore» - la nostra Casa-Famiglia per bambini e bambine orfani, soli e abbandonati, di strada, in difficoltà, vulnerabili e a rischio è un faro luminoso che risplende a Sokourani, un piccolissimo villaggio a circa 50 km da Bobo Dioulasso.

L’allegria e la gioia regna sovrana tra i nostri bambini e le nostre bambine che, piano piano, stanno imparando a stare serenamente insieme, a giocare pacifica- mente, a rispettare le regole.

Tutti i giorni, durante la preghiera della sera, con espressioni originali e simpatiche, i nostri bambini si ricordano di tutti coloro che, con la loro generosità e il loro concreto sostegno, hanno permesso di realizzare questa bellissima realtà familiare: un luogo sereno e protetto in cui poter crescere nel calore di una famiglia, trovare la forza necessaria per riconciliarsi con storie dolorose, impegnarsi nella vita quotidiana a crescere nei valori che contano, costruire il proprio futuro.

A Casa Sara vivono attualmente 20 bambini, 6 maschietti e 14 femminucce, le più piccole hanno 2 anni e sono gemelle che aspettano di tornare in famiglia appena il papà, risposato dopo la morte per parto della prima moglie, potrà farsene carico; il più grande ha 16 anni. I bambini e le bambine in età scolare frequentano la Scuola Primaria o il Liceo a Peni, a circa 3 km da Casa Sara. I più piccoli hanno ogni giorno un’animatrice che li intrattiene per tutta la mattinata in una sorta di Scuola Materna. Quest’anno 6 dei nostri bambini hanno ricevuto il battesimo e la prima comunione: erano molto partecipi e molto contenti; è stata una grande festa di famiglia a Casa Sara dove ogni occasione è buona per far festa.

patrizia in Burkina Faso

Grazie al finanziamento di un’altra Associazione italiana stiamo costruendo, sempre sul terreno appartenente all’Associazione TMPUSS dove è ubicata Casa Sara e la fattoria “Sole”, una Scuola Materna, la “Maison des Poussins”, per i piccoli di Casa Sara e per i piccoli del villaggio di Sokourani e di quelli vicini.

L’anno 2014 è stato un anno duro e difficile per il Burkina: prima i cambiamenti climatici che hanno dato una pioggia inaspettata e intensa che ha messo a dura prova tutto, anche la nostra struttura e la nostra salute; poi la situazione politica e il colpo di Stato del 30 ottobre che ha determinato, non senza sofferenze e disordini, la fuga del dittatore Blaise Compaoré e l’insediamento di un governo di transizione.

Siamo ora in attesa delle elezioni che dovrebbero aver luogo nell’ottobre prossimo.

Ringraziandovi ancora per la fiducia accordata alla nostra Associazione “Tante mani per… uno sviluppo solidale” e per il sostegno ai nostri progetti, vi chiedo il pensiero del cuore e l’unione nella preghiera perché le prossime elezioni siano veramente democratiche e il tutto si svolga nella pace da tutti tanto desiderata.

Un abbraccio ad ognuno con affetto.

Vostra Patrizia


2014: rivoluzione “pacifica” in Burkina

Alcune notizie su questo Stato africano tratte dal sito dell'associazione TMPUSS

Da tempo alitava nell’aria il malcontento e la rivolta popolare ha preso lentamente forma e si è “formata”, organizzata, data delle priorità e dei principi, uno stile e dei limiti.

ragazze Burkina Faso

Da mesi, la chiesa burkinabè invita i fedeli a pregare per la Pace e chiede “buon senso” a politici e militari. Nelle CCB (Comunità Cristiane di Base) si è dato ampio spazio alla preghiera ma anche alla sensibilizzazione sui temi politici della democrazia e della libertà.

Vedendo la folla oceanica che ha invaso in quei giorni Ouagadougou (la capitale), abbiamo percepito forte la sete di libertà del nostro popolo. Un popolo che ha saputo aspettare il “momento giusto” per esprimere decisione e rabbia, voglia di cambiamento e fermezza nel dire “basta”.

Il momento giusto è stato costruito con sacrificio, sofferenza e dolore. Invocato e pregato, aspettato con speranza e vissuto fino in fondo con coraggio.

Non bisogna dimenticare che il Burkina Faso si colloca sempre tra gli ultimi 5 posti della classifica mondiale per indice di sviluppo umano.

Un Paese dove la “facciata” di Ouagadougou cela fame e ingiustizie. In Burkina si continua a morire di fame, dissenteria, parto. La malaria miete vittime ogni giorno e la meningite, insieme ad altre epidemie, sono sempre in agguato. La mortalità infantile è molto alta, pari all’8%. Più della metà della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno.

Il Burkina Faso, lo ha dimostrando ampiamente in quei giorni, ha voglia di emergere, mettersi in gioco sulla scacchiera internazionale, crescere socialmente e politicamente nella pace e nella libertà, svilupparsi nella solidarietà e nella sostenibilità. E lo merita, se non altro per la “resistenza” attuata in questi lunghi 27 anni e per la maturità e la responsabilità mostrata in questi giorni.

Non abbiamo mai visto una mobilitazione così massiccia. Credo non si abbia memoria in tutto il Sahel. La gente, capitanata dall’Opposizione Politica e da due musicisti, Smockey che fa rap e Sams K Le Jah che fa reggae, ideatori del Movimento Popolare “Le Balai citoyen au Burkina Faso”, movimento tra i più rappresentativi della Società Civile, si è riversata per le strade di Ouagadougou e ha detto “no” al progetto di Blaise di “ritoccare” la Costituzione per garantirsi ancora cinque anni di potere, e poi altri cinque e cinque ancora. Il primo “no” è stato detto con fermezza di fronte alla proposta di creare il Senato, altra mossa di Blaise per rafforzare il suo potere.

Il secondo è stato urlato con vigore in quei giorni per le strade e le piazze della Capitale, fino a trasformasi, con l’intervento dei militari, in “Colpo di Stato”.

Anche gli stessi organizzatori sono rimasti sorpresi per l’incalcolabile folla che si è riversata per le strade: ben più di un milione di persone hanno manifestato pacificamente con slogan e canti per le strade della Capitale, senza contare le altre città burkinabè.

Molti papà e mamme hanno messo a rischio la loro vita per il bene del loro Paese. Tanti anziani erano in strada a fianco dei giovani. I giovani – di cui la maggioranza ha conosciuto un solo Presidente nella loro vita – sono stati i veri protagonisti di questa Rivoluzione che, per certi aspetti, è stata “pacifica”.

Una Rivoluzione, come amano dire i giovani, nata e consumata sulla strada e nelle piazze e che ha detto “no” a un Presidente che ha governato senza interruzione da ventisette anni e che ha assunto il potere nel sangue e con il sangue, uccidendo il suo migliore amico Thomas Sankara che in pochi anni di governo aveva cercato di ridare il Burkina ai burkinabé lavorando per il popolo e con il popolo.

Il 2 novembre, con un grande atto di maturità, il Movimento Balai Citoyen e altre forze della Società Civile e dell’Opposizione Politica chiedono alla gente di scendere in strada e pulire.

Il Paese, come sempre, mostra gran senso di responsabilità e sacrificio: prima è sceso in piazza per pulire il Paese dal regime; poi per raccogliere i “cocci” di una giusta e vincente lotta per la libertà e la democrazia. Ritornato l’ordine viviamo nella pace e nell’attesa delle prossime elezioni previste per l’ottobre prossimo.


Natale 2015


Cüntòmela con i MISSIONARI

VALE LA PENA SPENDERSI FINCHÉ SI PUÒ
Notizie da Padre Giacomo

Manila 2 novembre, 2015

p. giacomo rigali\

Carissimi Amici di Borno,
come al solito devo cominciare scusandomi di essere sempre in ritardo. Ma so già che mi perdonate di cuore. Grazie del vostro buon cuore per i missionari.

Qui la vita va avanti abbastanza affaccendata, piena di sorprese a volte belle a volte meno, ma alla mia età ci sono ormai abituato e tiro avanti con buona pace nel cuore.

In questa grande parrocchia di periferia ci siamo accorti che c’era bisogno di una dinamica più missionaria nella nostra azione, di andare fuori a cercare i rimasti fuori. Abbiamo deciso nel consiglio parrocchiale di metterci in movimento per recuperare tanti ormai sbandati o sganciati dalla chiesa. Sono tanti i “non ancora battezzati”, i “non cresimati”, i “senza prima comunione” e i “non sposati in chiesa” per tanti motivi... non ultimo, anzi spesso portato come primo, quello economico: il procurarsi i documenti necessari, l’offerta per la chiesa, il vestitino, la festicciola per i parenti.

Ci siamo decisi ad organizzare ogni mese una celebrazione comunitaria o di parrocchia. Un mese i battesimi di parrocchia, un mese la prima comunione di parrocchia, un mese la cresima di parrocchia e un mese il matrimonio di parrocchia per le coppie non sposate in chiesa. In queste celebrazioni non ci sono tariffe fisse ma solo offerte spontanee, non si richiedono vestiti speciali, non ci sono festicciole speciali. Tutto avviene molto semplicemente. Abbiamo avuto un certo risultato: 280 battesimi in agosto, 70 prime comunioni in settembre, 380 cresime in ottobre.

bambino filippino

Alla fine di novembre avremo il matrimonio di parrocchia. Di certo non avremo grandi numeri, ma fossero anche solo 30 coppie, sarebbe già un grande evento. Per Natale ricominceremo con i battesimi di parrocchia e via di seguito.

Il resto della pastorale continua normale, specialmente attraverso le comunità cristiane di base.

Siccome siamo presenti nelle scuole elementari per la catechesi, possiamo preparare i bambini per la prima comunione nella scuola quando sono in terza elementare. In dicembre avremo circa 700 prime comunioni.

Il ministero nei due enormi supermercati all’interno della parrocchia continua abbastanza bene: vi celebriamo sei messe alla domenica e due durante la settimana. C’è una buona partecipazione. Questi supermercati stanno veramente diventando le “piazze-mercato” ad aria condizionata dove la gente va per le spese, per una passeggiata, per divertirsi... e anche per andare in chiesa. In una di esse le cinque sale cinematografiche sono diventate cappelle di cinque denominazioni cristiane... e tra esse anche noi cattolici: sala cinematografica numero 4, con 500 posti a sedere!

La foto allegata, assieme alla mia brutta faccia di vecchio missionario, è molto significativa per me. è la foto dello schermo del mio computer... me la trovo sempre davanti. Ogni volta che mi sento stanco, mi basta guardarla per sentirmi di nuovo deciso a muovermi ed a lottare, mi ricorda infatti le migliaia di bambini che incontro ovunque nelle strade e nelle baracche, bambini che devo schivare continuamente quando cammino o quando guido la macchina, bambini che vengono a chiedere la benedizione dopo ogni messa o quando li incontro per strada... in parrocchia ne abbiamo circa 15.000... ne battezziamo più di 1.000 ogni anno. Per loro vale la pena spendersi finché si può.

Continuate a pregare per questo vecchio missionario che cerca di non mollare!

Vi ringrazio ancora di cuore per la vostra generosità! Vi auguro Buon Natale e un Felicissimo 2016!

Con un cordiale abbraccio.

vostro P. Giacomo


Natale 2015


Cüntòmela con i MISSIONARI

MIGRANTI DEL VANGELO
Dalla Vallecamonica al mondo

migranti del vangelo

Fra i libri della bancarella pro oratorio di quest'estate, l'amico Fausto ha trovato un bel volume di oltre 400 pagine. Nell'ambito degli studi sull'emigrazione dai nostri paesi, l'Associazione Gente Camuna, l'Associazione per la storia della Chiesa bresciana e la Fondazione Civiltà Bresciana hanno promosso una ricerca e poi pubblicato questo libro sui missionari partiti dalla Vallecamonica.
Dopo la presentazione del card. Giovanni Battista Re e alcune prefazioni Simona Negruzzo, che insieme a Sergio Re sono i curatori dell'opera che fa parte dei “Quaderni di Brixia Sacra”, propone un interessante riassunto della storia missionaria della Chiesa dal 1500, quando i primi missionari partirono dall'Europa insieme ai conquistatori delle nuove terre, ai tempi nostri con le aperture verso le altre fedi promosse dal Concilio Vaticano II. Seguono poi alcune pagine scritte dallo storico ossimese Oliviero Franzoni sui primi missionari camuni dei secoli passati.
La maggiore parte del volume è costituita da schede sui singoli missionari dalla metà dell'ottocento ad oggi, contenenti a volte anche una breve testimonianza personale degli stessi protagonisti. Le schede sono raggruppate in base alle varie congregazioni missionarie (Cappuccini, Conboniani, Salesiani ecc.) delle quali si riporta all'inizio della sezione cenni su fondatori, nascita, sviluppo e presenza nel mondo.
Il poderoso volume termina con l'elenco dei sacerdoti Fidei Donum (preti diocesani donati alla missione) fra i quali figura ovviamente anche don Lino Zani e due appendici sui missionari laici sempre partiti dalla Valle Camonica, compresi quelli che fanno parte dell'Operazione Mato Grosso.
La tentazione quando si apre questa pubblicazione, stampata nel 2011, è di andare subito a vedere se ci sono i missionari nati e partiti dai nostri paesi. Ecco allora che da questo numero di Cüntòmela pubblicheremo ogni volta qualche scheda sui missionari partiti da Borno, Ossimo e Lozio. Accanto a nomi e volti conosciuti, magari troveremo persone di cui si era persa la memoria.


Padre SALVATORE DA BORNO
Giambattista Rivadossi

«Sono un ragazzo del '99 nato a Borno il giorno 8 ottobre 1899. Entrai nel collegio dei Cappuccini di Lovere nel 1910 e vi rimasi cinque anni. Vestii l'abito di novizio il 28 agosto. Emisi la professione semplice nel convento di Albino, il 3 settembre 1916. Venni precettato il 20 giugno 1917; nel gennaio 1918 fui nei pressi di Belfort in Alsazia. Il 20 agosto mi ritrovai sul monte Pasubio.
Venni congedato nel gennaio 1919. Terminai gli studi di filosofia e teologia e venni ordinato sacerdote il 14 giugno 1924. Mi diplomai in sociologia a Bergamo e i superiori mi destinarono a Milano come commissario del Terzo Ordine Francescano e segretario delle nostre missioni.
Nel 1935 partii per l'Africa come missionario e cappellano militare. Ripartii poi con la stessa mansione nel 1939: Albania, Montenegro, Iugoslavia, Austria, Germania, Francia. Il "giorno più lungo" lo vissi a Parigi. Qui le mie tracce si persero.
Venni dichiarato disperso da monsignor Orsenigo nunzio apostolico a Berlino che, dopo molte e varie ricerche, fece celebrare una messa di suffragio. Invece ero clandestino nel convento dei Cappuccini di Nantes. Nel 1946 ritornai in Italia con l'ultimo prigioniero e potei così riabbracciare mia madre, che mi aveva pianto morto.
Dal 1949 al 1955 ero stato eletto superiore dei conventi di Cerro Maggiore e Milano San Francesco. Undici anni a Brescia come cappellano dei libici e gli ultimi 14 anni a Sondrio, dedicandomi ai gruppi alpini e ai ragazzi del '99 di cui ero cappellano nazionale.
Gli ultimi tre mesi in infermeria, a Bergamo, come il beato Innocenzo».
«Aspetto la primavera», scrisse alla sorella in una delle sue ultime lettere, ma era la primavera eterna che aspettava lui. Moriva infatti il 4 maggio 1981.

Padre COSMA DA BORNO
Giovanni Rinetti

Nacque a Borno il 23 agosto 1911. Accolse la chiamata del Signore e vestì l'abito dei Cappuccini il 15 agosto 1933. Terminato il corso degli studi ginnasiali, filosofici e teologici venne ordinato sacerdote il 7 agosto 1938. Chiese ai superiori di recarsi nella missione del Brasile e partì l'anno dopo. Destinazione desobrigante o itinerante. Allora il missionario itinerante doveva essere veramente un uomo forte in salute, perché la sua assenza dalla residenza missionaria era di circa sei mesi all'anno. In quell'occasione padre Cosma predicò, confessò, amministrò i sacramenti, celebrò la messa. Quelle popolazioni vedevano il missionario una volta all'anno ed erano giorni di festa, pur nella loro squallida povertà e per lui erano sei mesi di vera fatica, ma aveva ereditato dai suoi genitori un carattere volitivo, abituato alla fatica e alle mortificazioni.
Queste caratteristiche fisiche e psichiche lo aiutarono molto a svolgere il suo fecondo apostolato. Eletto superiore, predicò molto le missioni al popolo e ciò avvenne in tutti gli Stati del nord e nord-est del Brasile. Era molto richiesto anche come predicatore di ritiri al clero diocesano e religioso. Poteva sembrare un superiore duro, insensibile, perché credeva al servizio del comando e rifiutava i compromessi. Si mostrava poi un uomo dal cuore d'oro. E questo lo dimostrava sempre con i bambini e con coloro che erano rifiutati perché non ritenuti “normali”.
Ritornato in Italia svolse il suo apostolato in vari nostri conventi, infine approdò al convento della SS.ma Annunciata di Piancogno. Questo suo ultimo approdo lo desiderò tanto perché qui trascorse molti anni il beato Innocenzo del quale era molto devoto e del quale conservava una reliquia.
Durante l'ultima malattia volle sapere la verità e quando il superiore pronunciò la terribile parola «è in metastasi» scoppiò in un pianto dirotto. Si riprese - il camuno - e disse: «Sono pronto a fare la volontà di Dio». Questa divina volontà si manifestò il 10 marzo 1987, quando Dio lo chiamò a sé, in attesa della risurrezione eterna.

Padre NOBERTO DA BORNO
Giuseppe Fiora

Borno, 5 novembre 1915 - Bergamo, 6 ottobre 1977. In queste date è racchiusa la vita di questo eroico missionario-cappellano militare. Il 5 ottobre 1926 il piccolo Giuseppe scende con padre Rizzerio Telga, al collegio di Lovere. Compiuti gli studi ginnasiali, vestì l'abito dei novizi il 10 gennaio 1931, l'anno successivo si consacrò definitivamente nell'ordine dei Cappuccini. L'ultima tappa si concluse nel duomo di Milano dove il 6 agosto 1939 il beato cardinal Ildefonso Schuster lo consacrò sacerdote. L'anno successivo, mentre l'Italia stava impegnando le sue migliori energie, civili e militari, per non vanificare gli sforzi e i sacrifici di una guerra che, di giorno in giorno, diveniva più incerta e paurosa, i nostri superiori chiesero a padre Norberto di prestare la propria collaborazione sacerdotale alla patria in armi. E lui non si rifiutò.
Rientrò dalla Grecia nel marzo del 1942. La divisione alpina Iulia si era ricomposta al completo dopo il tragico tributo di vittime e a fine luglio, padre Norberto, partì per il fronte russo. L'11 dicembre 1942 l'esercito russo, attraverso il Don, attaccò le tre divisioni Iulia, Tridentina e Cuneense, chiudendole in un cerchio mortale. Anche padre Norberto fu fatto prigioniero e per tre lunghi anni seguì il destino degli altri soldati.
Tutti prigionieri, soldati e graduati, conoscevano la figura del cappuccino che passava per confortare, ascoltare, benedire e rincuorare i prigionieri. Riuscì a rientrare in Italia solo il 9 luglio 1946. Rimessosi in salute riprese con grande entusiasmo e alacrità il ministero della predicazione e della confessione. Il Sovrano Ordine di Malta lo nominò - con decreto del capo dello Stato italiano - tenente cappellano all'ospedale di Alzate Brianza (Co). Nel 1957 passò cappellano all'ospedale militare di Baggio (Mi) ed in seguito accettò la nomina di cappellano della "Casa Veterani di guerra" a Turate (Co) con il grado di capitano e qui tra i militari svolse una vera opera missionaria. Vi rimase dodici anni. La sua vita terrena terminò il 20 dicembre 1965. La sua salma riposa ora nel piccolo cimitero dell'Annunciata.


Natale 2015


Cüntòmela con di TUTTO UN PO'

Come una carta caduta dal mazzo: BENVENUTO!

libro luca dalla palma

Se vi aspettate che vi racconti per filo e per segno di cosa parla il secondo romanzo del nostro Luca Dalla Palma, vi sbagliate di grosso.

Se c'è una cosa che mi fa veramente imbestialire è quando mi si racconta come va a finire un film o un libro.

Dovrebbe esserci una legge contro quelli che paiono provarci gusto a rovinarti la sorpresa.

Dovrete quindi fare lo sforzo di acquistarlo e avere il piacere di leggerlo per sapere tutto.

Il mio compito qui è solamente raccontare della serata del 17 ottobre scorso, quando Luca ha presentato la sua ultima fatica letteraria in Sala Congressi davanti a famigliari, curiosi, ma soprattutto davanti a tanti amici.

Non è facile, credetemi, affrontare una platea di quel tipo. Meglio avere davanti dei completi sconosciuti, ma Luca se l'è cavata brillantemente, come poi accade sempre quando c'è di mezzo lui.

Con lo stile scanzonato, pratico e brioso che usa anche nello scrivere ci ha raccontato chi sono per lui Michele, Paolo, Anna e Fatima, i personaggi così diversi che popolano le pagine del libro. Oltre che i personaggi del suo racconto, sono diventati anche dei veri e proprio compagni per Luca: si dice che quando si scrive una storia, la si vive un po’ in prima persona e questo è senza dubbio accaduto anche a Luca.

Assieme a Michele anche lui ha vissuto turbamenti, prove, la meraviglia dell’inaspettato e la paura dell’abbandono da parte di chi si ama; assieme a Paolo ha vissuto il senso di inadeguatezza davanti a cose incomprensibili e il vero significato dell’amicizia costi quel che costi; con Anna, Luca ha sperimentato le conseguenze di scelte poco azzeccate e giocato con le apparenze; con Fatima ha invece toccato con mano cosa significa l’apertura verso l’altro e l’accoglienza del “diverso”, se così si può dire.

Ha raccontato inoltre qual è la differenza che c’è tra lo scrivere un’ autobiografia (il suo primo libro “Un viaggio straordinario chiamato vita” lo è) e un romanzo.

Scrivere di sé è più facile dal punto di vista del materiale, dato che c’è poco da inventare e bisogna “solo” organizzare le idee e scegliere gli episodi, ma dal punto di vista emotivo è a volte dura rivivere anche solo con la memoria delle esperienze dolorose; scrivere un romanzo è l’esatto opposto, poiché si vivono le esperienze dei personaggi in modo più sereno e distaccato forse, ma allo stesso tempo bisogna fare un grande sforzo di immaginazione.

Luca ha mostrato di saper gestire egregiamente entrambe le sfide.

Il titolo del nuovo romanzo “Come una carta caduta dal mazzo” richiama un concetto che Luca ritiene essenziale: in una mano a briscola, anche le carte che sembrano inutili (come un due di bastoni qualsiasi) possono farti guadagnare un bel gruzzolo di punti, e perché no, farti vincere la partita.

Nessuna carta è priva di valore, ma ognuna è essenziale nel mazzo e può modificare le sorti del gioco. Ognuno di noi è come una carta. Non importa se siamo un asso di denari, un quattro di spade o un re di coppe. Ogni mano è buona per mostrare il proprio valore.

In questo romanzo entrano in gioco emozioni, esperienze e meccanismi molto diversi e allo stesso tempo armonici nel loro insieme.

È una storia di Fede, a tutti i livelli. Fede in Dio, fede nei propri amici, fede nelle proprie idee e fede nelle proprie possibilità. Se siamo in compagnia di chi ci ama, chi ci ama davvero, nulla ci è impossibile. Anche se ci sentiamo come uno scartino.

Annalisa


Natale 2015


Cüntòmela con di TUTTO UN PO'

SOLIDARIETÀ O GIUSTIZIA?

- Non c'è lavoro neanche per noi...
- Vengono qui solo per rubare e combinare guai!
- Se è vero che li permettono di venire sono dei matti. Non pensano al danno che subirà l'immagine turistica di Borno!
- Auguro a quell'albergo che li ospiterà di fallire...
- Sicuramente non permetterò più alle mie figlie di uscire di casa da sole!

Più o meno sono state queste alcune frasi che una mamma mi ha detto con una certa foga quando, nelle prime settimane della scorsa estate, si era sparsa la voce che un albergatore avrebbe fatto venire nel nostro paese una trentina di immigrati. La notizia trasmessa anche da Teleboario e dai giornali locali ha scatenato tanto nelle piazze reali quanto in quelle virtuali (social network) – che in fondo sono reali e possono far danno almeno quanto le chiacchiere da bar – discorsi e ragionamenti su cui è bene stendere un velo vergognoso oltre che pietoso.

Rivelatasi la notizia poco meno di una bufala, di immigrati a Borno non se ne sono visti. I nostri animi si sono rasserenati e le strade del paese sono state affollate da molti turisti, arrivati dalle città forse più per sfuggire all'eccezionale caldo di quest'estate che per le nostre capacità di accoglienza turistica.

Quello degli immigrati è certamente un problema molto grosso, serio e che sicuramente richiederà sempre più impegno da parte di tutti.

Nei giorni (settembre) in cui sto scrivendo queste righe, gli organismi internazionali prevedono che con la crisi della Siria nel 2015 potrebbero arrivare qui in Europa un milione di persone.

È una cifra che fa impressione ma, a fronte di una popolazione europea ben oltre il mezzo miliardo di individui, gridare all'invasione forse è un tantino azzardato.

A nostra parziale discolpa possiamo invocare la miseria umana, prima ancora che intellettuale, di certi politicanti e giornalisti-pennivendoli che sanno sollecitare solo le paure, gli istinti più bassi e gli egoismi che ognuno di noi si porta dentro, per racimolare qualche consenso.

Per la verità pure quelli che si riempiono la bocca di mondialità, di accoglienza dei poverini inneggiando alla multiculturalità, alla fine usano immagini più o meno commuoventi, omettendo i problemi che da sempre accompagnano la convivenza umana: Caino e Abele erano fratelli, figuriamoci chi non lo è.

Accanto a tante chiacchiere, tuttavia, ho avuto la fortuna anche di ascoltare la semplice testimonianza di una persona che, trovandosi vicino a Brescia nell'ora di pranzo, all'entrata di una trattoria ha incontrato uno di questi extracomunitari che gli chiedeva qualche euro per un panino. Il nostro compaesano lo ha invitato a sedersi con lui allo stesso tavolo. Recatosi dai due clienti mal assortiti, il ristoratore ha istintivamente chiesto al connazionale se colui che gli era di fronte lo importunasse. Quando è venuto il momento di pagare il conto lo stesso ristoratore ha insistito per condividere il pranzo dell'ospite, cosi il bornese anziché due, ha pagato il prezzo di un pranzo e mezzo.

Sono queste, a mio parere, le vere radici cristiane e umane della gente, sono questi i vissuti che, pur non eliminando i problemi, certamente mettono in moto nuova speranza. A me piace pensare che in fondo anche quella mamma che durante il telegiornale sbraita contro i negri che vengono qui solo a mangiare a sbafo con i soldi delle nostre tasse (e per questo quindi abbiamo un'altra buona scusa per continuare magari ad evaderle), se si trovasse di fronte una di quelle famiglie sfinite che vediamo sbarcare in Sicilia, sarebbe la prima a cucinare e ad offrir loro un piatto di pasta.

A parole, però, (solo a parole per fortuna) a volte sembriamo più spietati degli stessi terroristi dell'Isis. Liquidiamo come “chiacchiere vane e da intellettualoidi” qualsiasi considerazione sul fatto che, forse, tutta questa emigrazione dai paesi poveri è stata provocata anche da noi europei e americani che, con le stramaledette multinazionali e la connivenza prezzolata di dittatori e capetti locali, continuiamo a spogliargli di risorse e di speranza. E se qualcuno ci chiede come facciamo ad essere sicuri che quasi tutti (un minimo dubbio dobbiamo pur concedercelo) gli immigrati sono sporchi, pericolosi, approfittatori e delinquenti, senza batter ciglio rispondiamo: “Io lo so perché è così e basta!”

La persona che mi ha dato questa risposta, un momento dopo si è leggermente ammorbidita, concludendo che sì, anche per lei umanità, solidarietà, generosità sono cose belle, ma in tempi di crisi è giusto e sacrosanto pensare prima di tutto a noi stessi e ai nostri!!! Sorvolando cosa si intenda con questi “nostri”, l'idea appare chiara e ragionevole: preoccupiamoci prima di aver piene la nostra pancia e le nostre tasche, poi, per non annoiarci troppo, possiamo fare anche un po' di beneficenza, ovviamente a chi la merita.

Peccato, però, che già l'Antico Testamento si discosti un pochino dalla mentalità delle dame della carità dell'800 e associ sempre misericordia, ospitalità dello straniero, aiuto al povero non ai buoni sentimenti, ma al “fare la giustizia”.

E il Vangelo rincara la dose avvertendoci che se la nostra giustizia non andrà oltre il puro calcolo dei ben (o male) pensanti, non entreremo nel regno di Dio e quindi, probabilmente, non costruiremo neanche quello autenticamente umano.

Franco


Natale 2015



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Parrocchia San Giovanni Battista - Borno (BS)